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Aggiornato: 13 ore 33 min fa

Nasce l’Academy di People For Planet

Sab, 07/11/2020 - 09:00

Eccoci qui, dopo 2 anni e mezzo di People For Planet e una pandemia non ancora finita a chiederci: cos’altro possiamo fare oltre che dare informazioni attraverso il giornale online?

La risposta che ci siamo dati è: mettiamo a disposizione ciò che sappiamo e sappiamo fare (noi e i nostri amici esperti) attraverso dei corsi on line che si occupino di cose importanti per chi sta cambiando il mondo.

Per esempio il marketing, perché non basta fare le cose bene, bisogna anche saperle offrire, distribuire, far conoscere… E questo riguarda le iniziative green, il turismo consapevole, la cultura, l’arte…

Per esempio la comunicazione, quella con il pubblico ma anche quella che usa i nostri mestieri: il giornalismo, il videomaking…

Per esempio l’uso efficace del web e dei social per far conoscere e farsi conoscere attraverso il mondo iperconnesso…

Ma poi anche la psicologia, il teatro, la storia

Così abbiamo creato un catalogo di titoli e vorremmo che tu ci aiutassi a scegliere quelli che per te sono i più importanti, i più interessanti da cui partire, a settembre. Puoi farlo facilmente usando questo link per votare.

VOTA I CORSI PIU’ INTERESSANTI

A settembre partiremo con i corsi più votati.

Corsi basati su video, testi agili, batterie di test per verificare l’apprendimento, incontri online con docenti e partecipanti… e alla fine gli attestati per quanti superano il test finale.

Corsi veloci, operativi e low cost, che consentono alle persone di apprendere le cose necessarie nel tempo strettamente necessario.

Corsi che saranno tenuti dagli autori di People For Planet e da tanti altri docenti esperti e qualificati.

Aiutaci con il tuo voto a scegliere da quali corsi partire a settembre, grazie!

Sarai tra i primi ad essere informato

VOTA I CORSI PIU’ INTERESSANTI

Benvenuto nell’Academy!

Fonte immagine copertina: Helena Lopes

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Dare valore alla materia

Sab, 07/11/2020 - 08:00

Oggi la fibra di cellulosa derivata dal legno viene riciclata fino a sette volte: ciò permette di diminuire l’impatto ambientale, anche attraverso pratiche di coltivazioni forestali sostenibili, che prevedono di piantare due o tre alberi ogni volta che se ne abbatte uno, ed escludendo da questo processo le foreste primarie, che sono uno scrigno della biodiversità e che anche grazie all’assorbimento di un’enorme quantità di anidride carbonica difendono il clima.
Quindi si potrebbe pensare che per quanto riguarda il mondo della carta non ci sia più molto da fare, visto che si usano sia il riciclo, sia le fibre provenienti da foreste certificate, ma non è così.
Esiste un’altra frontiera: quella dell’upcycling. Prima di addentraci nel problema è bene puntualizzare cosa è l’upcycling: si tratta di un processo industriale che aumenta il valore industriale di una materia. Nel caso dell’economia circolare si parte da un rifiuto che ha scarso valore sul mercato, magari perché destinato naturalmente all’incenerimento per generare energia o peggio alla discarica, e che invece attraverso processi industriali diventa una materia prima/seconda.
E’ un processo virtuoso a tutto tondo: si produce valore e si riducono i rifiuti e quindi i costi di gestione. E nel caso della carta ciò può avvenire per il 20-25% della materia prima utilizzata.
In Italia c’è chi di questo processo di upcycling ne ha fatto un fattore di successo: è la cartiera Favini che da anni, attraverso un inedito processo industriale brevettato, “innesta” materiali “strani” nella carta ottenendone tipologie d’alta qualità. Il processo industriale si chiama micronizzazione e permette ad altri materiali di assumere la forma e la dimensione necessarie per legarsi con le fibre di cellulosa e formare la carta.
Favini iniziò questa produzione oltre venti anni fa per contribuire allo smaltimento delle alghe che, a causa del processo di eutrofizzazione dell’acqua marina, infestavano la laguna di Venezia. Venne così creata la prima carta ibrida a base di alghe. Successivamente vennero utilizzati altri materiali di scarto come quelli agroalimentari, quali i residui di agrumi, uva, ciliegie, lavanda, mais, olive, caffè, kiwi, nocciole e mandorle: tutti materiali che, oltre ad aumentare la sostenibilità della carta, la rendono “diversa” e più pregiata.
Messa a punto la filiera delle materie prime seconde d’origine vegetale Favini ha studiato “contaminazioni” più spinte, come quelle dell’utilizzo degli sfridi della concia delle pelli, cioè dei frammenti che avanzano da un prodotto durante la sua lavorazione. E’ una storia che merita di essere raccontata: questo processo di riciclo, infatti, si basa sugli sfridi della concia vegetale, ossia di una concia che non usa materiali inquinanti; e il fatto che gli scarti, se originati dalla concia vegetale, abbiano un valore di mercato ha convinto alcune concerie a passare a questo tipo di lavorazione. Questo è uno degli effetti dell’upcycling legato alla sostenibilità.
E poi c’è il concetto della circolarità stretta. La nota casa di champagne Veuve Clicquot, infatti, ha chiesto a Favini di realizzare un cartoncino che contenesse la vinaccia residuo della spremitura per realizzare la scatola della sua linea di champagne biologico. E la cosa ha un tale valore, per la casa vinicola francese, che il processo di produzione di questi cartoncini è spiegato con una infografica su un lato della confezione.
Altro esempio ancora è quello dell’industria agroalimentare Pedon, che ha chiesto alla cartiera veneta di realizzare gli imballaggi dei propri legumi secchi con gli scarti degli stessi. Missione compiuta. I legumi secchi scartati all’inizio della selezione si ricongiungono, sotto forma d’imballaggio, ai propri simili alla fine del processo, con un doppio risultato. Il primo è quello di evitare di aver prodotto un rifiuto o un materiale di bassa qualità, mentre il secondo è che così si ottiene un cartone adatto al contatto con gli alimenti, cosa molto complicata dal punto di vista normativo quando si parte dai rifiuti, evitando l’utilizzo di una bustina di plastica. Con minori costi per l’impresa, i consumatori e l’ambiente, visto che si usa un “rifiuto” per evitarne la produzione di un altro.

