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Aggiornato: 2 ore 42 min fa

Riscaldamento: il centralizzato conviene! Ecco 10 regole per risparmiare sui termosifoni

Dom, 12/15/2019 - 07:00

Come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termosifoni? La prima sorpresa di questo decalogo è che il riscaldamento condominiale fa risparmiare: «Da quando sono state introdotte le valvole termostatiche», spiega Ettore Guerriero, dell‘Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr-Iia, «è sensibilmente più conveniente il riscaldamento centralizzato, mentre l’autonomo ormai conviene solo per le seconde case». Cade dunque il pregiudizio che sia economicamente ed ecologicamente vantaggioso il riscaldamento autonomo.

Ma come usare le valvole per ottenere questo vantaggio?

1) Abbassandole al massimo quando usciamo al mattino, o se lasciamo la casa per un week end o una vacanza, per poi rialzarle al ritorno, abbattiamo molto il costo dei consumi e ci resta solo il costo della manutenzione della caldaia, diviso tra i condomini. Questa è la situazione ideale – spiega Guerriero – perché la caldaia comune non deve partire da zero ad ogni accensione: mantiene un regime fisso perché nel condominio ci sarà sempre qualcuno che tiene acceso, e dunque la caldaia consuma di meno perché ha sempre un minimo di utilizzo. Al contrario, se sei autonomo e ti stacchi, oltre al costo iniziale della caldaia e alla sua costosa manutenzione (che attenzione: è obbligatoria, proprio perché non farla ci fa consumare, e spendere, di più) le poche accensioni richiedono uno sforzo maggiore, e alla lunga rendono poco conveniente il rendimento.

2) Come conseguenza, è sbagliato lasciare le valvole a un regime basso (diciamo al punto 1) se la casa rimane vuota anche solo mezza giornata. «Conviene spegnere del tutto: si risparmia di più e la casa si riscalderà velocemente una volta rialzate le valvole: si tratta di aspettare poche decine di minuti. Lasciando al 2, invece, va a finire che paghiamo anche per la normale dispersione di calore dai muri e dalle finestre mentre non ci siamo. Fare tutto questo comporta «un risparmio sensibile: se si usa il riscaldamento dalle 7 di sera in poi, e al mattino, conviene comunque il condominiale perché il rendimento dell’autonomo è sempre inferiore. Questa è una diretta conseguenza dell’obbligo delle valvole, perché si calcolano solo le calorie consumate».

Le regole di buon senso generale

3) Usiamo una centralina intelligente, che imposti una temperatura fissa per l’appartamento, o, meglio, per la zona giorno e la zona notte, in modo da non dover fare la spola da termosifone a termosifone: cosa che alla lunga, per pigrizia, poi non si fa.

4) Apriamo sempre le imposte al mattino, lasciando che la luce entri in tutte le stanze, aprendo tapparelle e tende: la luce naturale aiuta a riscaldare l’appartamento. Facciamo prendere aria alla casa nelle ore più calde della giornata, se possibile, e per non più di 15 minuti. Non copriamo i termosifoni con i panni umidi o con mensole che non siano almeno a 30 centimetri di distanza.

5) Schermiamo sempre invece le finestre con tapparelle e tende durante la notte: piccolo trucco che evita buona parte della dispersione.

Le regole dell’Enea

Manutenzione impianti: altra regola base per capire come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termosifoni. «È la regola numero uno in termini di sicurezza, risparmio e attenzione all’ambiente – scrive l’Enea – tra le sue regole per risparmiare sul riscaldamento –. Un impianto consuma e inquina meno quando è regolato correttamente, con filtri puliti e senza incrostazioni di calcare».

2) Controllo temperatura ambienti
Si deve «controllare la temperatura degli ambienti», perché una casa con temperature oltre i 22 gradi non è solo contro la legge, ma è anche «uno spreco», che notoriamente «nuoce alla salute». (Le alte temperature interne influiscono sugli aspetti della salute umana, con le prove più evidenti sulle malattie respiratorie, gestione del diabete e sintomi schizofrenici e demenza di base, come ha riportato di recente l’Associazione Culturale Pediatri sulla propria pagina Facebook). La normativa prevede una temperatura fino a 22 gradi, ma 19 gradi sono sufficienti a garantire il comfort necessario. «Ogni grado in più – spiega l’Enea – comporta consumi di energia significativi, con conseguente aggravio in bolletta».

3) Ore di accensione
«In un’abitazione efficiente, il calore che le strutture accumulano quando l’impianto è in funzione garantisce un sufficiente grado di comfort anche nel periodo di spegnimento. Il tempo massimo di accensione giornaliero varia per legge a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia: da un massimo di 14 ore giornaliere per gli impianti in zona E (nord e zone montane) alle 8 ore della zona B (fasce costiere del Sud Italia)».

4) Un aiutino ai Termosifoni
«È opportuno – scrive l’Enea – inserire un pannello riflettente tra parete e termosifone, specie nei casi in cui il calorifero è incassato nella parete riducendone spessore e grado di isolamento. Anche un semplice foglio di carta stagnola contribuisce a ridurre le dispersioni verso l’esterno» e dunque a compiere un piccolo passo avanti e capire come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termisifoni.

5) Check up dell’immobile
Chiaro che un cappotto alle mura e le finestre con doppi vetri e ben isolate possono fare la parte del leone. Fate valutare da un tecnico il grado di efficienza dell’immobile, per capire gli interventi più convenienti per contenere consumi e costi. Allo stesso modo, è sempre opportuno valutare la sostituzione della vecchia caldaia con nuovi generatori di calore dal rendimento più elevato. Anche per questo la normativa prevede che le nuove caldaie installate siano “a condensazione” o “a pompe di calore ad alta efficienza”. Sono disponibili anche caldaie abbinate a impianti solari termici per scaldare l’acqua e fotovoltaici per produrre energia elettrica. Tra l’altro, anche per questi interventi è possibile usufruire degli sgravi fiscali del 50 e del 65%.

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Prescrizioni illegali di latte in formula

Sab, 12/14/2019 - 19:10

Molti ospedali italiani al momento delle dimissioni post-parto di mamma e bimbo prescrivono latte in polvere per neonati indicando una specifica marca. E così molte neomamme tornano a casa con in braccio il piccolo e, in mano, il libretto di dimissioni – o in alternativa una sorta di “ricetta” – con l’indicazione di quale latte artificiale (tecnicamente: latte in formula) utilizzare per alimentare il nuovo arrivato nel caso in cui non avessero latte o il loro latte non fosse sufficiente. Una condotta illegale che ormai va avanti da diversi anni.

Ecco tutti gli articoli della nostra inchiesta sulle prescrizioni illegali di latte artificiale:

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Il barone ribelle

Sab, 12/14/2019 - 12:00

Serafino Amabile Guastella, il barone ribelle di Chiaramonte (Ragusa), è l’uomo che nel 1800 scoprì che la poesia popolare era meglio di gran parte della poesia “colta”. Leggendo un suo libro mio padre trovò la storia della Nascita del giullare , un pezzo fondamentale di Mistero Buffo.
Qui di seguito il mio intervento al convegno a Chiaramonte, meravigliosa cittadina con 8mila abitanti e 9 musei. E anche un olio sopraffino. Quasi buono come quello di Alcatraz… è anche il paradiso degli amanti del maiale.

Cosa c’entra mio padre con Serafino Amabile Guastella?
Era il 1969 e venni qui vicino, a Siracusa, con i miei genitori per uno spettacolo, dopo molte contestazioni venne loro negato il teatro e quindi Dario e Franca finirono per recitare in una villa privata e quando uscirono gli spettatori trovarono le automobili danneggiate da un gruppo di fascisti che spaccarono i vetri, macchiarono le carrozzerie ecc. Insomma, era un periodo, il 69, molto vivace.

Quell’anno mio padre aveva appena debuttato con il Mistero Buffo e qual era l’idea fondamentale che lo muoveva insieme a un gruppo di ricercatori? Che la cultura accademica, quella dei signori avesse rubato la cultura del popolo.

Dario qualche anno prima aveva realizzato Ci ragiono e canto,  uno spettacolo con un gruppo di cantanti popolari, tra cui Rosa Balestrieri, una grandissima cantante siciliana, e aveva dimostrato che le canzoni popolari non derivavano dalla copiatura da parte del popolo della musica che facevano i ricchi, ma al contrario: questi ritmi nascevano dal lavoro, servivano per coordinare, per far lavorare assieme le persone.
La tarantella la cantavano i cordari che dovevano incrociare le funi per fare le gomene e perché il lavoro risultasse perfetto avevano bisogno di una musica che desse loro il ritmo.  E i battipali della laguna di Venezia ne avevano un altro e le mondine che continuavano a chinarsi per diserbare o piantare il riso avevano un altro ritmo ancora.

Da questa idea era nato Mistero Buffo.  Erano i giullari ad aver inventato la Commedia dell’Arte, avevano inventato una cultura che poi gli aristocratici, gli intellettuali di corte avevano rapinato.

