People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet
Aggiornato: 2 ore 34 min fa

Sbriciola, la trituravetro!

Sab, 02/24/2018 - 03:50

C’era la coda di persone che prendevano una bottiglia di vetro, la inserivano nella macchina e con evidente soddisfazione ascoltavano il rumore provocato dalla triturazione.

Non posso nascondere di averlo fatto anche io, non ho resistito, e per ben due volte.

Il funzionamento di Sbriciola 3.0 è semplicissimo: si inserisce la bottiglia o il vasetto nell’apposita fessura, una trituratrice sbriciola il vetro rendendolo meno ingombrante, più facile da gestire e più semplice da trasportare. Il vetro triturato viene versato in un secchio. Il tutto in una macchina dal ridotto ingombro: 60x60x150 cm, che può trovare facilmente posto nei locali, ristoranti, alberghi.

Un computer interno conta il numero di bottiglie inserite e il peso, e controlla la presenza del secchio e se è pieno. E’ inoltre presente un sensore che, in caso di necessità, blocca l’inserimento delle bottiglie.

Sbriciola è distribuita dalla Young Ecology Society S.r.l., azienda con sede a Napoli, che si occupa anche di ritirare i secchi pieni e avviarli al riciclo. Ogni secchio può contenere fino a cento bottiglie sbriciolate.

Non ci hanno svelato purtroppo il costo del macchinario e del servizio di raccolta ma la tecnologia è molto interessante.

https://www.facebook.com/yesecology/
http://www.yesecology.com/

 

The post Sbriciola, la trituravetro! appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

L’Atlante è circolare

Sab, 02/24/2018 - 03:07

Sono alcuni esempi delle oltre cento storie virtuose che fanno parte dell’Atlante Italiano dell’Economia Circolare. Lo potete vedere sul sito EconomiaCircolare.com.

Si tratta di una mappa interattiva legata a un database che consente di identificare e conoscere le realtà che già oggi operano, nel nostro Paese, all’interno del contesto dell’economia circolare. Il progetto è promosso da Ecodom, il Consorzio italiano per il recupero dei RAEE (acronimo per Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e dal Centro di documentazione sui conflitti ambientali in Italia, che proprio sui conflitti ambientali ha un sito web analogo. Ma mentre quest’ultimo è dedicato ai problemi, l’Atlante italiano dell’economia circolare si occupa delle soluzioni. E al suo interno ne ha parecchie.

La piattaforma web dell’atlante vuole essere uno strumento di informazione per mettere in rete cittadini, imprese e realtà associative e connetterle in un campo dove la conoscenza è essenziale per lo sviluppo di questa nuova economia. C’è la possibilità, da parte degli utenti, d’inserire nuove realtà in modo da far ricorso all’intelligenza collettiva della rete, per incrementare dal basso la conoscenza.

I creatori dell’Atlante hanno predisposto una griglia di circolarità che “filtra” le esperienze secondo dieci “dimensioni”, sette di circolarità e tre di sostenibilità ambientale e sociale, e 57 indicatori specifici, per fare in modo che le realtà presenti sull’Atlante siano sul serio circolari, ed evitare così le realtà che fanno del mero marketing ambientale solo per motivi commerciali. Ogni esperienza, infatti, viene valutata attraverso indicatori che tengono conto di tutte le fasi del processo produttivo, partendo dalle materie prime e dal design e finendo con la creazione di valore sociale e territoriale. All’Atlante è associato anche un concorso giornalistico annuale, diviso in quattro categorie di prodotti informativi, con una diversa forma espressiva: scrittura, video, audio e fotografia.


Foto di Armando Tondo –  Edizione di “Fa la cosa giusta!” tenutasi a Bastia Umbra a Ottobre 2017.

Lampade a led montate su costruzioni in legno riciclato per oggetti d’arredo per la casa e l’ufficio

 

 

The post L’Atlante è circolare appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Meduse: con uno spritz l’aperitivo del futuro!

Ven, 02/23/2018 - 17:16

Quando l’apparenza inganna…

Seguire un’alimentazione sana non è così facile come sembra. Ti è mai capitato di mangiare tutti i giorni insalate per pranzo e cena, ma non vedere muoversi la lancetta della bilancia? Non solo la quantità, ma anche alcuni specifici ingredienti possono fare una grande differenza quando si tratta di un apporto calorico complessivo di un pasto.
– Vai all’articolo completo > Can you spot the difference between these two plates of food?

 

Amanti dello sport: ecco come trattare le vesciche!

Podisti, ciclisti, calciatori, ma anche sciatori, canottieri… insomma chi nello sport mette a dura prova mani e piedi è sicuramente un esperto di vesciche. Ci sono diversi modi per prevenire questo fastidio, ma una volta che ci si è formata la tanto fastidiosa bolla, qual è la cura migliora?
– Vai all’articolo completo > Conoce cómo puedes curar una ampolla

 

Ginkgo.

Forse non hai mai sentito parlare del Ginkgo Biloba. Le sue proprietà per la cura di vari disturbi, dalla vitiligine all’emicrania, sono state più volte dimostrate scientificamente. Scopriamo dunque in quali casi può esserci d’aiuto questo albero antichissimo.
– Vai all’articolo completo >  7 Health Benefits Of Ginkgo Biloba: A Remedy For Many Ailments

 

Meduse: con uno spritz l’aperitivo del futuro!

