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Aggiornato: 57 min 46 sec fa

Esistono parole che solo le mani sanno esprimere: ecco quelle di un vigile del fuoco

Sab, 07/13/2019 - 19:00

Non si fermano mai, non si scoraggiano mai e non recedono di fronte alle avversità: sono i Vigili del Fuoco.

Lavorano in qualunque condizione e si prestano alle operazioni più rischiose e complesse. Il servizio reso dai vigili del fuoco è prezioso e ormai raro in un paese che sembra sempre più accecato dall’odio e dall’individualismo.

Fonte: TPI

La foto che diffondiamo, in precedenza resa pubblica dal sindacato Usb dei Vigili del Fuoco, non ha bisogno di molte parole.

Sono le mani di un pompiere dopo una giornata “ordinaria”. Queste mani provate, rovinate, segnate dalla fatica e dal dolore appartengono a chi primeggia nei soccorsi ma è spesso dimenticato quando si tratta di tutele.

I Vigili del Fuoco infatti non sono assicurati con l’INAIL per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Quindi, il ristoro delle spese mediche da loro anticipate dipende dal riconoscimento, lungo e incerto, della causa di servizio che interviene a distanza di molto tempo, spesso a distanza di anni.

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Paranoia fredda

Sab, 07/13/2019 - 15:00

C’è un esperimento che da tempo mi fa riflettere. Un esperimento malvagio, con strani risultati.
Hanno preso tre gruppi di topi. Il primo viene lasciato vivere in pace. Il secondo viene colpito in modo casuale da una serie di scariche elettriche. Il terzo gruppo subisce anch’esso scariche elettriche ma ha la possibilità di bloccare queste scosse tramite un pulsante. Quale gruppo di topi vive più a lungo? I topi che subiscono la scarica elettrica senza poter fare niente per evitarlo muoiono prima di quelli lasciati in pace nelle loro gabbiette. Lo stress uccide… Ma quelli che vivono di più sono i roditori che subiscono le scosse ma hanno modo di reagire.
A quanto pare la soddisfazione che si trae dall’affrontare con successo una difficoltà ha un potere vitalizzante tale da allungare la vita di un roditore che di certo ha un sistema psichico meno evoluto del nostro. È quindi ipotizzabile che l’effetto della soddisfazione sia per gli umani ancora più forte. Le conferme non mancano. Molte ricerche dimostrano che avere un sogno e darsi da fare per realizzarlo ha un effetto notevole sulla salute fisica e mentale.
Sarebbe importante diffondere questa informazione: troppe persone non si rendono conto che la causa prima del loro malessere è la mancanza di una sfida emozionante. Una sfida che per offrire il massimo del benessere deve essere ardua ma realizzabile. Infatti, vincere fa proprio bene. Ho letto che i vincitori dell’Oscar vivono mediamente 5 anni in più degli artisti che magari guadagnano moltissimo ma non godono per la pubblica approvazione.
E possiamo supporre che la mancanza di un obiettivo nella vita sia una delle principali ragioni di malessere. Trovo impressionante la quantità di persone che non hanno il piacere di focalizzare le proprie energie verso un risultato positivo.
Anche senza ricorrere alle prove scientifiche mi sembra banale osservare che queste persone hanno una qualità di vita inferiore e tendono a perdere energia. Credo che oggi, da noi, questa sindrome di assenza di senso sia una patologia particolarmente diffusa. E credo che andrebbero denunciati come untori psicologici quelli che si affannano a dire che i giovani italiani  sono una generazione senza speranze… Sono portatori sani di mal di testa, cistiti e gastriti.
Similmente pericolosi mi sembrano coloro che propongono grandi imprese che non hanno nessuna possibilità di avere successo. Avere un grande sogno che non porta da nessuna parte deprime il sistema immunitario. Per questo da tempo ho aderito alla filosofia dei piccoli passi. Trovo estremamente produttivo darsi obiettivi realizzabili in poco tempo. Questo a molti sembra vile ma l’atteggiamento spaccone provoca depressioni paranoiche.

Se i delusi, gli stanchi, i post apatici, i passivi, i vacui inseguitori di vittorie insignificanti, i tessitori di trame bacate si convincessero che corrono un rischio mortale, forse potrebbero risvegliarsi.
Ma forse c’è un altro argomento che potrebbe dare coraggio alle persone tiepide: se non passi all’azione rischi di cadere vittima della paranoia fredda, del terrore lento.
Infatti, chi si butta a realizzare i propri sogni invece di conservarli nei cassetti blindati della propria fantasia, chi accetta la sfida della realtà e si scontra con le dure asperità del mondo e qualche volta riesce anche a ottenere risultati, si allena, conosce le proprie potenzialità e fa crescere la fiducia, la speranza di poter affrontare i rovesci, semplicemente perché sa di essere capace di impegno, duttilità, determinazione. E sa che insistere paga.
E come si sente chi rinuncia? Non sperimenta la propria forza, non la coltiva, non la allena. E quindi si sente molto più debole e incapace, e teme enormemente di più di essere colpito dalla malasorte e di non essere in grado di reagire. È una forma di paura, di ansia che verticalizza lo stress, e debilita il corpo e la mente. Si tratta di uno stress di tipo stanco, di sottofondo, non esplosivo, un panico freddo appunto, apparentemente meno potente degli stress shoccanti ma forse più dannoso.
Inoltre, chi rinuncia a prendere il proprio posto nel mondo, a realizzare la propria leggenda personale, chi si sottrae, magari acquattandosi in un buchetto tranquillo, disperde una parte essenziale dell’energia dell’umanità.
Ogni essere è un’entità unica, l’unica a poter compiere quella certa azione in quel particolare modo. Possiamo immaginare che tutti i malanni del mondo siano frutto della rinuncia di un gran numero di persone.
Quando il peggio trionfa è perché troppi hanno rinunciato a produrre la loro parte di meglio. Questa abulia sociale è la forza di coloro che hanno come obiettivo la devastazione delle vite degli altri.
I guerrafondai, i razzisti, i grandi criminali non avrebbero compiuto le loro orribili imprese senza la passività di gran parte del popolo.

