People For Planet

Gli italiani sono pigri, i puffi sono matti, russi struzzi e Trump stringe la mano a tutti

A volte mi scopro, incredibilmente, orgoglioso di essere italiano.

«Gli italiani, sappiamo come sono, per loro ogni scusa è buona per chiudere tutto, interrompere il lavoro e fare una lunga siesta». Lo ha dichiarato Christian Jessen, presentatore televisivo britannico.

Ma gli inglesi hanno altro da fare visto che Sir Patrick Vallance, autorità medica governativa, ha affermato: «Il 60% dei britannici dovrà contrarre il Coronavirus per sviluppare l’immunità di gregge»: Boris lo ha supportato dichiarando: «Perderemo molti nostri cari!». La scelta degli inglesi è di non fermare nulla e far finta di niente. Tipicamente inglese. Ti ricordi “Il discorso del re”? Roba tipo: avrete sangue, sudore e polvere ma alla fine vinceremo.

Beh, loro l’impero non l’hanno costruito lesinando sulla vita dei soldati. In questo caso si sacrificano gli anziani per non fermare il business.

E qualche maligno britannico crudele ha aggiunto che perdere qualche centinaio di migliaia di anziani e malati sarebbe positivo per l’economia.

Se in Italia qualcuno avesse detto qualche cosa di simile ci sarebbe stata una rivolta.

A volte mi scopro, incredibilmente, orgoglioso di essere italiano. E questo sentimento è un virus patriottico che sta diffondendosi alla svelta. Anche perché, incredibile dirlo, il nostro governo è stato tra i più veloci a reagire. 
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Neanche la peste bubbonica ci ha sterminati, figuriamoci questo invertebrato del corona!

Un po’ di ottimismo fa bene alla salute

Le misure prese dal governo sono indispensabili perché se si arrivasse a centinaia di migliaia di contagiati e a decine di migliaia di ammalati gravi il sistema sanitario crollerebbe. Non esiste una nazione al mondo che possa mettere in terapia intensiva 100mila persone cioè il numero di abitanti di una città come Ancona!

Ma siccome il pessimismo fa più male delle patatine fritte con l’olio industriale, perché lo stress indebolisce il sistema difensivo dell’organismo, va chiarito che questa pandemia ha un basso tasso di decessi, imparagonabile con le mega epidemie del passato.

Ma anche le peggiori pandemie non sterminarono tutti, come molti credono! No! Siamo tostissimi! Anche quando incontriamo virus che il nostro sistema immunitario non conosce e non abbiamo neanche medicine specifiche e vaccini le nostre difese riescono, nella maggioranza dei casi, a far fuori l’invasore merdoso!

Epidemie terribili, come quella della peste nera, con altissimi livelli di mortalità e di contagio, uccisero solo il 30% della popolazione. E questo avveniva 700 anni fa, nel Medio Evo. La maggioranza della popolazione è sempre sopravvissuta a tutte le pandemie pur non avendo difese specifiche perché abbiamo comunque un sistema di difesa meraviglioso che riesce a contrastare perfino i virus più cattivi e prenderli a sberle!
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Perché i numeri sulla mortalità dei contagiati sono esagerati ma il coronavirus è comunque veramente pericoloso

Comprensibilmente è scoppiata la paura. E a ragione il governo ha imposto dure restrizioni ai contatti.

Ma nella foga di tenere le persone a casa si stanno diffondendo dati inutilmente allarmistici e spaventosi.

I dati ufficiali sono discordi, si parla di un 2-3 per cento di letalità, cioè muoiono 2 o 3 persone su 100 contagiati. Ma girano anche numeri più alti; in effetti 827 morti (a oggi 12 marzo) su 12.400 contagiati vorrebbe dire una letalità intorno al 6%, ma questo dato non ha nessun senso.
Infatti, come spiegano molti virologi, il numero delle persone contagiate ufficialmente è falsato in quanto NON vediamo tutti i contagiati reali! Si calcola che solo il 20% dei contagiati (1 su 5) sviluppi sintomi. Quindi moltissimi contagiati non se ne rendono conto. Soltanto se fanno il tampone si può sapere se hanno il virus. Ma il tampone viene effettuato solo su persone sospette di aver avuto contatti con malati (infermierimedici, famigliari, amici).

È parere diffuso tra i medici che siano quindi MOLTI di più. Il tasso di letalità ufficiale è perciò più basso del semplice rapporto tra contagiati scoperti e decessi proprio perché si fa la tara sul numero dei contagiati che stanno benissimo e non sono entrati in contatto con ammalati e non sono stati scoperti.
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Creiamo una catena di solidarietà comica, artistica e amorevole

450 volontari sono al lavoro. Vogliamo segnalarti il meglio di quel che succede fuori e dentro la rete.