Mentre alcune culture hanno consumato meduse per secoli, la maggior parte delle persone nell’emisfero occidentale sono più abituate a vedere le gelide creature marine a forma di ombrello nell’acquario piuttosto che a tavola. Un gruppo di scienziati in Danimarca ne ha fatto uno snack salutare…
– Vai all’articolo completo > Jellyfish chips could be the healthy snack of the near future

 

Cellulari e radiazioni: conoscere per tutelarsi.

Con l’aumentare dell’uso dei telefoni cellulari in tutto il mondo, aumenta anche la preoccupazione per il danno che, l’esposizione costante alle onde elettromagnetiche, potrebbe avere per la nostra salute. Quali modelli di telefoni cellulare sono più sicuri?
– Vai al video > ¿Está el tuyo? Estos son los celulares que emiten más radiación

 

 

 

The post Meduse: con uno spritz l’aperitivo del futuro! appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

La dura vita di un epicureo su People For Planet

Ven, 02/23/2018 - 04:57

Vi elenchiamo i titoli degli articoli presenti: “Gli insetti, cibo del futuro. Potrebbero risolvere il problema della fame nel mondo”, con informazioni sulle pietanze più appetite: dal baco da seta all’americana, ai millepiedi cinesi al forno, alle tarantole arrostite – si badi bene senza conservanti né coloranti – fino ai vermi giganti della farina di Thailandia. Si passa poi al sempreverde “Il caffè nuoce gravemente alla salute?” dove scopriamo l’acrilammide sostanza cancerogena che sarebbe presente anche nei prodotti confezionati come patatine e snack fritti. Quindi il titolo è ingannevole, perché non è solo il caffè che fa male.

Passiamo poi a “Per questa bistecca nessun animale è stato ucciso” in cui si chiede – dandosi una risposta – “esistono macellerie vegane?”. Sì, esistono, la prima nacque a Minneapolis nel vicino 2015. In Italia, invece, il primo ossimoro fatto negozio è stato aperto a Bari, da una storica macelleria che che ha avviato la contaminazione. C’è anche un approfondimento: il banco vegano al mercato di Testaccio, all’ex Mattatoio. Articolo in cui si tocca un punto nevralgico della questione vegana: la tendenza al proselitismo, un po’ come i Testimoni di Geova. L’unico articolo della sezione che non comporta rinunce è quello di cucina, con le ricette di Angela che stavolta presenta tortine pere e caprino.

Dopo una prima lettura, sopraggiunge un senso di inadeguatezza. Non ci si sente pronti per l’ambientalismo. È un periodo particolare, siamo nervosi. Non ce la possiamo fare. Già ne uscimmo con le ossa rotte quando Fulco Pratesi, in nome dell’ecologia, ci invitò a lavarci a farci la doccia una volta ogni tre giorni. Eppure non vorremmo sentirci tagliati fuori. Non vorremmo sembrare banali, ma non se ne può parlare affettando una bella soppressata dopo una doccia tonificante?

The post La dura vita di un epicureo su People For Planet appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Conoscete MarioWay? (VIDEO)

Ven, 02/23/2018 - 03:38

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer('#player_71', { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/71/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/71/output/marioWay.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/71/marioWay.mp4' } ] } })

The post Conoscete MarioWay? (VIDEO) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

MarioWay e la rivoluzione delle carrozine per disabili

Ven, 02/23/2018 - 03:38

Artigiani digitali, artigiani della solidarietà – Come cuore, ingegno e tecnologia si incontrano

Grazie alla sinergia della fondazione milanese Tog (Togheter To Go), specializzata in percorsi riabilitativi personalizzati per bambini colpiti da patologie neurologiche complesse e quindi con problemi di disabilità, e OpenDot, community di creativi e artigiani, è stato possibile regalare a Lorenzo la tanto desiderata bicicletta per il suo settimo compleanno: gli calza a pennello come un vestito su misura e gli permette di muoversi come mai i suoi problemi motori gli avrebbero concesso.
La bici infatti è stata co-progettata dai makers e designer di OpenDot, dai terapisti di Tog, da Lorenzo e la sua famiglia, con il risultato di un ausilio medico-ortopedico unico, utile, specifico, sostenibile (economicamente), prodotto localmente e anche bello… perchè sì, la componente estetica può diventare un mezzo per favorire l’inclusione sociale.

E rimanendo in tema di integrazione occorre parlare della start up bergamasca MarioWay: l’avveniristico progetto di immettere sul mercato carrozzine hi-tech elettriche auto-bilancianti con postura ergonomica e verticalizzante, costruite su misura partendo dalla lunghezza di femore e tibia, capaci di offrire posizione eretta e mani libere a chi le usa!
MarioWay è completamente personalizzabile, in grado di variare la propria geometria in funzione del peso dell’utilizzatore e della sua postura, comprese le diverse asimmetrie, coniugando comodità e massima efficienza d’impiego.

“L’idea alla base è quella di rendere più bella e funzionale la carrozzina – ha spiegato al FattoQuotidiano l’ideatore Mario Vigentini, fondatore della start-up innovativa MarioWay – I modelli di carrozzine, infatti, non sono sostanzialmente cambiati da quando fu depositato il primo brevetto, negli anni ’30 del secolo scorso, e oggi ereditiamo un approccio medico-sanitario che non si è evoluto molto da allora”.
La ritrovata posizione eretta dell’utilizzatore consente di superare molte barriere architettoniche ma non solo: ristabilisce “simmetria relazionale”, che cambia la modalità di comunicazione, migliorando le relazioni sociali e la qualità di vita.
Così nasce MarioWay, con l’ambizione di generare un nuovo approccio alle divers-abilità: un ausilio sanitario che potrebbe diventare nell’immaginario collettivo un oggetto emozionale, ammirato da tutti!

