Gela Le Radici del Futuro

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Aggiornato: 2 ore 23 min fa

Italia Sicilia Gela in the world

Gio, 01/23/2020 - 15:23

Continua la cavalcata nei festival di tutto il mondo della prima stagione della Web Serie Italia Sicilia Gela prodotta dal progetto Gela Le Radici del Futuro e con la regia di Iacopo Patierno.

Arriva ora la candidatura al Bogotà Web Fest in Colombia come miglior documentario internazionale e la selezione ufficiale all’Apulia Web Fest di Bari.
Questi risultati si sommano alle selezioni al Web Series Festival Global di Hollywood, Seoul Webfest, Copenhagen Web Fest, Bilbao Seriesland Web Fest Festival, International Online Web Fest di Londra e Bellaria Film Festival e alle vittorie al The Next International Short Film Festival di Calcutta e al Sicily Web Fest.

La web serie Italia Sicilia Gela Prima stagione nasce all’interno del progetto di promozione del territorio Gela Le Radici del Futuro, avviato nel 2017 da Gruppo Atlantide con il sostegno di Eni e il Patrocinio del Comune di Gela. Ha già raggiunto le 600.000 visualizzazioni online con un trend in continua crescita e grande apprezzamento da parte del pubblico.
La presenza della web serie a molti festival internazionali aiuta la città a farsi conoscere nel mondo e valorizzare le proprie attrazioni turistiche.

Nel 2020 presenteremo la seconda stagione, stay tuned!

 

Per vedere la Prima stagione di Italia Sicilia Gela clicca qui

Qui sottotitolata in inglese

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I paste ‘i mennela

Sab, 12/28/2019 - 22:38

Nella tradizione culinaria siciliana le paste di mandorla sono i dolci tipici per eccellenza a base di farina di mandorla.


Ingredienti
1kg di farina di mandorle
7 albumi
Scorze di due limoni
2 cucchiai di miele
700gr di zucchero a velo

Procedimento
In una ciotola impastare la farina di mandorle, gli albumi, il miele e la scorza di limone.
Aggiungere 700gr di zucchero a velo ed impastare il tutto.

Su una base piana spolverare altro zucchero a velo e formare dei rotoli di impasto.

Tagliare a tocchetti e dare la classica forma delle paste di mandorle pizzicando l’impasto con i polpastrelli.

Disporre in una teglia ed infornare a 170^ per 15 minuti.

Lasciate raffreddare e gustate.

Ricetta gentilmente concessa da Tiziana Questante

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Gela si colora e si rinnova con Jacopo Fo

Gio, 12/12/2019 - 10:29

Martedì 10 dicembre 2019 Jacopo Fo ha realizzato una performance di street art “Gela si colora e si rinnova” nella stazione degli autobus di Gela.

La performance è stata seguita con curiosità e interesse da cittadini gelesi. La diretta Facebook ha superato le 4.000 visualizzazioni.

L’intervento di Jacopo Fo ha interessato alcuni dettagli della stazione degli autobus di Gela.
“La Street Art si presenta come un forte strumento di comunicazione, si inserisce in una trasmissione diretta tra l’artista e la città, ovvero tra quest’ultima e il cittadino. È anche grazie a questa pratica che le periferie, luoghi apparentemente dimenticati e abbandonati al proprio destino, iniziano a rivivere, a inviare messaggi e raccontare storie, le loro storie.”

L’intervento ha avuto valore simbolico e ha riguardato una piccola superficie raggiungibile senza bisogno di impalcature. Lo scopo è stato dare un segnale di avvio al progetto di “Street Art diffusa a Gela” che auspichiamo di poter realizzare nel corso dell’anno 2020, con il sostegno dell’Amministrazione di Gela e la collaborazione di street artist assieme a studenti e cittadini della città di Gela.

L’iniziativa si colloca nell’ambito del progetto “Gela Le Radici del Futuro” realizzato con il sostegno di Eni e il patrocinio del Comune di Gela.

