Le società matriarcali erano avanti! Ultima parte

Fantastici i Seminole!

Prima parte
Seconda parte

E abbiamo anche un altro documento incredibile che racconta il primo incontro tra gli Spagnoli di De Leon che arriva con un gruppo di 600 guerrieri e il capo della guerra – i Calusa non avevano un re ma dei capi che venivano nominati soltanto nelle emergenze – e questo capo di guerra parla spagnolo perché dai naufragi non volevano soltanto imparato le tecnologie o prendere il Dna ma hanno voluto conoscere la lingua e abbiamo la cronaca di un cronista di questa spedizione che ci racconta il dialogo.

De Leon dice: «Sottomettetevi al re di Spagna, al nostro Dio» e il Calusa risponde: «Noi sappiamo chi siete voi perché già altri sono venuti e ce l’hanno detto, sappiamo che siete ladri e assassini e con voi non ci potrà essere pace, solo guerra e siccome sappiamo che siete bravi a combattere in campo aperto abbiamo deciso di attaccarvi con le imboscate e vi ammazzeremo tutti. E, per inciso, voi che venite qui a combattere, qui morirete e non lo state facendo per la ricchezza vostra e dei vostri figli ma per il Re di Spagna: siete dei coglioni».

Dopodiché li massacrano tutti e il Re di Spagna dopo 5 spedizioni che finiscono in un macello vieta la colonizzazione della Florida perché abitata da mostri.

E questa popolazione continua a ospitare indiani che scappano dalla conquista, neri che scappano dalla schiavitù, bianchi rinnegati, a un certo punto cambia nome e sono i Seminole, l’unica popolazione indigena di tutta l’America che non viene mai sconfitta.

Seminole invincibili

Negli anni ’70 scoprono che nei trattati di pace con gli Stati Uniti d’America c’è una clausola che dice che non devono rispettare le leggi nazionali ma solo quelle federali, quindi aprono dei Casino in tutti gli stati in cui è vietato aprirli e diventano ricchissimi. Oggi un terzo di Las Vegas è in mano ai Seminole, sono proprietari degli Hard Rock Cafè, del Tabacco Pueblo e American Spirit. I loro tre prodotti sono quelli che fanno molto male ai bianchi: gioco d’azzardo, alcol e sigarette. Perché loro sono ancora in guerra e sono invincibili.

Questo per raccontare quanto questa concezione sia esattamente il contrario di quella che abbiamo noi oggi: noi temiamo l’invasione degli extracomunitari, dei neri, degli arabi, abbiamo paura che ci colonizzino. Queste popolazioni sono partite dal contrario, hanno resistito per 5 secoli perché combattevano contro i bianchi ma se i bianchi si volevano unire a loro, rispettavano le loro leggi li accettavano, accettavano altre tribù che erano state loro nemiche, accettavano i neri, chiunque volesse vivere in pace con loro faceva l’amor con loro.
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Le società matriarcali erano avanti! Seconda parte

Intervento al convegno “Donne in evoluzione: tra il dovere, il volere e il piacere” tenuto il 26-27 ottobre a L’Aquila.

Leggi la prima parte qui

Il patriarcato si sviluppa sempre di più e i giovani maschi guerrieri si rendono conto che più i vecchi più praticano il sesso con le vergini e più si sentono in salute. E allora decidono che il vecchio può sì sverginare le ragazze ma solo con un fallo di legno, quindi si elimina il rapporto sessuale e la rottura dell’imene diventa una specie di rito in cui il simbolo fallico si piglia la maledizione e poi viene buttato via.

E anche questo rito viene abbandonato quando il maschio viene sostituito da una donna anziana fino ad arrivare all’eccesso opposto e la verginità diventa essenziale e l’anziana è colei che controlla che l’imene sia ancora intatto al momento del matrimonio.

Ma anche in questo caso abbiamo delle tradizioni che reggono per millenni. Sono andato a visitare un villaggio vichingo ricostruito perfettamente vicino a Stoccolma, si tratta di una specie di fortino quadrato costituito da grandi case, c’è la casa dei genitori, la casa dei figli maschi e la casa delle figlie femmine, la casa degli animali e la sala comune.
La casa delle femmine ha una piccola porticina rasoterra per permettere agli amanti delle fanciulle di entrare di notte senza essere visti dai genitori che si potrebbero imbarazzare. Il maschio deve entrare strisciando e se le ragazze non lo vogliono lo picchiano sulla testa ed è costretto ad arretrare. Presso i vichinghi le donne non potevano sposarsi se non erano già incinte, avevano capito che l’infertilità era più probabile fosse responsabilità dal maschio quindi volevano la garanzia che il matrimonio fosse fecondo. Poi che non fosse il marito il padre biologico del figlio non interessava a nessuno.
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Il comunismo libertario e giullaresco di Dario Fo e Franca Rame

Più che un’autobiografia, uno scintillìo di ricordi flash del figlio di Dario Fo e Franca Rame, anzi di Rame e Fo, perché al centro della trama di ricordi è soprattutto la figura della madre, grande attrice, donna di straordinaria bellezza e moglie di Dario, Premio Nobel per la letteratura nel 1997, anche lei giustamente menzionata nelle motivazioni della giuria svedese. Una scrittura brillante, semplice ed essenziale, un pullulare di aneddoti divertenti e sorprendenti rendono la lettura di questo libro gradevole e consigliabile. Sto parlando di Jacopo Fo, Come è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo, Guanda, Milano, 2019 (trasformato anche in uno spettacolo): non solo un commosso atto d’amore filiale, ma un libro indispensabile nel Cinquantenario di Mistero buffo, il capolavoro di Fo, un classico teatrale, l’opera principale che ha motivato l’assegnazione del Nobel.

Dal prezioso libro di Jacopo Fo, date per note e acquisite alcune vicende e notizie biografiche e artistiche della coppia Fo-Rame, emerge una nuova e inedita serie di testimonianze e riflessioni che, a mio avviso, possono essere riassunte in tre punti (non riferisco gli aneddoti, per non togliere al lettore il piacere della scoperta).

A) La sovrapposizione di due storie fortunate, ma difficili: quella del figlio, e quella dei genitori, due outsiders del teatro e della cultura in Italia («Per certi critici sono un ladro di Nobel», disse Fo con rammarico nel 1997; «La sua vittoria? Un colpo per l’Accademia», commentò Umberto Eco). Jacopo, in quanto «figlio di cotanti genitori», aldilà degli ovvi vantaggi, ha dovuto lottare per dimostrare a sé stesso e agli altri quanto valesse («Non sai mai – dice Jacopo – se ottieni risultati perché sei bravo, o perché sei figlio di mamma e papà»). Una sfida, che lo ha spinto a sperimentarsi con successo in molteplici settori (regia, recitazione, saggistica, vignettistica ecc. fino alla fondazione di Alcatraz), ma anche ad affrontare dure crisi personali e identitarie, politiche ed esistenziali, tipiche della generazione postsessantottina, che avrebbero potuto travolgerlo, ma da cui è uscito indenne e più forte (il rischio maggiore fu il suo momentaneo avvicinamento all’ala militarista di Autonomia operaia – per rabbia impotente e desiderio di vendetta dopo il rapimento e lo stupro della madre nel 1973 ad opera di un gruppo di fascisti probabilmente in combutta coi servizi segreti deviati).

Della vita difficile, imprevedibile e avventurosa della coppia Fo-Rame mi pare doveroso ricordare almeno due episodi, accennati nelle memorie di Jacopo, stranoti ai più anziani, ma forse poco conosciuti dai più giovani:
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ILVA, botta e risposta tra Jacopo Fo e l'imprenditore Ernesto Preatoni: "Classe dirigente incapace di sognare", "Perché non ci prova lui?"

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5 cose da dire alla tua zia leghista

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Come facciamo a convincere i bolognesi e tutti gli emiliani e i romagnoli a Non votare Salvini? Serve un idea geniale, una cosa diversa... perchè quel che abbiamo provato fino ad adesso si vede che non funziona.

5 cose da dire alla tua zia leghista
L’ultimo libro di Vittorio Feltri si intitola: Non abbiamo abbastanza paura. È pieno di scempiaggini ma su una cosa Feltri ha ragione, e la dice nel titolo. Soprattutto noi pacifisti dovremmo avere molta paura perché si sta giocando una partita agghiacciante che rischia di avere un costo umano e politico spaventoso.
Io sono ottimista sul futuro ma non sul futuro immediato: esiste realmente un Partito del Caos che sta cercando di far scoppiare la situazione per vendere più armi, destabilizzare per ridurre gli spazi democratici e abbassare il costo del lavoro.
Mi sembra che il movimento pacifista non stia reagendo con la determinazione che sarebbe necessaria.
E penso che questa battaglia la possiamo vincere solo se riusciamo a dar vita a una grande campagna di comunicazione sul Web e soprattutto casa per casa: dobbiamo riuscire ad arginare l’isterismo razzista e guerrafondaio casa per casa. Intendo proprio casa per casa, ognuno deve cominciare dai propri amici, parenti e colleghi di lavoro e di studio. Serve una guerra contro l’idiozia dilagante.
Per questo ho scritto questo breve manuale di Guerriglia Verbale con l’elenco delle idee più nefaste che stanno prendendo piede e cercando di fornire argomenti semplici e chiari per smontarle. Abbiamo bisogno che i nostri connazionali ragionino.
E per prima cosa è necessario diffondere alcune informazioni fondamentali. Tua zia è il nostro bersaglio prioritario!

1) Gli arabi ci distruggeranno prima con il terrore poi con la bomba demografica perché fanno figli come conigli.
Questo affermazione è un cavallo di battaglia del terrore islamofobo. L'Occidente è minacciato da una subdola invasione islamica basata sul numero incredibile di figli che questi esagerati sfornano. L'arma islamica per eccellenza è quella demografica. Attraverso questa vogliono arrivare a creare l'Eurislam, colonizzarci, imporci la loro legge e il velo obbligatorio, anche alle svedesi.
Perche' l'Islam tende a imporre le sue leggi, nel momento in cui diventa egemone non tollera ragazze con l'ombelico scoperto, non tollera critica, non tollera diversità. Non è democratico. Noi tolleriamo che loro girino con il fazzoletto in testa... Prova ad andare a Teheran in minigonna... E in effetti non è equo che una donna islamica voglia venire qui col burka integrale e quando io vado a casa sua non posso mettermi la minigonna perché sennò si offende... Non è un atteggiamento di parità reciproca...
E ci sono addirittura dichiarazioni di intellettuali islamici che teorizzano la colonizzazione dell’Occidente...
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Oppositore Immaginario, stai contestando Salvini o gli stai facendo un regalo?

Innanzitutto sono solidale con Salvini e mi spiace che un demente di sinistra abbia cercato di aggredirlo. Ogni gesto violento mi è insopportabile. E lo è ancor di più se a compierlo sono persone convinte di voler costruire un mondo di pace e tolleranza.

Ma oltre ad essere contraria a ogni senso di umanità la violenza è stupida. E continua ad esserlo anche in piccole dosi: il linguaggio violento ad esempio.

In questi giorni alcuni oppositori immaginari sono andati a contestare i comizi di Salvini. Si sono chiesti se queste iniziative sono utili oppure si limitano a gioire contemplando la loro potenza vocale?

Mi pare strano che ci sia ancora qualcuno che non ha notato l’inefficienza di molto di quanto viene tentato per arginare il crescente consenso per quest’uomo, dotato di una collezione spaventosa di felpe. Di norma quando un esercito sperimenta numerose e abbondanti sconfitte dovrebbe fermarsi un secondo a valutare l’entità degli errori filosofici e tattici che hanno condotto al disastro. Ma pare proprio che i progressisti per lo più siano incapaci di addentrarsi in tali complicati e noiosi ragionamenti.

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Alieni? Orge sacre di massa? Risolto il mistero dei buchi di Nazca!

Più di 5.000 buche rivestite di pietre, profonde da 50 cm a un metro. A cosa servivano?