Stiamo attraversando un momento durissimo, drammatico, che però ha fatto germogliare in moltissime persone il desiderio di reagire, di dare un senso a questo isolamento.

Un movimento spontaneo talmente esteso che sta mandando in tilt le connessioni (prova a caricare un video su FB se ci riesci…).

Centinaia di migliaia di persone stanno pubblicando e realizzando dirette: poesietutorial, video, meme, vignette, racconti… Una ricchezza creativa mai vista…

Il nostro obiettivo è valorizzare le cose migliori dando loro visibilità.

Sono giorni strani, gravi, pesanti e a volta angoscianti. Sappiamo che il momento non è semplice, ne siamo consapevoli, ma occorre anche pensare positivo.
L’Italia intera si sta riempiendo di arcobaleni colorati dai bambini e messi sui balconi. Un simbolo di speranzaandrà tutto bene!

Cogliamo la necessità di alleggerire il momento lanciando l’idea di creare un contenitore in cui si possa trovare il modo per sorridere, distrarsi, riflettere, leggere, vedere e tanto altro e chiediamo l’aiuto della rete.
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L’incredibile storia degli indios del Chiapas e del Subcomandante Marcos

I Bandabardò sono andati a fare un viaggio tra gli zapatisti

Qualche anno Enrico e Finaz della Bandabardò sono venuti a trovarmi ad Alcatraz. E tra una canzone demenziale e l’altra ci siamo trovati a parlare del Chiapas. I Bandabardò sono andati a fare un viaggio tra gli zapatisti, per consegnare a loro direttamente i denari raccolti con gli spettacoli. E mi hanno raccontato cose da pazzi su quel popolo.  

Della rivoluzione zapatista è arrivata in Occidente perlopiù la griffe del Subcomandante Marcos, con la pipa e il passamontagna, la stella rossa e le brigate di indios, vestiti di blu carta da zucchero, che marciano in quadrato con i fucili in spalla.
Quello che hanno visto Enrico e Finaz è qualche cosa di completamente diverso.
E già questo è affascinante, dopo aver letto tanti resoconti e inchieste sul Chiapas scopro che c’è tutta un’altra storia che non è stata vista…
Come è possibile?
Questo è l’aspetto forse più interessante: quel che stanno facendo questi ribelli è talmente diverso, alieno, rispetto ai nostri modelli mentali che i giornalisti, pur avendolo davanti, spesso non lo vedono.

Come al solito la storia inizia da lontano
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Un decreto ci cancellerà tutti

La drammatica situazione turistica ai tempi del Covid-19. Un esempio per tutti

Alle sette della domenica mattina nel torpore di una giornata volta all’ozio un messaggio arriva direttamente dal MIUR e recita che tutte le GiteViaggi di Istruzione e assimilati vengono temporaneamente sospesi.

Per moltissime persone in quel decreto scarno, che sa quasi di bollettino di guerra, c’è un sospiro di sollievo nel vedere come il Corona virus venga bloccato nei luoghi della speranza e della cultura che la nostra gioventù frequenta, preservando così il seme del nostro futuro.

Ma non è per tutti così

Non lo è per Claudia che lavora da settembre a marzo per convincere migliaia di persone a venire in campagna e così vivere  esperienze in viaggio di istruzione, diverse dalla classica visita della città d’arte.

Non lo è per Osvaldo, maestro di sci, che prima ha il patema della neve che con la temperatura che abbiamo è sempre più rara, preziosa… e poi ci si mette anche il Corona a chiudere le piste.

Anche Alessio, con Dylan ed Enea che da un anno aspettano l’apertura dell’Hotel per cominciare col contratto a termine e ora sospeso con l’incubo che i giorni residui della stagione non siano sufficienti per avere la disoccupazione una volta chiusa la stagione.

Stessa cosa per Gabriella, Rosanna, Simona, Federica, Ludmilla, Serena , Sara e migliaia di altre persone che per decreto sono state cancellate.

La sicurezza Nazionale legata al Corona virus non permette lo scambio culturale che passa in secondo piano. Su questo non ci piove.

Ma piove su queste persone e su quegli imprenditori che come loro hanno il mutuo da pagare per l’hotel o il pullman e poi la Tari e tutto quello che attraverso il decreto viene cancellato.

Oggi ho fatto la riunione con il mio personale: dodici persone, con gli occhi sgranati di chi, come in guerra, ha solo la prospettiva di capire come le prossime dodici ore siano determinanti per il loro futuro.
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Salvate le profughe extra comunitarie norvegesi!!

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A pochi km dalla costa di Cesenatico i bagnini hanno portato in salvo un gommone di profughe.
http://bit.ly/salvate-le-profughe

 

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Soffri del morbo del musone solitario?

Sei tu che vai verso gli altri o sono gli altri che devono venire verso di te?

