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Aggiornato: 2 ore 51 min fa

Il giorno de morti di Andrea Cammalleri

Lun, 10/28/2019 - 19:04

“Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire”.

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Il successo della Web serie “Italia Gela Sicilia” mentre è in preparazione la seconda stagione

Gio, 10/03/2019 - 15:38

La web serie Italia Sicilia Gela sta riscuotendo uno straordinario successo internazionale: ha già vinto il Sicily Web Fest (Ustica, Italia) ed Next Short Film Festival (Calcutta, India).
Inoltre è stata selezionata per i festival di Hollywood, Seul, Londra, Amsterdam, Copenaghen, Bilbao.
Finora ha raggiunto oltre 500.000 visualizzazioni portando nel mondo l’immagine delle bellezze di Gela e l’impegno di tanti cittadini per la sua valorizzazione.
Prodotta da Jacopo Fo srl (Gruppo Atlantide) con la regia di Iacopo Patierno, si inserisce nel progetto di promozione turistica, artistica e culturale Gela le Radici del Futuro realizzato con il sostegno di Eni e il patrocinio del Comune di Gela.
Sul sito del progetto www.gelaleradicidelfuturo.it è possibile vederla integralmente.
Dopo il successo della prima stagione, è in corso di preparazione una seconda stagione della web serie le cui riprese termineranno entro la fine dell’anno.
La prima stagione di Italia Sicilia Gela racconta in 7 episodi Gela attraverso la voce di altrettanti protagonisti che ne danno uno spaccato inconsueto rispetto alla percezione che se ne ha comunemente, rivelando assieme ai suoi problemi le straordinarie bellezze e potenzialità che racchiude.
Una storia che parla di una città in particolare, Gela, ma ben rappresenta simbolicamente la Sicilia nel suo insieme e tutta l’Italia, combattuta tra difficoltà ed enormi opportunità.
Nel primo episodio si racconta la storia di don Lino Di Dio che ha creato la Casa della Misericordia, una grande macchina di solidarietà.
A seguire riflettori sul mare la grande risorsa di Gela con la storia di Elisa che è rimasta in città costruendo il suo lavoro attorno allo stabilimento balneare.
Poi la storia di Sandra che da 7 anni è organizzatrice del Kite Festival del Golfo, un evento che porta in città sportivi di tutto il mondo.
Nel quarto episodio c’è Silvia con le sue immersioni subacquee nella zona di Manfria, alla scoperta, magari, di nuovi reperti archeologici e nel successivo episodio Giuseppe che narra la storia antica è bellissima di Gela fondata dai Greci.
Con Francesco, musicista per passatempo, grafico pubblicitario di professione la scena si sposta sugli anni bui della guerra di mafia e su come oggi Gela sia cambiata.
Ed infine Dalila e Tiberio raccontano la storia del quartiere Macchitella fondato negli anni Sessanta da Eni per dare casa agli operai dello stabilimento voluto da Enrizo Mattei.

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Chiesa San Francesco d’Assisi

Mar, 10/01/2019 - 19:28

Vicino al palazzo municipale si erge la Chiesa San Francesco d’Assisi. Edificata nel 1499 dai resti una vecchia chiesa, a causa della sua vetustità, nel 1615 fu in parte diroccata e ricostruita intorno al 1659, da un gruppo di artigiani locali e all’interno decorata da artisti che all’epoca erano molto rinomati in Sicilia.

La Chiesa ha due ingressi: uno con scalinata ad ovest che dà sulla piazzetta del municipio, con portale in elegante stile settecentesco. L’ingresso laterale è invece, in via Donizetti.

Priva di una torre campanaria, dispone di quattro campane suonate con sistema elettronico automatico.

E’ ad unica navata e al suo interno, in stile tardo barocco, conserva statue lignee del 1700 (S. Michele Arcangelo, un Crocifisso, il Sacro cuore di Gesù, Sant’Antonio da Padova, San Francesco d’Assisi) e diversi antichi dipinti del 1600 e 1700 di famosi pittori.

La tela “Il Martirio di Sant’Orsola” è del Paladino, il dipinto “La vita di San Francesco” è dello Zoppo di Gangi e la “Deposizione del 1768” appartiene a Vito d’Anna.