E se ancora questo discorso non bastasse aggiungo che se non ti butti nella vita riduci pesantemente la tua possibilità di incontrare persone interessanti il che è grave perché la vita è l’arte dell’incontro.
E siccome per realizzare qualunque impresa è fondamentale la capacità di conoscere persone di valore e cooperare, se non partecipi ai tuoi sogni rinunci al piacere della collaborazione, che è un bisogno fondamentale per le persone, un istinto primario come mangiare e dormire.
E questo comporta il più grave danno immaginabile alla tua ricchezza: perdi la possibilità di guadagnare un grande capitale umano!
Il capitale umano si calcola molto semplicemente: quante persone sono disposte ad alzarsi nel cuore della notte per venirti a soccorrere, gratis?
Fai due conti. Se ce ne sono meno di dieci stai vivendo la miseria più nera!
È il corrispettivo relazionale di vivere con meno di un dollaro al giorno. È uno stato esistenziale malinconico e doloroso.
Un altro sistema per calcolare il proprio capitale umano si ottiene contando con quante persone che non conoscevi hai avuto la possibilità di parlare per almeno mezz’ora nell’ultimo anno. Se sono meno di 30 ti consiglio seriamente di iscriverti a una scuola di Salsa e di organizzare una cena conviviale almeno una volta al mese.

Ah… Dimenticavo… Realizzare imprese appassionanti è veramente orgasmatico, godurioso ed esalta l’attività endocrina.
Inoltre scatena la libido. Sia la tua che quella delle persone che ti stanno intorno. Il desiderio si coltiva realizzando desideri ed è infettivo.

Vedi anche:
Ma come fai a pensare? Mannaggia! Si ragiona poco su come si ragiona
 Anatomia umana: mi manca un pezzo!
 Vinci solo se fai pace con te
Perché non credi al potere dei tuoi muscoli
Ci pensi tu a distruggere la tua vita o ti fai aiutare da qualcuno?
Scacco matto spirituale in 4 mosse 
Quanto è creativa la tua tribù?
Come compiere miracoli e altre cose facili da fare
La mente mente continuamente?
Il pensiero che guarisce
Avere sempre ragione fa malissimo alla salute

Foto di Jonny Lindner da Pixabay 

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Meduse, cosa fare per non correre rischi

Sab, 07/13/2019 - 15:00

Le meduse e i loro tentacoli sono un incubo per i bagnanti. Ma i rimedi fai da te rischiano spesso di peggiorare la situazione. Due ricercatori dell’università delle HawaiiVacanze: 3 consigli preziosi per l’estate dei nostri amici animalintatto.

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Cambiamenti climatici: una soluzione efficace è piantare alberi

Sab, 07/13/2019 - 09:00

Secondo i ricercatori un’area grande come la dimensione degli Stati Uniti è disponibile per piantare alberi in tutto il mondo e questo potrebbe avere un impatto importante sui cambiamenti climatici.

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science e scaricabile in calce all’articolo, evidenzia come lo spazio disponibile per gli alberi è molto maggiore di quanto si pensasse in precedenza e ridurrebbe del 25% la CO2 nell’atmosfera.

Molti scienziati dicono che questa è la soluzione più efficace e disponibile per il cambiamento climatico in questo momento.

Ma altri ricercatori dicono che il nuovo studio è “troppo bello per essere vero”.

  1. le dimensioni di un “campo da calcio” della foresta amazzonica viene perso ogni minuto;
  2. La perdita di alberi tropicali continua ad alti livelli;
  3. I cambiamenti climatici hanno reso l’aumento della temperatura cinque volte più probabile in tutto il pianeta.

L’abilità degli alberi di assorbire l’anidride carbonica li ha resi a lungo un’arma preziosa nella lotta contro l’aumento delle temperature.

Il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha affermato che se il mondo volesse limitare l’aumento a 1,5 ° C entro il 2050, sarebbe necessario un ulteriore 1 miliardo di ettari di alberi.

Il problema è che è difficile ottenere stime accurate di quanti nuovi alberi il mondo possa sostenere.

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Il burro: meglio giallo o bianco? L’importante è leggere l’etichetta

Sab, 07/13/2019 - 07:08

Perché all’estero si trova soprattutto burro giallo, e in Italia bianco? Perché per tradizione culinaria difendiamo piuttosto il re della dieta mediterranea, l’olio extra vergine d’oliva (evo), mentre sul burro non abbiamo grosse normative qualitative che ne difendano, ad esempio, la denominazione. Quindi sostanzialmente da noi si definisce “burro” una varietà di prodotti anche molto diversi tra loro, che proprio per questo motivo dovremmo imparare a valutare da soli, tenendo ben presente che il burro è comunque – bianco o giallo – un alimento da mangiare con moderazione.

 «Il burro giallo è un burro di migliore qualità. La colorazione dipende dalla qualità del nutrimento: se l’animale pascola e bruca erba fresca, introduce più betacarotene. Al contrario, le mucche in stalla che si nutrono prevalentemente di fieno o mangimi producono un latte, e quindi un burro, più bianco». Nicola Di Daniele, docente di medicina interna all’Università di Tor Vergata, esperto in nutrizione, non è particolarmente amante di questo ingrediente. «Non è certo il massimo per chi, come noi, ha a disposizione piuttosto l’olio extra vergine di oliva. Il burro contiene grassi polinsaturi e monoinsaturi, che aumentano gli LDL, le lipoproteine comunemente conosciute come colesterolo cattivo, prima causa di arteriosclerosi e quindi infarti e ictus. Al contrario, l’olio evo contiene tra l’altro antinfiammatori naturali che aiutano a vivere meglio e in salute».

Il burro non è tuttavia da demonizzare. «Ha un punto di fumo molto alto, attorno ai 250 gradi, quindi regge la cottura molto meglio dell’olio evo e si presta quindi bene per esempio per la preparazione di torte. Inoltre, a crudo, contiene vitamina A, specialmente se parliamo di burro di buona qualità. Ce ne possiamo concedere però non più di 20 grammi al giorno: sia per la longevità, che per la salute, che per allontanare il rischio di malattie croniche degenerative». Questo anche perché il burro è un alimento fortemente calorico, e la nostra grande arma, oggi, contro le malattie mortali più diffuse è proprio la riduzione delle calorie. “Meno calorie significa più vita”, mentre è chiaro che è fondamentale anche scegliere le calorie “giuste”. Quindi no prima di tutto agli zuccheri (yogurt alla frutta, succhi – anche quelli 100% frutta – gelati, dolci), mentre «è sempre preferibile scegliere un alimento di origine vegetale rispetto a uno di origine animale. Questo non significa eliminare completamente grassi e proteine animali, ma ridurle a un contributo molto modesto».