Fonti:
http://togethertogo.org/
http://www.opendotlab.it/fablab/
http://www.marioway.it/
Fatto Quotidiano

 

The post MarioWay e la rivoluzione delle carrozine per disabili appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Cavalcare l’onda

Gio, 02/22/2018 - 03:46

E già su ciò ci sarebbe da riflettere, perché il nesso ha un nome chiaro e si chiama manifattura automobilistica, che ha contribuito non poco all’inquinamento. I sistemi infatti sono fatti dalla RIV SKF, leader dei cuscinetti a sfere per sistemi fossili e si tratta di un interessante esempio di simbiosi industriale e transizione d’eccellenza e tecnologia verso i sistemi per le rinnovabili.

Iswec, acronimo di Inertial Sea Wave Energy Converter è una macchina progettata dal Politecnico di Torino e dall’azienda Wave for Energy, che attraverso una serie di dispositivi “metalmeccanici” converte il moto ondoso, irregolare per definizione, in energia elettrica prodotta a livello continuativo.

Si tratta di un sistema galleggiante, una sorta d’imbarcazione senza persone ancorata al fondale marino con un ormeggio lasco, che ne permette il moto di beccheggio e l’orientamento per seguire la direzione principale del fronte dell’onda e sfruttare la sua energia nella maniera più efficiente.

Visto dall’esterno il sistema è uno scafo completamente chiuso, da cui esce il cavo elettrico che lo connette a un altro cavo poggiato sul fondale, attraverso il quale l’elettricità prodotta viene immessa in rete. Ma la vocazione meccanica del convertitore d’energia, perché di ciò si tratta, si nota analizzando il cuore del sistema: un sistema giroscopico nel quale un volano di dieci tonnellate viene messo in rotazione e scarica l’energia cinetica che si ottiene tra la sua velocità e il beccheggio provocato dalle onde su un albero al quale è connesso un motore elettrico a magneti permanenti.

Ma se la potenza meccanica in ingresso è oscillante, come del resto lo è l’onda, anche quella elettrica avrà le stesse caratteristiche che la renderebbero inutilizzabile. Per ovviare a ciò un sistema di ultra capacitors, ossia accumulatori-condensatori ad alta capacità, consente di ottenere un flusso di corrente costante che dopo la conversione in corrente alternata può essere immessa in rete.

In pratica il sistema capta l’energia meccanica irregolare delle onde, lo traduce in moto rotativo adatto alla generazione d’elettricità che viene ottimizzata in un flusso costante. Un processo simile a quello necessario a ottenere un getto costante d’acqua da un rubinetto partendo dagli schizzi d’acqua provocati dai giochi dei bambini.

E questo complicato sistema non è solo una teoria, ma esiste. Iswec, infatti, lavora dall’agosto del 2015 a Pantelleria, ha una potenza di 100 kW nominali e possiede un basso impatto sull’ambiente, visto che altro non è che un’imbarcazione ormeggiata, seppure in modo permanente.

Altra caratteristica interessante è il fatto che nessuna parte deputata alla generazione dell’elettricità entra in contatto con l’ambiente marino, che sul lungo periodo avrebbe effetti devastanti sulle parti metalliche ed elettriche. Questo dovrebbe consentire a Iswec di ridurre al minimo la manutenzione e di avere un lungo ciclo di vita, che per i sistemi di generazione elettrica da fonti rinnovabili deve essere minimo di vent’anni.

Perché se da un lato i “carburanti” delle rinnovabili, vento, sole, maree, sono a costo zero, i sistemi per captarle sono complessi e costosi e necessitano di lunghi periodi per essere ammortizzati.

Fonti:

http://www.waveforenergy.com/
http://www.politocomunica.polito.it/en/press_room/press_releases/2015/blue_energy_in_pantelleria_deployment_of_the_innovative_iswec_inertial_sea_wave_energy_converter
https://www.youtube.com/watch?v=_K9pewsguPY
https://youtu.be/YXwuRp5-8Xw
https://youtu.be/CoKz2DHXq40?t=19
https://youtu.be/-ImNuosIvbk


Immagine di Armando Tondo – Febbraio 2018

The post Cavalcare l’onda appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Come far crescere le visite sul blog (VIDEO)

Mer, 02/21/2018 - 16:14

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer('#player_61', { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/61/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/61/output/blog_video08.mov_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/61/blog_video08.mov' } ] } })

The post Come far crescere le visite sul blog (VIDEO) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Come comprare un dominio (Parte 4)

Mer, 02/21/2018 - 15:14

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer('#player_57', { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/57/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/57/output/blog_video04.mov_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/57/blog_video04.mov' } ] } })

Torna all’indice dei video

The post Come comprare un dominio (Parte 4) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Tortine Pere e Caprino

Mer, 02/21/2018 - 03:41

Ingredienti per 15-20 pezzi

2 Pere di media grandezza
Caprino 150 gr.
Granella di nocciole q.b.
Timo q.b.
Sale q.b.
Olio extra vergine di oliva q.b.

Per la pasta brisée

Farina 250 gr.
Burro 125 gr.
Acqua fredda: 80-100 ml.
Sale q.b.