Dario Fo proprio a Siracusa trova i testi di Guastella e ne resta stupito perché quest’uomo già nel 1800 aveva capito tutto questo, e inoltre trova un testo in siciliano che diventerà una colonna di Mistero Buffo: La nascita del giullare.

È una storia meravigliosa: è la storia di un contadino. Un brutto giorno il signore della zona arriva nella sua casa coi soldati e gli ruba tutto, violentano e uccidono la moglie, uccidono i figli, gli bruciano la casa. Il contadino è disperato, distrutto dal dolore sta per impiccarsi.

Ha già messo la corda su una trave, è già su un ceppo di legno e sta per buttarsi per morire quando in quel momento arriva Gesù. E gli dice: «Non devi ucciderti, devi andare per il mondo a raccontare quello che ti hanno fatto questi ricchi bastardi». Il contadino risponde: «Io cosa posso fare? Non so parlare, già quando ho davanti tre persone che mi ascoltano mi ingarbuglio, non sono capace».

Allora Gesù gli sorride, gli si avvicina, lo bacia sulle labbra e questo contadino sente un’energia pazzesca che gli esplode sulle labbra, sulla lingua, nel cervello e capisce che può raccontare grazie a questo miracolo.

E questo è stato il timone della vita di mio padre e di mia madre che hanno reagito alle tremende violenze subite raccontando. Franca ebbe il coraggio di andare a raccontare in teatro e in televisione lo stupro e le torture che aveva subito quando fu rapita da un gruppo degli agenti dei servizi segreti dello Stato Italiano – perché fu questo che fu scoperto.

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Cosa hanno in comune il disegno della mosca nel water e il messaggio al bancomat? Sono due “nudge”

Sab, 12/14/2019 - 07:00
Le spinte gentili

Qualche esempio? Da quello famoso della mosca disegnata negli orinatoi dell’aeroporto di Amsterdam – che “migliora la mira” (e la pulizia) fino all’80% – al messaggio che compare dopo aver fatto un prelievo di contanti al bancomat: “Stampare la ricevuta?”, da un lato un SÌ, dall’altro un NO, con l’immagine di un globo terrestre verdazzurro e la didascalia “Scelta ecologica”.

E se la disposizione delle merci all’interno dei supermercati, con la verdura all’ingresso e i superalcolici al termine delle corsie, è strategia ormai disvelata, più sottili sono altre “architetture delle scelte” (termine tecnico per indicare le diverse modalità con cui vengono presentate le opzioni a chi prende una decisione): diversamente dal cartello “Vietato fumare”, il messaggio “In questo locale le persone non fumano” fa leva su un desiderio di omologazione; salire le “scale pianoforte” della stazione metro Odenplan a Stoccolma è molto più divertente che prendere le scale mobili (e fa fare un po’ di moto); per ridurre il consumo di carne nelle mense non servono raccomandazioni plateali o disincentivi economici, è sufficiente raddoppiare le opzioni vegetariane nel menu, creando piatti belli e colorati.

Il “paternalismo liberale”

A riprova della rilevanza che possono avere sui nostri comportamenti – e di conseguenza sull’economia e le politiche economiche – le modalità con cui determinati messaggi vengono veicolati, lo studio dell’attività di nudging ha valso, nel 2017, il Nobel per l’economia al suo ideatore, Richard H. Thaler. E negli ultimi anni la spinta verso comportamenti virtuosi ha attirato anche alcuni governi, interessati per esempio a far sì che più cittadini paghino le tasse (Singapore), o donino gli organi (Gran Bretagna e Austria), o tengano uno stile di vita più sano.

Gli scopi sono lodevoli ma le modalità hanno trovato anche detrattori: si parla infatti anche di “paternalismo liberale” in un’accezione non sempre positiva, perché può sottintendere la presenza di un controllo nascosto e di un’intromissione da parte della politica e dell’economia all’interno del processo decisionale del singolo individuo, convinto, nel proprio agire, di decidere cosa sia meglio per sé e non consapevole di essere strumento per fini più “alti”.

Le scienze comportamentali

Le pratiche suggerite dal nudging, inoltre, non sono rimaste indifferenti agli scienziati che studiano le discipline comportamentali, interessati a comprendere quali siano le modalità di pensiero che spingono gli individui a una scelta piuttosto che a un’altra.

Nasce così la distinzione tra “pensiero veloce” e “pensiero lento”: il primo porta a scelte immediate e veloci, il secondo, più razionale e riflessivo, si attiva quando poniamo attenzione a quanto stiamo facendo. Nella nostra quotidianità siamo istintivamente portati ad agire con meno “fatica” possibile… ed è proprio facendo leva sulle nostre risposte cognitive automatiche – e non su quelle razionali e ragionate, più faticose – che vengono azionati a livello individuale quei meccanismi positivi resi funzionali al benessere della collettività.

Malgrado i “buoni fini”, tuttavia, alcuni pensatori sottolineano l’importanza di porre le persone nelle condizioni di scegliere più consapevolmente, fornendo loro più elementi di giudizio e tempo sufficiente per operare la scelta: la combinazione di “pensiero lento” e “veloce” potrebbe rendere quasi automatiche scelte semplici e lasciare il tempo per ponderare decisioni più complesse.

Fonti:
http://www.treccani.it/magazine/chiasmo/diritto_e_societa/Rivoluzione/rivoluzione_sgss_nudge.html
https://www.economiacomportamentale.it/2019/02/06/letica-del-nudge-un-opportunita-low-cost-in-mano-ai-governi/
https://www.economiacomportamentale.it/2017/06/17/nudge-cose-la-spinta-gentile/
http://scienzaconlapancia-padova.blogautore.repubblica.it/2018/04/03/nudge/
https://www.focus.it/comportamento/psicologia/nudge-teoria-scelte-definizione-esempi
http://orizzonti.tv/nudge-cose-cosa-significa-leducazione-finanziaria/

Immagine di WissensDürster – Wikipedia

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Mamma in Blu: alternative ecologiche agli assorbenti (Video)

Sab, 12/14/2019 - 07:00

Alcune donne definiscono gli assorbenti lavabili un “prodotto medievale”, ed è vero, ma quelli moderni non hanno nulla a che vedere con quelli del Medioevo

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Tampon tax, Iva al 5% solo per gli assorbenti biodegradabili (ma introvabili)
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I 10 migliori film del decennio 2010-2019

Ven, 12/13/2019 - 15:00

La macchina del cinema in questo decennio ha subito trasformazioni tecniche e antropologiche incredibili. Si fruiscono i film in modo molto differente dal Novecento. Le piattaforme sono diventate centrali nel sistema distributivo. L’avvento del digitale ha modificato percezioni, estetiche, grammatica, sintassi, storia e geografia del cinema. È tempo di classifiche per i migliori film del decennio. Questi sono i miei, molto condizionati da quello che ho visto, fruito e analizzato. Per questo tre film sono italiani tra cui il primo. Un decennio molto condizionato dalla scuola messicana che ha conquistato Hollywood, dall’avvento planetario di Netflix e Sky e dagli outsider che non mancano.  Perché il cinema non muore mai…

LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino, 2013

Un grande Gatsby de noantri. Forse più autentico e più cupo ma dotato di autoironia italiana per combattere il depressismo imperante, un continuo “chiagni e fotti” illuminato divinamente da Bigazzi e raccontato da morbide carrellate in dolby che rifanno bene il cinema italiano come racconto internazionale. Elogio del rimpianto intinto in una sana cattiveria. Campi e controcampi attorno a un unico libro di successo e il fantasma di Moravia. Jep Gambardella attualizza “La Dolce vita” a Roma al tempo del postmoderno con notti bianche senza fine e senza sosta di un flaneur del disincanto che primeggia per cinismo. Cardinali che recitano ricette, poeti che restano muti, sante gestite da manager, badanti di grande umanità, umanità varia sparpagliata in set bellissimi, decor, vestiti, installazioni che completano al meglio lo spettacolo. Colonna sonora di alto livello.  Paolo Sorrentino è il nostro principale regista internazionale. Premio Oscar

BIRDMAN 2014 di Alejandro Gonzalez Inarritu, 2014  

E poi entri in una sala e vedi un film che ti fa tornare a casa contento per il fatto che in giro c’è ancora ottimo cinema che comprende come va il mondo con un unico piano sequenza (anche se tecnicamente è stato costruito con un artificio per farlo sembrare tale). Straordinari attori che fanno il verso a se stessi. E quelli dell’Academy hanno votato convinti per chi processa la Hollywood degli effetti speciali e della trame generaliste assegnandogli l’Oscar per miglior film, regia, fotografia, sceneggiatura. La stella decaduta del cinema prova con il teatro a convincere critica e pubblico che lui resta il migliore. Il suo ruolo da supereroe lo angoscia e lo assedia. Buona riflessione sull’incidenza dei social network nella vita planetaria delle persone.