Fonti:
https://www.veuveclicquot.com/it-it
http://www.favini.com/
http://www.pedon.it/it/etica–ambiente/Eco-sostenibilitaa

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Altro colpo ai decreti sicurezza di Salvini | Covid: Robert De Niro «sul lastrico» | “In Lombardia potenziali crimini contro l’umanità”

Sab, 07/11/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Elicottero precipita nel Tevere a Nord di Roma: in corso le ricerche di superstiti;

Il Giornale: Non buttate i “pezzi di carta”:così il Fisco può distruggervi. Ecco che cosa si rischia col “cestino facile”;

Il Manifesto: Dalla Consulta un altro colpo ai decreti sicurezza di Salvini;

Il Mattino: Perde controllo dell’auto e falcia sei amici: morta 27enne, grave la sorella incinta;

Il Messaggeroc: chiusi gli hotel, l’ex moglie lo porta in tribunale. De Niro ancora contro Trump: «Vuole solo essere rieletto» CoronavirsDiCaprio e De Niro: «Chi dona qualcosa parteciperà al film “Killers of The Flowers Moon” Robert De Niro a Roma presenta il film su suo padre (Foto Rino Barillari);

llsole24ore: Covid e fase 3: economia o salute? Come fare per bilanciare i due aspetti;

Il Fatto Quotidiano:In Lombardia potenziali crimini contro l’umanità”. Le famiglie di Bergamo scrivono alla Corte europea;

La Repubblica: L’annuncio di Conte: stato d’emergenza sarà prorogato al 31 dicembre. Fino a fine anno anche lo smart working;

Leggo: Aggredisce il guidatore e fugge col tram: terrore a Milano;

Tgcom24: Ragazzi morti a Terni, “tecniche per mix droghe apprese da canzoni trap e web” | Scheda: cos’è la purple drank;

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Covid-19, il vaccino possibile solo grazie al sangue di un granchio raro

Ven, 07/10/2020 - 17:00

Non è una novità, ma piuttosto una pratica ben consolidata nei laboratori scientifici quella di “mungere” i cosiddetti granchi a ferro di cavallo (i limuli) che si trovano sulle coste americane. Hanno 10 occhi, esistono da più di 300 milioni di anni, ma soprattutto il loro sangue blu è perfetto per testare la presenza, nei farmaci iniettabili di nuova creazione, di batteri pericolosi. Si tratta delle endotossine, in grado di uccidere le persone anche in piccole quantità, come l’Escherichia coli e la salmonella.

 La mungitura pericolosa

Ogni anno centinaia di migliaia di linuli vengono catturati e portati nei laboratori americani, dove parte del loro sangue viene rimosso da una vena vicino al loro cuore, dopodichè vengono rilasciati in natura. Sono stati riscontrati tuttavia indebolimenti negli esemplari dopo questo tipo di operazioni, come per le femmine che dopo il prelievo riducono la possibilità di accoppiarsi.

 L’unica alternativa valida

Oggi vengono utilizzati anche per aiutare gli scienziati a ricercare un potenziale vaccino contro il Covid-19. Gli ambientalisti e alcune aziende hanno cercato di spingere per un test alternativo, al fine di proteggere i limuli e gli uccelli che si nutrono delle loro uova. All’inizio di quest’anno tra l’altro stava per essere approvato un test alternativo sulla stessa base, noto come rFC (fattore ricombinante C), che però al momento per la Farmacopea americana deve essere ancora perfezionato. Il sangue dei linuli pare sia l’unico reagente conosciuto in natura in grado di portare a termine il test batteriologico in modo sicuro.

30 test solo negli Usa

In un’intervista alla BBC la dott.ssa Barbara Brummer, responsabile di una squadra che lavora per preservare la natura in New Jersey, ha affermato che al momento negli Stati Uniti ci sono “almeno 30 aziende che lavorano su un vaccino” e “ognuna di esse deve sottoporsi a questi test. Quindi la mia preoccupazione riguarda la popolazione dei granchi a ferro di cavallo, perché sono una parte così importante dell’ecosistema”.

 La perdita di biodiversità

Già, perché se in effetti verranno prodotte una moltitudine di vaccini per il Covid-19 tutti questi farmaci dovranno essere testati e se il test dovrà essere fatto con il sangue dei linuli allora possiamo considerare questa specie già estinta. E soprattutto è assurdo pensare che facciamo affidamento sul sangue di animali selvatici durante la pandemia, sappiamo da dove tutto questo caos deriva, ovvero dalla perdita della biodiversità, eppure sembra che progressi non vogliano essere fatti nella direzione opposta.

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Il lato oscuro della Thailandia: scimmie sfruttate per raccogliere le noci di cocco

Ven, 07/10/2020 - 16:00

In Thailandia rappresentano un’attrazione turistica e spesso le si vede legate a un collare e portate a spasso per attrarre le persone interessate a fotografarsi con animali “esotici”. Ma il mercato delle scimmie cela un lato ancora più oscuro della semplice facciata volta a intrattenere i “dollari che camminano”.

Una recente inchiesta della PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), un’importante associazione animalista a livello globale, ha smascherato una pratica disumana e crudele che si svolge in Thailandia: le scimmie vengono letteralmente sfruttate per raccogliere le noci di cocco destinate alla produzione di prodotti che vengono distribuiti in tutto il mondo e anche in Italia.