 

Preparazione

Per la pasta brisée disporre la farina sulla spianatoia, aggiungere il sale e il burro a tocchetti. Impastare aggiungendo acqua fredda sino ad ottenere un impasto omogeneo. Coprire con un panno e lasciar riposare in frigorifero per 30 minuti circa.
Stendere l’impasto con l’aiuto di un matterello sino ad ottenere una sfoglia con spessore di circa 2,5 millimetri e tagliare utilizzando le formine a vostra scelta o la rotella tagliapasta formando dei rettangolini da 5 cm x 3.

Tagliare le pere e il caprino a fettine piuttosto sottili, disporli sulle forme di pasta brisée, aggiungere il sale, il timo, la granella di nocciole e un filo d’olio. Infornare a 220°C in forno preriscaldato per 20 minuti circa.
Servire le tortine calde, ma anche fredde non sono niente male!

Tempo di preparazione: 1 ora

Ricetta vegetariana: sì

Ph: Angela Prati

The post Tortine Pere e Caprino appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Un mare d’energia

Mar, 02/20/2018 - 03:56

L’eolico offshore, così chiamato quando le turbine sono poste direttamente sulla superficie del mare, è una tecnologia ormai matura, mentre sullo sfruttamento del moto ondoso siamo a uno stadio avanzato sotto al profilo delle tecnologie.

In Europa quella dell’eolico offshore è una tecnologia promettente.

Nel 2015, l’anno dei record per l’eolico offshore nel Vecchio Continente, è stata installata una potenza per oltre 3 GWe, dei quali l’86,1% nel Mare del Nord, il 9.2% nel Mar Baltico e il 4.7% nel Mare di Irlanda, raggiungendo così gli 11 GW elettrici installati grazie a 3.230 turbine in 84 siti che riguardano undici paesi europei. E si tratta di una tecnologia in pieno sviluppo, visto che la potenza media delle turbine offshore è stata, sempre nel 2015, di 4,2 MW ognuna, un aumento di potenza del 13% in più rispetto all’anno precedente.

Si tratta di un aumento che traccia un quadro positivo circa questa tecnologia. Le turbine offshore, infatti, diventano più grandi di quelle a terra (on shore) per due motivi.

Il primo è rappresentato dal fatto che l’impatto visivo e acustico delle turbine offshore è molto meno importante: gli impianti installati nel 2015 si trovano a una distanza media dalla costa di 43,3 km.

Il secondo motivo è legato ai trasporti e alla logistica: a terra, infatti, le dimensioni delle pale sono limitate dalla possibilità di trasporto e oggi siamo giunti al limite: si pensi che in Danimarca – nazione all’avanguardia per quanto riguarda l’energia dal vento, con la quale soddisfa il 37,6% del proprio fabbisogno elettrico – le rotonde stradali sono state modificate per consentire il passaggio delle pale eoliche on shore le cui dimensioni arrivano spesso a oltre cinquanta metri per singolo pezzo.

Si tratta di un limite che sul mare non esiste. Le tecnologie messe a punto per la costruzione delle piattaforme petrolifere, per esempio, sono perfettamente in grado di gestire pale da oltre 6 MW, oggi ormai una misura standard; qualche mese fa, nel tratto di mare tra l’Irlanda e la Gran Bretagna, le pale installate, di potenza da 8 MW ognuna, erano alte 200 metri, con un rotore del diametro di 164 metri, e singole pale da 80 metri, realizzate in un pezzo unico.

Il problema, per quanto riguarda l’eolico offshore, non sta quindi al di sopra del livello del mare ma sotto. E si chiama fondale. La maggior parte delle installazioni realizzate fino ad ora, infatti, ha utilizzato fondali poco profondi, sui quali è possibile piantare le fondazioni delle pale senza grandi problemi, ma è una scelta che limita lo sviluppo di questa fonte.

Prendiamo il caso dell’Italia. Nel Mare Adriatico abbiamo fondali poco profondi, ottimali per fissare le pale, ma c’è poco vento; il Mar Tirreno si caratterizza per essere più ventoso ma anche per una maggiore profondità dei propri fondali. È una situazione problematica che si ripropone, con aspetti diversi, in molte parti del mondo, ma che grazie a nuove tecnologie si sta risolvendo. L’uovo di Colombo, sotto questo profilo, è realizzare le fondazioni delle pale galleggianti. Cosa non semplice ma che sta diventando possibile.

Con il progetto Hywind i norvegesi sono arrivati alla fase commerciale di questo tipo di pale eoliche dopo una fase di test durata sei anni. Al largo delle coste scozzesi, in acque ricche di vento e profonde centinaia di metri, nel sito di Buchan Deep, si sta realizzando un parco eolico da 30 MW nel quale cinque turbine da 6 MW saranno installate grazie a una zavorra cilindrica immersa nell’acqua per 78 metri di profondità che garantirà una grande stabilità alle pale, nonostante gli impetuosi venti del Mare del Nord. Unico impatto verso i fondali è costituito dall’ancoraggio dei cavi d’acciaio. E l’eolico offshore galleggiante, potendo essere posizionato al largo, ha anche una maggiore accettazione da parte della popolazione; i parchi eolici, infatti, anche quelli con turbine di grandi dimensioni, diventano invisibili, non inquinano a livello visivo le attività turistiche, e non ostacolano le attività di pesca nei pressi della costa. Problemi che ben conosciamo in Italia, visto che l’opposizione ai parchi eolici qui si è manifestata anche quando le proposte per tali impianti sono state fatte in zone dove già esistono da decenni grandi strutture industriali.

