Festival dell'Arte Irregolare

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Festival dell’Arte Irregolare: un Festival atipico come atipico è questo anno ma non per questo meno intenso, alla scoperta dell'arte e della bellezza nascosta per far conoscere e diffondere le opere di coloro che a pieno diritto devono essere considerati artisti, artisti che esprimono la loro sensibilità in modo spontaneo, senza filtri concettuali, senza interessi per la fama o per il mercato.

La V edizione del Festival dell’Arte Irregolare vede Bologna come città ospitante. A causa della pandemia l’evento si terrà soprattutto online.
Dal 2 al 4 ottobre chi si collegherà al sito www.festivalarteirregolare.it potrà seguire tutto il Festival comodamente da casa.

La Mostra che non c'è: quattro itinerari nell'arte irregolare, seguire gli interventi dei maggiori esperti di Outsider Art come Giorgio Bedoni ed Eva Di Stefano; seguire Francesca Renda che ci accompagna nelle vie del Pratello, storico quartiere di Bologna, alla scoperta dell'artista outisider Roberto Mastai; emozionarsi con lo spettacolo del Teatro di Camelot che ripercorre la storia del Primo miracolo di Gesù Bambino del Mistero Buffo di Dario Fo.

Il Festival è una bella occasione per condividere obiettivi comuni, per ampliare ad altre realtà l’opportunità di valorizzare opere e artisti attraverso la galleria dedicata, per mettere in connessione competenze ed esperienze, dare forza ai progetti già attivi nei diversi territori, avviarne dove non ci sono, trovare spazi culturali ed economici per garantire continuità e sviluppo, resistere alle crisi attraverso l’arte, e molto altro ancora.

Oltre alla valorizzazione delle opere e degli artisti, la cosa che ci interessa è curare il processo creativo che muove tutto il progetto e farlo crescere: è per questo che abbiamo organizzato il primo Festival dell’Arte Irregolare, per contaminarci con altre esperienze e moltiplicare le opportunità. Oggi raccogliamo le testimonianze di artisti e di operatori che da tantissimi anni lavorano in questo campo.

Anche tu puoi fare la differenza! Aiutaci e sostieni il Festival dell’Arte Irregolare e i suoi artisti. Dona qui, ogni contributo è fondamentale! 

 

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Nessuno tocchi Caino

Ci sono momenti nei quali mantenere dritto il timone morale è più importante che vincere.

Il padre di mio padre, dirigente del Cnl, che si occupava di far scappare in Svizzera ebrei e soldati inglesi fuggiti dai campi di prigionia, nei giorni successivi alla resa nazifascista si occupò di impedire, armi alla mano, la fucilazione di numerosi fascisti che non si erano macchiati di crimini.

In tutta la mia vita ho seguito questo principio.

Ho evitato il pestaggio di alcuni fascisti.

Ho difeso la Presidente del Senato Irene Pivetti quando sulle pagine di “Cuore” si inneggiava al suo stupro.

Ho difeso Maria Elena Boschi quando il suo seno è diventato arma di distrazione di massa dalla domanda essenziale sulla truffa delle banche a danno dei risparmiatori. E la domanda era, ed è ancora: chi si è rubato i soldi e chi ha reso possibile e coperto questa appropriazione?

In queste e in molte altre occasioni la linea di confine tra ciò che è morale e ciò che è immorale (e alimenta la violenza) è stata la mia trincea invalicabile.

Odio chi oggi mi costringe a difendere Salvini.

Compatisco quelle persone che si credono progressiste e magari pure pacifiste e agiscono in modo aggressivo (facendo peraltro un grasso regalo proprio alla destra più retriva).

Ma comunque il mio dovere è quello di schierarmi, anche fisicamente, a difesa del diritto dei miei avversari di parlare e manifestare in pace.

Ps: tempo fa ho proposto di istituire una “Giornata Nazionale della Gentilezza verso gli Avversari Politici”.

Alcuni onorevoli di tutti i partiti e alcuni giornalisti hanno espresso la disponibilità a promuovere questa iniziativa pacificatrice. Poi non è successo niente. Credo che una proposta di questo tipo, che affermi la volontà di calmare il vento dell’odio con un gesto di unità, sia urgente.