Le giovani scimmie vengono incatenate, chiuse in gabbie anguste, addestrate in modo abusivo e costrette a arrampicarsi sugli alberi per raccogliere fino a 1000 noci di cocco al giorno, al fine di incentivare un’industria economicamente molto produttiva per il Paese.

Nel 2019 la Thailandia ha esportato circa 12,3 miliardi di baht (396 milioni di dollari) di latte di cocco, di cui 2,2 miliardi di baht (71 milioni di dollari) all’Unione Europea e alla Gran Bretagna.

L’inchiesta

L’inchiesta, condotta sotto copertura dagli investigatori di PETA Asia, riguarda otto fattorie in cui le scimmie, tenute in cattività, vengono sottratte al loro habitat naturale e tenute incatenate o legate fino a quando non sono più utili all’industria del cocco.

BREAKING! Investigation reveals terrified young monkeys are kept chained, driven insane, abused, and forced to climb trees to pick coconuts – ALL for coconut milk, cream, oil, and other products.

[Narrated by @PeterEgan6] pic.twitter.com/QF0VjJwZ4E

— PETA UK (@PETAUK) July 2, 2020

Una volta che viene loro negata l’opportunità di muoversi liberamente, socializzare con gli altri o fare qualsiasi altra cosa significativa per loro, questi intelligenti animali perdono lentamente la testa. Spinti alla disperazione, camminano e girano all’infinito sulle macchie di terra sterile disseminata di spazzatura alla quale sono incatenate fino alla morte.

Le scimmie vengono anche sfruttate per divertire e stupire i turisti occidentali, divenendo poveri intrattenitori di un circo a cielo aperto.

L’invito al boicottaggio

La PETA UK ha invitato i supermercati inglesi a boicottare i prodotti a base di cocco provenienti dalla Thailandia; così il supermercato Ocado si è impegnato a non rifornire prodotti di fornitori che usano il lavoro delle scimmie, così come la società americana World Market e la multinazionale Ahold Delhaize.

Nonostante la campagna di PETA abbia scosso gli animi a livello internazionale, il Ministro del Commercio Thailandese Jurin Laksanawisit ha respinto le accuse e ha dichiarato che la raccolta di cocco da parte delle scimmie non è una parte importante del settore e che gli animali rappresentano per lo più un’attrazione turistica e non vengono assolutamente sfruttate.

Nel frattempo, evitiamo di consumare prodotti a base di cocco provenienti dalla Thailandia fino a quando non verrà fatta totale chiarezza su questa terribile pratica.

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I cacciatori di microplastiche (VIDEO)

Ven, 07/10/2020 - 15:00
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Corte Costituzionale: decreto sicurezza di Salvini è discriminatorio

Ven, 07/10/2020 - 13:00

La Corte Costituzionale, dopo aver esaminato le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali di Milano, Ancona e Salerno nel corso degli ultimi mesi, ha bocciato ieri il primo decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini nel dicembre 2018 quando era ministro dell’Interno. La norma che impedisce l’iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo è irragionevole: “Non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto sicurezza” e soprattutto provoca una “disparità di trattamento“, perché “rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti”. La Consulta rileva una doppia violazione dell’articolo 3 della Costituzione, secondo il quale “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

In ogni caso i due decreti non sono stati ancora modificati. In particolare il M5S non ha fretta, sia perché sono stati attuati mentre erano al governo con la Lega, sia perché sull’immigrazione hanno posizioni più chiuse del Partito Democratico. D’altronde Luigi Di Maio è l’inventore della definizione “taxi del mare” per descrivere il lavoro delle ong nel Mediterraneo. Inoltre la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese fin dalla sua nomina aveva detto di non essere favorevole all’introduzione di significative modifiche alle due leggi. Ieri la ministra ha dichiarato ad Agorà su Rai3 “I tempi sono quelli delle attività parlamentari. Noi stiamo lavorando per chiudere il testo in tempi brevi. Anche oltre le osservazioni del Presidente Mattarella. Oggi è la terza riunione che facciamo, abbiamo fatto dei passi avanti, mi sembra che ci sia una convergenza su tanti punti. Su provvedimenti complessi c’è la discussione ma la mediazione è importante”.

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Da scarti alimentari a tinte naturali per stoffa e carta

Ven, 07/10/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Fondazione Mondo Digitale, scopriamo passo passo come utilizzare piante, fiori e radici per realizzare tinture naturali su carta e stoffa! Un bel gioco da fare anche con i più piccoli!

Nel video useremo: carciofi (anche le foglie), verza viola, curcuma, cipolle rosse e gialle, bacche di sambuco… ma potete sperimentarvi con fiori e foglie a vostro gradimento!

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Camminare fa bene, ok, ma quanto devo camminare? (Infografica)

Ven, 07/10/2020 - 08:00

30 minuti di camminata al giorno a 6 km/h vi cambieranno la vita. Lo sapevate che passeggiare guardando il panorama fa bene addirittura agli occhi perché allena la vista da lontano?

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

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Italia: stop ingresso da 13 Paesi | Benetton pronti a cedere Autostrade | Michael Jackson, la confessione della figlia

Ven, 07/10/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Camici forniti alla Regione Lombardia: i pm indagano sul «ruolo attivo» di Fontana. Il governatore si sarebbe interessato per trasformare la fornitura da acquisto a donazione. Il nome della società del cognato del governatore suggerito dall’assessore Raffaele Cattaneo;

Il Giornale: Giudice Franco, nuove prove: “Forzato a firmare, ho paura” Subito dopo la sentenza anti-Berlusconi si confidò con due amici: “Pressioni per farlo condannare”. Ecco il retroscena;

Il Manifesto: Ma il vero investimento è nelle ferrovie;

Il Mattino: Incentivi, sconti Imu e carte identità: ecco tutte le misure del Dl Rilancio. Bonus 110%, ecco i requisiti finali per ristrutturare casa gratis: le regole per condomini e seconde abitazioni Congedi Covid e bonus nonni, ecco le ultime novità, tra scadenze slittate e domande rifiutate Smart working, nella pubblica amministrazione aumentano le pratiche-lumaca