Un’altra importante opera è l’acquasantiera di marmo attribuita a uno dei Gagini è del XVI secolo.

Ma ciò che più affascina di questa struttura è sicuramente il caratteristico soffitto a cassettoni in legno, celeste e con borchie dorate, risalente al 1500.

La Chiesa è dedicata al culto della Immacolata Concezione, festa che viene celebrata l’8 dicembre e che richiama molti devoti.

Di recente sono venuti alla luce, grazie ai restauri, sotto il pavimento, diversi affreschi, sepolture gentilizie e sugli stucchi e che decorano gli altari e le pareti, antiche dorature.

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La colazione dei ragazzi di allora

Mar, 10/01/2019 - 18:43

La colazione dei ragazzi di allora, prima di giungere a scuola, era ben diversa da quella di oggi che è perlopiù composta da biscotti, merendine zuccherate, torte o cereali.

La colazione di una volta era sicuramente più genuina e salutare.

I ragazzi che andavano nella scuola Santa Maria di Gesù, nel mese di ottobre, solitamente compravano i “mbriacotti” da accompagnare col pane: era un piattino di corbezzoli dal cui succo si produceva un liquido che faceva “ubriacare”.

Il corbezzolo è una pianta tipica della macchia mediterranea che cresce spontaneamente proprio nella pianura di Gela.

Le mattine d’inverno i ragazzini andavano in giro con delle ciotole in cui c’era il pane sminuzzato per andare a comprare a “ricuttedda” o a “roba cotta”.

Interessante era la procedura davvero particolare, con cui si otteneva “a tuma” .

I pastori mungevano le capre e le pecore, poi mettevano il latte in un recipiente, lo colavano e versavano nella “ quarara” e poi una volta messa sul fuoco, vi si aggiungeva e si faceva sciogliere, il “ caglio” (ingrediente fondamentale nei formaggi)con un arnese. Infine si metteva tutto nella “ vascedda”( vaschetta).

Un altro tipo di formaggio era “ a lacciata” cioè un mix di siero e latte, riposto nella “ quarara”  sul fuoco, insieme ad altro latte. Si girava il liquido con una canna detta “ a curina” e così si faceva salire la ricotta: una parte si metteva nelle “ cavagne” e una parte col siero veniva messa su pezzetti di pane nelle ciotole dei ragazzi che cosi’ facevano una calda colazione.

Altri di loro preferivano andare dal macellaio che cuoceva la trippa nella quarara. Al brodo della trippa si aggiungevano pezzi di interiora nelle ciotole per averere la “ roba cotta”.

Si ringrazia il sito Gela città di mare per alcune foto.

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La leggenda del Castelluccio

Mar, 10/01/2019 - 18:19

La Leggenda del Castelluccio di Gela parla di una bellissima castellana dalla lunga chioma nera che attirava tutti i passanti e i contadini con i suoi canti melodiosi.

Si narra che la bella castellana fosse di corporatura esile, che indossava un meraviglioso manto blu e argento, truccata con uno strano rossetto verde, tanto verde che alcuni pensavano provenisse dalla sua bile. Era una figura dotata di fascino misterioso perché tanto bella quanto crudele, severa e intransigente con i servitori, ambigua, sfuggente.

Durante le sue giornate si occupava della servitù e si prendeva cura dei cavalli.

Tanti uomini erano attratti dalla sua bellezza e dalla sua voce, ma chiunque tentava di avvicinarsi, poi scompariva nel nulla.

Chi doveva discutere di affari con lei, inviava i messaggi con i piccioni. Ma anche quelli non facevano più ritorno.

Alcuni raccontano di aver visto di notte un cavaliere con l’armatura, aggirarsi intorno alla fortezza, per poi scomparire nella oscurità.

Questi strani eventi mettevano certamente paura ai numerosi viandanti che, spesso, evitavano di avvicinarsi troppo al castello.

Si racconta anche che fra quelle mura secolari del castello vi fossero dei fantasmi e ombre.

Si dice inoltre che ci fosse nascosto un tesoro ovvero “a travatura” ma finora nessuno è mai riuscito a trovarne traccia.