Il burro più giallo è migliore anche perché l’erba, grazie alla presenza di Omega 3, ne migliora la consistenza, rendendolo più morbido.  Stesso discorso per i metodi di preparazione del burro, «quello centrifugato è generalmente molto apprezzato perché più soffice». Tornando alla colorazione, attenzione: «sebbene sia vietato aggiungere coloranti, può succedere che alcuni marchi trovino questa soluzione per far sembrare il loro burro migliore: quindi, come per tutti gli alimenti, è indispensabile anche per il burro leggere attentamente gli ingredienti».

Per il resto, per scegliere un buon burro si dovrebbe «evitare il chiarificato, che è ancora peggio del burro bianco perché gli vengono tolte le proteine e rimane solo il grasso saturo, che, come detto, non è buono per la salute», conclude Di Daniele.

Foto di congerdesign da Pixabay

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Cina, impollinatori al lavoro al posto delle api

Ven, 07/12/2019 - 21:15

Da alcuni anni nelle piantagioni dello Sichuan le instancabili lavoratrici del cielo sono state annichilite dai pesticidi e, come in un racconto surreale e grottesco, a depositare il polline sugli alberi da frutto, durante la stagione dell’impollinazione, sono gli uomini!
In questa zona nel sud ovest della Cina gli abitanti di interi paesi lavorano all’impollinazione manuale delle piante da frutto. La stagione dell’impollinazione manuale dura un paio di settimane, dalla metà alla fine di aprile. Si tratta di un calendario molto serrato: le condizioni meteo e il ciclo di fioritura detta i tempi.
Gli impollinatori più esperti e abili riescono a depositare il polline su tutti i fiori in appena mezz’ora. La loro paga? 80 yuan (9,2 euro) al giorno.

Nello Sichuan le api sono sparite a partire dagli anni Novanta. Che cosa è successo?
Le foreste, habitat naturale delle api sono stata abbattute per far posto ai campi, ma i veri “nemici” delle api sono i pesticidi questo perché la terra coltivabile in Cina sta diventando sempre più inadeguata alle esigenze dei suoi abitanti e i contadini vogliono, dunque, ottimizzare il territorio a disposizione e abbondano nell’utilizzo di prodotti fitosanitari per eliminare gli insetti che minacciano i raccolti.

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L’ecologia non va in vacanza: 3 consigli per un’estate green

Ven, 07/12/2019 - 17:00

Il rispetto per la natura è un impegno che va mantenuto sempre, senza fare eccezioni in estate o quando esploriamo luoghi nuovi. Qualunque sarà la nostra meta vacanziera e anche se sceglieremo di rimanere in città, esistono buone pratiche e piccole regole quotidiane da mettere in pratica per salvaguardare l’ambiente durante la bella stagione.

Ridurre l’impatto ambientale non significa ridurre relax e divertimento. Dunque, ecco 3 mosse intelligenti per evitare sprechi, dare una mano al pianeta e rendere la nostra estate davvero green.

1. Evitiamo lo spreco di acqua e di energia elettrica – L’acqua è un bene prezioso, ancor più quando le temperature salgono. Il rischio siccità e l’impari disponibilità di acqua potabile per l’intera popolazione mondiale ci impongono di usare questa risorsa in maniera responsabile. Per evitare lo spreco idrico possiamo partire dai piccoli gesti quotidiani: la doccia può durare 5 minuti anziché 10; è possibile utilizzare riduttori di flusso ad hoc; è buona norma controllare che i rubinetti non gocciolino e chiuderli mentre si lavano i denti o si fa la barba. Un’altra mossa eco-friendly è ridurre l’uso di energia elettrica. Tenere spente le luci quando possibile, usare la lavatrice e lavastoviglie a pieno carico e a basse temperature, adoperare in maniera consapevole l’aria condizionata e non dimenticare gli elettrodomestici in stand-by: queste sono solo alcune delle piccole accortezze che possiamo adottare per non sprecare elettricità.

2. Salvaguardiamo il nostro mare e le nostre spiagge – L’inquinamento ambientale rappresenta una delle emergenze più grandi della contemporaneità a causa delle gravi conseguenze su flora, fauna e qualità della vita di ognuno di noi. L’accumulo di rifiuti (costituiti anzitutto da materiale plastico) creatosi nei decenni sta modificando l’aspetto e la qualità di mari e spiagge, luoghi di relax estivo per antonomasia. Agire in prima persona per arginare il fenomeno è fondamentale. Molte istituzioni e realtà si sono mobilitate e si stanno mobilitano per facilitare i cittadini in questo compito. Nell’ambito dell’impegno per la riduzione della plastica, per esempio, Carte d’Or ha stabilito una partnership con WWF Italia, diventando main partner del Tour “Spiagge Plastic Free”, nella Campagna GenerAzione Mare.

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Libertà o sicurezza

Ven, 07/12/2019 - 15:00

Benjamin Franklin, brillante scienziato e politico statunitense, disse, alcuni secoli fa, che chi era disposto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi una manciata di temporanea sicurezza non meritava né libertà né sicurezza. Molte altre parole inutili sono state scritte, nel frattempo, lungo i meandri della storia, ma la potenza lapidaria di questa frase ha attraversato gli anni senza neanche venire scalfita.

Non esiste una terza via oltre libertà e sicurezza. I politici di ogni latitudine e di ogni epoca hanno finto che ciò non fosse vero, hanno blandito le folle che chiedevano insistentemente di essere convinte che il loro terrore di stare al mondo dovesse essere ammantato di sacro e istituzionale. Si sono inventati così, di volta in volta, magnifici Frankenstein ideologici al servizio di ogni potere possibile, politico o religioso, ma il principio di Franklin non è mai stato infranto. Le istituzioni che gli uomini hanno inventato sono rimaste, in larga parte, argini difensivi per la sicurezza di coloro che vivono paralizzati dalla paura fondamentale – quella di esistere senza una plausibile ragione. Una paura che, lungo il pericolo di condurci al delirio nichilista, ci rende infine degni della vita che viviamo.