Il Messaggero: Michael Jackson, confessione choc della figlia 22enne: «Ho provato a uccidermi più volte»Michael Jackson, all’asta per 2 milioni i calzini indossati per il primo moonwalk Michael Jackson, spunta una testimonianza inedita di Marlon Brando: «Ho pensato che potesse essere un pedofilo»;

llsole24ore: I Benetton pronti a cedere il controllo di Autostrade. Ecco la proposta al Governo – Palazzo Chigi: nuovo accordo entro il weekend o revoca – La perizia sul crollo del Morandi destinata a slittare – Le motivazioni della Consulta;

Il Fatto Quotidiano: Camici dal cognato di Fontana alla Lombardia, verifiche dei pm su un ruolo del governatore nel passaggio da “vendita” a “donazione”;

La Repubblica: Tim esclude Huawei dalla gara per i fornitori del 5G “Nessuna scelta politica, solo industriale per diversifcare i partner”, trapela dal colosso delle tlc. Ammesse alla gara solo aziende Usa e europee;

Leggo: Coronavirus, l’Italia alza il muro: stop all’ingresso da tredici Paesi a rischio, ma non dagli Stati Uniti;

Tgcom24: Roma, insultano un immigrato e lo investono due volte con l’auto: fermati due 30enni;

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La denuncia di Greenpeace: plastica liquida in detersivi e detergenti

Gio, 07/09/2020 - 16:00

Non bastavano le migliaia di rifiuti di plastica che invadono mari e monti e nemmeno le microplastiche presenti nel cibo e addirittura nell’aria che respiriamo.

Una recente indagine di Greenpeace ha individuato un nuovo nemico invisibile per l’ambiente e soprattutto per i nostri mari. Si tratta di plastica liquida, presente in prodotti che utilizziamo tutti i giorni per la nostra igiene personale e per la pulizia dei luoghi che abitiamo: detergenti per il bucato, per la pulizia di superfici e per il lavaggio delle stoviglie. Una minaccia impercettibile che, però, è dannosissima soprattuto per i nostri mari, in cui viene riversata, attraverso gli scarichi urbani, l’acqua in cui questi prodotti vengono diluiti.

L’indagine di Greenpeace

Il report “Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare analizza le due modalità sulla base delle quali si è svolta l’indagine per scovare la presenza di materie plastiche in detergenti e cosmetici: dapprima “è stata effettuata una ricerca on line in cui sono stati controllati i siti web di 20 aziende per verificare la presenza sostanze plastiche; in una seconda fase 31 prodotti sono stati sottoposti ad indagini di laboratorio per verificare la presenza di particelle solide di dimensioni inferiori ai 5 millimetri (comunemente note come microplastiche)”.

Tra i 1819 prodotti analizzati, il 23% conteneva tracce di plastica liquida e i marchi più colpiti sono risultati quelli più famosi e maggiormente diffusi sul mercato: Procter & Gamble (53% con prodotti a marchio Dash, Lenor e Viakal), Colgate-Palmolive (48% con prodotti a marchio Fabuloso, Ajax e Soflan) e Realchimica (41% con prodotti a marchio Chanteclair e Vert di Chanteclair).

La presenza di microplastiche, invece, è stata individuata soltanto in 2 prodotti (Omino bianco detersivo lavatrice color + dell’azienda Bolton e Spuma di Sciampagna Bucato Classico Marsiglia dell’azienda Italsilva) sui 31 analizzati.

La risposta delle aziende

Greenpeace ha inviato un questionario alle 23 aziende i cui prodotti sono stati analizzati, ma soltanto 9 hanno risposto al quesito nel quale si chiedeva se la plastica presente nei loro prodotti fosse in forma solida, liquida, semisolida oltre che solubile. Solo 2 di queste aziende (Unilever e Coop) hanno comunicato la loro volontà di eliminare queste particelle invisibili dai loro prodotti entro la fine del 2020.

Come si legge nel report, le aziende “devono intervenire subito ed eliminare tutte le materie plastiche presenti nei detergenti e sostituirle con alternative biodegradabili, naturali e non impattanti per l’ambiente. Queste stesse aziende devono investire in sistemi di consegna alternativi per i loro prodotti basati sullo sfuso e sulla ricarica riducendo così drasticamente il ricorso ad imballaggi in plastica monouso.

La proposta dell’ECHA

L’impatto del rilascio di plastica in forma liquida nell’ambiente non è ancora chiaro e non esiste una normativa precisa per bandire la presenza di microplastiche e plastiche invisibili in detersivi e detergenti.

Per questi motivo l’ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, sta finalizzando una proposta, da sottoporre alla Commissione UE, per vietare l’aggiunta intenzionale di microplastiche nei prodotti di largo consumo. Tale restrizione, se applicata, potrebbe portare ad una riduzione del rilascio in ambiente di circa 400 mila tonnellate di microplastiche nell’arco dei prossimi 20 anni.

Sulla scia di questa richiesta, Greenpeace ha lanciato una petizione, indirizzata al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, affinché vengano introdotte leggi più severe per chi inquina i mari e al fine di bandire le microplastiche da tutti i prodotti commerciali.

Firma il nostro Manifesto contro abusi, sprechi e inquinamento da microfibre.

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Cosa significa “Cibo sostenibile”?

Gio, 07/09/2020 - 15:00

Per la produzione di 1 kg di carne bovina sono necessari 15.500 litri di acqua. Le produzioni intensive inquinano e richiedono enormi quantità di risorse. Ne parliamo con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista.