Come disse Evelyn Beatrice Hall alias Stephen G. Tallentyre (frase attribuita a Voltaire): non sono d’accordo su nulla di quanto tu dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto di dirlo.

 


Banchi a rotelle 3.0 sfrecciano a velocità supersonica nelle scuole

di Ilaria Fontana

Questo oggi è l’incubo degli insegnanti

La psicologa e psicoterapeuta Ilaria Fontana a proposito della riapertura delle scuole.

Studenti adolescenti in preda alle tempeste ormonali cavalcano il loro Destriero rotante brandendo righelli come spade.
Bidelli arbitri perfetti delle Corse nei corridoi per girare la versione italiana di Fast and Furious.
Ma non c’è problema, come spiega il ministro Azzolina, i nuovi banchi permetteranno un rientro sicuro a scuola tutelando il distanziamento sociale dei ragazzi.

Siamo alla fine di agosto e la ripresa scolastica si avvicina ma la nebbia che la circonda non pare ancora diradarsi.
Ingenuamente si poteva immaginare che le azioni di prevenzione e di rinnovamento riguardassero l’inserimento di psicologici nelle scuole per contenere l’alone di ansia e paura proiettato dal Covid, di progettare programmi di informazione e prevenzione sulla salute. E magari anche dare più spazio alla presa di coscienza di comportamenti responsabili per evitare la diffusione dei contagi. Trasmettere le basi di un comportamento rispettoso dell’altro permetterebbe lo sviluppo della maturità e del senso di solidarietà nei ragazzi.

Ma evidentemente ciò non viene considerato altrettanto necessario dell’acquisto di banchi con le rotelle da 300€.
Il Covid ha reso estremamente visibili le molte carenze del sistema scolastico del nostro Bel Paese. Ad esempio le lezioni a distanza hanno reso evidente il ritardo decennale nella digitalizzazione del nostro sistema formativo.

Ricapitoliamo la situazione degli studenti italiani negli ultimi sei mesi: si sono improvvisamente visti bloccati a casa da marzo. Niente più compagni di classe, abbracci amichevoli, gomitate di intesa, chiacchiere nei corridoi.
La socialità si è ridotta alla sola piattaforma virtuale garantita dai cellulari, aumentando tra l’altro le difficoltà relazionali già presenti in questa fase dello sviluppo.
Si sono visti catapultati in casa i loro insegnanti attraverso la didattica a distanza.
Pochi gli studenti con case grandi e silenziose in cui studiare in tranquillità, i più si sono adattati nelle cucine, nei salotti e se era necessario anche nel bagno per avere un po’ di silenzio. Per non parlare di coloro che non avevano un computer in casa o un collegamento a internet.
Dalle testimonianze degli insegnati emerge come i ragazzi abbiamo sofferto l’invasione nella loro privacy.

Susanna De Astis professoressa del liceo E. Ferraris di Cesenatico racconta in un’intervista “E’ stato imbarazzante per alcuni miei studenti collegarsi alla piattaforma utilizzata per le lezioni mentre la mamma cucinava, la sorellina più piccola piangeva e la nonna camminava avanti e indietro per la riabilitazione dell’anca. Le difficoltà riportate dai ragazzi sono state diverse, tra cui anche quelle pratiche legate alle differenti condizioni economiche e abitative.
Alcuni si vergognavano così tanto da fingere problemi nella connessione o malesseri, per poi scusarsi in privato tramite email.”

Ora dopo tutto questo qualcuno si è chiesto veramente di cosa avrebbero bisogno i ragazzi? Qualcuno si è chiesto con quale stato d’animo aspettano settembre? Non si vuole sminuire l’importanza di trovare una strategia al distanziamento sociale, provvedendo a cambiare la disposizione di banchi e di sedie nelle aule, ma se il ministro pensa che l’acquisto di banchi a rotelle siano una priorità soffre di una grave forma di miopia sui bisogni evolutivi dei bambini e degli adolescenti.
Non ci vuole tanto a immaginare che negli ultimi mesi si sia persa la regolarità nell’apprendimento, l’allenamento dell’attenzione e della pazienza a stare seduti ad imparare qualcosa che richiede tempo e dedizione.
Per non parlare dei bisogni degli insegnanti, totalmente assenti dai progetti ministeriali.
Agli insegnanti viene solo chiesto di adeguarsi alle nuove direttive senza sapere neanche se si sentano preparati a gestire efficacemente la nuova relazione con gli studenti in un contesto in cui la prossimità è pericolosa.
Si è pensato a fornire loro degli strumenti psicologici e relazionali per contenere il disorientamento degli studenti? No, infondo hanno solo il compito di relazionarsi con loro per 5-6 ore al giorno, come minimo.
E che direttive hanno ricevuto tutti gli insegnanti di sostegno che si occupano di bambini con bisogni speciali dove la vicinanza fisica è prerequisito indispensabile all’aiuto?

Nell’era pre Covid l’insegnamento rappresentava per molti un lavoro sicuro, persone che non erano riusciti a trovare un altro impiego si adoperavano per prendere l’abilitazione all’insegnamento come piano B, oggi queste stesse persone temono il giorno in cui verranno chiamati a insegnare. Perché sanno benissimo che verranno lanciati in uno scenario caotico e complesso, senza direttive, né formazione adeguata.
In questo momento storico in cui il Covid impone riforme scolastiche già in attesa da decenni non solo per ciò che riguarda la sicurezza edilizia degli istituti, ma anche per l‘aggiornamento dei programmi di studio, noi rinnoviamo le sedie.
Mi chiedo se il professore John Keating de l’Attimo fuggente avesse mai pensato di risvegliare le giovani menti dei suoi studenti con dei banchi a rotelle.

www.ilariafontana.com


Allo studente non far sapere che la fisica è stupefacente più delle pere!

Cara ministra Azzolina,

ha mai pensato di usare la fisica come argine alla diffusione del bullismo e della droga nella gioventù?

Quel che porta i giovani virgulti a percorrere strade autodistruttive è principalmente l’incapacità di dare un senso alla vita. E non è possibile farlo se non si scopre che l’universo nel quale viviamo è una follia stupefacente, un miracolo dell’improbabilità realizzato, un evento che va contro la logica comune.

Un miracolo, nel senso più puro del termine che neppure il più laico dei mangiapreti può negare, al di là se questo miracolo sia stato realizzato da una divinità senziente o sia frutto di un evento strabiliante quanto improbabile.

Negli ultimi decenni gli scienziati sono stati presi dal panico perché quel che vedono nella realtà subatomica è completamente assurdo. Da questo stupore è nata la teoria della meccanica quantistica che è, per l’appunto, una teoria molto teorica che cerca di descrivere fenomeni assolutamente incomprensibili quanto indiscutibili. E da decenni i fisici quantistici litigano perché sono nate molteplici interpretazioni della realtà che fanno a pugni tra loro…
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Shang: gli ebrei della Cina

Il popolo che inventò la scienza, raccontato da Jacopo Fo

Tutta la cultura cinese è stata determinata, e lo è ancora, dall’incredibile avventura del popolo Shang, matriarcali, con la fissazione delle opere idriche, pazzi per la scienza!

Il popolo Shang arriva a dominare la valle del Fiume Giallo e la Cina nord orientale, tra il 1.700 e il 1046 a.C. (la data di inizio della dinastia è materia di discussione). Come gli ebrei essi non erano un gruppo etnico omogeneo ma una confederazione di tribù, un meticciato tra gruppi di origine diversa; e anche tra gli Shang ci sono gruppi di neri che secondo alcuni storici arrivarono ad essere imperatori.

La presenza di neri tra gli Shang è provata da dipinti e sculture che ritraggono Shang di pelle nera e con tratti somatici negroidi. Altro punto in comune con gli ebrei avere un solo Dio e il dovere di studiare la sua parola. Gli ebrei dedicavano fin da piccoli molto tempo allo studio della religione e secoli dopo diventarono l’unico popolo dove quasi tutti i maschi sapevano leggere e scrivere. Gli Shang come vedremo, credevano che l’unica divinità fosse la forza vitale. Un’entità impersonale, ma comunque un’identità unica. E il bravo devoto doveva onorare l’energia che anima il mondo osservando i fenomeni della natura e cercando di capirli. Dio ti parla attraverso ciò che ha creato. L’universo è un complesso ideogramma, sta a te capirne il significato.

Altro vantaggio comune a questi due popoli il fatto che il loro rapporto con una divinità dava loro una visione più semplice del mondo e riduceva all’osso i doveri verso le entità superiori. Il politeismo animista che caratterizzò gli imperi di tutto il resto del mondo creava parecchi problemi: a ogni passo dovevi ringraziare uno spirito, una divinità… E dovevi fare attenzione perché se scambiavi grano contro letame magari lo spirito del grano se ne aveva a male perché riteneva un insulto avere lo stesso valore di un carro di merda e te la faceva pagare rovinandoti il raccolto. Se la mia divinità è una sola ed è ovunque il problema non si pone e quindi non la offendi se scambi qualche cosa di pulito con qualche cosa di sporco; comunque scambi un pezzo di Dio con un altro pezzo di Dio, nella visione Shang; per gli ebrei scambi un frammento della volontà di Dio con un altro frammento della stessa volontà.

Così la cultura di questi due popoli fu caratterizzata da una grande apertura mentale, capacità di concepire una visione della realtà che riesce a misurare il valore dei singoli elementi che compongono lo scenario usando un’unico metro di giudizio; il che rende possibile realizzare valutazioni particolarmente aderenti al vero; da questa impostazione mentale discende la capacità di esercitare il mestiere del mercante ma anche di essere flessibili dal punto di vista politico e militare.
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La tortura non funziona. Ed è orribile e disgustosa

Un barbaria inumana che sforna terroristi

Uno degli aspetti più orrendi della cultura della violenza è l’idea che si possa avere il diritto di torturate “a fin di bene”. È appena uscito il libro

“The Black Banners: The Inside Story of 9/11 and the War Against Al-Qaeda” di Ali Soufan, ex agente del Fbi, che racconta come i contrasti dentro la burocrazia investigativa Usa abbiano vanificato una possibilità di sventare gli attentati dell’11 settembre. Ma al di là di questa storia trovo notevole il fatto che Ali Soufan critica dall’interno i torturatori, spiegando perché non solo sono inefficienti per ottenere informazioni attendibili (pur di far cessare la tortura i prigionieri sono disposti ad affermare qualunque cosa) ma è anche uno strumento idiota perché favorisce la radicalizzazione dei potenziali terroristi. Ed è una questione che denunciamo da anni: lo spietato Stato Islamico dell’Isis è nato nelle sale di tortura dei carceri statunitensi in Iraq. Questo è un discorso importante nella lotta per la fine di questa forma di barbarie inumana. Uno dei crimini più orrendi contro l’umanità.

Ma se vogliamo vedere che gli oliatori del mondo capiscano che la tortura è orrore dobbiamo campare molto a lungo. Forse ci si mette meno a far capire che la tortura non è solo abominio: non è neppure uno strumento efficiente per difendere “La civiltà”.
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Il gioco della lingua italiana espansa

Hai a disposizione più di un milione di parole inutilizzate!
Approfittane!!!

L’italiano è una lingua meravigliosa perché contempla parole che indicano molte sfumature di uno stesso concetto, inoltre siamo maestri nell’uso di forme figurate e modi di direio ti amo, ti adoro, ti voglio bene, sono innamorato di te, sono pazzo di te, mi hai fatto innamorare, mi hai trafitto il cuore, mi hai stregato, sono cotto, sedotto, affascinato, ammaliato, conquistato appassionato, mi hai fatto prendere una sbandata,  rapito, incantato,  infatuato, preso, mi attrai, mi entusiasmi, mi hai acceso, infiammato, invaghito, ti desidero, ti bramo…

