Cosa dà forza al razzismo? La paura

Da dove prende il carburante la guerra? Dalla paura. Che cosa vendono Trump, Putin e Salvini? La paura. Le persone che hanno paura smettono di ragionare e si affidano a chi esibisce più sicurezza.

Da sempre reazionari, dittatori, guerrafondai, fanno leva sulla paura. E cosa ti dicono oggi i mezzi di informazione? Il pericolo di una guerra sta aumentando; e i padri non possono sperare che i loro figli abbiano una vita migliore di quella che hanno avuto loro. Il posto fisso è morto… e se esci di casa rischi che ammazzino pure te!

Ma non sono solo i reazionari a dirti che sei in pericolo. Lo fanno anche molti progressisti: il petrolio sta finendo, la guerra e il collasso economico sono alle porte, Salvini prederà il potere e sarà come Mussolini, l’atmosfera marcisce, il disastro climatico ti sta venendo addosso, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, i telefonini rimbecilliscono i nostri figli.

E tu cosa vuoi fare? Dico a te, che sei progressista: vuoi solo rallentare lo tsunami senza sperare di poterlo fermare? Ti impegni a portare via il mare con un secchiello da spiaggia anche se sai che non fermerai le onde giganti? Oppure pensi che possiamo veramente farcela se ci mettiamo tutti assieme? Non per farmi i cavoli tuoi, ma forse è meglio che tu risponda a questa domanda. Da come rispondi dipende molto di quel che farai e dirai nel futuro.
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Incendi Australia: NON È MORTO UN MILIARDO DI ANIMALI!

Incendi Australia: NON È MORTO UN MILIARDO DI ANIMALI! E LA FOTO DEGLI INCENDI VISTI DAL SATELLITE NON È UNA FOTO! (ma è vero che gli incendi sono causati principalmente dal disastro climatico)

La falsa foto sugli incendi

ANIMALI MORTI INCENDI non son un miliardo (per fortuna!)
Incendi Australia e disastro climatico
 


Una storia incredibile: la città in Sud Africa antichissima

La città antichissima in Sud Africa che non ha 200.000 anni e neanche 100.000 e neanche 75.000, ma forse 6.000 anni e comunque farebbe riscrivere la storia dell'Africa perché sarebbe dell'epoca delle prime città sumere. Ma ancora non si capisce bene... Ma comunque è enorme e precedente alla colonizzazione... Altro che selvaggi! Combattiamo il razzismo anche sfatando i miti sull'Europa ombelico del mondo. È nei pressi della cittadina di Waterval Boven.

Clicca qui per vedere le foto!

 


Perché possiamo fermare l’apocalisse del clima

La storia ci insegna che l’umanità è capace di grandi balzi in avanti.

Tempeste, tornadi, innalzamento dei mari, sono una minaccia epocale; ogni anno migliaia di persone muoiono a causa dei queste calamità innaturali.

Nessuno può dire con certezza che riusciremo a diminuire drasticamente l’inquinamento atmosferico ma nessuno può dire con certezza neppure che non ci riusciremo.

Quindi sbaglia chi sostiene che ormai non c’è più niente da fare. La storia ci insegna che l’umanità è capace di grandi balzi in avanti.
Ho due buone notizie per te: abbiamo le tecnologie che possono fermare l’apocalisse ambientale e le stiamo usando per riuscirci!
I grafici che mostrano il veloce avanzare del cambiamento climatico e il non abbastanza veloce sviluppo delle tecnologie ambientali traggono in inganno.

Nel 2000 l’uso dei computer era ormai esploso da anni ma le più ottimistiche previsioni di crescita furono sbagliate alla grande. La diffusione degli smartphone fu enorme raggiungendo miliardi di persone e arrivando persino nelle aree economicamente più povere.

Nessuno lo aveva previsto

Le valutazioni sullo sviluppo delle ecotecnologie sono altrettanto sbagliate, perché fotografano lo stato attuale senza tener conto del ritmo di crescita possibile.

I grafici che mostrano l’aumento delle metodologie verdi negli ultimi anni, ci mostrano una curva talmente verticale che pare impossibile che questo ritmo di crescita vertiginoso possa aumentare ulteriormente.

Sfugge il fatto che si è ormai completata la preparazione del terreno che rende possibile un salto di qualità.
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Baci baci e buon anno nuovo!

La seconda rivoluzione ecologica è arrivata! Elettricità dal gas senza combustione!

Sì, hai capito bene: energia elettrica dal gas senza bruciarlo! E per giunta con un rendimento parecchio superiore rispetto alla combustione (si raggiunge un’efficienza del 60%).

Me l’ha spiegato Valerio Rossi Albertini, il fisico del CNR, all’ultima edizione di EcoFuturo, il festival delle ecotecnologie, dove abbiamo presentato il primo “reattore elettrochimico” di piccole dimensioni: grande poco più di una lavatrice e in grado di produrre un kilowatt e mezzo di energia all’ora; e può utilizzare il metano della rete.