LA FORMA DELL’ACQUA di Guillermo Del Toro, 2017

La scuola messicana conquista il tetto del mondo rileggendo anche la fantascienza e il valore della diversità. Ispirato da “Il mostro della laguna nera” classico di genere. Ambientato nel 1962 ai tempi della guerra fredda. La protagonista è una donna muta che lavora alle pulizie in un laboratorio scientifico del governo dove viene portata la creatura mostruosa che commuove per sensibilità e per le torture a cui viene sottoposto. Personaggi delineati alla perfezione non solo per i protagonisti ma anche per il cattivo, lo scienziato che si mette dalla parte del bene, Zelda la collega della protagonista. Omaggio al cinema novecentesco con citazioni e sala cinematografica che è ai margini della vicenda. L’amore trionfa in forme acquatiche inattese. Effetti speciali perfetti e incastonati al servizio della trama. Quattro premi Oscar e un Leone d’oro

THE IRISHMAN di Martin Scorsese, 2019

La dimostrazione che il cinema è vivo, grande, ancora potente come un atleta e che le sue storie accompagnano la Storia del mondo. Una cricca di italoamericani cresciuta nelle mille luci soffuse di New York tra omicidi e sballati fuori di testa riflette sulla vita e la morte. I mafiosi con le loro turpi vicende in mezzo alla Storia d’America da Patton ai Kennedy fino a Nixon. Quei bravi ragazzi sono uomini anziani che le tecniche digitali miste a pellicole invecchiano e ringiovaniscono girovagando nel Tempo del film che scorre per 210 minuti attraverso decenni come il grande cinema sa fare quando al comando c’è un grande autore. Montato divinamente, sceneggiato con precisione balzacchiana e dialoghi rutilanti, illuminato da una fotografia caravaggesca che si affida a movimenti di macchina sinuosi e controcampi che valorizzano un manuale di recitazione a futura memoria per coloro che verranno ad ammirare ricostruzioni d’epoca perfette.

JOKER di Todd Philipps, 2019

Prendi Gotham City e trasformala nella New York metatemporale assediata da degrado e violenza. Poi immagina l’umanità del cattivo dei supereroi per farne un campione del dolore ai tempi dell’odio diffuso che si ribella a tutto ciò che lo circonda. Ha scritto Sergio Marini: “È potente. È disturbante. È magnifico. È terribile. È il primo film tratto da un fumetto a vincere un festival prestigioso come quello di Venezia”. L’interpretazione di Joaquin Phoenix è destinata a entrare nella storia del cinema per l’intensità con cui ha saputo costruire un personaggio complesso e autentico. Ispirato anche dai grandi film di Scorsese. La discesa negli inferi della follia di un attore comico magnificamente vestito nei suoi abiti di scena. E la sua maschera è stata avvisata nelle manifestazioni di piazza della globalizzazione in crisi. 

PARASITE di Bong Joon-Ho, 2019

Dall’emergente Corea un film che mescola alla perfezione diversi generi e che da Est ci fa comprendere come il mondo sia uguale nelle sue profonde diversità regolate dal digitale e da barriere sociali spesso invalicabili. Una poetica molto originale di un regista bravissimo mette a confronto tra loro due case e due famiglie in una sceneggiatura perfetta che si concede divagazioni splatter, atmosfere da commedia, dialoghi degni di Woody Allen. Ha scritto Giovanni Bogani “La lotta di classe raccontata senza slogan, bandiere, ideologie, operai, picchetti. La lotta di classe raccontata con classe”. I ricchi gentili perché ricchi. i poveri affamati di consumo e di agi perché poveri. Attori bravissimi. Palma d’oro a Cannes

IL CAPITALE UMANO di Paolo Virzì, 2014  

Un colpo di fucile al cuore dell’italiano medio. Il miglior Virzì di sempre si allontana da Livorno e diventa regista internazionale. La contemporaneità della crisi globale in tricolore arricchita da tocchi che spaziano tra Hitchcock e i fratelli Coen. Quattro episodi nell’arco di sei mesi e una notte che cambia la vita di tutti. Un cast in forma magica che scolpisce talento per grandi attori e attrici. Dietro un disegnatore matto c’è sempre una piccola città ignobile nel villaggio globale. Denari neri dietro quello che appare. Padri che hanno mangiato i sogni dei figli, drop out belve come i capitalisti, donne dal cuore puro, razza padrona che ha distrutto l’Italia. Nel Paese dove i teatri diventano condomini della speculazione finanziaria le amicizie sono solo apparenze e fiere delle atrocità. 

ROMA di Alfonso Cuaròn, 2018

Nei film del XXI secolo c’è ancora spazio per amare film in bianco e nero al tempo del digitale. L’autore messicano di turno questa volta racconta le vicende del proprio Paese. Gli anni Settanta ai tempi delle strage in piazza viste attraverso una famiglia altolocata del quartiere omonimo del titolo. La famiglia, la casa e il quartiere sono quelle di Cuaròn.  Un regista da blockbuster hollywoodiani si prende il lusso artistico dei virtuosismi d’autore e piani sequenza mirabili. Come in molti migliori film del decennio anche qui c’è il trionfo degli ultimi, di chi rassetta, la periferia del mondo. Tre linee narrative raccontano il Messico dell’epoca, la famiglia borghese e la vera protagonista, l’india Cleo interpretata da una sorprendente attrice esordiente. Oscar per la fotografia e Leone d’Oro a Venezia

HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti, 2011

In eguale classifica tematica gli autorevoli ma un po’ decaduti “Cahiers du Cinema” oltre a mettere in cima una serie tv mettono tra i loro preferiti “Mia madre” del loro sempre amato Nanni italiano. Mi permetto di dissentire preferendogli un film profetico e meglio compiuto dedicato agli smarrimenti e alle nuove strade della Chiesa cattolica. Il nuovo Papa eletto è pieno di dubbi, Le ansie lo attanagliano. C’è bisogno di ricorrere alla psicologia per salvare il Sacro e la tradizioni. Moretti davanti e dietro la macchina da presa offre il meglio mescolando riflessione seria con umorismo forbito. Ha scritto Federico Pontiggia “È cinema puro, il film a più alto tasso cinematografico di Moretti: movimenti di macchina ambiziosi, una direzione d’attori che evangelicamente fa degli ultimi (per pose) i primi e una regia totale, che mixa humour e riflessione, dubbio ed esistenza, singolo e collettività, libero arbitrio e istituzione, Vita e Sistema”.

DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES di Jaco van Dormel, 2015

Un regista belga che in un ventennio ha girato solo quattro film notevoli, nel suo ultimo mescola riso e pianto in una commedia corrosiva che riscrive il Nuovo Testamento. Echi di Buñuel e di Pasolini ma rivisti in forma originale e attuale. Dio vive in un piccolo appartamento a Bruxelles assieme alla figlia Ea che maltratta regolarmente e che non è mai uscita da casa. La giovane, stanca dei continui soprusi, decide di scappare e seguire l’esempio del fratello maggiore, Gesù. Non prima però di aver rivelato via SMS a tutti gli uomini la data della loro morte e aver manomesso il computer del padre. Stroncato ferocemente dalla critica cattolica. Lo trovo, invece, in perfetta linea con il papato di Bergoglio.  

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Sesso ascellare, sesso stellare

Ven, 12/13/2019 - 13:26

C’è chi è feticista del piede e chi dell’ascella, che in quanto a odori nulla hanno da rimproverare ai più tradizionali luoghi del piacere. E infatti proprio l’odore forte è un potente eccitante, mentre la zona è erogena a tutti gli effetti.

Come è diventato trend topic

Fatto sta che il trending topic che ha sconvolto Twitter (di risate) – sesso ascellare (o mascalagnia) – è da sempre un must have del piacere, ma mai così di moda come adesso.

Twitter si è scatenato nel fare ironia su se stesso e il sesso ascellare

Tutto è nato da una trasmissione radio in cui la sessuologa Rosamaria Spina ha spiegato: «tutte le pratiche legate al sesso con penetrazione sono in forte calo fra i giovani». Si preferiscono pratiche alternative come il sesso orale o la masturbazione reciproca, il frotterismo (strusciarsi su oggetti o indumenti) e infine la penetrazione dell’ascella.

Una parafilia minore

Considerata un «parafilia minore», il sesso ascellare sta spaccando. Si fa tentando una penetrazione nell’incavo ascellare, «come se simulasse una vagina», e si giustifica dal fatto che le ascelle sono ricche di feromoni «che implementano l’eccitazione». Si può far sesso ascellare anche solo leccandola, come un preliminare tra il serio e il faceto. Del resto, l’ambiente è umido, «simile a quello vaginale, ma non ha tutte quelle implicazioni che ha la vagina, è vista in modo ‘meno minaccioso’ ma altrettanto eccitante e piacevole», spiega la sessuologa.