Di questa sostanza sono dunque fatti pressoché tutti i raffinati discorsi che tentano di giustificare l’esistenza dei confini degli stati. Il principio di difesa e salvaguardia di questi perimetri viene travestito di nobiltà in nome della conservazione delle tradizioni e dunque della sicurezza nazionale – nome nel quale tutti i maggiori crimini degli ultimi cento anni sono stati e vengono commessi – ma esso risponde a una chiara esigenza degli uomini e delle donne, ovvero quella di non sentirsi sparsi a caso per il mondo, come in un giro di dadi, ma sapientemente distribuiti sulla terra da un disegno sopraterreno che li rassicuri. Questo desiderio accomuna tanti, trasversalmente, sedicenti atei e sedicenti credenti, perché tanti sono alla ricerca di un appiglio morale che possa strappare la paura dal proprio petto: quella di essere vivi per pura fortuna, in una avventura straordinaria che ci rende, ciononostante e tutto sommato, non indispensabili.

Abbracciare la libertà dell’individuo significa, quindi ed in ultima istanza, comprendere questa casualità. Quella che fa nascere ogni giorno uomini e donne in luoghi qualunque del pianeta, al di fuori di qualunque visione di insieme e in virtù della quale non può che essere riconosciuto a ogni essere umano il diritto inalienabile di muoversi ovunque nel mondo, senza balzelli, senza regolamentazioni, senza documenti.

Fa sorridere che a parlare di “stranieri” oggi debba essere un capo religioso, rappresentante dell’ennesimo club esclusivo della terra, mentre la politica langue o tace. Qualche giorno fa Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, ha scritto su Twitter, parlando dalla Georgia, che il collasso del blocco sovietico non è stata la più grande catastrofe geopolitica del secolo scorso, è stata piuttosto una benedizione per i georgiani, i polacchi, gli ucraini e tutta l’area orientale. Oggi la grande nuova frontiera da costruire è l’Europa, unita per accogliere noi tutti estranei al mondo, stranieri per definizione, pronti ad accogliere chiunque “ci sta” a mettere in gioco il proprio individualismo e comporre una comunità in nome della libertà e a scapito della sicurezza, come Pericle già recitava nel suo celebre discorso agli ateniesi. È una frontiera dunque futura ma saldamente radicata nel nostro passato, che ci conduca alla dissoluzione dei nostri passaporti e dei confini che li richiedono in nome di un’unica carta continentale. È la frontiera del coraggio sulla vigliaccheria, del racconto epico dell’uomo sulla pochezza della cronaca – ancora una frontiera da individuare, oltrepassare e cancellare.

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

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Per il mezzo secolo dello sbarco sulla Luna ecco l’eclissi parziale

Ven, 07/12/2019 - 13:00

Per il mezzo secolo dello sbarco sulla Luna ecco l’eclissi parziale

Martedì 16 luglio tutti con gli occhi all’insù. A pochi giorni dal cinquantesimo dello sbarco sulla Luna, che avvenne il 20 luglio del 1969, il satellite terrestre regalerà una spettacolare eclissi parziale. Il cono d’ombra della Terra oscurerà la Luna per circa due terzi e raggiungerà il suo picco tra le 22 e le 22.30. Un’eclissi lunare parziale si concretizza quando durante l’allineamento tra Sole, Terra e Luna, il cono d’ombra proiettato dal nostro pianeta oscura solo parzialmente il disco del satellite, che prende così un caratteristico colore rossastro.

La Luna entrerà nel cono di penombra alle 20:44 circa in Italia. Il contatto con il cono d’ombra, che sancisce l’inizio della vera e propria eclissi lunare, si verificherà alle 22:01, mentre il picco massimo verrà raggiunto alle 22:30. In quel momento il disco lunare apparirà ampiamente oscurato dall’ombra della Terra, presentandosi in parte rossastro e in parte bianco-giallognolo. Superato il picco inizierà la fase di uscita dal cono d’ombra, che avverrà a 00:59 di mercoledì 17 luglio. L’evento astronomico sarà impreziosita da una splendida congiunzione astrale con Saturno.“

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Foto di adege da Pixabay 

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9,7 tonnellate in meno di rifiuti nell’ambiente

Ven, 07/12/2019 - 12:15

È quanto hanno raccolto i duemila volontari che hanno partecipato alle diciassette giornate di volontariato ambientale promosse da Unicoop Firenze e Legambiente. Il rendiconto delle iniziative su www.ecologiaquotidiana.it 

Argini dei fiumi, boschi e zone urbane: sono quasi dieci tonnellate, 9,7 per la precisione, le quantità raccolte grazie all’impegno di duemila volontari che hanno risposto all’appello di Unicoop Firenze e Legambiente.Liberiamoci dai rifiuti” è stato l’invito, partecipata e molto consapevole la risposta. Con diciassette appuntamenti sul territorio toscano, ogni volontario ha sottratto all’ambiente in media circa 5 kg di rifiuti. 

I risultati della raccolta sono variabili, a seconda delle zone. Alcuni luoghi sono risultati più puliti e l’iniziativa è stata l’occasione per sollecitare una consapevolezza ambientale nei cittadini, più o meno giovani. In altre tappe, l’appuntamento per la pulizia ha dato buoni e “ingombranti” frutti. In altri casi ancora i volontari, dopo aver riempito i sacchetti di indifferenziato e plastica, hanno scoperto e segnalato a chi di competenza vere e proprie discariche abusive. 

I ritrovamenti di Liberi dai rifiuti sono stati non solo importanti, in alcuni casi anche curiosi, come nel caso di: carcasse di motorini, un kit completo di sedie e tavoli e una parabola per la televisione sulle rive del lago, diversi pneumatici, ben due discariche abusive con materiale di cantiere sulle sponde del fiume, migliaia di cicche, alcune siringhe, una barca e un frigorifero in spiaggia, un altro frigobar nascosto nel bosco, pannelli di legno e rifiuti vari in plastica e ferro, addirittura sanitari. 

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Il Giardino delle Capinere (Ferrara)

Ven, 07/12/2019 - 10:35

Siamo a Ferrara, in ex campeggio abbandonato. Qui nel 1992 è nato il centro di recupero fauna selvatica ed educazione ambientale “Il Giardino delle Capinere”, un progetto della Lipu per soccorrere e riabilitare animali selvatici feriti.