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L’ultimo caso evidente mondiale sono gli incendi della foresta in Amazzonia. Con l’avvento del Presidente Bolsonaro è stata tollerata l’esigenza di recuperare con gli incendi più terra da dedicare alle coltivazione di Soia, per soddisfare la domanda dei produttori di mangimi cinesi cui è stato tagliato il mercato di rifornimento americano a causa della guerra dei dazi tra USA e Cina. Questo a maggior evidenza del fatto che la produzione di cibo ha un costo etico e ambientale da non sottovalutare.

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Appalti truccati, arresti tra pubblici ufficiali delle forze armate

Gio, 07/09/2020 - 14:00

Dopo quasi un anno di indagini guidate dalla Procura di Roma sono tristemente emersi episodi di frode contrattuale ai danni delle amministrazioni dello Stato per un totale di 18 milioni e mezzo di euro.  Il gip del tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 indagati per il giro di appalti truccati, che vede coinvolti anche ufficiali dell’Aeronautica Militare. Per 7 di loro sono stati disposti gli arresti domiciliari. Per altri 5 invece sono scattate misure interdittive di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e per tutti gli altri sono state emesse misure di divieto temporaneo di contrattare con la Pubblica Amministrazione e di esercitare attività imprenditoriali e uffici direttivi di persone giuridiche e impresa.

Secondo gli inquirenti si tratta di un ben collaudato sistema corruttivo tra imprenditori ed ufficiali, ovvero un sistema basato sulla costituzione di un “cartello” per non farsi concorrenza. Emerge anche una truffa contrattuale per la fornitura di tende modulari a struttura pneumatica per l’Esercito Italiano e in particolare per le truppe in missione all’estero tramite una “gara a procedura aperta” per un importo complessivo di 9 milioni di euro.    

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La liquirizia blocca l’ingresso del Coronavirus senza effetti collaterali: lo studio

Gio, 07/09/2020 - 12:00

Uno studio dell’Università Federico II di Napoli lo conferma, la liquirizia è in grado di bloccare l’ingresso del Coronavirus nelle cellule umane, impedendo al virus di replicarsi.

L’arma della glicirizzina

Gli effetti benefici della liquirizia contro il Sars-Cov-2 erano già emersi dai precedenti studi, ma è solo con gli ultimi test a opera del team napoletano che sono emerse le capacità della glicirizzina, componente principale della liquirizia:

“Lo studio ha dimostrato che la glicirizzina è in grado, in vitro, di legarsi sia al recettore Ace delle cellule umane che alla proteina Spike del virus, rispettivamente la serratura e la chiave di accesso del virus all’interno delle cellule dell’organismo umano. La glicirizzina, insomma sarebbe in grado di ostacolare l’interazione di queste due componenti tra loro, e come risultato provocherebbe l’oggettiva difficoltà da parte del virus di entrare nella cellula umana e di replicarsi” ha spiegato Desiderio Passali, past president dell’Italian Society of Rhinology.

“Noi – ha dichiarato ad Adnkronos Salute l’otorinolaringoiatra – la usavamo per le forme ricorrenti di rinosinusite nasale“. Già in vitro, la glicirizzina è in grado di “legarsi sia al recettore Ace delle cellule umane che alla proteina Spike del virus, rispettivamente la serratura e la chiave di accesso del virus all’interno delle cellule dell’organismo umano”.

Zero effetti collaterali su naso e occhi, le prime vie di contagio

Il fatto che la glicirizzina si possa usare direttamente sia sulla superficie nasale che sulla superficie oculare in assenza di effetti collaterali “trova interessante riscontro, in quanto i recettori Ace2 sono presenti sia sulla cellule della superficie nasale che su quelle della superficie oculare, e sono di fatto le prime vie che il virus utilizza per penetrare nel corpo umano e che necessitano di più attenzione, se si vuole parlare di profilassi e prevenzione”, conclude lo specialista.

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Torna EcoFuturo Festival!

Gio, 07/09/2020 - 12:00
Verso Ecofuturo Festival dal 14 al 18 luglio a Padova. Diretta streaming di presentazione per il secondo giorno.

Verso Ecofuturo Festival dal 14 al 18 luglio a Padova. Diretta streaming di presentazione.

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Venerdì 3 luglio 2020

Torna il Festival delle Ecotecnologie Ecofuturo, per ridare speranza e basi concrete per la ripartenza economica del Paese nell’ottica della sostenibilità ambientale. Annunciato il programma della settima edizione che anche quest’anno si svolgerà a Padova, nella splendida cornice del Fenice Green Energy Park, dal 14 al 18 luglio.

Il festival ideato da Jacopo Fo, Fabio Roggiolani e Michele Dotti farà incontrare dal vivo, ed è tra i primi a fare ciò in assoluta sicurezza dopo il lockdown, e in streaming, per una settimana aziende, ricercatori, politici, esperti e rappresentanti della società civile che si sono distinti per la loro capacità di trovare soluzioni tecniche per rivoluzionare il nostro modo di vivere, spostarci e lavorare.

Tra i temi principali l’Ecobonus al 110%, spiegato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Riccardo Fraccaro, il progetto di autocura energetica delle scuole con Giuseppe De Cristofaro, Sottosegretario alla Pubblica Istruzione, e le azioni da compiere per bonificare terre e mari inquinati con il Ministro Sergio Costa. Tanti approfondimenti su comunità energetiche, nuovi utilizzi del biometano, autostrade del mare, mobilità sostenibile, economia circolare dei rifiuti, sanificazioni ai tempi del Covid, liberalizzazione delle energie rinnovabili, agricoltura bioenergetica, geotermia. Gli ospiti e i relatori presenti potranno visitare gli stand, assaggiare prodotti di ristorazione biologica e provare dal vivo veicoli elettrici di grandi e piccole dimensioni e da quest’anno anche modelli speciali da rally.

Non mancheranno incontri con personaggi dell’informazione come Licia Colò, Luca Mercalli, Maurizio Melis, Massimo Cirri, oltre che con Jacopo Fo.

