Dalla solidarietà all'arte all'economia circolare: Jacopo Fo racconta la sua vita a favore dei più deboli.

DALLA SOLIDARIETÀ ALL'ARTE ALL'ECONOMIA CIRCOLARE. JACOPO FO RACCONTA LA SUA VITA A FAVORE DEI PIÚ DEBOLI. IN PRIMO PIANO LE VITTIME DEL LAVORO PER LE QUALI DARIO FO E FRANCA RAME LASCIARONO LA RAI

Ho intervistato per la prima volta Jacopo Fo nell'ottobre scorso per parlare del Comitato Nobel per i Disabili, una organizzazione non lucrativa di utilità sociale fondata da Dario Fo, Franca Rame e dallo stesso Jacopo per aiutare le persone portatrici di disabilità mentali o fisiche. "Prendersi cura dell'altro, prendersi cura di sé" era il titolo della mostra di cui abbiamo parlato in occasione del terzo festival dell'Outsider Art e dell'Arte Irregolare. Con me c’era il collega Luca Faccio, il blogger de "Il Fatto Quotidiano", che fa parte dei volontari che sostengono il Comitato. Luca per anni è stato amico di casa Fo e in particolare di Franca Rame, che apprezzava il suo blog e gli aveva chiesto di darle una mano, cosa che continua a fare anche oggi per sostenere le persone in difficoltà. Con Jacopo è facile parlare. Da uomo libero qual è, non mi fissa un appuntamento, ma si limita a dire: “Chiamami quando vuoi. In tarda mattinata va sempre bene”. Non c’è dubbio che anche lui abbia respirato da sempre l'aria della libertà. Basta pensare che i suoi genitori se ne erano andati dalla RAI perché avevano osato parlare di vittime del lavoro, quando ancora in pochi se ne occupavano. Per questo motivo l'ANMIL è entrata nella vita di Dario Fo, qualche anno prima che morisse, assegnandogli a Piacenza un premio per la sua vicinanza agli scopi dell'Associazione. E proprio da qui ho ripreso il discorso con il figlio Jacopo.  

- Che cosa ricordi dell'impegno dei tuoi genitori per gli infortunati sul lavoro? 
Negli anni 60 non si poteva parlare in televisione di morti sul lavoro e non si poteva parlare di mafia. I miei genitori se ne andarono dalla RAI per protestare contro le censure. Ricordo che, su un testo già approvato dalla stessa Commissione Censura, vennero fatti dei tagli pesanti e così i miei decisero che era indegno continuare ad accettare questa situazione. Ricordo anche che mio padre ricevette dalla CGIL Muratori una piccola cazzuola d'oro e fu una delle poche volte che si mise a piangere. Gli edili erano in sciopero da tempo e questo fu per lui un gesto grandioso.

- Qual è l'eredità morale di chi si chiama Jacopo Fo?
Cercare di continuare a comportarmi bene e a mettere in pratica la solidarietà. È quello che stiamo cercando di fare con il Nobel dei Disabili, continuando a promuovere azioni di vario tipo. Una molto importante, che siamo riusciti a portare in porto, è quella dell'arte irregolare, cioè una galleria d'arte in rete, che si trova sul sito del Nobel per i Disabili, dove espongono disegni sia pittori cosiddetti "sani", come mio padre, come me e altri amici, sia persone che hanno problemi mentali o fisici. La cosa sta funzionando perché, da una parte queste persone riescono a vendere quadri in rete, dall'altra è stata organizzata una serie di manifestazioni espositive e non solo. Tra queste un convegno - che abbiamo fatto per tre anni consecutivi e che sarà promosso anche il prossimo anno - sull'uso dell'arte come strumento sia di liberazione emotiva e psicologica, sia di sostegno economico per le persone che hanno problemi mentali o fisici. 

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