EcoFuturo alla Fiera Campionaria di Padova

Jacopo Fo e Fabio Roggiolani intervengono alla Fiera Campionaria di Padova per presentare il prossimo festival di EcoFuturo (FENICE Green Energy Park, Padova, 12-16 luglio 2017) e più in generale per parlare di ecologia e ambiente.

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Giornata mondiale contro l’omofobia

Il 17 maggio del 1990 l’Organizzazione mondiale della Sanità cancellava l’omosessualità dall’elenco delle malattie riconosciute.
Nel 2007, grazie all’attivista francese Louis-George Tin, il Parlamento Europeo fa di questa data la Giornata mondiale contro l’omofobia.
Approfittiamo di questo giorno per mandare i nostri più cari auguri a Ivan Scalfarotto che sabato prossimo sposerà il suo compagno Federico.

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La luna è una lampadina

E’ una bellissima canzone di Dario Fo ed Enzo Jannacci ma è anche una mostra fotografica che si tiene a Milano, alla Casa dell’Energia e dell’Ambiente in Piazza Po dal 12 al 26 maggio.
Nella mostra foto e disegni inediti degli artisti degli anni ’50 e ’60: Enzo Jannacci, Dario fo e Franca Rame, Adriano Celentano e tanti altri.

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Sesso, il punto G è vivo e lotta insieme a noi. Per trovarlo basta fare ginnastica

Tempo fa scrissi un post a proposito del Punto G che raccolse le critiche del dottor Puppo, blogger de ilfattoquotidiano.it.
Peraltro da più parti arriva una campagna di demolizione verso questo aspetto dell’anatomia femminile. Si ha notizia di un’assemblea di mille donne che avrebbero sostenuto all’unanimità l’inesistenza di questo tempio del piacere femmineo.
Stamattina ho telefonato al professor Jannini, esimio ricercatore nonché primo a fotografare l’area in questione dimostrando la sua esistenza.
Gli ho detto: “Emanuele, ma il Punto G esiste ancora o l’avete perso?”.
Ho tirato un sospiro di sollievo quando mi ha confermato che è ancora lì: “Ma mi si dice che avete ritrattato!”, gli ho detto. E lui: “Ma per niente!” e mi ha spiegato che un coacervo di ricercatrici e ricercatori ha soltanto deciso di non utilizzare più la definizione di “punto G”, in quanto hanno verificato che questo nome induce alcuni a un’idea fuorviante: “Molti si aspettano di trovare un pulsante da schiacciare”.
Si parla quindi di “area” più che di “punto”. Ma la sostanza resta immutata. E allora, dirà qualcuno, com’è che addirittura mille donne hanno dichiarato di non averlo trovato?

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Meno pollo, più grilli

Secondo una ricerca condotta dall'Università di Copenaghen e pubblicata sul Journal of Cleaner Production mangiare grilli è più sostenibile che mangiare pollo. Lo studio ha confrontato 15 diversi parametri ambientali dell’allevamento dei polli e dei grilli.
Spiega Afton Halloran, autore dello studio: “Gli insetti in molti casi possono essere paragonabili a carne e pesce per valori nutrizionali. Il fatto di aver mostrato che possono essere prodotti in modo più sostenibile significa che hanno un enorme potenziale per ridurre l'impatto ambientale della produzione alimentare”.
Chissà come sono saltati in padella…
(Fonte: Ansa)

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Il Teatro Fa bene raccontato da Jacopo Fo – Parte Terza

Dopo la pausa delle domande dal pubblico pubblicate nel Cacao della Domenica del 3 maggio scorso Jacopo riprende la sua chiacchierata sul senso del teatro.