Il festival si terrà dal vivo, nella massima sicurezza, seguendo le disposizioni ministeriali e assicurando la sanificazione degli ambienti. Per garantire la massima divulgazione l’evento sarà interamente trasmesso, con la regia di Sergio Ferraris, in diretta Facebook dalle pagine “Ecofuturo Festival” e “Jacopo Fo”, oltre che diffuso da un network nazionale di tv e siti web. Inoltre saranno presentate sessioni dedicate al benessere e alle cure naturali, una finestra speciale sul tema del crowdfunding, un forum sul Benessere Equo e Sostenibile con il già Ministro Lorenzo Fioramonti, un’esposizione di auto elettriche, ibride e dual-fuel e una mostra di Poesia Visiva con opere da tutto il mondo.

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Ceretta fatta in casa: ecco come farla con prodotti 100% naturali!

Gio, 07/09/2020 - 10:00

Scegliere uno stile di vita ecologico, sostenibile e zero waste non sempre può essere facile. Un esempio di come le nostre abitudini possono essere dannose è, complice l’estate, quando ricominciano a riempirsi i saloni di bellezza: lo sapevi che la ceretta con le sue componenti chimiche e le strisciate depilatorie fatte di un materiale non riciclabile è molto inquinante?

Dal canale YouTube di Ohga due alternative, realizzate con prodotti 100% naturali ,che possiamo sostituire alla cera tradizionale. Un buon modo per volerci bene e voler bene all’ambiente!

Fonte: Ohga

PRIMO METODO INGREDIENTI:

  • 5ml di succo di limone;
  • 10ml di acqua;
  • 40g di zucchero.

SECONDO METODO INGREDIENTI:

  • Succo di 2 limoni;
  • 11 cucchiai di zucchero.

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Piantare alberi per la salute di tutti: persone e pianeta

Gio, 07/09/2020 - 08:00

È ormai a tutti noto che gli alberi e gli arbusti fungono da intercettatori di CO2, fissando il carbonio in modo anche permanente sotto forma di biomassa. L’entità degli scambi gassosi tra l’albero e l’atmosfera cambia a seconda dell’età e dello stato di salute dell’albero stesso, ma il bilancio netto globale di una macchia di vegetazione in equilibrio con l’ambiente circostante si può considerare stabile nel tempo. 

A questo riguardo, i boschi periurbani, i parchi cittadini e i giardini, fungendo da accumulatori di CO2, giocano un ruolo fondamentale nel combattere i livelli crescenti di anidride carbonica atmosferica. Non solo: le piante hanno un ruolo importante anche nell’intercettare le polveri sottili, il PM10 e il PM 2.5, particelle grandi quanto 1/5 della sezione di un capello, che hanno le maggiori ripercussioni sulla salute umana: se il primo viene intercettato dalle prime vie respiratorie, il secondo va a depositarsi nelle terminazioni polmonari e nelle arterie.

In un’intervista pubblicata sull’Independent, Thomas Crowther, giovanissimo professore presso il Global Ecosystem Ecology dell’ETH Zürich, e il suo gruppo di studio hanno spiegato che la possibilità di piantumare 1,2 milioni di miliardi di alberi in parchi, foreste e zone verdi abbandonate, avrebbe un impatto nel contrastare il cambiamento climatico superiore a qualsiasi altra misura adottata dall’essere umano: dalla costruzione di impianti fotovoltaici a quella di turbine eoliche.

In termini quantitativi, ridurrebbe la quantità di CO2 nell’atmosfera in quantità pari a quella emessa dagli esseri umani nell’arco di un decennio. Infatti, secondo questo gruppo di ricerca, la presenza degli attuali 3 milioni di miliardi di alberi riesce ad abbattere 400 gigatonnellate annue e se a questi fosse aggiunto un altro 1,2 milione di miliardi di alberi, verrebbe catturato un altro centinaio di gigatonnellate di CO2, pari alle emissioni causate dall’uomo nell’arco di un decennio.

«Così possiamo affrontare due delle maggiori sfide del nostro tempo: il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità ed è una cosa bellissima perché coinvolge chiunque – è opinione di professor Crowthe – Piantare alberi, letteralmente, rende le persone più felici nei contesti urbani, migliora la qualità dell’aria, quella dell’acqua, del cibo, l’ecosistema: è un qualcosa di tanto semplice quanto tangibile».

In Italia ogni abitante dispone in città di appena 31 metri quadrati di verde urbano, e la situazione peggiora per le metropoli del nord. Di fronte all’evidente cambiamento del clima in atto – sostiene la Coldiretti sull’argomento – non si può continuare a rincorrere le emergenze, ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato che concorre a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi.

Una pianta adulta – spiega la Coldiretti – è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Particelle che, nell’arco di un anno, in Italia, secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente causano circa 80.000 morti premature.

È sempre della Codiretti uno studio recente, molto interessante, che si è concentrato sulle essenze e ha prodotto una classifica delle prime dieci piante mangia smog.  Al primo posto c’è l’Acero Riccio che raggiunge un’altezza di 20 metri, con un tronco slanciato e diritto e foglie di grandi dimensioni, fra i 10 e i 15 cm, con al termine una punta spesso ricurva da cui deriva l’appellativo di “riccio”: ogni esemplare è in grado di assorbire fino a 3.800 chili di CO2 in vent’anni e ha un’ottima capacità complessiva di mitigazione dell’inquinamento e di abbattimento delle isole di calore negli ambienti urbani. A pari merito, con 3.100 chili di CO2 aspirate dall’aria, ci sono poi la Betulla verrucosa, in grado di crescere sui terreni più difficili e il Cerro che può arrivare fino a 35 metri di altezza.