Le altre fonti, meno mature dell’eolico offshore ma promettenti, sono lo sfruttamento del moto ondoso e delle maree.

Il moto ondoso può essere convertito in energia tramite sistemi a galleggiante nei quali si produce aria compressa che successivamente aziona le turbine per la produzione di elettricità, oppure grazie a boe al cui interno, tramite dei giroscopi, le oscillazioni della boa stessa sulle onde vengono trasformate in moto rotativo azionando così i generatori elettrici.

Si tratta di sistemi che sono a un passo dalla commercializzazione, cosa che ne consentirà la produzione in massa.

Per le maree e le correnti il sistema di generazione è sostanzialmente lo stesso: un generatore a pale immerso al di sotto della superficie marina, ma la resa è diversa. Infatti i generatori immersi nelle correnti, molto promettenti e con un vastissimo potenziale impiego, sono in grado di produrre elettricità in maniera costante, mentre quelli per le maree producono durante le due fasi di afflusso e reflusso delle acque.

Per quanto riguarda queste due fonti l’Unione Europea, nel Piano Strategico per le Tecnologie Energetiche (Set Plan), ha previsto una serie di misure che dovrebbero portare i costi per la produzione di energia elettrica a 15 c€ per kWh entro il 2025 e a 10 c€ per kWh al 2030 per la produzione da correnti di marea, mentre per quanto riguarda l’energia da moto ondoso il percorso dovrebbe essere di 20 c€ per kWh al 2025, 15 c€ per kWh al 2030 e 10 c€ per kWh al 2035. Dopo di che i costi di questi due tipi d’energia saranno competitivi con altre fonti, sia fossili, sia rinnovabili.

Gli impatti ambientali degli impianti eolici posti sul mare sono di due tipi: sopra e sotto il mare. Per limitare i primi, ossia quelli sugli uccelli, è sufficiente non porre impianti sulle linee di migrazione; le specie stanziali, infatti, si abituano ben presto a considerare un “pericolo” le pale eoliche offshore. Sott’acqua, invece, sono più i vantaggi che gli svantaggi, fatto comunque salvo il fatto di preservare, durante la posa, la Posidonia sul fondo marino; ma ciò riguarda per lo più i sistemi eolici offshore ancorati sul fondo e molto meno quelli galleggianti. Per la parte sommersa gli impianti per l’energia dal mare possono diventare delle specie di scogliere artificiali, e risultare in tal modo attrattivi per numerose specie di animali permettendo lo sviluppo della biodiversità. E al loro fine-vita possono essere affondati senza problemi riducendoli in macerie sul fondo: si tratta di una tecnica molto utilizzata nel mondo, che sembra essere positiva per le specie marine a patto che non si intervenga su zone molto sensibili dal punto di vista ecologico. Certo affondare una pala eolica a fine vita nei pressi di una barriera corallina non sembra essere un buon affare… Ma è un problema che deve essere affrontato a monte visto che nelle zone sensibili sotto il profilo ambientale gli impianti energetici non devono essere posizionati.

Sotto il profilo della sicurezza relativamente alla fornitura energetica l’eolico non ha problemi. Il 4 gennaio 2018, infatti, in base ai dati di WindEurope in Germania con 925,3 GWh (833 onshore e 92,3 offshore) è stato soddisfatto il 60,1% del consumo di elettricità di tutta la nazione. E andando oltre alla questione ambientale bisogna considerare anche il fattore occupazionale. Nella Gran Bretagna, che dieci anni fa ha imboccato con decisione la strada dell’eolico offshore, Cambridge Econometrics stima che nel 2032 il settore avrà creato 60 mila posti di lavoro considerando sia quelli diretti sia quelli indiretti.

Fonti:
https://windeurope.org/
https://www.statoil.com/en/news/hywindscotland.html
https://www.camecon.com/news/cambridge-econometrics-research-shows-uk-offshore-wind-jobs-reach-21000-2032/

 

Immagine di copertina: Armando Tondo. Febbraio 2018.

 

The post Un mare d’energia appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Come funziona un’auto elettrica? Intervista a Valerio Rossi Albertini

Mar, 02/20/2018 - 03:39

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer('#player_69', { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/69/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/69/output/valerio-rossi-albertini-mobilita.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/69/valerio-rossi-albertini-mobilita.mp4' } ] } })

 

The post Come funziona un’auto elettrica? Intervista a Valerio Rossi Albertini appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ai medici in sala parto: andate piano!

Lun, 02/19/2018 - 10:23

L’Oms ha rivisto le sue stesse direttive che stabilivano che la puerpera avrebbe corso dei rischi se la cervice uterina non si dilatava di un centimetro l’ora nella prima fase del travaglio. Questo porta, nel caso in cui la dilatazione non sia così marcata, all’uso di farmaci come l’ossitocina e di ricorso troppo frequente al taglio cesareo anche quando non indispensabile.
Aggiungete poi che molto spesso si tende ad accelerare il parto anche in funzione dell’organizzazione del personale ospedaliero, quindi per motivi che nulla hanno a che fare con la madre o il nascituro. In Italia i cesarei sono passati dal 10% degli anni ‘80 al 37,5% del 2014.
Ora l’Oms chiede ai medici di rispettare le partorienti consentendo loro di decidere come e quando partorire, considerando che ogni donna è unica. E soprattutto di non aver fretta.
“Se la madre e il bambino sono in buone condizioni, non c’è alcuna ragione di accelerare il parto”, ha detto la dottoressa Princess Nothemba Simelela, responsabile del settore Famiglia, donne, bambini e adolescenti dell’Organizzazione.
In particolare le direttive precisano la necessità di assicurare il rispetto per le partorienti e di consentire di poter decidere in merito alla gestione del dolore, alle posizioni da tenere durante il parto… insomma anche l’Oms si adegua alla logica del buon senso.