Non si sa se la Castellana sia veramente esistita in questo castello ma ciò che è vero è che all’interno del castello, ci sono dei tunnel sotterranei che lo collegano fin dentro la città di Gela.

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Il Palio dell’Alemanna a Gela

Sab, 08/31/2019 - 16:14

Sono diverse le tradizioni locali che ogni anno permettono di apprezzare e conoscere quelle che sono le radici storiche della città di Gela. Tali iniziative rientrano talvolta in un calendario religioso che spesso si limita alle sole funzioni ecclesiali, certo partecipate dai fedeli ma poco conosciute al di fuori dei confini comunali. Tali tradizioni vengono sempre più spesso dimenticate dai più giovani, nel rischio di perdere quelle che sono le nostre radici storiche.
La festa dell’Alemanna rientra tra quegli eventi che racchiudono in se l’identità storica della comunità in cui viviamo, un’icona che nei secoli ha saputo ispirare i fedeli.
Patrona della città sin dal 1693, l’icona mariana, di chiare origini medievali, viene festeggiata l’8 settembre.
Per tale occasione il Gruppo Archeologico Geloi, da un’idea di Giuseppe La Spina e Francesco d’Aleo, ha ideato la realizzazione del “Palio dell’Alemanna“, un’iniziativa che si prefigge di valorizzare la conoscenza di una fase storica forse sin troppo bistrattata, quella medievale, la quale risulta essere invece ricca di eventi importanti che vedono la nostra città diretta protagonista.

Pochi infatti sanno la nostra città, al momento della fondazione medievale di Eraclea (oggi Gela), può vantare tra i suoi “ecisti” l’Imperatore Federico II di Hohestaufen, per tanti lo stupor mundi.
Il “Palio dell’Alemanna“, intende dunque rievocare quei costumi e quelle radici che risultano essere ancora oggi intrisecamente connessi al nostro presente.

Tale iniziativa si prefigge di divenire un importante attrattore turistico essendo un evento ripetibile negli anni, essa offre inoltre l’opportunità di godere non solo dei festeggiamenti ma anche di una manifestazione rievocativa con costumi d’epoca, ricostruzioni storiche e cosa più importante, degli spazi dove poter degustare i prodotti tipici del nostro territorio.
Giochi e scenografie faranno da contorno, in un’atmosfera suggestiva che vedrà protagonista il nostro centro storico murato con la partecipazione attiva dei comuni limitrofi e dei gruppi di rievocazione storica, quali i Tamburi di Buccheri, i Milites Trinacriae, i Cavalieri di Putia, i Tamburi dell’Alemanna e gli Sbandieratori.

Un palio che si rispetti deve comprendere anche delle gare le quali debbono richiamare il più fedelmente possibile giochi del periodo storico di riferimento. Per tale motivo il Gruppo Archeologico Geloi propone la realizzazione di due tipologie di competizione:
1- Gara degli arcieri
2- Gara dei cavalieri

Le due competizioni si svolgeranno  presso il centro storico di Gela e coinvolgeranno decine di atleti provenienti da tutta Italia andando a determinare un richiamo straordinario per tutti quegli appassionati presenti sul territorio nazionale e all’estero. I

Idea dell’organizzazione è quella di coinvolgere i comitati di quartiere, così da creare una sana competizione che permetta anche il coinvolgimento dell’intera cittadinanza. Ogni quartiere aderente al palio avrà un proprio stendardo e propri colori da esibire sia nell’ambito della parata sia nell’ambito delle gare che verranno svolte. Ogni quartiere vincitore riceverà il “palio” che consiste nella custodia per un anno dello stendardo ufficiale del palio dell’Alemanna. Il quartiere vincitore potrà fregiare il Palio con il proprio stemma inserito nel retro assieme all’anno in cui lo stesso è risultato vincitore.

Avvicinare i giovani alle tradizioni e al recupero del nostro patrimonio culturale garantirebbe un futuro più roseo sotto diversi punti di vista. Il Palio vuole essere uno spunto, un’attrattiva che permetta ai giovani e non di trovare nuovi spunti e perché no, attivarsi per la nascita di nuovi gruppi locali che possano incentivare nuove iniziative nell’arco dell’anno.