Il Ginkgo Biloba, un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa, oltre ad assorbire 2.800 chili di CO2 vanta anche un’alta capacità di barriera contro gas, polveri e afa e ha una forte adattabilità a tutti i terreni compresi quelli urbani. Fra gli alberi anti smog troviamo il Tiglio, il Bagolaro che è fra i più longevi, con radici profonde e salde come quelle dell’Olmo campestre. Il Frassino comune è un altro gigante verde che può arrivare a 40 metri mentre l’Ontano nero è il piccolino del gruppo con un’altezza media di 10 metri, ma che, nonostante le dimensioni ridotte, riesce a bloccare fino a 2.600 chili di CO2 e a garantire un forte assorbimento di inquinanti gassosi.

Secondo uno studio di “The Nature Conservancy”, svolto in quasi 300 città di tutto il mondo, un albero può ridurre il particolato nell’aria che lo circonda in una percentuale che va dal 7% al 24%; piantare alberi in città, realizzare orti urbani anche sopraelevati come la meravigliosa HighLane di New York, è il miglior investimento per un sindaco. Altri effetti benefici sono intuibili, ma oggi sono anche provati scientificamente: i ricercatori delle Università di York e Edimburgo hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health, sugli effetti cognitivi che hanno vari contesti urbani sulle persone più anziane. Ad esempio camminare in città, attraversare piazzali circondati da palazzi o aree dalla vegetazione lussureggiante, modifica il nostro umore – in meglio nel secondo caso – e può arrivare secondo altri studi a ridurre significativamente anche il rischio di depressione.

Piantumare diffusamente, coltivare gli orti urbani è una attività che riqualifica interi quartieri, responsabilizza i cittadini, li rende orgogliosi e spesso fa aumentare anche il valore economico degli immobili. Coltivare la città vuol dire coltivarla ovunque sia possibile, riempiendo ogni spazio, anche il meno accogliente; l’“agritecture”, parola usata negli USA che coniuga agricoltura e architettura sostenibile, rende bene il concetto.

Per tutte queste ragioni sono importanti interventi massicci nelle città: sia da parte degli Amministratori per quanto riguarda gli spazi pubblici, ma anche le misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e terrazzi, anche condominiali, come il bonus verde del 36%, che favoriscono la crescita di spazi verdi privati. Misure necessarie e strategiche per la lotta italiana all’inquinamento, anche alla luce del provvedimento adottato dalla Commissione europea che il 17 maggio 2018 ha deferito l’Italia (insieme a Francia, Germania, Ungheria, Romania e Regno Unito) alla Corte di giustizia dell’Ue per mancato rispetto dei valori limite stabiliti per la qualità dell’aria e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento.

In particolare all’Italia è contestato il superamento per più di 35 giorni in un anno dei valori limite giornalieri delle polveri sottili con 50 microgrammi per metro cubo in 28 aree nel territorio nazionale in Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio, dove i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati; situazione che, nelle grandi città, si sa, si ripete praticamente ogni anno soprattutto nel periodo invernale quando non piove.

La natura in città può quindi avere un ruolo importante in questa sfida, gli alberi devono far parte di un portafoglio di interventi volti a “pulire” l’aria urbana, anche se non possono e non devono sostituire altre strategie per rendere l’aria più sana. Devono essere usati insieme a queste.

Ci sono degli accorgimenti generali che devono essere considerati nelle valutazioni, oltre alla scelta delle essenze, li vediamo di seguito:

  • piantare vere e proprie barriere di vegetazione vicino alle fonti di inquinamento atmosferico;
  • usare tipologie di barriere moderatamente dense, le migliori per la rimozione degli inquinanti;
  • usare alberi, arbusti ed erba per la “cattura” a più livelli;
  • selezionare le piante opportunamente.

Per quanto riguarda quest’ultimo criterio, la selezione delle piante deve basarsi su questi punti  generali, ma essenziali:

  • Gli alberi sempreverdi possono rimuovere più inquinanti, tuttavia molte specie di conifere sono sensibili agli inquinanti comuni e la valutazione deve essere fatta caso per caso.
  • Selezionare piante con ramificazione e, quindi, chioma densa.
  • Le foglie con superfici pelose, resinose e ruvide catturano più particelle delle foglie lisce.
  • Le foglie più piccole sono generalmente collettori più efficienti delle foglie più grandi.
  • Le specie erbacee possono assorbire più inquinanti gassosi.
  • Usare più specie per mantenere o aumentare la biodiversità.
  • Utilizzare specie a vita lunga che richiedono una gestione minima.
  • Selezionare le specie con resistenza ai parassiti e alle malattie.
  • Selezionare le specie adatte al sito.
LA TOP TEN DELLE PIANTE ANTI SMOG IN TABELLA:
Fonte: Elaborazione Coldiretti su dati Cnr 
(Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Bologna

Altre Fonti:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/cancellare-10-anni-emissioni-piantando-miliardi-alberi/

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/inquinamento-aria-con-soli-31-mq-di-verde-testa-torna-stop-citt%C3%A0

https://www.agi.it/blog-italia/new-botanics/orti_urbani_inquinamento_cambiamenti_climatici-4939096/post/2019-02-02/

http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1451

Ecco la prima top ten delle piante mangia smog https://it-it.facebook.com/arboricolturaurbana/
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Caso camici, indagato il cognato di Fontana | Bergamo, terapia intensiva è Covid free | USA: al bando TikTok

Gio, 07/09/2020 - 06:25

Corriere della Sera:  Ponte Morandi, la Consulta: «Legittimo escludere Autostrade dalla ricostruzione» “Eccezionale gravità, giusta precauzione”;

Il Giornale: Quelle tre piaghe dalla Cina che ora spaventano il mondo. Prima il coronavirus, con il rischio di nuovi focolai. Poi sono arrivate peste suina e bubbonica. Pechino è in allarme;

Il Manifesto: MISSIONI MILITARI Libia, giallorossi divisi. Ma il sì è bipartisan;

Il Mattino: Coronavirus, il desiger industriale: «Mascherine realizzabili grazie alla tecnologia per le bottiglie di plastica»;