The post L’Organizzazione Mondiale della Sanità ai medici in sala parto: andate piano! appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Caravaggio e i pittori del 600 agli Uffizi di Firenze

Lun, 02/19/2018 - 10:09

Aprono oggi, lunedì 19 febbraio, con ingresso gratuito, le 8 nuove sale degli Uffizi di Firenze dedicate a Caravaggio e altri pittori del Seicento come Cecco Bravo, Artemisia Gentileschi, Otto Marseus, Gherardo delle Notti, Velazquez, Rembrandt, Van Dyck e Rubens.
Sarà il Direttore degli Uffizi Eike Schmidt, a partire dalle ore 11.30, a fare da guida e illustrare ai visitatori i nuovi allestimenti.
Per maggiori informazioni https://www.uffizi.it/

The post Caravaggio e i pittori del 600 agli Uffizi di Firenze appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Profilo di rischio: se non c’è un Decreto allora facciamo una class action virtuale

Lun, 02/19/2018 - 04:57

Sono passati 4 anni circa dalla uscita del mio IO SO E HO LE PROVE (Chiarelettere) che scoperchio’ il pentolone della malafinanza. Da allora sono andate in default parecchie banche, sono stati traditi e azzerati centinaia di migliaia di risparmiatori, ho scritto altri due libri (IO VI ACCUSO e SACCO BANCARIO sempre per Chiarelettere) sulla gangbank, e’ stata rafforzata la tutela del risparmiatore con la introduzione della direttiva comunitaria MIFID2 (esisteva gia’ la MIFID1), e’ stata istituita una Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche in crisi che ha certificato tra l’altro anche la inefficienza (!!!) di Bankitalia e Consob ma… il risultato non e’ cambiato!
Non e’ stato ancora estirpato il male incurabile del sistema bancario: la revisione da parte delle banche del profilo di rischio dei risparmiatori. Un check-up generale, magari imposto agli istituti di credito da un decreto ad hoc, di quello che considero la “madre” di tutte le truffe bancari.
In attesa pero’ di una legislazione al riguardo, se proprio vogliamo renderci conto di come hanno lavorato (e probabilmente lavorano) le banche per noi clienti allora, nella prima puntata della nostra rubrica, lanciamo una ‘virtuale’ class action: tutti in banca a chiedere di verificare (ed eventualmente modificare) il «proprio profilo di rischio».
L’obiettivo è di eliminare dalle mani delle banche lo strumento che consente alle stesse di proporre e vendere al cliente i prodotti che “loro” (le banche) vogliono collocare, e quindi di tutelarsi con un paracadute da utilizzare in caso di eventuali contestazioni
Ma che cosa è il profilo di rischio?
La direttiva comunitaria sui servizi di investimento, entrata in vigore nel 2007 e nota come Mifid (Market in financial instruments directive), richiede che le banche, per qualsiasi cliente e per qualsiasi offerta di prodotti, debbano obbligatoriamente valutare «l’adeguatezza e l’appropriatezza del prodotto o servizio offerto e venduto ai clienti».
A tal fine, la nuova normativa stabilisce che ciascuna banca proceda obbligatoriamente a una classificazione dei propri clienti in base alle caratteristiche degli stessi e alla competenza in materia finanziaria e ne tracci quindi un «profilo di rischio o profilo finanziario»
Il profilo di rischio è una vera e propria fotografia dell’investitore fatta attraverso un questionario detto Test di appropriatezza o di adeguatezza (vedi allegato) che assolve la funzione di raccogliere e documentare i dati ottenuti o forniti dal cliente alla banca.
Per il tipo e la quantità di informazioni, il test è graduato e modulato sulla base di un crescente «grado di rischio» che viene riconosciuto al prodotto finanziario che si intende offrire o vendere.
Ma perché questa precauzione? Cosa e’ successo negli ultimi anni nelle banche italiane?
La cronaca e la magistratura ci hanno confermato che il Test di adeguatezza (e quindi il corrispondente profilo di rischio) in numerosi casi non era ( e non e’) la fotografia dell’investitore ma quella che la banca, spesso surrettiziamente, produce per il cliente, predisponendo il test già precompilato con la «baffatura» nelle caselle «convenienti» per l’Istituto di credito e sottoponendolo poi alla firma del cliente, tra le centinaia di carte che solitamente vengono prodotte.
Della serie: decidiamo noi banche che ne sai tu di un titolo di Stato, di una obbligazione strutturata, di una azione o, addirittura, di uno strumento derivato
In tal modo gli istituti di credito si sono precostituiti la «giustificazione giuridica», l’alibi per poter collocare e vendere prodotti ad alto rischio tipo obbligazioni Parmalat, Cirio, Lehman Brothers, polizze assicurative, diamanti, swap sui tassi di interesse, nonché obbligazioni subordinate e azioni di banche a seguito degli aumenti di capitale dalle stesse deliberati! Cioe’ tutta quella spazzatura che il cliente inconsapevole non avrebbe mai acquistato !
Ma cosa deve fare il cliente ? A tal proposito forniamo un To do in tre punti che può cambiare, rivoluzionare, stravolgere il rapporto tra banca e cliente. Tre consigli per difendersi:

  • Andare in banca e chiedere di verificare il proprio «profilo di rischio»
  • Se il cliente si accorge che non è il suo «profilo di rischio», la sua “fotografia” di risparmiatore, ne chiede (e ottiene) la modifica, adeguandolo alle sue effettive caratteristiche di investitore.
  • A questo punto la banca si trova nell’impossibilità di offrire e vendere, in futuro, prodotti che il cliente non avrebbe mai voluto acquistare.