Il giochino dell’ascella può dunque non esser altro che un modo gentile di avvicinarsi al sesso per gli inesperti, i giovanissimi appunto, che nell’amore come dappertutto, giustamente iniziano per tentativi.

Altra immagine ironica tratta da Twitter a commento del trend topic “sesso ascellare”, tratta dall’Adamo ed Eva di Giobbe Covatta

Se la cosa vi sta incuriosendo, vi farà piacere vedere, al cinema questo week end, il film Ritratto della giovane in fiamme, amore lesbo e sublime con sesso ascellare, perla tra le perle di quel genere di erotismo che si nutre soprattutto di fantasia e sensi.

Ecco insomma svelato il segreto dello charme dei francesi, prosegue la lunga lista dei commenti su Twitter, dediti all’amore per antonomasia, popolo bello e godereccio, e che non a caso ama mostrarsi in giro con un lungo pane a forma fallica stretto sotto l’ascella, preferibilmente senza incartamento, o il più succinto possibile.

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Sesso, non farlo fa male alla salute
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Canapa light, via libera alla vendita

Ven, 12/13/2019 - 11:36

Al di sotto della soglia dello 0,5% di Thc (tetraidrocannabinolo, la principiale sostanza psicoattiva presente nei fiori e nei frutti della Cannabis sativa) la canapa non può essere considerata sostanza stupefacente e può essere quindi liberamente venduta e acquistata. Il via libera al commercio della cannabis light in Italia arriva da un emendamento al ddl Bilancio approvato dalla Commissione Bilancio del Senato, che modificato il Testo Unico per gli stupefacenti

Leggi anche: Come agiscono i principi attivi della Cannabis Sativa

Il via libera all’emendamento – che porta la firma dei senatori Loredana De Petris e Paola Nugnes (Liberi e Uguali), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Partito democratico), Francesco Mollame e Matteo Mantero (Movimento 5 Stelle) – permetterà la vendita delle infiorescenze di canapa a basso contenuto di Thc, della biomassa e dei preparati a base di cannabidiolo (Cbd). E libera il settore della canapa light dai problemi legali intercorsi soprattutto negli ultimi mesi in seguito a una sentenza delle Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione di maggio scorso, che aveva stabilito che in Italia «la legge non consente la vendita dei prodotti ottenuti dalla coltivazione della cannabis sativa tra cui foglie, inflorescenze, olio e resina», comportando in diverse occasioni sequestri di canapa light da parte delle forze dell’ordine e procedimenti penali a carico di alcuni titolari delle attività commerciali.

Modificato il Testo unico sugli stupefacenti

L’emendamento stabilisce che la concentrazione di Thc sotto lo 0,5% è valida anche per la «coltivazione e la trasformazione di qualsiasi parte della pianta, compresi i fiori, le foglie, le radici e le resine», modificando e completando la legge sulla canapa e soprattutto modificando il Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti «stabilendo una volta per tutte che sotto lo 0,5% di Thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente», ha scritto su Facebook il senatore M5s Mantero.

La manovra di bilancio ora dovrà essere approvata: ma è probabile che, dati i tempi stretti, passerà senza nessuna modifica alla Camera, diventando così effettiva da gennaio 2020. E così la canapa light potrà essere non solo coltivata, come previsto già dalla legge 242 del 2016, ma anche venduta perché non più considerata, sotto lo 0,5% di Thc, sostanza stupefacente.

Leggi anche: Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

“Prima spallata all’assurdo muro di pregiudizio”

«Abbiamo approvato uno dei nostri emendamenti sulla canapa industriale – scrive ancora Mantero -. È quello meno ambizioso, che riguarda principalmente la biomassa. Non è il punto di arrivo, anzi è solo quello di partenza ma oggi abbiamo dato la prima spallata all’assurdo muro di pregiudizio che ancora circonda questa pianta. I canapicoltori e negozianti italiani potranno lavorare un po’ più tranquilli».

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Bye bye London

Ven, 12/13/2019 - 10:57

I conservatori, sostenitori della Brexit, hanno vinto in maniera schiacciante le elezioni nel Regno Unito. Nettamente sconfitti i liberali e i laburisti. Trump festeggia e offre al Regno Unito accordi economici con gli USA alternativi a quelli con l’UE. In Scozia invece vincono gli indipendentisti che vogliono restare in Europa. Si profila un nuovo “caso Catalogna“?
E con il successo ottenuto,
Boris Johnson stresserà i rapporti con l’UE fino al punto di rottura (No Deal)? E se questo accadesse che conseguenza avrà?

Si materializza di nuovo la possibilità quindi che scatti il “No Deal”, cioè una Brexit senza accordo che comporterebbe sicuramente effetti negativi sui rapporti sociali, economici e anche sull’ambiente

Secondo uno studio commissionato nei mesi scorsi dal governo britannico, il “No Deal” potrebbe costare al Paese più del 10 per cento del suo PIL in 15 anni.

Insomma, il “No Deal” non sembra promettere rose e fiori per il Regno Unito anche se non mancano i britannici ottimisti. Tra i più accaniti sostenitori della Brexit prevale la visione di un “No Deal” come opportunità per la Gran Bretagna che permetterebbe di sviluppare in un futuro senza vincoli le sue potenzialità economiche.

Ma cosa potrebbe significare, concretamente, per il Regno Unito e gli altri Paesi europei, compresa l’Italia, l’uscita dall’Unione senza un accordo?

Una definizione formale si trova nel documento prodotto dalla Commissione Europea, in cui si legge che se non sarà raggiunto un accordo «il Regno Unito diventerà una terza parte rispetto all’Unione, e le leggi dell’Unione smetterebbero di applicarsi sia nei confronti del Paese che al suo interno». 

Le possibili conseguenze potrebbero essere queste:

1 – I cittadini europei residenti nel Regno Unito e quelli britannici residenti nell’Unione si troverebbero ad essere tecnicamente extracomunitari. In Gran Bretagna si trovano attualmente 700.000 italiani.

2 – Persone e merci non potrebbero più viaggiare liberamente tra Unione Europea e Regno Unito. Rinascerebbero le frontiere nei porti e negli aeroporti, ma anche via terra tra Irlanda e Irlanda del Nord e tra Gibilterra e Spagna, come quelle che separano l’Unione da paesi terzi. E quindi controlli di documenti delle persone e, soprattutto, controlli sanitari e di aderenza alle norme rispettivamente britanniche o europee nei confronti delle merci, con rallentamenti e problemi anche nel settore della salute per la distribuzione dei farmaci.

3 – Il Regno Unito perderebbe l’accesso al mercato unico europeo, l’area economica dentro alla quale non ci sono barriere agli scambi di beni e servizi e viceversa i prodotti europei verso il Regno Unito. Le merci sarebbero quindi sottoposto a tariffe e controlli aggiuntivi previsti in questi casi con conseguenze a volte ai limiti del paradosso. Per esempio, senza accordi aggiuntivi, il “No Deal” annullerebbe gli attuali accordi sull’aviazione civile e quindi renderebbe impossibile agli aerei britannici entrare nell’UE e viceversa.

4 – Possibili problemi anche per l’export italiano. Gli scambi commerciali tra i due Paesi hanno raggiunto nell’ultimo anno quota 34,5 miliardi di euro, di cui 23,1 miliardi di esportazioni verso la Gran Bretagna e 11,4 miliardi di euro di importazioni verso l’Italia, con un saldo positivo per l’Italia di quasi 20 miliardi. L’export italiano verso il Regno Unito è rappresentato innanzitutto dai prodotti agroalimentari, sia trasformati sia freschi, e dal vino.

E’ evidente l’importanza che assumeranno le diplomazie delle parti (Regno Unito e UE) per evitare il No Deal.

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Te la pago io la bolletta

Ven, 12/13/2019 - 09:01

Babbo Natale l’altro giorno era in coda allo sportello Multiservizi di Conselve, in provincia di Padova, che ci facesse lì non lo sappiamo, probabilmente anche lui doveva pagare una bolletta.

Fatto sta che mentre sta aspettando il suo turno vede un uomo in grande difficoltà: gli hanno appena staccato luce e gas perché non ha pagato il servizio. L’uomo dice all’impiegato che ha 4 figli e che proprio non ce la fa a pagare in un sol colpo tutta la somma, 600 euro, ma si sente rispondere che non è possibile rateizzare perché l’insolvenza dura da troppo tempo.

Bel guaio, proprio un bel guaio, sconsolato l’uomo se ne va piangendo.

È il turno di Babbo Natale che vista tutta la scena decide di pagare il debito di quell’uomo, per intero così che gli ripristino luce e gas.

No, scusate, Babbo Natale non c’entra, qui c’è stata un umano che ha visto la possibilità di aiutare un altro umano in un momento di difficoltà. E ha chiesto di restare anonimo.

Ci piace questa umanità qui.