Se non ti vedi mai con nessuno, se i tuoi amici si contano sulle dita della mano di un falegname distratto, se l’ultima volta che hai visto più di 5 persone tutte insieme è stato il v2-day allora hai un grave problema.
Sei un essere solitario. E non è una cosa affascinante, è una malattia.

La domanda semplice che ti permette di diagnosticare quanto tu sia vittima del morbo è: sei tu che vai verso gli altri o sono gli altri che devono venire verso di te?

L’atteggiamento solitario è una malattia gravissima che né medici né psicologi “ufficiali” riconoscono e che pochi tra i terapisti alternativi hanno “fotografato”.

Parliamo della non capacità di passare del tempo a parlare con altre persone.

Punto uno: perché è una malattia grave. Psicologica e fisica.

Si tratta di una malattia molto più diffusa di quel che si crede.
Ma molti potrebbero non essere d’accordo con questa affermazione.
Starsene da soli è addittura considerato un segno di efficienza e forza!
Ma si tratta di un grave errore di valutazione.
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Giuseppe Da Re, il genio dei Bibanesi, non è più con noi

Ho avuto la fortuna di conoscerlo

Un giorno mi telefona chiedendomi se mio padre poteva essere disposto a disegnare una confezione dei suoi panetti. Mio padre lo richiama e si mettono d’accordo per incontrarsi; Giuseppe gli parla con un entusiasmo contaminante dei suoi grissini, dei prodotti che ci mette, di come ha organizzato la sua fabbrica… Mio padre realizza un disegno e glielo dà ma decide che non vuole soldi, lo fa per simpatia; lo aveva affascinato quest’uomo schietto, di una certa età ma con in testa una selva di capelli corti e bianchi.
E allora Giuseppe decide di fare una grossa donazione al Comitato il Nobel per i Disabili.
Mio padre si commuove e nasce un’amicizia.
Anche io lo incontro più volte, a Milano e a Cesenatico, e poi dovendo recitare vicino a Conegliano lo vado a trovare.

Giuseppe aveva iniziato a studiare volendo prendere la strada della pittura e della scultura. Ma ad un certo punto si rende conto che la sua famiglia è in una grave situazione economica e così abbandona tutto e si mette gestire la piccola panetteria fondata dal padre per riuscire ad appianare una montagna di debiti.
Ci impiega 10 anni di lavoro sfiancante. Poi prende un fiato e si mette a ragionare sulla vita che sta facendo lui e i panettieri che lavorano nel suo forno: lavorare di notte è pesante…
Gli viene l’idea di produrre qualche cosa che si possa cuocere di giorno e che non abbia l’urgenza di essere venduto immediatamente.
Nascono così i Bibanesi, dei grissini grassi e corti che però lui chiamava “panetti” e se gli dicevi che erano grissini ti guardava male.
Per riuscirci si mette a sperimentare per mesi, maniacalmente.

La fabbrica dei Bibanesi

Mi accompagna a visitare la fabbrica dove ha creato una tecnologia basata su un amore forsennato per il risultato.
Mi spiega come ha scelto l’olio, la farina, perché ha creato una specie di ferrovia in miniatura, che sale e scende seguendo tornanti fitti, dove la pasta del pane lievita, percorrendo quel dedalo lentissimamente. E poi i forni, ventilati e rotanti (dei mostri) che devono scioccare i panetti creando una corazza che li rende croccanti e impermeabili all’umidità, grazie a una dose esorbitante di olio d’oliva di quello vero.
E poi c’è la questione dei filamenti di glutine che se li fai strapazzare da una macchina poi si rovinano e il Bibanesi risulta privo di struttura. Dice proprio “struttura”… Ma è mai possibile che un grissino abbia anche la struttura? Io lo guardo e mi pare di ascoltare un extraterrestre del pianeta Sfilatino.

Ma lui con il glutine non ci scherza: i panetti li fa tirare a mano, con delicatezza, uno per uno e per questo poi sono tutti diversi. E siccome un’operaia può avere bisogno di assentarsi ma mica puoi fermare la linea produttiva, allora c’è sempre pronta un’altra donna per le sostituzioni. E siccome c’è il problema di sollevare le teglie, e sono pesanti, si inventa un portateglie con le molle grazie alle quali non ti devi mai chinare perché salgono da sole al livello del bancone e la sera non hai mal di schiena.

E poi c’è il fatto che una fabbrica senza fiori non mette allegria e allora riempie i reparti di piante e già che c’è anche di dipinti.
Infatti lui non ha abbandonato la passione per la pittura e la scultura. Durante le vacanze va in Africa a scavar pozzi per l’acqua e decorare le chiese con le sue sculture di Gesù… Hai presente quei cristiani che prendono sul serio quella sciocchezza dell’amare il prossimo tuo? Ecco quella cosa lì…
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