Quindi muoviamoci, reagiamo, mobilitiamoci.
In questo Paese siamo sempre più abituati a pensare che la responsabilità dello status quo sia ………..di qualcun altro. Molto spesso il cambiamento passa attraverso di noi. Altrimenti non lamentiamoci.

The post Profilo di rischio: se non c’è un Decreto allora facciamo una class action virtuale appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Vincenzo Imperatore e la rubrica BancoMatto

Lun, 02/19/2018 - 04:46

Chi è Vincenzo Imperatore

Vincenzo Imperatore (Napoli, 24 Febbraio 1963) è un consulente di direzione e autore di libri di saggistica. È laureato con il massimo dei voti in Economia e Commercio. Dopo un master in Business Administration a Roma ha vissuto 22 anni come manager di importanti banche nelle piazze più importanti del meridione. Nel 2009 diventa Presidente della Onlus “United Colours of Futsal”, nata con la finalità di favorire, attraverso lo sport, l’integrazione e il ridimensionamento del disagio sociale di ragazzi inseriti in contesti “difficili” e di giovani extracomunitari. Nel 2012 sceglie la strada della libera professione e fonda InMindConsulting, società di consulenza aziendale che tra le altre attività assiste i propri clienti nelle ristrutturazioni dei debiti bancari.
Il 16 ottobre 2014 pubblica il suo primo libro, “Io so e ho le prove” (Chiarelettere), attraverso il quale per la prima volta un ex manager bancario offre la sua testimonianza per svelare i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. La diffusione del testo ha provocato un forte riscontro mediatico e attenzione da parte della opinione pubblica fino a diventarne una omonima pièce teatrale scritta e diretta dal drammaturgo Giovanni Meola.
Il 16 ottobre 2015 pubblica il suo secondo libro, “Io vi accuso” (Chiarelettere), una guida per le famiglie e le piccole imprese vessate dalle banche, raccontato attraverso casi, storie e testimonianze.
Nell’ottobre 2017 pubblica “Il sacco bancario” (Chiarelettere), una inchiesta sugli scandali delle “segrete stanze” raccontate per la prima volta da testimonianze inedite di top manager del settore bancario.
Giornalista pubblicista, collabora con quotidiani e riviste specializzate e conduce un programma radiofonico di informazione finanziaria.

The post Vincenzo Imperatore e la rubrica BancoMatto appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Per questa bistecca di vitello nessun animale è stato ucciso

Lun, 02/19/2018 - 04:03

L’ultimo Rapporto Eurispes 2018 afferma che i vegetariani e i vegani in Italia sono il 7% della popolazione dai 18 anni in su.

Ciò detto, da qualche anno il settore dell’industria alimentare che offre prodotti Vegan ha visto l’impennarsi dei fatturati. In molti supermercati troviamo interi scaffali che espongono prodotti vegani.
La prima macelleria vegana nasce negli Usa, a Minneapolis. Nel 2015 due fratelli, Aubury e Kale Walch, grazie a un crowdfunding su Kickstarter hanno raccolto 60mila dollari con cui hanno aperto la loro macelleria dove vendono mortadella, salsicce, bacon, formaggi, affettati, ecc. Tutto rigorosamente di origine vegetale.
I fratelli americani ammettono che pur essendo vegani convinti avevano nostalgia del sapore della carne e quindi hanno unito l’etica al gusto e oplà! le salsicce sono a base di glutine, brodo vegetale, fagioli e pomodorini secchi, erbe e spezie.

In Italia la prima macelleria vegana è stata aperta a Bari, dalla signora Porzia Milella, moglie di Mimì, titolare di una storica macelleria. Visto che la clientela diminuiva la signora Porzia ha pensato bene di aggiungere agli hamburger classici anche quelli vegetariani a base di tofu con l’aggiunta di pomodoro, spinaci, zucca e spezie.
La signora Porzia afferma che aver aggiunto alla loro produzione salsicce, hamburger e polpette vegetariane ha aumentato la clientela soprattutto quella più giovane.

La stessa scelta è stata fatta da una grande macelleria di Rimini, la Guidi & Casali che ha visto impennarsi il fatturato dopo l’aggiunta d prodotti vegan e vegetariani nel loro bancone.
Una scelta più radicale invece è quella della macelleria/rosticceria Gorilla Bianco di Querceta, in provincia di Lucca, che ha definitivamente abbandonato la carne per diventare una gastronomia- ristorante esclusivamente vegan.