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Foto di Myriam Zilles da Pixabay

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Ha un nome la solidarietà andata in scena in Albania dopo il terremoto, si chiama meraviglia

Ven, 12/13/2019 - 07:00

Il terremoto che lo scorso 26 novembre ha squassato la costa settentrionale dell’Albania ha fatto 51 vittime e circa 800 feriti, di cui tuttavia solo 40 sono ancora ricoverati. Le squadre di recupero albanesi non erano pronte per un simile evento, in un primo momento si è scavato sotto le macerie con ciò che si aveva a disposizione, comprese le mani nude. Poi sono arrivati gli italiani. 160 Vigili del Fuoco italiani, con 60 mezzi, due team Usar della Toscana e del Lazio, unità cinofile, attrezzature. Ha un nome la solidarietà andata in scena in Albania al momento del bisogno ed è meraviglia.

Una situazione rischiosa a detta degli stessi Vigili del Fuoco, che per quasi 24 ore hanno dovuto sospendere le ricerche dei superstiti a causa delle forti scosse, fino a 5.6 di magnitudo, verificatesi all’indomani del terremoto. Una situazione drammatica, anche a causa dei danni già subiti lo scorso 21 settembre, quando un terremoto di magnitudo 5.8 aveva fatto tremare il Paese, sempre nella costa settentrionale, sempre nei dintorni della città di Durazzo. E però una situazione meravigliosa, pur nel dramma, o forse proprio perché nel dramma. I primi aiuti dai civili italiani non sono giunti dalle Regioni con il Pil più alto ma da quelle che dai disastri del terremoto non sono ancora uscite: Molise, Abruzzo, Marche. Così come, in Europa, il primo a tendere la mano è stato il Paese più piccolo, più giovane: il Kosovo. E poi Montenegro, Croazia, Macedonia, Serbia, Bosnia, Grecia, tutti i Balcani riuniti, una cosa da non credersi.

In Albania si balla sempre, anche con il terremoto. Era diventato virale il video pubblicato dalla giovane ostetrica all’indomani del primo terremoto del 21 settembre. Durante le scosse, le infermiere del reparto maternità dell’ospedale Koço Gliozheni di Tirana si erano fiondate sui neonati a proteggerli con i propri corpi. Due donne erano in travaglio, una ha partorito alle 16.45, 20 minuti dalla seconda scossa. L’altra, qualche ora dopo. Tra una scossa e l’altra, per alleggerire il clima, il personale medico, a partire dal primario, aveva passato la giornata a ballare, coinvolgendo anche le partorienti. Che cos’è la mediterraneità? è questa cosa qua.

La cantante inglese di origini albanesi Dua Lipa ha creato delle magliette che riportano il suo nome e al centro la scritta «Pray for Albania». Costano 45 dollari cadauna e sono acquistabili a questo sito, i proventi saranno devoluti ai terremotati in Albania. La piattaforma di crowdfunding GoFundMe lanciata da un’altra cantante di origini albanese, Bebe Rexha, intanto ha già quasi raccolto 100.000 dollari (questo il link del sito per fare una donazione libera).

L’Unione Europea e le Nazioni Unite stanno coordinando un piano internazionale per aiutare l’Albania. In particolare, come riporta il New York Times, un team dell’UE composto da 50 ingegneri provenienti da sei stati membri sta conducendo, a fianco degli esperti locali, la valutazione dei danni e il piano di distribuzione degli aiuti. Stando all’ultimo bollettino ufficiale, sono 893 i palazzi danneggiati dal terremoto (di cui 558 danneggiati gravemente e 20 dichiarati inagibili) per un totale di 9017 abitazioni rovinate (di cui 5497 fortemente danneggiate o distrutte).

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha promesso una donazione da 15 milioni di euro: «L’Unione Europea è in piena solidarietà con l’Albania con atti concreti, non solo a parole. Fino ad ora, la Commissione ha contribuito a mobilitare tre squadre di ricerca composte da uno staff di più di 200 persone provenienti da Italia, Grecia e Romania». L’Europa sembra anche essersi pentita di avere rinviato, per l’ennesima volta, complice il veto della Francia e la titubanza dell’Olanda, i negoziati per l’ingresso dell’Albania e della Macedonia del Nord in Ue. In una recente lettera congiunta dell’attuale e futuro presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker e Ursula von der Leyen, assieme al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, e il presidente del Parlamento Europeo Davide Sassoli, si legge:

«L’Unione Europea si trova di fronte ad una scelta strategica: l’avvio dei negoziati per l’ammissione della Macedonia del Nord e dell’Albania è un test sulla capacità dell’Unione di tener fede alle promesse fatte e guardare al futuro. Crediamo sia giunto il momento di avviare il dialogo con questi due paesi per una prossima adesione».

Intanto, sempre dall’Italia, sono arrivati i clown. Tra le crepe psicologiche che sempre il terremoto lascia dietro di sé, la sindrome post-traumatica è lo spettro più invalidante per le persone che già si trovano costrette a vivere da sfollate per un tempo imprecisato a venire, per questo motivo dalla Puglia è partita l’operazione resilienza. Una missione straordinaria composta di psicologi, artisti di strada e circensi della associazione Stranivari Circo di Parabita (Lecce) e della ONG Engim Albania – progetto del servizio civile universale, per offrire supporto psicologico ai parenti delle vittime e dei feriti, agli sfollati, e ai soccorritori. Una clown terapia non meno importante del flusso dei tanti volontari, albanesi e stranieri, immediatamente accorsi sul posto e gestiti da un centro di raccolta creato nel Comune di Durazzo (per registrarsi, ecco il link). Che cos’è la comunità? È questa cosa qua.

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Marmolada, tra 30 anni il ghiacciaio potrebbe scomparire

Gio, 12/12/2019 - 15:55

In 10 anni il ghiacciaio della Marmolada, la montagna tra le più note delle Dolomiti, ha subito una riduzione del 30% del volume e del 22% dell’area e nell’arco dei prossimi 25-30 anni potrebbe scomparire del tutto.

La previsione, tutt’altro che ottimistica, è stata effettuata attraverso due modelli tridimensionali da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), in collaborazione con le Università di Genova e Trieste, l’Università gallese di Aberystwyth e l’ARPA (Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale) Veneto, che ha messo a confronto due rilievi geofisici sul ghiacciaio effettuati nel 2004 e nel 2015. 

Il ghiacciaio oggi è frammentato

I ricercatori spiegano che il ghiacciaio, un tempo massa glaciale unica, è ora frammentato e suddiviso in varie unità, dove in diversi punti affiorano masse rocciose sottostanti. I terreni carsici come la Marmolada sono irregolari e costituiti da dossi e rilievi: se il ghiaccio fonde gradualmente le aree in rilievo affiorano, diventando fonti di calore interne al ghiacciaio stesso. “Questo aspetto, unito al cambio di albedo (la neve e il ghiaccio sono bianchi e riflettono molta radiazione solare mentre la roccia, più scura, ne riflette di meno), sta ulteriormente minando la ‘salute’ della Marmolada accelerandone la già forte e rapida fusione”, spiega Renato Colucci del Cnr-Ismar.

La ricerca ha inoltre evidenziato che se il tasso di riduzione continuerà di pari passo come nel decennio analizzato, nel giro dei prossimi 25-30 anni il ghiacciaio sarà praticamente scomparso, lasciando il posto solo a piccole placche di ghiaccio e nevato. “E se, come da scenari climatici – conclude Colucci – la temperatura nei prossimi decenni dovesse aumentare a ritmo più accelerato, questa previsione potrebbe essere addirittura sottostimata e la scomparsa del ghiacciaio potrebbe avvenire anche più rapidamente“.

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Bonus fino a 400 euro per l’acquisto di latte artificiale

Gio, 12/12/2019 - 15:00

Via libera al bonus di 400 euro all’anno per l’acquisto di latte artificiale a beneficio delle mamme che non possono allattare, che potrà essere erogato fino al sesto mese di vita del bambino. È stato approvato dalla Commissione bilancio del Senato l’emendamento alla manovra di Bilancio 2020 proposto dal Movimento 5 stelle che prevede un contributo economico per le neomamme impossibilitate ad allattare.  

Requisiti ed erogazione: ancora molte incertezze

I requisiti per l’accesso al bonus e la precisazione di quali saranno le condizioni patologiche che impediscono la pratica dell’allattamento (compresi i casi di ipogalattia – ovvero ridotta produzione di latte –  e agalattia – assenza di secrezione di latte) per poter fare richiesta di accesso a quello che è stato ribattezzato “bonus latte” saranno definiti entro il prossimo marzo da un apposito decreto del ministero della Salute.

Anche su come verrà erogato il bonus non c’è ancora chiarezza: si ipotizza sarà legato all’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), ma è allo studio anche la possibilità di inserire la misura nell’ambito delle detrazioni Irpef. In ogni caso il provvedimento riguarderà le neomamme che hanno patologie che impediscono l’allattamento e che rispondono a determinati requisiti economici.

Leggi anche: Prescrizione di latte in formula in dimissione dall’ospedale: è capitato anche a te?