 

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Street Art per decorare la città

Lun, 12/09/2019 - 17:07

Martedì 10 dicembre 2019 Gela si colora e si rinnova attraverso l’intervento di Street Art realizzato dallo scrittore, attore, artista ed attivista italiano Jacopo Fo, da sempre coinvolto in azioni di riqualificazione urbana attraverso la promozione dell’arte in tutte le sue forme.

L’intervento di Jacopo Fo interesserà alcuni dettagli della stazione degli autobus di Gela sita nel Piazzale Stazione FS, una delle più ampie e funzionali stazioni intermedie della rete siciliana, ed è proprio da uno dei punti cruciali della città di Gela che si è deciso di avviare il primo di una serie di interventi artistici con l’obiettivo di riqualificare la città attraverso la bellezza:
“la Street Art si presenta come un forte strumento di comunicazione, si inserisce in una trasmissione diretta tra l’artista e la città, ovvero tra quest’ultima e il cittadino. È anche grazie a questa pratica che le periferie, luoghi apparentemente dimenticati e abbandonati al proprio destino, iniziano a rivivere, a inviare messaggi e raccontare storie, le loro storie.”

L’intervento avrà valore simbolico e riguarderà una piccola superficie raggiungibile senza bisogno di impalcature. Lo scopo è dare un segnale di avvio al progetto di “Street Art diffusa a Gela” recentemente discusso con il Vicesindaco Terenziano Di Stefano e che ha ricevuto il suo consenso e che auspichiamo di poter realizzare nel corso dell’anno 2020, con il sostegno dell’Amministrazione di Gela e la collaborazione di street artist assieme a studenti e cittadini della città di Gela.

Appuntamento alle ore 15.00 del 10 dicembre in Piazza Stazione Gela.

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Ghelas, la Necropoli Proto – Urbana di Via Di Bartolo: si svela l’enigma dei Lindioi

Mar, 11/26/2019 - 17:25

Con la recentissima scoperta ( di appena un giorno fa ) si svela un aspetto importante della storia di GHELAS.

Si risolve l’interrogativo adombrato da qualche studioso.

Qualcuno, infatti, aveva proposto che i primi nuclei di protocoloni provenienti da Rodi e da Creta non avessero occupato lo stesso sito della città classica ( quello compreso tra la zona della attuale Villa Cormunale e l’acropoli ovvero il margine orientale della collina ).

Si era ipotizzato che ” Lindioi ” potesse essere il nome di più agglomerati pre-urbani sorti sulla costa vicina a mo’ di empori diffusi sul territorio.

La nuova scoperta smentisce questa ipotesi :
” LINDIOI ” ( il primo agglomerato con preponderanza rodia, evidentemente) era proprio su’, proprio sulla collina.

Si trovava con certezza ad oriente della via Di Bartolo, via che a questo punto, in quanto sede della necropoli dei primissimi abitanti ( da una delle tombe scoperte ieri é saltata fuori una coppa proto-corinzia databile tra vent’anni prima e vent’anni dopo la fondazione del 688 a,C. . Inoltre é emersa una ricca frammentazione del proto e medio corinzio ) rappresentava la primissima campagna appena fuori il nucleo arcaico.

Grazie a questa scoperta possiamo finamente dire con certezza che i primissimi abitanti della città si stabilirono proprio dove avrebbero abitato i coetanei di Gelone due secoli e 4 anni dopo.

 

 

Si tratta di una scoperta eccezionale che ci fa dire, topograficamente, esultando :

LINDIOI : GHELAS = GHELAS : LINDIOI

EQUAZIONE PERFETTA !!!!

Fonte: DAL SITO ” SICILIA, TERRA DEI GRECI ” IMPORTANTI PRECISAZIONI SUI PRIMI VAGITI DELLA CITTÀ ”

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Il giorno de morti di Andrea Cammalleri

Lun, 10/28/2019 - 19:04

“Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire”.

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