Il Palio dell’Alemanna vuole essere un inizio, una pietra di fondazione essenziale per iniziare questo cammino per conoscere e apprezzare le nostre radici.

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Lo Stemma del Palio

Sab, 08/31/2019 - 15:50

Come nasce lo stemma del Palio dell’Alemanna, quali sono le sue origini ed il suo significato?
Lo stemma nasce dalla volontà di lasciare un segno indelebile del Palio, una traccia storica di ciò che vuole essere un evento cittadino partecipato e condiviso, un richiamo a ciò che la tradizione ci ha tramandato e che occorre mantenere e valorizzare. Il logo prevede quattro partiture in cui ritroviamo:
1- Lo stemma della città di Gela, di antichissima origine, esso viene fatto risalire alla fondazione federiciana e vede un’aquila poggiante su due colonne doriche su uno sfondo rosso cremisi.
2- L’icona bizantineggiante della Madonna dell’Alemanna, un dipinto risalente probabilmente al tardo medioevo.
3- La Croce teutonica a cui il palio si ispira e che richiama sia alla figura di Federico II di Hohenstaufen sia all’icona Mariana.
4- L’icona di Federico II, Imperatore del sacro Romano Impero, Re di Sicilia e fondatore della città medievale di Eraclea (oggi Gela)
Lo stemma risulta inoltre decorato da foglie di acanto sovrastato nella parte superiore da un’aquila imperiale.
Il nastro bianco con bordi granata fa da cornice alla scritta “Palio Alemanna Gela”.
In basso il numero romano MMXVI segna l’anno ella prima edizione del Palio.
La realizzazione dello stemma è opera del grafico Francesco d’Aleo, socio del Gruppo Archeologico Geloi.

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La web serie “Italia Sicilia Gela” vince al Sicily Web Fest!

Lun, 08/12/2019 - 16:13

La web serie “Italia Sicilia Gela” ha vinto il Premio del Pubblico al Sicily Web Fest 2019, il festival mondiale delle web serie che si è  appena tenuto a Ustica. Il premio è stato ricevuto dal regista della web serie Iacopo Patierno.

Qui una intervista al regista rilasciata prima della comunicazione del premio https://www.facebook.com/1234344563321067/posts/2342625549159624/

Italia Sicilia Gela è alla prima stagione, attualmente sono in corso le riprese per la seconda stagione. Si inserisce nel progetto www.gelaleradicidelfuturo.it, realizzato da Jacopo Fo srl (Gruppo  Atlantide) con il sostegno di Eni e il patrocinio del Comune di Gela.

La web serie è stata selezionata tra le finaliste anche dai festival di  Bilbao, Seul, Copenaghen, Londra, Amsterdam e Hollywood che si
svolgeranno nei prossimi mesi.

Per vedere le puntate della web serie
https://www.gelaleradicidelfuturo.com/web-serie/

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Al via l’international Archeo Camp 2019

Gio, 08/01/2019 - 17:18

Il 20 Luglio a Gela studenti spagnoli, portoghesi e brasiliani, in visita al centro storico di Gela, museo archeologico, bagni greci e Gela in miniatura, hanno potuto apprezzare i nostri beni inestimabili, grazie all’iniziativa denominata INTERNATIONAL ARCHEO-CAMP 2019 che vede coinvolte le Università di Malaga, Cadice e Coimbra, il Mediterranean Centre of Studies (MICOS) ed il Gruppo Archeologico Geloi.

L’attività è sostenuta da un progetto CE (Erasmus), ENI, Università, YOUTH CITY FACTORY, MICOS. Partner del progetto Regione Siciliana assessorato BB.II.SS., Soprintendenza BB.CC. di Caltanissetta, Polo Museale di Gela e Comune di Gela.
Il 30 Luglio è iniziato ufficialmente l’ARCHEO CAMP e terminirá il 7 Settembre, una delle iniziative di grande valore culturale nell’ambito del progetto #youthcityfactory

Un’esperienza di formazione a breve termine dove archeologi , studenti in archeologia e volontari , sono chiamati a mettere a disposizione le propie capacità per svolgere attività di studio, ricerca ma anche recupero del patrimonio storico a Gela.

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