Banchi a rotelle 3.0 sfrecciano a velocità supersonica nelle scuole

di Ilaria Fontana

Questo oggi è l’incubo degli insegnanti

La psicologa e psicoterapeuta Ilaria Fontana a proposito della riapertura delle scuole.

Studenti adolescenti in preda alle tempeste ormonali cavalcano il loro Destriero rotante brandendo righelli come spade.
Bidelli arbitri perfetti delle Corse nei corridoi per girare la versione italiana di Fast and Furious.
Ma non c’è problema, come spiega il ministro Azzolina, i nuovi banchi permetteranno un rientro sicuro a scuola tutelando il distanziamento sociale dei ragazzi.

Siamo alla fine di agosto e la ripresa scolastica si avvicina ma la nebbia che la circonda non pare ancora diradarsi.
Ingenuamente si poteva immaginare che le azioni di prevenzione e di rinnovamento riguardassero l’inserimento di psicologici nelle scuole per contenere l’alone di ansia e paura proiettato dal Covid, di progettare programmi di informazione e prevenzione sulla salute. E magari anche dare più spazio alla presa di coscienza di comportamenti responsabili per evitare la diffusione dei contagi. Trasmettere le basi di un comportamento rispettoso dell’altro permetterebbe lo sviluppo della maturità e del senso di solidarietà nei ragazzi.

Ma evidentemente ciò non viene considerato altrettanto necessario dell’acquisto di banchi con le rotelle da 300€.
Il Covid ha reso estremamente visibili le molte carenze del sistema scolastico del nostro Bel Paese. Ad esempio le lezioni a distanza hanno reso evidente il ritardo decennale nella digitalizzazione del nostro sistema formativo.

Ricapitoliamo la situazione degli studenti italiani negli ultimi sei mesi: si sono improvvisamente visti bloccati a casa da marzo. Niente più compagni di classe, abbracci amichevoli, gomitate di intesa, chiacchiere nei corridoi.
La socialità si è ridotta alla sola piattaforma virtuale garantita dai cellulari, aumentando tra l’altro le difficoltà relazionali già presenti in questa fase dello sviluppo.
Si sono visti catapultati in casa i loro insegnanti attraverso la didattica a distanza.
Pochi gli studenti con case grandi e silenziose in cui studiare in tranquillità, i più si sono adattati nelle cucine, nei salotti e se era necessario anche nel bagno per avere un po’ di silenzio. Per non parlare di coloro che non avevano un computer in casa o un collegamento a internet.
Dalle testimonianze degli insegnati emerge come i ragazzi abbiamo sofferto l’invasione nella loro privacy.

Susanna De Astis professoressa del liceo E. Ferraris di Cesenatico racconta in un’intervista “E’ stato imbarazzante per alcuni miei studenti collegarsi alla piattaforma utilizzata per le lezioni mentre la mamma cucinava, la sorellina più piccola piangeva e la nonna camminava avanti e indietro per la riabilitazione dell’anca. Le difficoltà riportate dai ragazzi sono state diverse, tra cui anche quelle pratiche legate alle differenti condizioni economiche e abitative.
Alcuni si vergognavano così tanto da fingere problemi nella connessione o malesseri, per poi scusarsi in privato tramite email.”

Ora dopo tutto questo qualcuno si è chiesto veramente di cosa avrebbero bisogno i ragazzi? Qualcuno si è chiesto con quale stato d’animo aspettano settembre? Non si vuole sminuire l’importanza di trovare una strategia al distanziamento sociale, provvedendo a cambiare la disposizione di banchi e di sedie nelle aule, ma se il ministro pensa che l’acquisto di banchi a rotelle siano una priorità soffre di una grave forma di miopia sui bisogni evolutivi dei bambini e degli adolescenti.
Non ci vuole tanto a immaginare che negli ultimi mesi si sia persa la regolarità nell’apprendimento, l’allenamento dell’attenzione e della pazienza a stare seduti ad imparare qualcosa che richiede tempo e dedizione.
Per non parlare dei bisogni degli insegnanti, totalmente assenti dai progetti ministeriali.
Agli insegnanti viene solo chiesto di adeguarsi alle nuove direttive senza sapere neanche se si sentano preparati a gestire efficacemente la nuova relazione con gli studenti in un contesto in cui la prossimità è pericolosa.
Si è pensato a fornire loro degli strumenti psicologici e relazionali per contenere il disorientamento degli studenti? No, infondo hanno solo il compito di relazionarsi con loro per 5-6 ore al giorno, come minimo.
E che direttive hanno ricevuto tutti gli insegnanti di sostegno che si occupano di bambini con bisogni speciali dove la vicinanza fisica è prerequisito indispensabile all’aiuto?

Nell’era pre Covid l’insegnamento rappresentava per molti un lavoro sicuro, persone che non erano riusciti a trovare un altro impiego si adoperavano per prendere l’abilitazione all’insegnamento come piano B, oggi queste stesse persone temono il giorno in cui verranno chiamati a insegnare. Perché sanno benissimo che verranno lanciati in uno scenario caotico e complesso, senza direttive, né formazione adeguata.
In questo momento storico in cui il Covid impone riforme scolastiche già in attesa da decenni non solo per ciò che riguarda la sicurezza edilizia degli istituti, ma anche per l‘aggiornamento dei programmi di studio, noi rinnoviamo le sedie.
Mi chiedo se il professore John Keating de l’Attimo fuggente avesse mai pensato di risvegliare le giovani menti dei suoi studenti con dei banchi a rotelle.

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