Il Messaggero: Terni, i due ragazzi morti nel sonno. Lo spacciatore: «Ho dato metadone» La preside: fatto di tutto per seguirli. Preso lo spacciatore Il procuratore: siamo responsabili;

llsole24ore: STATIUNITI E CINA Ecco perché dopo Huawei gli Stati Uniti mettono al bando il social TikTok – L’app di video se ne va da Hong Kong – Trump beffato dai giovanissimi ;

Il Fatto Quotidiano: Caso camici, indagato il cognato di Fontana. Finanza in Regione per acquisire documenti;

La Repubblica: La Consulta dà torto ad Autostrade: “Legittimo escludere Aspi dalla costruzione del nuovo ponte”;

Leggo: Decreto rilancio, le nuove misure: Cig anticipata, incentivi auto e superbonus per le seconde case;

Tgcom24: Bergamo, la terapia intensiva finalmente è Covid free | In Italia 193 nuovi casi, 15 morti | Mappa;

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Te lo do io il complotto Coronavirus!

Mer, 07/08/2020 - 17:00

Svelati i magheggi a livello mondiale! Com’è possibile non vedere questo complotto? Abbiamo Putin, Trump, Boris l’inglese e quello brasiliano… quattro super nazioni, di cui tre potenze mondiali, che hanno cercato di negare in tutti i modi il Coronavirus.

Corruzione, negazionismo, dati alterati… è un complotto mondiale che cerca di minimizzare questo fenomeno attraverso un’operazione coordinata di disinformazione. E’ fondamentale ragionare.

Te lo do io il complotto Coronavirus! (Ma solo se ti va di riprendere a ragionare!)

Pubblicato da Jacopo Fo su Sabato 4 luglio 2020 Fonte: Jacopo Fo

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A Milano nasce la Food Forest, la foresta commestibile

Mer, 07/08/2020 - 15:00

A Milano sta per nascere un progetto molto promettente, che prevede la piantumazione di circa 2000 alberi da legno, piante da frutto, erbe medicinali e officinali, bacche, ortaggi.

Il concept alla base dell’iniziativa è all’insegna della sostenibilità e del zero waste: una foresta edibile, in cui ogni cittadino può adottare un albero, prendersene cura e raccoglierne i frutti.

La “Food Forest” sorgerà nell’autunno 2020 all’interno del Parco Nord di Milano, un’area molto estesa, con oltre 10mila mq messi a disposizione della natura e delle persone, in un rapporto di sinergia tra l’uomo e tutti gli abitanti dell’ecosistema, dagli animali alle piante.

L’iniziativa

L’iniziativa è nata grazie alla collaborazione tra la catena di ristoranti That’s Vapore, l’Università di Padova e WoW Nature, il portale di riforestazione che, attraverso un sistema di crowdfunding, permetterà di finanziare la piantumazione degli alberi che avverrà tra ottobre e novembre di quest’anno.

Inoltre, la catena di cucina sostenibile That’s Vapore, a partire dal prossimo 11 luglio ha organizzato degli eventi speciali chiamati Green Saturdays: ogni sabato, ordinando un prodotto a base vegetariana, si contribuisce alla piantumazione di un albero nella Food Forest. Il 50% dei ricavi della vendita sarà utilizzato per fare crescere un nuovo albero: ogni seme che verrà coltivato contribuirà a un’imponente riduzione di CO2 nell’aria.

WOW Nature nasce dall’impegno di Etifor, spin-off dell’Università di Padova impegnato nella ricerca e nello sviluppo di progetti sostenibili in grado ripristinare l’equilibrio fra uomo e sistemi naturali.

Lo scopo del progetto, oltre a mettere in moto i primi passi per restituire al Nord-Est e all’intero Paese il polmone verde che ha perso – spiega Lucio Brotto, socio fondatore di Etiforè di creare un rapporto di sostegno reciproco e di partecipazione attiva fra amministrazioni pubbliche, aziende e cittadini per prendersi cura di un bene comune dall’immenso valore, soprattutto alla luce delle problematiche ambientali che stiamo vivendo in questa epoca.

Il modello Food Forest

Food Forest significa, letteralmente, “foresta commestibile” e l’intento di questo progetto è quello di ristabilire l’equilibrio e tra l’uomo e i prodotti che Madre Natura gentilmente ci offre.

La foresta edibile è, quindi, un ecosistema in cui tutti gli organismi sono interconnessi:

“Una foresta commestibile potrebbe essere un ottimo sistema per produrre cibo utilizzando poca energia, contribuendo quindi ad armonizzare il rapporto uomo-natura ed il consumo delle nostre risorse. Da una foresta commestibile si può ottenere cibo per noi, per gli animali ma anche legna da ardere e da opera, piante officinali, piante tintoree, materiali per cesteria, fibre”.

Un percorso esperienziale

Ogni cittadino non contribuirà soltanto alla piantumazione e alla crescita delle piante, ma il progetto ha un chiaro intento conoscitivo ed esperienziale.

Nel parco verranno introdotti tre percorsi stagionali (primaverile, estivo e autunnale) per guidare il visitatore nella scoperta di storia, usi e ricette delle piante grazie ad un apposito QR code riportato sulla segnaletica.

Il progetto mira a creare un luogo dove le persone possano apprendere l’uso in cucina dei prodotti che derivano dalla nostra flora come foglie, bacche, semi, frutti, gemme e così via – afferma Lucio Brotto con l’intento, quando le piante saranno cresciute abbastanza, di rendere i loro prodotti di libera fruizione per tutti con percorsi esperienziali e didattici guidati.”

La recente diffusione della pandemia di Covid-19 ci ha fatto comprendere che tutti gli esseri vivono in sintonia e, oggi più che mai, è necessario considerare ogni singolo organismo esistente su questa Terra indispensabile al corretto funzionamento del mondo.

Quale miglior esperienza, dunque, per ristabilire il contatto primordiale con la natura e i suoi frutti?

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