È prodotto dall’italiana Solid Power di Trento e si chiama Blue Gen. La combustione è un processo caotico e molta dell’energia sprigionata va persa. Se invece scindiamo il gas in idrogeno e anidride carbonica, otteniamo un fenomeno chimico ordinato e quindi c’è meno dispersione e più resa. E nessun tipo di inquinamento, nessuna emissione nociva, nessun fumo! Macchine di questo tipo esistono da tempo ma erano enormi e quindi costosissime, adatte a grandi esigenze di consumo.

E forse c’è un’altra novità che completerebbe in modo perfetto il “sistema gas”, aumentando la nostra capacità di produrlo dai rifiuti organici. Si mormora che alcuni ricercatori, anch’essi italiani, siano riusciti a individuare un batterio capace di mangiare immondizia organica e produrre idrogeno. Ricombinando idrogeno e anidride carbonica si ottiene gas metano, che a differenza dell’idrogeno è facile da trasportare con i camion cisterna e può essere immesso nella rete che porta il metano nelle case. Dopodiché quella stessa immondizia può diventare nutrimento per un altro tipo di batteri che si mangiano tutto e poi scoreggiano biogas.

La convenienza incredibile del biogas dipende da un altro vantaggio:
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Perché così pochi lettori di questa pagina gioiscono del fatto che i femminicidi nel 2019 sono diminuiti?

Non ci credi?
Non capisco proprio. Una volta che il movimento delle donne e il movimento progressista ottengono un buon risultato non si accoglie la notizia con entusiasmo?
Certo nessuna donna, nessun uomo, dovrebbe essere ucciso. Ma la storia avanza lentamente e ogni risultato positivo va celebrato. Solo vedendo che l’impegno paga potremo convincere altri a impegnarsi contro le barbarie...
(qui sotto ho ripubblicato l’articolo con l’analisi di tutti i dati statistici e le fonti).

 


Femminicidi: diminuiscono! Molto lentamente ma diminuiscono

E qualcuno non ha voglia di dirlo.

I dati sono semplici e incontrovertibili e ne diamo qui ampia documentazione, di modo che tutti possano verificare quel che diciamo: nel 2000 le donne uccise furono 200, nel 2018 142, quest’anno siamo a 94 vittime nei primi 10 mesi dell’anno e quindi possiamo sperare che il 2019 sarà l’anno che vedrà quasi dimezzato questo orrore rispetto ai numeri del 2.000.

Dovremmo tutti gioire visto che dopo anni di battaglia perché si riconosca la gravità sociale e morale della violenza contro le donne, finalmente vediamo una netta diminuzione del numero delle donne uccise.

Ma qualcuno leggendo il titolo di questo articolo avrà fatto un sobbalzo: «Ma come! Tutti i media gridano che c’è un aumento! Perché qui si dice il contrario?!?»

Semplicemente perché una certa retorica ama ricorrere agli allarmi e crede che aumentare la gravità della situazione sia meglio che sottolineare i progressi ottenuti grazie all’impegno di milioni di donne e anche di uomini.

Anche un solo femminicidio è troppo e  tutti vorremmo vedere estirpato completamente questo crimine vergognoso. Ma perché non rilevare che ci sono progressi?

E come è possibile che alcune voci arrivino a sostenere che addirittura c’è un aumento delle donne uccise?
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Il barone ribelle (seconda parte)

Serafino Amabile Guastella e la poesia popolare

Leggi la prima parte e vedi il video qui

Vorrei leggervi alcune frasi di Serafino Amabile Guastella molto significative che mi hanno veramente affascinato.

Al tempo era un giovane appassionato di poesia, a casa aveva una libreria incredibile, racconta che alcuni testi li aveva letti più volte e dice: «Anch’io cercavo di scrivere poesie.

Soprattutto nelle sere d’estate, soprattutto di domenica, spesso sotto i balconi di casa mia o da lì poco discosto fermavasi qualche allegra brigata di contadini capitanata per lo più da una donna la quale cantava a voce acutissima una canzone d’amore o di gelosia o di risposta, secondo richiedea l’occasione, e la voce era accompagnata dalla chitarra battente e dai violini. I versi rappresentavano vivamente le sensazioni».
Guastella è sconvolto da queste canzoni popolari, dalla loro poesia e  pensa che sono  migliori della maggioranza delle poesie che leggeva nella biblioteca di suo padre e in particolare: «A dire vero quei testi rusticani [contadini] mi piacevano cento volte di più dei versi dei miei poeti più cari ma non osavo confessarlo a me stesso tanto quella preferenza mi parea sacrilega».

Via via Guastella si rende conto che questo popolo non è ignorante, non sta scimmiottando gli intellettuali paludati ma sta inventando una nuova cultura, è depositario di una tradizione secolare straordinaria e capisce che proprio lì troviamo l’ispirazione per rinnovare la cultura stessa: «Perché la poesia rusticana non servirà a rinfrescare il nostro Parnaso ingombro da piante parassite , perché non dovrà passarsi la spugna su quelle rifritture di argomenti sbadigliati di generazione in generazione sulla stessa solfa, perché non dare un calcio a quel preteso linguaggio poetico ormai rugoso per la vecchiaia?».

Insomma, Guastella è incavolato nero con la cultura dominante, coi professoroni, con i tromboni e li accusa di scopiazzare tra di loro, afferma che quando uno inventa qualcosa gli altri dietro come pecoroni tutti a copiare.
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