Intervista a Renzo Borghi, Responsabile Lipu sezione Ferrara.

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Legge taglia-poltrone: Senato approva, ecco cosa cambia

Ven, 07/12/2019 - 10:35
Fonte: FANPAGE

Dalla stampa nazionale:

Il Senato ha approvato il ddl costituzionale sul taglio dei parlamentari. E’ il terzo via libera. Il testo passa alla Camera per per quello che potrebbe essere l’esame definitivo del provvedimento: la discussione è prevista a settembre. A votare la riforma che prevede la diminuzione dei seggi a 400 alla Camera e a 200 al Senato sono stati in 180 (per l’approvazione serviva la maggioranza assoluta di 161 voti favorevoli). Oltre alla maggioranza M5s-Lega si è aggiunto anche il gruppo di Fratelli d’Italia, come anticipato nei giorni scorsi dalla presidente del partito Giorgia Meloni. Contrari il Pd e il resto delcentrosinistra (50 i no in tutto), mentre Forza Italia non ha partecipato al voto.

Per arrivare al via libera del Senato alla riforma costituzionale, la maggioranza non è stata autosufficiente: è servito un aiuto esterno per arrivare ai 161 voti necessari. Il provvedimento è stato approvato con 180 sì e 50 no. Come risulta dai tabulati, a favore del disegno di legge si sono schierati 159 senatori fra Lega e Movimento 5 stelle (rispettivamente 55 dei primi e 104 dei secondi). In loro ‘soccorso’ e decisivi da un punto di vista politico sono stati i 15 voti favorevoli di Fratelli d’Italia che hanno sostenuto il taglio dei parlamentari, come annunciato nelle scorse ore dalla leader Giorgia Meloni e come avevano già fatto nei due precedenti passaggi alle Camere.  Continua a leggere (Fonte: Taglio parlamentari, ddl costituzionale approvato al Senato: 180 sì. Ora resta solo il voto finale alla Camera –  ILFATTOQUOTIDIANO.IT )

  • SÌ AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI, ADDIO ELEZIONI ANTICIPATE. Improbabile anche la richiesta di referendum: neppure l’opposizione è intenzionata a impegnarsi in una campagna elettorale che potrebbe rivelarsi suicida.

(…) Referendum difficile – La legge non è stata infatti approvata con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari e dunque si potrebbe ricorrere al referendum previsto dall’articolo 138 della Costituzione, come da ultimo è avvenuto con la riforma Renzi. Solo che stavolta difficilmente qualcuno chiederà la consultazione popolare. Non certo il Pd o Fi, che pur avendo votato contro per il mancato coordinamento del taglio dei parlamentari con altri decisivi aspetti dell’assetto istituzionale, non sono intenzionati a promuovere una campagna elettorale suicida.

La chiusura della finestra elettorale –  A Natale, sotto l’albero, troveremo quindi impacchettata anche la modifica della Costituzione. E per gli attuali deputati e senatori è un regalo che vale doppio perché “imbullona” la legislatura. Tradotto: garantisce che non si andrà a elezioni anticipate a breve. Anche perché il 20 luglio si chiude la finestra elettorale che avrebbe consentito di votare a settembre, prima cioè dell’apertura della sessione di bilancio. Ed era (ed è) questo l’unico vero timore di Luigi Di Maio e del suo Movimento ancora scosso dal crollo elettorale e dai sondaggi che ne confermano il drastico ridimensionamento. Continua a leggere  (Fonte: ILSOLE24ORE.COM di Barbara Fiammeri)

  • BERLUSCONI SI SCAGLIA CONTRO TAGLIO PARLAMENTARI. Forza Italia non è affatto contraria alla riduzione del numero dei parlamentari. Al contrario, in passato proprio noi abbiamo proposto e votato in due occasioni leggi costituzionali che riducevano i membri di Camera e Senato, in misura simile a quella contenuta nella proposta approvata dal Senato. Anzi, oggi diciamo che si dovrebbe essere anche più ambiziosi, arrivando al dimezzamento netto del numero degli eletti. Bisogna farlo però senza uccidere la democrazia, senza cancellare la rappresentanza dei territori e delle minoranze. E’ esattamente quello che si realizza invece con la legge votata oggi: in intere regioni solo la maggioranza potrà eleggere parlamentari”. A scriverlo in una nota è Silvio Berlusconi, che si scaglia contro la legge votata da Lega e Cinque Stelle, che riduce le poltrone parlamentari di 345 posti e su cui Forza Italia ha rifiutato di esprimersi.

Invece con questa legge – conclude Berlusconi nella nota – con il nobile pretesto della riduzione dei parlamentari si sta scippando agli italiani un’altra quota di democrazia. Per questo, pur condividendo l’obbiettivo dichiarato, ci siamo rifiutati di partecipare alla votazione”. Continua a leggere (Fonte: ADNKRONOS.IT)

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“Sentire le voci” non è segno di psicosi

Ven, 07/12/2019 - 09:26

Uno studio durato due anni, che ha coinvolto 139 uditori di voci, e che ha visto la risoluzione clinica di decine di casi affrontati, superando l’assioma allucinazione-psicosi: è quello condotto dalla dott.ssa Maria Quarato, docente in Psicoterapia Interazionista, e responsabile del centro “Ediveria”, Associazione per la ricerca internazionale e la consulenza “sull’udire voci”, con sede a Vienna e convenzionata con l’ Università degli studi di Padova, in collaborazione con il Prof. Alessandro Salvini, già suo docente, e il dott. Antonio Iudici.
Dai nostri studi e soprattutto dalla pratica clinica e psicoterapeutica – afferma Quarato – è emerso il fallimento della realtà inventata della psichiatria, che etichetta come psicotiche o schizofreniche persone perfettamente sane.
Già la psichiatria ortodossa accetta che il 10% della popolazione generale abbia fenomeni più o meno complessi di allucinazioni, ma non riesce a superare il dogma di associare chi sente le voci a una patologia importante. 
I questionari somministrati – aggiunge Maria Quarato – riguardavano anche persone provenienti da strutture psichiatriche con diagnosi infauste. Spesso il processo diagnostico peggiora la condizione dell’uditore di voci: sia per gli effetti collaterali degli psicofarmaci somministrati ben oltre il periodo necessario a gestire le emergenze, sia per gli effetti prodotti dall’idea di essere malati mentali, così come veniva loro detto dagli psichiatri.
La media di sedute per la risoluzione dei casi è stata di sei-otto incontri. Gli incontri purtroppo aumentano nel caso di persone già psichiatrizzate e diviene necessario affrontare anche gli effetti nefasti dell’errore diagnostico.
Ascoltando attentamente ogni storia – prosegue Maria Quarato – si scopre che il problema non sono le voci in modo specifico, ma le teorie attraverso cui l’uditore cerca di spiegare le sue voci, e tra le tante c’è anche l’idea di essere mentalmente malati. Le voci sono solo un modo attraverso cui le persone cercano di affrontare aspetti psicologici che necessitano di essere gestiti, sarebbero insomma solo un modo di pensare, per esprimere parti di sé alcune volte in conflitto, come può capitare a molti, solo che l’uditore è in grado di attivare voci che “raccontano” questi diversi punti di vista. Come confermano tanti ricercatori ormai, sentire le voci non è quindi il segno di una patologia, ma una propensione neurologica, che la psichiatria ha catalogato nella diagnostica imperante, ma che è sempre stata presente in ogni società ed in ogni epoca, e che in alcune culture, addirittura, diviene un’abilità da acquisire con la formazione e la pratica.
Le voci delle persone intervistate erano di ogni genere: angosciose, persecutorie, critiche, consolatorie, incoraggianti, come possono esserlo i pensieri di tutti, e molto spesso vengono attivate dall’uditore per risolvere la condizione, sempre più frequente nella nostra società, di solitudine, che è il vero problema che psicologi e psichiatri spesso sono chiamati ad affrontare. 
Le persone che gli psichiatri chiamano “psicotici”, così come indica il DSM , manuale statistico delle malattie mentali, recentemente criticato aspramente anche da diversi psichiatri tra cui i ricercatori dell’Università di Liverpool sono in realtà pensatori dialogici e sono moltissime le persone che riescono ad attivare le voci e sono consapevoli di attivarle in modo intenzionale, tanti lo nascondono intelligentemente spaventati dall’idea di essere etichettati come malati mentali.

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Foto di 1195798 da Pixabay 

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Uccisi, picchiati, censurati: fare giornalismo ambientale sta diventando sempre più pericoloso

Ven, 07/12/2019 - 08:00

Il 13 novembre 2008, il giornalista russo Mikhail Beketov, caporedattore del giornale locale Khimkinskaya Pravda, viene fermato da due uomini sull’uscio di casa. Con una sbarra di ferro gli fracassano le mani e le gambe e gli fratturano il cranio. In seguito all’attacco Beketov rimane paralizzato, senza 4 dita, la gamba destra amputata, con danni al cervello che gli impediscono di parlare. Morirà nel 2013 per un attacco cardiaco.

L’8 novembre del 2010, Oleg Kashin, giornalista del Kommersant, viene aggredito da due uomini, armati di una mazza metallica. Gli rompono le gambe, le braccia e la mandibola, infieriscono sulla sua mano destra con la quale il giornalista scriveva. Dopo una settimana in coma, Kashin riesce a riprendersi dalle violenze subite e ora scrive per testate russe e straniere, tra cui il Guardian, e si batte per la libertà della stampa russa.

Pochi giorni prima dell’attacco a Kashin, era toccato ad Anatoly Adamchuk, reporter del giornale locale Zhukovskie Vesti, essere fermato e picchiato anche lui da due uomini. Adamchuk viene addirittura accusato di aver pagato mille rubli i suoi assalitori e di organizzato il proprio pestaggio. Gli attacchi a Beketov, Kashin e Adamchuck sono legati tutti dallo stesso filo rosso.

I tre giornalisti si stavano occupando degli impatti ambientali derivanti dalla costruzione di un’autostrada da Mosca a San Pietroburgo che avrebbe permesso di velocizzare il trasporto di merci da una capitale all’altra. 

Fonte: valigiablu.it

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Grazie al Team Recyclo, sul Canale Cavour i ciclisti saranno ospitati come nei bivacchi di montagna

Ven, 07/12/2019 - 07:00

Il Team Recyclo del Politecnico di Torino ha ideato un Modulo Abitativo Autosufficiente per Cicloviaggiatori e Camminatori, un’unità abitativa in legno pensata per offrire riparo e ospitalità a ciclisti e biciclette che percorrono le grandi vie ciclabili.

Il MAACC si ispira ai bivacchi di montagna e segue i criteri di sostenibilità ambientale e sociale, ricerca scientifica, riciclo, valorizzazione del territorio e del patrimonio storico. Il primo prototipo è stato posizionato lungo la futura ciclostrada del Canale Cavour, all’interno di una antica cascina. L’idea è quella di vederlo presto riprodotto in altri contesti da valorizzare simili a questo e all’interno degli edifici dei caselli di controllo del Canale Cavour.

Il MAACC si inserisce nel contesto Europeo del progetto EuroVelo, un sistema di piste ciclabili che, una volta completato, attraverserà l’intero continente. Nell’ambito di questo progetto, la Regione Piemonte ha recentemente finanziato una ciclostrada lungo il Canale Cavour; sullo stesso territorio si snoda poi una parte della Via Francigena, che negli ultimi anni è stata meta di un consistente aumento di viaggiatori in transito.

In questo territorio sono presenti aziende agricole legate alla coltivazione del riso e aziende della filiera legno, che il team di lavoro hacoinvolto in qualità di partner o sponsor. Il prototipo è stato realizzato recuperando gli scarti della lavorazione del riso e componenti edilizi derivanti dalla filiera legno del pioppo, specie massicciamente coltivata nell’area di progetto per scopi commerciali. Sono stati coinvolti anche alcuni esperti del Progetto RiceRes del Cnr.

Al momento il modulo è il risultato di un progetto studentesco e, per questo, pur essendo accessibile fisicamente, non può ospitare utenti paganti. Qualora diventasse attivo a tutti gli effetti, un’app ne regolerebbe l’accesso tramite codici e consentirebbe il pagamento del servizio. Il soggiorno previsto è di una notte e il modulo offre riparo anche alla bicicletta dell’utente, che può quindi accedere in completa autonomia. I dispositivi di automazione del modulo sono stati realizzati medianti il recupero di componenti elettronici dismessi.

Altro elemento importante del progetto riguarda il rapporto con il patrimonio architettonico esistente. Il modulo è progettato per essere posizionato all’interno dei fabbricati dismessi delle aziende agricole presenti nell’area, come i grandi porticati delle cascine storiche e i portici dei caselli del Canale Cavour. In questo modo si evita la realizzazione di coperture che lo riparino dagli agenti atmosferici. Si tratta comunque di fabbricati per i quali il progetto intende offrire una nuova prospettiva di riuso e che oggi sono privi di funzione a causa delle trasformazioni delle tecnologie della produzione del riso.

Scopo del progetto è anche quello di definire una proposta concreta di riuso del patrimonio storico rurale, favorendo il coinvolgimento delle realtà agricole locali, e di sensibilizzare le persone verso la cultura di un turismo eco-sostenibile a basso impatto ambientale. In questo senso, il prototipo potrà essere il punto di partenza di un possibile sviluppo di strutture ricettive simili lungo altre ciclostrade, inserite in aree naturalistiche o in altri luoghi adibiti alla ricezione turistica.

Fonte immagini: www.teknoring.com

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Dyson, dall’aspirapolvere all’auto elettrica di lusso

Ven, 07/12/2019 - 07:00

Lo sapremo presto, visto che ai circa 500 dipendenti della Dyson sono arrivati via email i bozzetti del brevetto che è stato depositato e a cui si lavora già dal 2017. Niente di definitivo, nemmeno un nome. Dyson è un nome che rimanda all’affidabilità, ma progettare auto elettriche non è certo come progettare aspirapolvere e ventilatori…

Il sito Autocar ha mostrato i bozzetti dell’auto sulla base di 3 brevetti. Il veicolo potrebbe arrivare sul mercato nel 2021. Si tratterebbe di una sorta di lungo crossover, elegante e massiccio ma con ruote sottili e dal diametro ampio. Ogni bozzetto va comunque dimenticato subito dopo averlo visto. Tutto potrebbe cambiare.

Sono già 2 anni che si discute del piano di Dyson di investire quasi 3 miliardi di euro su questo progetto, i bozzetti mostrano null’altro che un ripensamento del design di un suv, utile a renderlo di lusso e adatto all’era dell’elettrico. Peso ridotto, telaio in alluminio, aerodinamica ad hoc per massimizzare le performance e comfort estremo all’interno grazie allo spazio ricavato nell’abitacolo.

Per quanto riguarda le batterie, pare che verranno utilizzate quelle allo stato solido: più capacità, quindi più autonomia per il veicolo. La produzione dell’auto sarà collocata fuori dalla Gran Bretagna – luogo di nascita dell’azienda – in uno stabilimento di Singapore, da un lato per evitare le insidie della Brexit (qualche tempo fa anche da Volkswagen avevano ribadito la questione dei costi di produzione, meno elevati in Cina), dall’altro perché il mercato cinese resta il principale per la Dyson e fucina dell’elettrico. Nel Wiltshire resterà comunque la sede principale.

Prezzo finale dell’auto elettrica Dyson: attorno ai 100 mila euro. È ovvio che Tesla sarà il competitor principale. Da parte sua, Dyson ha il vantaggio di aver acquisito la Sakti3, che le permette di avere già in mano la tecnologia per la produzione di batterie al momento non sfruttate dal comparto auto. Lo svantaggio è nella storia stessa dei prodotti Dyson: i motori ai quali lavora da sempre saranno adatti a muovere un nuovo prodotto così pesante?

Fonte: https://www.autocar.co.uk/car-news/new-cars/dyson-electric-car-new-patents-show-mould-breaking-design

Immagine di cover: Disegno di Armando Tondo

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1968: Stanley Kubrick è finito

Ven, 07/12/2019 - 07:00

Da oggi Paride Leporace inizia la sua collaborazione con People For Planet. Ogni venerdì un articolo sul cinema. Welcome Paride!

Ho rosicato di non poter essere stato a Pisa martedì al Festival dei numeri primiFederico Buffa, uno dei migliori narratori italiani, a 50 anni dalla prima uscita nelle sale di 2001: Odissea nello Spazio ha presentato il suo ultimo lavoro teatrale: L’Odissea di Kubrick.
«Federico Buffa racconta l’odissea del regista nel dare corpo alla storia dell’umanità dalla sua alba e oltre l’infinito. Aprile 1968. “Stanley Kubrick è finito”, proclamano unanimemente produttori e critici dopo le prime proiezioni di 2001: Odissea nello Spazio a Washington. Nonostante il verdetto nell’establishment hollywoodiano, il viaggio di Bowman nello spazio diventerà in poco tempo un successo di pubblico e critica. Il film di Kubrick darà svolta epocale alla storia del cinema.

Il 12 dicembre 1968, mentre il mondo cambia, in Italia arriva un capolavoro assoluto del Cinema e della Fantascienza (anche se la critica ancora si accapiglia se è genere o summa di filosofia). Kubrick sul punto ha detto: “Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico e allegorico del film”.

L’avventura del moderno Ulisse tracciata dall’alba dell’uomo al futuro prossimo datato 2001. Alla vigilia dell’arrivo dell’uomo sulla Luna, un genio assoluto del cinema, fa vedere il transito su Giove e la presenza ingombrante e maestosa del poco conosciuto computer (Hal 9000) e dell’intelligenza artificiale.
Il monolite nero diventerà un feticcio dell’avventura umana. Musiche di Strauss che restano impresse in un valzer di emozioni e di godimento e un uso innovativo degli effetti speciali realizzato in un anno e mezzo di lavoro che ben si sposa con il nascente clima culturale psichedelico dell’epoca. Il regista assunse allucinogeni per realizzare le scene visionarie e molti spettatori di diverse epoche nei loro personali “trip” mi hanno testimoniato di aver rivisto la scena del feto e altre immagini del film.
Resta un’opera contemporanea e non risente di tutto quello che oggi conosciamo.

Secondo Morandini “continua ad essere il film di Fantascienza più inquietante, adulto, stimolante e controverso che sia mai stato fatto, senza contare il suo fascino plastico-figurativo e sonoro musicale”. I satelliti, le colonie orbitanti, la nave spaziale e la grande stazione spaziale rotante che appaiono all’inizio della seconda parte del film sono riproduzioni di progetti della Nasa mai realizzati. L’elaborazione dei vari modelli di astronavi è stata affidata a ingegneri aerospaziali e non ad artisti.