Un’altra macelleria-gastronomia vegana è stata aperta a Rovigo da Valentina Scorzina, ex nutrizionista. Seitan e tofu la fanno da padrone nelle sue preparazione che assomigliano ai prodotti a base di carne.
Un’altra ancora la troviamo al Vomero, Napoli, ed è quella di Gennaro Gagliano.
A Montemurlo , in provincia di Prato, patria della mortadella IGp, un’ex macelleria si è convertita a salumificio vegano producendo insaccati rigorosamente vegan e gluten free.
In bottega dove prima pendevano dai ganci prosciutti e bistecche ora sono appesi salami e mortadelle fatti con patate, barbabietole, ortaggi e amidi tutto prodotto in casa come spiega il titolare Fabio Messana: «A differenza degli altri insaccati veg che si trovano sul mercato, quelli che noi produciamo sono realizzati artigianalmente, nello stesso modo e con gli stessi macchinari con cui vengono preparati gli insaccati di carne. Impastiamo patate, barbabietole e amidi utilizzando budelli in fibra vegetale anziché animale. Insaporiamo i nostri prodotti con spezie, come il finocchio o il macis e li facciamo stagionare anche un mese, in modo che si abbia una fermentazione simile a quella classica. Inoltre, a differenza dei prodotti che sono sul mercato, i nostri sono tutti assolutamente senza glutine. L’unica differenza col salume tradizionale la fa l’assenza della carne, poi la lavorazione è davvero identica».
Insomma, si fa un po’ di necessità virtù. Siamo certi che offrire prodotti vegan ai propri clienti è senz’altro una scelta etica da parte dei macellai, è anche vero che i consumi di carne in Italia sono diminuiti sensibilmente negli ultimi anni.
Nel rapporto 2017 di Vegan Italia si dimostra un calo del 5,8% per le carni rosse e suine, del 5,3 per i salumi e 3,2 per i prodotti caseari.
Cresce il consumo di frutta e verdura e di alimenti vegani, del 9% il consumo di latte vegetale, del 20% del biologico.
Secondo la Lav, basterebbe rinunciare ad una bistecca da 500 gr una volta a settimana per salvare 910 metri quadrati di foresta e risparmiare 390 chilogrammi di cereali e 403.000 litri d’acqua.

E il gusto? Questo lo lasciamo dire a voi, che ne dite della mortadella vegana? E’ ottima con uno sfilatino di pane caldo?

The post Per questa bistecca di vitello nessun animale è stato ucciso appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Chimica verde: cos’è e di cosa si occupa

Lun, 02/19/2018 - 03:41

Da diversi anni l’attenzione all’ambiente e al pianeta – e gli studi, che con sempre più precisione prevedono l’esaurimento entro pochi decenni delle risorse da idrocarburi – hanno indotto anche le grandi multinazionali del petrolio e le aziende che utilizzavano i combustibili fossili per la produzione di beni a guardare altrove, e quindi a studiare sistemi di produzione e a commercializzare prodotti che non inquinino, siano biodegradabili e sostenibili.

Anche perché si è ormai capito che usare alcune sostanze molto inquinanti non conviene non solo dal punto di vista ambientale ma nemmeno da quello economico perché lo smaltimento dei rifiuti diventa troppo costoso. E poiché la chimica è quella scienza che studia la materia e la sua trasformazione, si capisce quanto sia importante – proprio come scienza in sé – nello studio non solo del tipo di sostanze impiegate, ma anche della gestione dei processi.

E più nello specifico: cos’è la chimica verde?
Secondo la IUPAC, l’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata – un’organizzazione non governativa a cui aderiscono molte nazioni, compresa l’Italia per il tramite del Consiglio Nazionale delle Ricerche – per chimica verde si intende: “L’invenzione, la progettazione e l’uso di prodotti chimici e processi per ridurre o eliminare l’uso e la produzione di sostanze pericolose”. Una definizione sostanzialmente analoga a quella adottata dall’Epa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, che identifica 12 punti chiave che si possono leggere sul sito ufficiale: tra gli altri, prevenire la produzione di rifiuti piuttosto che trattarli dopo che sono stati prodotti; ridurre al minimo la tossicità delle sostanze chimiche utilizzate; usare ogni volta che sia possibile materie prime rinnovabili.
Si parla di chimica verde, ad esempio, per le bioplastiche o i biolubrificanti.

Per capire meglio ancora l’ambito di applicazione della chimica verde partiamo da una domanda: una particella di sodio è identica a un’altra particella di sodio?
Per un chimico tradizionale una molecola è uguale a un’altra, per un chimico verde no. Da dove arriva quella molecola? Quanta energia si è consumata per produrla? Queste sono le prime domande che il chimico verde si pone; e subito dopo: come posso produrre la stessa molecola usando le risorse rinnovabili del territorio, energia rinnovabile, scarti agricoli, e quant’altro arrivi dall’ambiente e all’ambiente possa tornare?

La chimica verde NON si occupa di alimenti ma di tutto il resto. Degli scarti alimentari per esempio. L’industria alimentare produce una grande quantità di rifiuti, solo il 40% del vegetale viene utilizzato, il resto è scarto e quello scarto può diventare un’opportunità per decine di altre applicazioni. I polisaccaridi estratti dai residui di lavorazione possono essere usati come leganti nella preparazione di biofilm, che sono biodegradabili, biocompatibili e non tossici. E quindi adattissimi alla conservazione e al packaging degli alimenti anche perché agiscono da barriera selettiva nei confronti dell’umidità e della perossidazione lipidica, principale causa dell’irrancidimento dei grassi alimentari.

E tutto questo grazie alla chimica! O meglio, alla Chimica Verde! Ve ne racconteremo delle belle, restate connessi!

 

Disegno di Jacopo Fo – gennaio 2018

The post Chimica verde: cos’è e di cosa si occupa appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog