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Coronavirus, l’amore e le risate aumentano le difese immunitarie: diamoci dentro!

È una verità scientifica e in fondo a questo articolo pubblico rimandi a ricerche che dimostrano senza ombra di dubbio che amare e ridere sono potenti nell’aumentare le difese del nostro organismo. E per amore intendo tutti i tipi d’amore, verso i figli, i famigliari, gli amici, l’arte, la natura, gli animali; quando proviamo sensazioni d’amore, quando ci sentiamo amati, quando riceviamo coccole, carezze, abbracci, quando facciamo sesso, quando ridiamo e sorridiamo, nel nostro corpo si scatenano reazioni chimiche e ormonali potenti che fanno funzionare meglio tutta la fisiologia e in particolare le difese contro virus e batteri.

Potenziare il nostro sistema immunitario è fondamentale perché siamo di fronte a un virus nuovo, mai visto sul pianeta Terra. Un virus che è sconosciuto al nostro sistema immunitario: i nostri antenati quindi non hanno potuto trasmetterci gli anticorpi adatti a combatterlo né noi abbiamo potuto fabbricarceli da soli… Per questo siamo sprovvisti delle difese specifiche che si formano solo quando si è stati infettati e si è guariti. Ma questo non vuol dire che siamo inermi! La paura fa male alla salute, quindi è importante sapere che il nostro corpo è grandioso e capace di grande resilienza.
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Inizio qui la "Catena rossa contro il corona"

Inizio qui la "Catena rossa contro il corona" ripubblicando questo testo stupendo. Guarda anche la diretta dell'8 marzo di lotta comica al virus. Difenditi con più sesso, amore e risate: rafforzano il sistema immunitario!

EHI TU, CORONAVIRUS COVID19: STAMMI BENE A SENTIRE!

Sono nato negli anni '60 e sono venuto alla luce in una sala parto dove medici e infermieri mangiavano panini con il salame e fumavano una sigaretta dietro l'altra nell'attesa che mia madre partorisse, senza mascherine, senza guanti; sono sopravvissuto ai vaccini al mercurio puro e all'amianto sui tetti e nei tubi degli acquedotti. E ho respirato l'aria di Milano negli anni settanta.

Sono cresciuto in scuole senza estintori, senza protocolli di igiene e sicurezza; ho respirato la benzina rossa, la diossina di Seveso e sono stato contaminato dalle radiazioni nucleari di Chernobyl. Mi sono disinfettato le ferite delle cadute in bicicletta e in moto con aceto e calci in culo; sono cresciuto mangiando cibi che non avevano ancora la scadenza per Legge e ho bevuto acqua dal rubinetto senza filtri; ho fumato Nazionali e MS, e mi sono sbronzato con alcolici altamente tossici.

Ho guidato senza casco motociclette con i freni a tamburo, e macchine senza cinture e senza airbag.

Sono stato curato con medicine non testate dall'OMS e sparate nel mio corpo con siringhe di vetro dagli aghi enormi e spuntati che si sterilizzavano sul fuoco in un terrificante contenitore di latta, che ancora oggi mi fa venire gli incubi.

Non ho mai avuto uno psicologo o un sostegno scolastico: ai miei tempi non esistevano nemmeno; e le ho prese di santa ragione da tutti: da mia madre, da mio fratello maggiore, e dai bulli più grandi di me che ho incontrato, e ne son sempre venuto fuori ANCORA VIVO.

E tu, Coronavirus, Covid19 del caxxo, pensi di fare paura a chi come me è sopravvissuto a tutto questo?

Sono io che ti avverto: non ti fare illusioni sbagliate. Abbiamo superato crisi peggiori di te e abbiamo degli anticorpi feroci come anguille assassine: ti mostriamo il dito medio: sarai tu a schiattare per primo. Coglione!

 


L’incredibile storia degli indios del Chiapas e del Subcomandante Marcos

I Bandabardò sono andati a fare un viaggio tra gli zapatisti

Qualche anno Enrico e Finaz della Bandabardò sono venuti a trovarmi ad Alcatraz. E tra una canzone demenziale e l’altra ci siamo trovati a parlare del Chiapas. I Bandabardò sono andati a fare un viaggio tra gli zapatisti, per consegnare a loro direttamente i denari raccolti con gli spettacoli. E mi hanno raccontato cose da pazzi su quel popolo.  

Della rivoluzione zapatista è arrivata in Occidente perlopiù la griffe del Subcomandante Marcos, con la pipa e il passamontagna, la stella rossa e le brigate di indios, vestiti di blu carta da zucchero, che marciano in quadrato con i fucili in spalla.
Quello che hanno visto Enrico e Finaz è qualche cosa di completamente diverso.
E già questo è affascinante, dopo aver letto tanti resoconti e inchieste sul Chiapas scopro che c’è tutta un’altra storia che non è stata vista…
Come è possibile?
Questo è l’aspetto forse più interessante: quel che stanno facendo questi ribelli è talmente diverso, alieno, rispetto ai nostri modelli mentali che i giornalisti, pur avendolo davanti, spesso non lo vedono.

Come al solito la storia inizia da lontano
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