enzo jannacci

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Gli attori hanno i superpoteri (ma se vuoi puoi usarli anche tu)

Enzo JannacciIl rapporto con il pubblico dà un’emozione pazzesca.
Ho visto i miei genitori recitare in condizioni fisiche o psichiche spaventose.
È un fenomeno che i medici dovrebbero studiare. Uno è completamente in coma, sale sul palcoscenico, il pubblico applaude e improvvisamente senti dentro la forza di 100 cammelli.
Questo spiega anche perché gli attori sono sensibili in modo diverso ai farmaci. Lo stato emotivo cambia il metabolismo.
Enzo Jannacci non solo è un grande cantante ma è anche un grande cardiochirurgo. E da anni quando un attore è praticamente morto si telefona a Enzo che ti dà la ricetta del famoso Biberone Jannacci. È una cosa che ammazzerebbe qualunque cristiano, e pure quelli di altre religioni. È una cosa tipo: due uova, un optalidon, 2 aspirine, un lassativo, un po’ di spray nasale, gocce per l’otite, un antinfiammatorio e una boccetta di collirio con due supposte contro il mal di gola. Frulli tutto e lo dai da bere alla creatura.
Ha due ore di attività spettacolare garantite.
Paolo Rossi mi ha raccontato che una volta stava malissimo, i colleghi telefonano a Jannacci, lui snocciola la ricetta criminale, Paolo la ingurgita, sente un grande calore dentro, va sul palcoscenico e fa due ore tirate. Poi però non voleva smettere, voleva portare tutto il pubblico in piazza a continuare lo spettacolo e molti ci sono pure andati. Alle 7 di mattina hanno dovuto ricoverarlo in ospedale e fargli l’anestesia totale perché sennò gli veniva l’infarto.
Il problema era che Jannacci non ha pensato che Paolo è piccolo di statura e gli ha dato la dose da adulto.

Anche a me è successo di svenire prima di andare in scena. Una serata pazzesca, recitavo con i miei, il che puoi immaginare è già un grosso PROBLEMA, in più avevo anche organizzato di riprendere il tutto e trasmetterlo su 28 televisioni locali e sul web. Era la prima volta che veniva fatta una cosa così in Italia. La causa enorme: l’invasione dell’Iraq.
Avevo lavorato ininterrottamente per 78 ore ed ero leggermente a corto di tutto.
Mi son detto: “Io non riesco a recitare, se dentro di me c’è qualcuno che è in grado di farlo si faccia avanti.”
Io parlo sempre con le mie identità, perché penso che in realtà ognuno di noi è un condominio di diverse personalità. Io credo che la schizofrenia sia quello che distingue l’essere umano dalla scimmia.
Insomma, sono salito sul palco, ho fatto i miei 20 minuti, e quando sono uscito di scena non sapevo cosa avessi fatto e se il pubblico si fosse divertito o no.
Poi ho visto il video e mi sono reso conto che non avevo sbagliato neanche una battuta e che avevo ottenuto un notevole apprezzamento da parte del pubblico. Era come se avesse recitato un’altra persona. Mi muovevo addirittura in modo diverso. E alla fine ero uscito di scena sculettando. Sculettando come un maschio ma sculettando…
Questo fatto è essenziale. Se vuoi far bene l’attore devi sapere che c’è dentro di te un’identità istintiva, una grossa scimmia nerboruta capace di imprese magnifiche. Devi liberare l’animale. E attenzione, è l’animale che ha il genio dell’improvvisazione.
Si tratta di allenare questa tua identità.
Ho fatto una lunga gavetta tenendo corsi di disegno e facendo la guida ambientale con le gite scolastiche.
Che tenere l’attenzione di 50 quattordicenni scatenati in mezzo al bosco non è facile.
Mi ero inventato tutta una disquisizione sul bosco e gli animali selvatici partendo dalla cacca. Il vischio fa semi appiccicosi, gli uccellini li pappano e poi cagano sulla foresta volando, la loro cacca vischiosa si appiccica ai rami e dentro c’è un semino che si infila nella corteccia e riesce a convincere l’albero che lui non è un intruso ma un ramo legittimo dell’albero stesso…
Solo dopo anni i pezzi più divertenti delle mie lezioni sono diventati parte di alcune conferenze sul sesso. Era il 1987 e avevo commesso il peccato di pubblicare su Tango, inserto dell’Unità, quotidiano comunista, due articoli che parlavano di muscoletti vaginali, pavimento pelvico, muscolo pubococcigeo e incontinenza delle orine post menopausa.
Era successo il finimondo, avevo commesso un peccato mortale, nessuno aveva mai scritto la parola passera sopra un giornale comunista. Avevano così iniziato a invitarmi a parecchi dibattiti, nei festival dell’Unità.
E tu ti trovi lì, di fronte a centinaia di comunisti incazzati, e diciamo che te la fai sotto, soprattutto se sei comunista anche tu. Anche perché io sono stato picchiato solo una volta in vita mia e i picchiatori erano tutti comunisti. Quindi ti preoccupi.
In più temevo che mi pigliasse una crisi di panico, avevo le palpitazioni, salivazione zero, pancia in subbuglio. Rischio altissimo che tutto ciò mi portasse a una serie di scoregge vergognose.
Ma, visto che sapevo che quando la mente bestia si scatena è meglio, avevo deciso di usare il panico come leva per far uscire lo scimmione che vive dentro di me (e non c’ha paura di niente).
Allora salivo sul palco e iniziavo a guardare il mio pubblico spostando lentamente lo sguardo dalla mia sinistra alla mia destra. Se tu prima di iniziare a parlare guardi il tuo pubblico fai una bella figura e sembri intelligente e riflessivo, oltre che molto sensibile. Intanto dentro di me si scatenava il caos. E sapevo che quando arrivavo a guardare quelli alla mia destra poi dovevo iniziare a parlare. E avevo deciso che avrei iniziato dalla prima parola che mi veniva in mente.
OMBELICO… “È incredibile quanti ragazzini credano che si faccia l’amore coinvolgendo l’ombelico…” E così partivo… Poi chiaro che sapevo il discorso che andavo a fare, avevo usato il pensiero razionale per informarmi, confrontare, catalogare… ma poi bisogna lasciare alla mente non razionale il lavoro bestiale di mettere in fila le parole una dopo l’altra, aggiungerci le espressioni del viso, i gesti, i toni e le battute da ridere…
È così che si fa crescere la propria creatività…

Jacopo Fo
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