La nostra inchiesta sul latte in formula

«Sanata un’ingiustizia»

«Le donne che per problemi patologici non riescono ad allattare non solo devono affrontare un problema di salute durante un momento particolare della loro vita, ma sono anche costrette a spendere cifre non indifferenti per il latte artificiale – ha commentato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri -. Oggi grazie all’azione del Movimento 5 Stelle è stata sanata questa ingiustizia. È stato infatti approvato un emendamento al ddl di Bilancio che prevede un bonus annuo di 400 euro. Un aiuto concreto alle famiglie e alle neo-mamme».

Provvedimento contrario alle indicazioni Oms

Secondo Ibfan Italia, l’associazione per l’allattamento e l’alimentazione infantile, da festeggiare c’è invece poco. Secondo l’associazione la misura approvata è «ben contraddittoria»: «Da una parte – scrive Ibfan Italia sulla sua pagina ufficiale Facebook – si parla di donne con patologie che non possono allattare, dall’altra si parla di poter garantire un sostegno economico a chi “non ha latte a sufficienza”. E sono due cose ben diverse: un conto per esempio è non poter allattare a causa di terapie, dipendenze, ossia problemi certificabili, un altro è non avere latte per pratiche scorrette o semplicemente perché si è scelto di non farlo. Nel primo caso si tratta di casi residuali, nel secondo si tratta della maggioranza delle madri italiane e incentivare l’acquisto della formula è nettamente contrario alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità».

Ipogalattia condizione frequente

La questione su cui vale la pena riflettere a proposito di questo provvedimento, spiega Martina Carabetta, IBCLC (Consulente professionale in allattamento materno) «riguarda come viene diagnosticata o comunque selezionata la condizione di quelle donne che non possono allattare, facendole rientrare tra quelle potenzialmente beneficiarie del bonus latte. Come consulenti professionali in allattamento sappiamo bene che è vero che non tutte le donne possono allattare, ma sappiamo anche che la reale percentuale di donne impossibilitate a farlo sono davvero pochissime, meno dell’1-3%. Nella maggior parte dei casi, invece, i problemi legati all’allattamento al seno si risolvono, con i giusti interventi. I casi più comuni e frequenti su cui noi operatori  formati per risolvere i
problemi in allattamento ci troviamo a intervenire riguardano neomamme che non vengono aiutate nell’allattamento nell’immediato post-parto, e che si trovano quindi a produrre poco latte e ad avere quella che possiamo definire in termini medici “ipogalattia iatrogena“, ovvero una riduzione della produzione di latte dovuta proprio agli interventi inopportuni o alla mancanza di interventi attuati».

L’ipogalattia è dunque una condizione frequente, soprattutto tra le neomamme alla prima esperienza di allattamento, ma nella stragrande maggioranza  delle volte dovuta alla mancanza di supporto puntuale e corretto e perfettamente recuperabile se la donna viene sostenuta nel modo giusto. Eppure l’ipogalattia, insieme all’agalattia, rientra tra le “condizioni patologiche” che potrebbe portare una donna a beneficiare dell’incentivo economico. «Ma in questi casi la soluzione non può e non deve essere l’erogazione in favore della donna del bonus latte per l’acquisto della formula, perché altrimenti quella donna sarà danneggiata due volte: la prima perché non sarà stata adeguatamente aiutata nel tentare di allattare con successo, che è un diritto alla salute per sé e per il proprio bambino, e una seconda volta perché invece di proporle sostegno all’allattamento e provare a recuperare le verrà proposto un bonus che comunque non coprirà tutti i maggiori costi che lei e la sua famiglia si troveranno a sostenere in futuro per il mancato allattamento, che è un fattore fondamentale per la salute presente e futura del bambino. Quindi ben venga un aiuto economico alle donne che davvero non possono allattare ma attenzione: che siano veramente quelle».

Allattamento a rischio

Secondo Federica Zanetto, presidente dell’Associazione culturale pediatri (Acp), il nuovo provvedimento «innalza il rischio di diminuire la diffusione dell’allattamento al seno, va contro le indicazioni di tutte le società scientifiche e dell’Organizzazone mondiale della sanità ed è in evidente contrasto con lo spirito del Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno». «L’incentivo economico – scrive in una nota l’Acp – andrebbe alle donne affette da condizioni patologiche che impediscono l’allattamento al seno. Occorre chiedersi se esistono precise patologie mediche, quindi diagnosticabili, che comportano l’impossibilità di allattare al seno, e se la diffusione di tali patologie sia tale da meritare un provvedimento legislativo».

Sostenere l’allattamento al seno

L’Associazione culturale pediatri spiega che se si vuole fare una norma che sia davvero di sostegno alle mamme e ai bambini si dovrebbero investire risorse per una maggiore tutela del diritto all’allattamento al seno delle donne che lavorano, in particolare per le donne che lavorano al di fuori dei settori che tutelano questo diritto. E ci si dovrebbe preoccupare di sostenere l’allattamento al seno che è oro colato per il neonato e di dare sostegno, soprattutto nei primi tempi dopo il parto, a tutte le mamme, in modo da poter ridurre le forti diseguaglianze ancora presenti in Italia.

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Clima, Greta Thunberg domani a Torino con i giovani dei Fridays for future

Gio, 12/12/2019 - 13:13

Al Friday for future di domani a Torino parteciperà Greta Thunberg in persona, la più famosa ambientalista, appena nominata “Persona dell’anno” dal Time. A Torino, lo sciopero per il clima di domani, 13 dicembre, avrà il suo fulcro in centro, dove Greta è attesa in Piazza Castello alle 15, che ha dato notizia della sua partecipazione su Instagram “Venerdì 13 non vedo l’ora di unirmi allo sciopero del clima a Torino, in Italia, sulla via del ritorno a casa! Ci vediamo in Piazza Castello alle 15.00!”. La sindaca di Torino Chiara Appendino ha annunciato che sarà anche lei in Piazza Castello per accogliere la giovane attivista. L’associazione Fridays for Future Torino ha convocato il sit-in per le 14:30, per il quale è prevista un’alta partecipazione visti i numeri delle passate edizioni: solo il 27 settembre i giovani scesi in piazza per l’ambiente erano 50mila.  

Persona dell’anno

La copertina del numero di dicembre della rivista Time è dedicata, dal 1927, al personaggio simbolo dell’anno. Come Churchill, Roosevelt, Eisenhower, la regina Elisabetta, Kennedy, Papa Giovanni e Martin Luther King, per fare qualche nome. Ebbene, nel 2019 quale personalità racchiude meglio il simbolo della presa di coscienza delle nuove generazioni per la lotta contro i cambiamenti climatici, se non la fondatrice dei Fridays for future? “How dare you?”, ovvero “come osate?”, e ancora “Ci avete rubato i sogni”, sono parole che restano scalfite nella storia. La rabbia e le lacrime di Greta, durante il suo discorso all’Onu di settembre, ne fanno l’eroina portavoce delle nuove generazioni. E anche la più giovane “Persona dell’anno” di sempre.

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La sponda degli scienziati a Fridays for Future
Clima, la Groenlandia si scioglie 7 volte più velocemente. “I leader non hanno il senso del panico”

Foto: Eino Sierpe/Flickr

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Marta, Ursula, Sanna, Christine e le altre

Gio, 12/12/2019 - 10:35

Per la prima volta una donna è presidente della Corte Costituzionale in Italia e in Europa alcuni posti di potere significativi sono al femminile.

Marta Cartabia è  docente di diritto, ha 56 anni e il suo mandato durerà solo nove mesi, ma come ha dichiarato «Si è rotto un cristallo». Il suo nome era già stato fatto prima del Conte bis come probabile premier di un governo di transizione, poi non se ne fece più nulla e sarebbe stata anche quella una prima volta notevole.

«Spero di fare da apripista. Spero di poter dire in futuro, come ha fatto la neopremier finlandese, che anche da noi età e sesso non contano. Perché in Italia ancora un po’ contano» ha dichiarato. E lo speriamo anche noi.

Già, la premier finlandese: il 9 dicembre, Sanna Marin è stata nominata come nuova prima ministra del governo, a capo di una coalizione formata da cinque partiti, tutti guidati da donne. È la più giovane premier al mondo.

Tre esecutivi in Europa hanno più ministre che ministri: la Svezia con 12 donne e 10 uomini, la Francia con 9 donne e 7 uomini e la Spagna con 9 donne e 8 uomini e la Finlandia stessa nel precedente governo aveva nell’esecutivo 11 ministre e 7 ministri.

E l’Italia? Il governo Conte ha 7 ministre donne su 21, come noi il Regno Unito. Non ci facciamo un bella figura. 

Non la facciamo anche per quanto riguarda la politica: scrive Gad Lerner su Repubblica:

“Su venti presidenti di Regione, l’unica donna è la leghista Donatella Tesei, di recente eletta in Umbria. E sempre a destra troviamo l’unica segretaria di partito: Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Per il resto, da Leu a Italia Viva fino al Movimento 5 Stelle, e poi dalla Lega a Forza Italia, a comandare sono tutti uomini. Fa parziale eccezione la piccola formazione +Europa che oggi soffre forti divisioni interne ma ha per fondatrice Emma Bonino”.

