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L’incredibile assedio di Alessandria

Seconda e ultima puntata (qui la prima parte)

Dopo sei mesi di assedio e aver perso gran parte del suo esercito, Federico Barbarossa riesce a salvarsi. Vende un terzo delle sue proprietà personali, arma un nuovo esercito e non mantiene le promesse. L’anno dopo torna in Italia.
L’esercito lombardo è ritornato nelle mani dei nobili e dei ricchi mercanti che decidono di affrontare in campo aperto l’esercito tedesco che malgrado fosse di recente costituzione era comunque un esercito di specialisti con cavalli di 1.400 chili che indossavano armature e portavano  cavalieri con armature.
Federico Barbarossa arrivava in Italia con tremila cavalieri pesanti, poi la cavalleria leggera e la fanteria con gli arcieri, i balestrieri, i frombolieri. Parliamo di un esercito di diecimila soldati.
La battaglia avviene a Legnano ed è quella di cui parla sempre la Lega Nord il cui simbolo è Alberto da Giussano, generale che non è mai esistito ma si narra che con l’eroismo dei suoi cavalieri abbia sconfitto Barbarossa.
Gli storici che raccontano questa storia sono malinformati perché abbiamo le prove che le cose andarono in maniera ben diversa. In realtà, l’esercito tedesco si scontra con la cavalleria pesante lombarda e la stermina nei primi minuti della battaglia. Restano solo i fanti, i cavalieri lombardi sono in rotta e a quei tempi quando la cavalleria era sgominata non restava alcuna possibilità per i fanti: i soldati a piedi erano morti.
Federico Barbarossa era talmente certo di aver vinto che si mette alla testa dei suoi e dà la carica.
A questo punto però succede una cosa strana: immaginatevi una pianura, c’è questa fila di uomini male armati, molti addirittura disarmati ma non scappano, dietro alla fila di fanti c’è un carro trainato da un bue magro, sopra il carro un fraticello con in mano un martello e una struttura che regge una campana.
La cavalleria dell’Imperatore avanza e il terreno trema sotto gli zoccoli di tremila cavalli lanciati al galoppo, un terremoto che terrorizzava gli uomini. La cavalleria arriva a 50 metri, a 20, a 15 metri e a questo punto il frate dà una martellata alla campana e tutta la prima fila di fanti indietreggia e si scopre che erano lì per nascondere coi loro corpi un istrice di pali appuntiti.
Intanto che cavalli e cavalieri vanno a sbattere contro i pali i fanti si chinano a terra e raccolgono altri pali dove in punta sono legati i loro strumenti di lavoro: i taglialegna avevano legato le asce, i portuali gli uncini, i macellai i coltelli… e si erano disposti come gli antichi greci, quelli dietro avevano aste più lunghe.
L’istrice di pali ha fermato la carica della cavalleria, ora i fanti aggrediscono i cavalieri in gruppo: uno lo uncina e lo atterra, l’altro gli dà delle martellate, un altro cerca di mutilarlo con l’ascia, un altro ancora che con il coltello cerca un buco nell’armatura per finirlo. Ed è un massacro.
Lo stesso Federico Barbarossa viene ferito anche se in modo lieve. La sua guardia imperiale fa muro per portarlo in salvo e lui ordina la ritirata.
I Lombardi hanno vinto ma essendo a piedi non hanno modo di inseguire l’esercito tedesco che malgrado abbia subito gravissimi danni è ancora integro.
Ed è allora che assistiamo al grandissimo colpo di culo dei rivoluzionari: perché arriva una compagnia di 300 cavalieri lombardi che si era persa, girava per la campagna chiedendo: “Dov’è la battaglia?” e quindi era in ritardo. I cavalieri sbucano da un bosco e si trovano davanti l’esercito tedesco e non possono fare altro che attaccare.
Il Barbarossa ha già preso un sacco di legnate poco prima e non sa cosa fare: pensa che anche quella sia una trappola e che i cavalieri siano molti di più. L’esercito tedesco si fa prendere dal panico e si butta nel Ticino e, a causa delle armature pesanti, i cavalieri annegano in gran quantità.
Per la seconda volta in due anni l’esercito del Barbarossa viene distrutto e l’Imperatore è costretto a ritirarsi, torna in Germania e ancora vende altre sue proprietà per rifarsi un esercito ma comunque non tornerà più. Si è accorto che dare una lezione ai Lombardi è una faccenda complicata.
Ora, se voi foste Bossi o Maroni quale storia raccontereste? Quella di cui hanno fatto lo sceneggiato televisivo, una cagata pazzesca costata un sacco di soldi o questa versione che magnifica l’ingegno dei Lombardi?