Da decenni ricercatori e appassionati si scervellano per capire perché gli antichi Nazca (o Natzca), oltre a realizzare immense figure scavando la crosta del deserto cileno, abbiano realizzato un’opera così notevole nella valle di Pisco sull’altopiano di Nazca in Perù. Sul culmine del fianco di una montagna completamente brulla, si staglia una striscia composta da migliaia di buche lunga 1,5 km e larga mediamente 19 metri. È orientata nord/sud.

Le ipotesi sono state varie: una specie di codice a barre visibile dalle astronavi. Oppure una gigantesca sequenza binaria che poteva variare significato a seconda di quali buche erano illuminate da un falò. Altri ancora hanno ipotizzato si trattasse di depositi dove accumulare derrate alimentari (interrandole?!?). Non sono mancate anche le interpretazioni più fantasiose e scandalose: erano luoghi dedicati a un culto simile a quello dionisiaco, ma con alcove separate per le singole coppie (un’orgia di massa con un po’ di privacy?).

Un’ipotesi diversa

Ora noi avanziamo un’ipotesi che va in un’altra direzione e parte da una osservazione su questo popolo che si è potuta realizzare solo dopo la copertura delle foto satellitari. Infatti sono state scoperte una serie di curiose costruzioni, chiamate Puquios, si tratta di strade che scendono a spirale nel sottosuolo, restringendosi sempre più e raggiungono un canale sotterraneo; sono abbastanza larghe da permettere il passaggio a tre persone che camminano spalla a spalla.
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Storia di una famiglia fuori dal comune - Con Jacopo Fo e Giuseppina Manin

Jacopo Fo insieme a Giuseppina Manin cerca di rispondere alla domanda che in assoluto gli è stata fatta più volte nel corso della sua vita: com’è esser figlio di Franca Rame e Dario Fo? Ma anche... Com’è crescere con due genitori così? Cosa ti hanno lasciato? Cosa hai imparato? In occasione della pubblicazione del libro Com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo, il figlio Jacopo ci porta con sé nella sua fantastica e spesso scomoda famiglia.

17 novembre 2019
Ore 19:00
Presso il Castello Sforzesco (Sala Viscontea)
Piazza Castello 1, Milano

 


«Con Dario e Franca? Tanti scherzi» - Intervista a Jacopo Fo

Domanda obbligata: come è stato, esser figlio di due artisti di quella portata?
«Molto strano. Ho avuto un grande colpo di fortuna. Ma devo premettere – sorride Jacopo Fo – che come si può immaginare questa è una domanda che mi sento fare da tutta la vita. Pensi di avere la risposta pronta, ma insieme alla solita risposta preparata, nella mia testa ogni volta riaffiorano ricordi ed emozioni».
Ce ne racconta qualcuno?
«I miei genitori avevano una grande capacità di empatia, di relazione. Io ho amici che in tutta la vita non hanno mai abbracciato il proprio padre. Nella mia famigli l’emotività faceva parte… del lavoro. Gli scherzi, la comunicazione, l’emozione erano continui. Tutto ciò era semplicemente grandioso».
Lei naturalmente questo rappresenta sul palco, e racconta nel libro?
«Io cerco di regalare attraverso lo spettacolo e il libro, il fatto di essre cresciuto nella completa mancanza di aderenza ai codici. Una volta mio padre per chiedere informazioni stradali, non c’erano ancora i navigatori elettronici, esce dalla macchina e gli cascano i pantaloni. Ricordo mia mamma che si scompiscia letteramente, mentre io ero terrorizzato. Pensavo: ma con mio padre non sono al sicuro. E poi… ».
Dica,
«Una gita in montagna – noi avevamo case a Milano e a Cassanego di Cernobbio, e a Sala di Cesenatico -, avevo tre anni e mezzo. Dovevamo pranzare in un ristorante in quota, sulle Aspi. Mi caricano da solo in seggiovia. Ero terrorizzato. Arrivo in cima in crisi di panico, aggrappato come una scimmia. L’addetto mi tira un ceffone. Mio padre alla fine mi portò giù a piedi. Niente ramanzine, mai un ceffone, una punizione. Mi spiegavano le cose. ‘Ti dico perché hai fatto una c….’, mi diceva. Il loro metodo educativo era lasciarmi completamente libero».
Non è pericoloso?
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