Penso che se a una persona nella vita va tutto bene sia meglio. E penso anche che dal dolore non si impari molto, anzi niente, il dolore è un’esperienza disgustosa. È anche vero che vivendo in un mondo pieno di problemi a volte recitare può essere uno strumento per sopravvivere perché vuoi raccontare qualche cosa.
Da questo punto di vista il teatro, come tutte le forme d’arte, è una medicina straordinaria. I medici dovrebbero prescriverlo nelle ricette: “Dopo i pasti fare arte e solidarietà”, perché sono le due cose che fanno meglio alla salute.
Ho visto i miei genitori sopravvivere oltre il punto di fine vita dal punto di vista clinico, i medici non ci potevano credere. Mio padre doveva finire il lavoro su Darwin e ci è riuscito. Secondo i medici doveva morire tre mesi e mezzo prima. Non aveva più capacità polmonare e malgrado questo nei primi giorni di agosto ha recitato davanti a tremila persone a Roma, finendo lo spettacolo cantando. Il medico che lo seguiva mi ha poi detto: “Visto questo, ora credo nei miracoli malgrado io sia ateo. Clinicamente quello che ho visto è impossibile”.
Se a voi non interessa raccontare perché non ve ne frega niente del mondo e vi va bene così, tutto vi funziona a meraviglia e il mondo è rosa… e secondo me avete dei problemi… allora non ci sarà determinazione nel vostro teatro. Secondo me è difficile che una persona in questo mondo sia perfettamente felice e possa fare un teatro che possiamo immaginarci per il futuro come la celebrazione della gioia e dell’amore.
Basta guardarsi intorno: questo pianeta è un massacro, venite avvelenati tutti i giorni da un livello di inquinamento atmosferico spaventoso, in un qualunque angolo di strada potete trovare un imbecille che vi ammazza, ancora c’è chi muore di fame… certo, vi va molto meglio di uno che sta in Siria però anche voi avete qualche problemino.
Se questa condizione non vi sposta nessuna emozione perché siete soddisfatti di voi stessi, dal punto di vista teatrale non farete mai niente. Non avete niente da raccontare…
La misura del teatro di Franca Rame l’ha data anche il fatto che lei ha raccontato, anche se in maniera edulcorata, lo stupro e le torture che ha subito. E’ stata la sua cura per anni. Mia madre recitava non perché voleva avere successo ma perché a stare in casa a pensare diventava matta e l’unico modo per sopravvivere era raccontare, condividere tutte le sere con mille persone quello che aveva subito.
Era brava a recitare anche prima, per carità, ma quando hai una tale urgenza arrivi a dei livelli di interazione e di scambio con il pubblico decisamente particolari. Da questo punto di vista mia madre ha inventato una forma di teatro molto particolare.
In un momento di gravissima depressione non riusciva più a tenere il cibo, vomitava tutto quello che metteva in bocca. Si rese conto che l’unica cosa che riusciva a digerire erano due forchettate di spaghetti che mangiava in una scena alla fine di uno spettacolo - vi ricordo che Franca apparteneva a una famiglia di attori girovaghi e ha debuttato a 12 giorni… il suo imprinting con il palcoscenico non è quello di un normale attore -. Finita quella tournée rischiava di morire per denutrizione e allora pensò che l’unico modo per vivere era quello di mettere in scena uno spettacolo nuovo dove raccontava la storia della sua vita e alla fine si faceva portare in scena un piatto di spaghetti che mangiava davanti al pubblico, raccontando che era l’unico cibo che riusciva a digerire. Lei mangiava e il pubblico piangeva. Era un’urgenza esistenziale.
Ora, io vi auguro che non vi succeda mai nulla di terribile nella vostra vita, però qualcosa deve aver colpito la vostra sensibilità e deve farvi desiderare in modo bruciante di cambiare questo mondo. Altrimenti non c’è, come la maggioranza degli attori che non vanno da nessuna parte. Poi ci sono attori che non hanno niente da dire e hanno ugualmente successo ma quella è un’altra categoria. Sono i “culoni”, hanno la faccia giusta, fanno la mossetta giusta, tutti ridono e guadagnano i milioni di dollari, ma sono pochi, veramente pochi.
Nella maggioranza degli attori che ha successo riconoscete un’emozione per il mondo anche se non siete d’accordo con quello che dicono. Purtroppo questa emozione la scuola non la insegna, o ce l’avete dentro oppure andate a lavorare in banca.

Domanda: Dici che l’unica alternativa sia la banca?
Jacopo: Meglio competere in una banca che cercare di fare arte se non hai un cavolo da dire.

Domanda: Credo che Dario e Franca avessero anche qualcosa in più rispetto agli altri attori. Soprattutto Franca, essendo una figlia d’arte. Tradizionalmente si dice che un figlio d’arte è colui che sa di sapere perché avendo imparato fin da piccolo a fare qualcosa non ne ha la consapevolezza, gli è naturale perché lo ha imparato per imitazione da sempre.
E invece sia Dario che Franca erano persone che sapevano riflettere sul proprio mestiere e questo faceva la differenza.
Jacopo: Sì, però è un processo successivo.
Domanda: Credi sia successivo?
Jacopo: Beh, mio padre ha iniziato raccontando le storie in treno mentre andava a Milano perché voleva far la corte alle ragazze e ha funzionato. Le prime storie le raccontava nel treno da Varese a Milano perché si annoiava e non essendo una gran bellezza…
Poi senz’altro è anche successo quello che dici, però ho sempre visto che la molla iniziale era qualcosa che li faceva incazzare perché era falsa o ingiusta.
Mia madre ha sempre tagliato i testi di mio padre, intere commedie buttate via. E non è che discuteva molto. Quando mio padre diceva “Ma non posso tagliare questo pezzo!” Mia madre rispondeva: “Tante belle parole tutte in fila” Più criptico di così! Semplicemente non funzionava dal punto di vista teatrale. Annoiava. Non analizzavano poi molto…
Senz’altro l’analisi c’è stata con Mistero Buffo, per esempio, ma quello che mi preme comunicare in questa sede ai ragazzi è che esiste un gesto iniziale primordiale ed è la decisione di volere comunicare e per farlo si è disposti a fare qualunque cosa per ottenere il risultato di avere qualcuno che ti stia a sentire.
Sei squilibrato, hai dei problemi e per stare in piedi hai bisogno che la gente ti ascolti. Io stesso sono qui per questo motivo, il fatto che voi mi stiate ascoltando mi permette di andare a casa e sentirmi meglio perché ho incontrato delle persone che mi hanno considerato una persona degna di essere ascoltata. In questo metto tutte le frustrazioni di quando avevo la vostra età ed ero lo zimbello della scuola, uno sfigato cronico e brufoloso.
E’ lì che nasce la mia determinazione. Molto spesso le persone di maggior successo a scuola e all’università nella vita sono un disastro perché non hanno una rabbia e una determinazione sufficienti per emergere. Voi ora siete in un mondo finto in cui eccelle chi riesce a risultare seducente per i coetanei, sembrare intelligente ai professori. Ecco, posso dirvi che simbolicamente questi li ho seppelliti tutti. L’unico che mi ha battuto anche da vecchio è Andrea De Carlo, mio compagno di scuola, ma lì c’è poco da fare. E’ uno di quelli che nascono perfetti, aveva una sorella meravigliosa che non voleva stare con me, lui a 17 anni già sapeva che avrebbe venduto migliaia di libri e io no… poi ne ho venduti anche io ma lui di più.
Sappiate che prima o poi farò un romanzo che venderà più di quelli di Andrea De Carlo. Anzi, potrebbe essere un grande titolo: Questo romanzo venderà più di quelli di Andrea De Carlo.

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