Esiste una versione originale restaurata in 70 mm superpanavision e proiettata a Cannes.
Il mio sogno è di farla vedere nei calanchi di Pisticci come proiezione speciale ed happening cinematografico al Lucania Film Festival. Spero di recuperarmi Buffa in televisione. Vi tengo informati.

Foto di Reimund Bertrams da Pixabay

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Bullizza una pianta, l’esperimento: quella insultata appassisce

Gio, 07/11/2019 - 21:15

Bullizza una pianta” è lʼesperimento, dalla durata di 30 giorni, contro la violenza. Lo studio è stato ideato da Ikea a Dubai per risvegliare la coscienza dei ragazzini sulla violenza verbale e fisica ed è terminato il 4 maggio, giornata internazionale contro il bullismo.

Nel periodo di riferimento gli alunni dovevano insultare continuamente una pianta e fare i complimenti allʼaltra. I risultati sono stati evidenti, quella bullizzata si prensenta secca e morente. 

La differenza nella salubrità della pianta sta proprio nelle parole dette agli alberelli poichè tutte e due sono state annaffiate e concimate allo stesso modo. Su un alberello gli alunni dicevano parole di incoraggiamento e complimenti e facevano carezze sull’altro insulti e offese. 

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Decreto FER1, in dirittura d’arrivo ma con modifiche al mini idro

Gio, 07/11/2019 - 16:15

Dai requisiti per accedere agli incentivi per l’idroelettrico alle nuove modalità di premialità per l’autoconsumo fotovoltaico

Dopo l’ok di Bruxelles, il decreto FER1 torna nelle mani dei Ministeri competenti per le ultime limature e la pubblicazione. Un passaggio obbligato soprattutto se si considera che il ritardo accumulato in questi mesi aveva fatto decadere le prime date d’asta inserite nel provvedimento. Ancora nessuna tempistica certa sulla firma del testo finale: la bozza attuale, l’ultima versione ritoccata dal Ministero dell’Ambiente e consegnata nel mani di quello dello Sviluppo Economico,  riporta novità per venire incontro ad alcune delle osservazione della Commissione europea. Il grande nodo da sciogliere è ovviamente quello riguardante il mini idroelettrico.

La revisione del testo, in ambito dei requisiti specifici per accedere agli incentivi del decreto FER 1, introduce una doppia possibilità per i progetti di mini idroelettrico. La prima richiede la certificazione da parte dell’ente locale che ha rilasciato la concessione, delle  “quattro i” del decreto 23 giugno 2016 (articolo 4, comma 3) ossia che l’impianto:

1) sia realizzato su canali artificiali o condotte esistenti, senza incremento né di portata derivata dal corpo idrico naturale, né del periodo in cui ha luogo il prelievo;

2) utilizzi acque di restituzioni o di scarico di utenze esistenti senza modificare il punto di restituzione o di scarico;

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5 consigli per evitare ai nostri figli la dipendenza da smartphone

Gio, 07/11/2019 - 15:00

Gli smartphone ormai fanno parte della vita nostra e di quella dei nostri ragazzi. È anacronistico pensare di poter impedire ai figli adolescenti l’utilizzo di questa tecnologia che anche per noi è diventata quasi indispensabile.

E malgrado non sia oro quel che luccica – per continuare con i proverbi – è anche vero che di oro ce n’è molto: essere sempre connessi aiuta nell’apprendimento, ci dà un molte di informazioni utili nella vita quotidiana, ci permette di comunicare velocemente e di risolvere in poco tempo contrattempi che senza la tecnologia moderna avrebbero richiesto ore se non giorni.

È anche vero, come dicono i detrattori, che l’iper-connettività comporta alcuni rischi per la salute: dolori al collo, occhi irritati, disattenzione allo studio, ecc.

In alcuni casi la dipendenza da smartphone è considerata una vera e propria patologia: in Corea per esempio colpisce l’8.4% degli adolescenti. In Italia, secondo dati Istat, l’85% dei giovani tra gli 11 e i 17 anni possiede un telefonino, l’87,5% delle ragazze lo usa tutti i giorni, il 60% lo controlla per prima cosa appena sveglio e come ultima poco prima di addormentarsi. Il 63% tra i 14 e i 19 anni lo usa a scuola durante le lezioni e il 50% trascorre dalle 3 alle 6 ore al giorno con lo smartphone in mano.

Che fare allora per preservare i ragazzi dai disturbi collegati all’uso smodato di questa tecnologia?

Spiega Alberto Villani, Presidente della Società Italiana di Pediatria in un’intervista a Repubblica: “Servono dialogo e regole chiare. Raccomandiamo ai genitori di mantenere sempre una comunicazione efficace con i propri figli, perché una buona relazione contribuisce a favorire un corretto uso delle tecnologie digitali. Ma è indispensabile anche stabilire regole e limiti chiari nell’utilizzo dei media device

Per cominciare potremmo eliminare l’uso dei telefonini

  1. A tavola; il pasto è un momento per stare insieme in famiglia.
  2. Durante i compiti, a meno che non serva per qualche ricerca relativa allo studio
  3. A scuola
  4. Prima di andare a dormire; una statistica afferma che l’uso dello smartphone a letto porta alla perdita di circa sei ore e mezza di sonno a settimana
  5. Attenzione poi ai sintomi da dipendenza come mal di schiena, di testa, modifiche del ritmo del sonno, irritabilità.

In conclusione: serve un po’ di attenzione da parte degli adulti per un corretto uso di uno strumento che non va certo demonizzato.

E magari serve anche un po’ di buon esempio: possiamo anche evitare di andare a sbattere contro un palo mentre passeggiando leggiamo o inviamo un messaggio.

Fonti:

https://www.biomedia.net/eventi/evento-home/2582

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/05/29/news/smartphone_i_consigli_dei_pediatri_per_evitare_che_diventi_una_dipendenza-227461963/?ref=RHPPBT-VU-I0-C4-P27-S1.4-T1

https://www.quotidiano.net/blog/malpelo/adolescenti-giochi-app-e-smartphone-abitudine-che-diventa-dipendenza-33.3435

Foto di Sagar Biswas da Pixabay

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