E fa ancora più tristezza constatare che le donne in politica sono per lo più in schieramenti di destra e che la sinistra continui con grandi proclami che poi non hanno riscontri nella realtà.

E se è vero che dal 1948 a oggi le donne elette in Parlamento sono passate dal 5% al 35%, la percentuale precipita quando si tratta di accedere a incarichi di responsabilità.

Ma restiamo sulle buone notizie: Ursula von der Leyen è la presidente della Commissione Europea e ha presentato il Green deal europeo. Obiettivo: zero emissioni nel 2050.

La presidente della Banca centrale europea è Christine Lagarde che sostituisce Mario Draghi di cui ha dichiarato intende proseguire la politica di riduzione dei tassi e di stabilità dell’euro.

Forza donne!

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Se «Libero» è libero di pubblicare è anche grazie a Nilde Iotti, bacioni
BBC 100 Women 2019: chi sono e perché

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Quando la pioggia è troppa fa male anche alla campagna

Gio, 12/12/2019 - 07:00

A novembre ci sono stati in Italia in media sei nubifragi al giorno con un numero di tempeste di pioggia, vento, trombe d’aria e grandine pari a più del doppio dello scorso anno. Sono dati diffusi da Coldiretti a proposito del maltempo che ha colpito Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Liguria, Calabria e Campania.

Questa volta alle zone che ormai purtroppo siamo abituati a vedere allagate dal telegiornale quando si verificano grandi piogge, come ad esempio la Liguria, si sono aggiunti altri territori, come l’astigiano e l’alessandrino.

Non è di molto tempo fa il rapporto Ispra, Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, che ha affermato come il 91% dei comuni italiani sia in zone a rischio idrogeologico e più di 3 milioni di famiglie vivano in queste aree vulnerabili, tra l’altro sempre più cementificate. Lo stesso Ispra, come abbiamo raccontato su People for Planet, ha confermato che si continua a ricoprire aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, strade, infrastrutture e insediamenti commerciali e che a livello nazionale il consumo di suolo è passato dal 2,7% stimato per gli anni Cinquanta al 7,65% del 2017 segnando una crescita percentuale del 180%.

Novembre con pioggia record

Il novembre di maltempo ha portato, oltre ai danni alle infrastrutture, alla viabilità, alle abitazioni e agli edifici, una grande sofferenza anche per l’agricoltura. I danni sono stati ingenti, Coldiretti stima che arrivino a 100 milioni di euro: frane, vigneti distrutti, serre e tettoie divelte, aziende agricole isolate che sono rimaste senza collegamenti e per alcuni giorni anche senza elettricità.

Se tempeste e bombe d’acqua sono eventi sempre meno “eccezionali” e che si verificano sempre più spesso, laddove non ci sono stati nubifragi c’è stata pioggia, caduta continuamente per giorni e in grande quantità. L’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) piemontese ha calcolato che a novembre nel solo Piemonte è caduto il doppio della pioggia che cade in media in questo periodo, con 321 millimetri medi (32 centimetri, per capirci) caduti sull’intero bacino del Po fino alla confluenza con il Ticino, con un picco di 580 mm (58 cm), “corrispondenti a più della metà della precipitazione registrata solitamente in un anno intero”. Per l’agenzia in Piemonte quello del 2019 è il secondo novembre più piovoso degli ultimi 60 anni.

Dati simili si riscontrano in molte zone d’Italia, come racconta “Il Messaggero” in un articolo, in cui si spiega che molte zone d’Italia hanno ricevuto il doppio se non addirittura il triplo della pioggia normale per questo periodo.

I danni per l’agricoltura

Se spesso la pioggia in agricoltura è un bene, quando è troppa crea grandi difficoltà al lavoro nei campi. Quest’autunno ha iniziato a piovere mentre si stavano finendo i raccolti, e molti agricoltori delle regioni del Nord e del Nord Ovest hanno dovuto lasciare i cereali in campo e rinunciare al raccolto, soprattutto di mais, e in alcuni casi – nelle zone in cui le semine e i raccolti sono più tardivi – anche di riso. Questi, poi, sono anche mesi di semina, ma i terreni allagati non permettono neppure di entrare nei campi, né per preparare il terreno né per seminare. E dove si è già seminato, i germogli e le piantine rischiano di soffocare e marcire per la troppa acqua.

Effetto maltempo sul carrello della spesa?

Come accade spesso in queste occasioni, l’effetto maltempo potrebbe già iniziare a farsi sentire sul carrello della spesa. Coldiretti ha calcolato, sulla base dei nuovi dati Istat relativi ai prezzi al consumo, un aumento dei i prezzi dei vegetali freschi dell’1,2% a novembre rispetto a allo stesso mese dell’anno precedente.

In questo caso la variazione è ancora contenuta. Però è sempre bene ricordare con che percorso, tortuoso e fangoso, siano arrivate quelle verdure sulla nostra tavola.

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Agricoltura urbana a Napoli
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Michele Dotti: siamo tutti disabili

Gio, 12/12/2019 - 07:00

La nostra società è piena di barriere architettoniche. Non solo scalini e marciapiedi, ce ne sono di davvero insospettabili…

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Michele Dotti: il dilemma del cuscino
Michele Dotti: l’albero dei soldi
Michele Dotti: la sua (straordinaria) casa ecologica

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Orecchiette di contrabbando

Mer, 12/11/2019 - 15:00

BARI – Le nonne aprono presto il negozio. Dalle cucine del pianterreno che danno direttamente sulla strada esce la musica di vecchie canzoni, mentre spazzano il pavimento di pietra e spargono le loro orecchiette fatte in casa sui vassoi di legno con i ripiani a maglie.

Mentre la pasta si asciuga al sole Nunzia Caputo, 61 anni, siede con sua madre fuori dal negozio. Un uomo del posto è venuto a comprarne un chilo che la signora Caputo pesa su una bilancia vecchio stile.

“Qui è sempre tutto fresco”, dice mentre mostra la cucina ingombra di pentole bollenti di salsa, sacchi di farina di semola e un televisore che trasmette con l’audio muto. “Quello che non si vende lo mangiamo. E così succede questo…” dice indicando la sua pancia.

La scena – le nonne, la pasta fatta a mano, la strada con i ciottoli – evoca il Sud Italia dell’immaginazione popolare.

Le produttrici di orecchiette di via dell’Arco Basso nella città vecchia di Bari hanno attratto i turisti delle navi da crociera e hanno contribuito a far sì che Lonely Planet nominasse Bari una delle 10 migliori destinazioni d’Europa.

Hanno anche ispirato un annuncio di cosmetici di Dolce & Gabbana (“Pasta, Amore e Emotioneyes ”) in cui le figlie di Sylvester Stallone percorrono la strada in sottovesti nere, ballano con le nonne e setacciano le orecchiette con le dita.

Ma gli inquirenti sospettano che la strada della pasta della Bari Vecchia sia la scena di un crimine e ciò ha provocato la spaventosa repressione delle orecchiette di cui hanno parlato le cronache locali…

Secondo l’ufficio del sindaco, a metà ottobre gli ispettori della polizia hanno chiuso un ristorante locale perché serviva orecchiette “non tracciabili”, una violazione delle normative italiane e dell’Unione Europea che richiedono che la provenienza del cibo nei ristoranti sia chiaramente identificabile. La polizia ha multato il ristoratore e lo ha costretto a gettare diversi chili di orecchiette!

Nunzia Caputo, a sinistra, e sua madre, Franca Fiore.

 La notizia  (“Mano dura contro le orecchiette fatte a mano nella Bari Vecchia” ha titolato Repubblica) ha immediatamente preoccupato le donne di via dell’Arco Basso, che sono autorizzate a vendere piccoli sacchetti di plastica di pasta per uso personale, ma che non sono autorizzate a consegnare grandi ordini senza etichetta ai ristoranti.

Le donne non guadagnano molto e temono di essere costrette a dover indossare le retine per capelli, emettere ricevute e pagare le tasse. La gente qui si chiede se lo zelo italiano per i regolamenti, di solito scarso, questa volta invece finirà per sopraffare l’orgoglio locale di un’usanza che ha portato a Bari – dove molte famiglie hanno la loro pasta da asporto – turisti e una buona stampa a livello internazionale.

Il sindaco, Antonio Decaro, ha promesso di risolvere la cosa. Nel frattempo, a quanto pare, ha consigliato alle nonne di non dare troppo nell’occhio.

“Il nostro primo cittadino ci ha detto di non dire una parola su questo. L’informazione è un male per noi.”

Un altro nonna, una 82enne che si presenta solo come Vittoria, dice: “Qui tutti hanno paura che la Finanza piombi su di noi.”