L’italiano contempla dalle 215mila alle 270mila parole a seconda delle stime

Se prendiamo in considerazione tutte le declinazioni di tempi, maschili, femminili, singolari e plurali di nomi, verbi e aggettivi si stima si arrivi a 2 milioni.
Ma esiste anche un milione e più di parole derivate che potrebbero esistere ma non vengono usate e quindi non sono contemplate dai vocabolari.
Possiamo giocare a espandere l’italiano, e iniziare a usare parole che pur non esistendo sono corrette e capaci di suggerirci un significato sensato anche se non le abbiamo mai sentite dire.
Dal termine rosso deriviamo la parola rossore.
Possiamo far derivare dalla parola risotto il termine risottore?
“Questo risotto è così buono che sento diffondersi dentro di me un risottore profondo e piacevole!”
Ma dal termine dotto deriviamo dottore. Quindi potrei dire: “Per conoscere i segreti del risotto mi rivolsi a un risottore laureato”.
Amore ha molte parole derivate: amare, amante, amato, amorazzo, amoruccio. Si potrebbe dare un significato anche a amorista (o amarista?), amorismo, amorigno, amorigeno, amoreso, amoritico, amoriccio?
E ippopotamo? Ippopotame, ippopotista, ippopotico, ippopotamao, ippopotanamo…
Pangolino: pangolinismo, pangolinista, pangolinico, pangoleso, pangolesso, pangolao, pangolinizzazione.
E chi sa dire cosa potrebbero significare: pentolismo, protuberanzia, padellazione, coltellarismo, forchettizzazione, brocchismo, broccanzia, scarpaggine, calzaggio, asinato, asinista, scimmiese, valigenza, foruncoliere, orecchista, manista, piedolo, cosciarolo, scoreggità, sputalegio, occhimento, chiappoide, comunistoto, vermetteria, lombricosi, viperemento, ombellicume, cacciavitazione, millepiedale, ferrodastirambulo, rapario, caterpillabile, automobiligrafo, camionico, sederivago, fallotivo, passeratorio, snaricciamente.
Ne risulterebbero frasi ipotetiche dal dubbio ma affascinante significato:
Camminava a zebroni
Erano sotto il dominio rinocerontarchia
Capii subito che era un uomocero (era un cornuto?)
Quella donna era dominata da una forte cavallettocinesi (di facili costumi?)
Mi servirono un piatto di spaghetti olivocratici
Era afflitto da scoreggiogonia

Wikipedia elenca più di 80 suffissi… C’è da sbizzarrirsi.
Ma ci sono anche prefissi in grande quantità, più di 250.
Cosa potrebbe significare deippopotimizzare?
iperistricismo?
E che dire di prosmutandismo, ipobluista, oltreflautulenzità, ultrasurfista, prepentolizzazione, protosinghiozzismo, transcarpazione, xenopipista?
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Punto G, muscoletti vaginali e piacere femminile

Come trovarli e come trattarli

Sono passati 40 anni da quando l’associazione dei sessuologi Usa ha certificato l’esistenza del punto G scatenando polemiche che ancora non si sono sopite.

Ma ormai le evidenze scientifiche sono indiscutibili.

Negli anni ‘90 il Professor Jannini ha fotografato i tessuti cavernosi dimostrando che c’è e lotta insieme a noi. Questi tessuti sono detti cavernosi perché si gonfiano con l’eccitazione grazie a un aumento dell’afflusso di sangue.

Le ricerche di Jannini hanno però chiarito una questione essenziale: il Punto G non è un punto ma un’area particolarmente sensibile. Si tratta sostanzialmente di terminazioni nervose molto sensibili che potremmo descrivere, per semplificare, come la radice della clitoride (o del clitoride se preferite).

Questa zona del piacere è situata a circa 3 centimetri di profondità sulla parete della vagina anteriore, cioè dietro l’osso pubico. Accarezzare quest’area non è sufficiente, è necessario premere (senza esagerare che è delicata) verso l’osso pubico. Al tatto il centro di quest’area si presenta come una lieve depressione.

Continuare a negare l’esistenza di questa zona del piacere è ormai assurdo perché milioni di donne ne fanno esperienza continuamente. Ma allora perché tante discussioni?
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