All’estremità opposta della strada, Angela Lastella, 64 anni, circondata da sacchetti di orecchiette, taralli e pomodori secchi, mentre scaccia via un piccione affamato di carboidrati, alla domanda su una possibile proposta per le donne di unirsi per vendere più legalmente i loro beni, risponde esasperata: “Chi di noi è capace di fare una cooperativa?

Fino a 20 anni fa Bari Vecchia era conosciuta come “città dei ladri”, una zona proibita gestita da clan criminali. Il furto ha una lunga tradizione qui. Nel 1087, i marinai baresi in cerca di un’attrazione rubarono dalla Turchia odierna le ossa di San Nicola, (alle origini di Babbo Natale e tra l’altro santo patrono dei ladri) le cui reliquie sono ancora nella basilica di San Nicola a Bari.

La basilica di San Nicola, a sinistra

Prima delle orecchiette molte donne anziane della città vendevano sigarette di contrabbando dal Montenegro.

“Stiamo cercando di aiutarle”, ha detto il portavoce del Sindaco, aggiungendo che l’Amministrazione sta esaminando la possibilità di rendere l’area una zona di libero scambio e che non c’è nulla di sbagliato nel vendere un paio di chili a un utente occasionale di orecchiette al di fuori del libri contabili. “Non fa male a nessuno”, ha detto.

Molti locali sostengono che non le orecchiette ma i regolamenti rappresentino la vera minaccia.

L’Osteria delle Travi serve orecchiette di provenienza locale. 

“Queste donne lavorano 10, 15 ore al giorno, sette giorni alla settimana per sostenere i loro mariti e figli disoccupati”, ha detto Francesco Amoruso, 76 anni, la cui madre, una delle venerabili pastaie della strada, è morta l’anno scorso all’età di 99 anni.

Michele Fanelli, un sostenitore delle tradizioni locali che offre anche lezioni di orecchiette, si è fatto avanti per difendere le donne, sostenendo che sono le ultime vestigia di una Bari scomparsa. “La globalizzazione sta minacciando le tradizioni”, ha avvertito prima di entrare nella cucina della signora Caputo.

Franca Fiore, 88 anni alla domanda sulle ispezioni degli inquirenti scrolla le spalle: “Hanno ragione. Tasse e cose del genere. E’ tutto fuori dai libri. “

Mentre le altre donne modellano agilmente l’impasto, la signora Fiore racconta che sua madre le aveva insegnato a fare la pasta da bambina per nutrire suo padre e sette fratelli. La signora Caputo dice che anche sua nonna l’ha “obbligata” a fare orecchiette a partire dall’età di 6 anni.

La signora Lastella, pastaia di strada, dice che saper fare le orecchiette era un prerequisito per il matrimonio. Tutte intendono questa tradizione in modo positivo.

Vittoria, 82 anni, vende la sua pasta. È legale vendere piccoli sacchetti per uso personale, ma la vendita ai ristoranti richiede una licenza. 

“Dovrebbero aiutarci a tramandare questa tradizione, non a sterminarla”, ha continuato la signora Caputo. “Dovresti insegnarlo a scuola. Adesso hai figli che sanno parlare due o tre lingue ma non sanno farlo. Se dai loro una pallina di pasta, i loro occhi si illuminano. “

“Il Vangelo secondo Nunzia”, ​​commenta suo figlio, Rino Caputo, 43 anni, mentre si avvicina per mescolare una pentola di piselli.

La sera, mentre le donne riportano i loro vassoi di pasta nelle cucine adornate con le immagini di San Nicola, Diego De Meo, 44 ​​anni, il proprietario del ristorante Moderat, di fronte al municipio, riconosce che è stato il suo locale ad essere beccato con le mani nelle orecchiette “non tracciate”.

Aggiunge di aver allertato altri ristoranti, molti dei quali comprano le orecchiette dalle donne.

“Guarda, è corretto, è la legge”, riconosce riferendosi alla sanzione. Ma mentre i suoi affari non ne sono stati influenzati, si dice preoccupato per le pastaie di via dell’Arco Basso.

Mentre gli sbirri esaminavano la sua scorta di orecchiette e chiedevano informazioni sullo spacciatore, ricorda di averli guardati con stupore e di aver chiesto: “Ma non siete ragazzi di Bari?”

Cosa dire? Pagamento delle tasse e tracciabilità degli alimenti sono due capisaldi indispensabili. Possibile che nessuna istituzione sappia intervenire per aiutare le nonne di Bari Vecchia a mettersi in regola, aiutandole a costituire una cooperativa e garantendo loro una prospettiva economica più sicura e legale?

La signora Caputo al lavoro.

 Fonte: libera traduzione da un articolo di Jason Horowitz per il New York Times

Immagini: Gianni Cipriano per il New York Times

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Clima, la Groenlandia si scioglie 7 volte più velocemente. “I leader non hanno il senso del panico”

Mer, 12/11/2019 - 12:19

Per i leader dei paesi ricchi “non c’è paniconon c’è un senso di emergenza” nell’affrontare il problema del cambiamento climatico e di conseguenza “non c’è urgenza” di intervenire. Queste le parole dell’attivista svedese Greta Thunberg, stamane alla COP25 in corso a Madrid. E in effetti, i dati sulla situazione dello scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia, raccolti dalla collaborazione internazionale IMBIE (Ice Sheet Mass Balance Intercomparison), a cui ha partecipato anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), oltre che ESA (European Space Agency) e NASA (National Aeronautics and Space Administration), confermano quanto la situazione climatica e ambientale sia preoccupante.

ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo a una velocità 7 volte più elevata rispetto agli anni ’90 e la causa è solo una: il riscaldamento globale. Le conseguenze saranno devastanti per 40 milioni di persone, a rischio inondazione entro il 2100. Dal 1992 a oggi, la Groenlandia ha perso 3.800 miliardi di tonnellate di ghiaccio, provocando l’innalzamento del livello dei mari di oltre 1 cm. Se nel 1990 erano 33 miliardi le tonnellate l’anno che si scioglievano per le alte temperature, nell’ultimo decennio queste sono salite a quota 254 miliardi di tonnellate. In particolare il 2011 è stato l’anno in cui si è registrata la massima velocità di scioglimento dei ghiacciai, pari a 335 miliardi di tonnellate l’anno, 10 volte il tasso di scioglimento del 1990.

Secondo il ricercatore INGV Daniele Melini, “I nuovi risultati dimostrano chiaramente che lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia procede a un ritmo più veloce del previsto, corrispondente allo scenario più pessimistico elaborato dall’IPCC, cui corrisponderebbe un aumento globale del livello del mare di ulteriori 7 cm entro il 2100”. L’intero studio è pubblicato sulla rivista Nature.

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Photo by William Bossen on Unsplash

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Da Milano a un piccolo paese abruzzese, l’albero di Natale è green

Mer, 12/11/2019 - 11:52

Dalla città di Milano fino ad arrivare a un paesino abruzzese di neanche 800 abitanti, Schiavi di Abruzzo in provincia di Chieti, passando per la città di Formia in provincia di Latina, l’albero di Natale è green.

Forse – e ce lo auguriamo – in giro per l’Italia ci saranno altri esempi di alberi e di addobbi di Natale sostenibili e rispettosi per l’ambiente, ma questi tre sono sicuramente buoni esempi, ognuno a modo suo.

L’abero di Natale con i giocattoli inutilizzati di Schiavi d’Abruzzo

A Schiavi d’Abruzzo, i bambini che abitano il paesino abruzzese di neanche 800 abitanti in provincia di Chieti hanno devoluto per la realizzazione dell’albero di Natale nella centrale piazza Caduti d’Ungheria i loro giocattoli ormai inutilizzati. La maggior parte della struttura, alta più di quattro metri, «è stata realizzata riciclando giocattoli che non vengono usati più», ha spiegato il vicesindaco Maurizio Pinnella. Il risultato è un’installazione colorata e originale, virtuoso esempio di riuso di oggetti destinati alla discarica.

A Latina addobbi alimentati a energia solare

A Formia, in provincia di Latina, l’albero di Natale in piazza Marconi è illuminato a energia solare. La conifera di oltre trenta metri è infatti stata addobbata con luci a led alimentate da una batteria collegata a piccoli pannelli a energia solare posti sul palazzo comunale, che alimenta anche le luci poste intorno alle aiuole della piazza.

A Milano illuminazioni a basso consumo energetico

La città di Milano ha detto addio al classico abete utilizzando come albero di Natale una struttura in metallo a basso impatto ambientale alimentata da oltre 80 mila luci a led a basso consumo energetico. Alto 37 metri, l’albero di Natale è visitabile dall’interno e circondato da abeti che verranno poi ripiantati.

Mandaci le tue foto!

Se nella tua città è stato realizzato un albero di Natale a basso impatto ambientale, o ne hai fatto uno in casa tua, mandaci una foto a redazione@peopleforplanet.it.

Partecipa alla nostra campagna #PaintYourGreenChristmas

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