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2700 anni di storia per gli alunni della Capuana

Mar, 03/19/2019 - 21:27

Da parecchi anni la scuola  IV CIRCOLO L. CAPUANA  ha inteso darsi una identità precisa che viene sintetizzata in un motto : “la scuola per il territorio”

Amare, valorizzare il proprio territorio e saper interagire con culture diverse per una sempre e maggiore consapevolezza europea, sono le finalità progettuali della nostra scuola, che hanno retto l’azione didattica di questi anni.

Elemento imprescindibile è, pertanto la conoscenza del territorio e delle sue specifiche caratterizzazioni paesaggistiche, artistiche, culturali e tradizionali.

Diventa fondamentale sviluppare nei bambini la ricerca, la conoscenza e la tutela  de proprio territorio, soprattutto in funzione di una rivalutazione del patrimonio della nostra città.

Una maggiore partecipazione permetterà di tenere vivi quei luoghi e quel patrimonio storico-culturale locale rendendo più appetibile la fruizione del territorio.

L’idea che sta alla base è quella di coniugare l’interesse a valorizzare e far conoscere ai più piccoli, non solo i beni monumentali ma anche le tradizioni e gli usi, puntando sulla formazione e informazione dei piccoli per far vivere la città di Gela in maniera viva e partecipata, al fine di poter condividere emozioni che rappresentano la storia di una civiltà.

Tutto questo si incontra nell’ambito del progetto PON “Ghelas  2700 anni di storia” con il modulo formativo “stupor mundi” avviato dalle insegnanti Gambino e Condorelli già dal mese di febbraio 2019, con un altro progetto che promuove ciò che di meraviglioso offre il nostro territorio, nato dalla collaborazione con il gruppo Atlantide di Jacopo Fo SRL con il quale si è stipulato un accordo di collaborazione che vede coinvolte le figure che operano all’interno dei due progetti.

In tale collaborazione si condivideranno materiali utilizzati dagli alunni, prodotti e altri esistenti nel sito internet “Gela le radici del futuro” che è stato presentato agli alunni in modo professionale da i collaboratori del progetto.

Si creeranno per tanto, con gli alunni di tale progetto, attività laboratoriali, digitali e artistici, creando un connubio tra storia, arte e nuove tecnologie.

Tale progetto è finalizzato a promuovere negli alunni una cultura al turismo non solo per far conoscere agli altri il nostro territorio, ma per far credere alle nuove generazioni che il turismo è un attività importante, fondamentale e unica  per il rilancio e lo sviluppo della nostra città.

 Concetta Condorelli

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La WebSerie di Gela le Radici del Futuro

Ven, 03/15/2019 - 13:32

La web serie “ITALIA SICILIA GELA” racconta in 7 episodi Gela, una delle città più contraddittorie d’Italia, attraverso la voce di altrettanti protagonisti che ne danno uno spaccato inconsueto rispetto alla percezione che se ne ha comunemente, rivelando assieme ai suoi problemi le straordinarie bellezze e potenzialità che racchiude. Una storia che parla di una città in particolare, Gela, ma ben rappresenta simbolicamente la Sicilia nel suo insieme e tutta l’Italia, combattuta tra difficoltà ed enormi opportunità.
Da qui il nome della web serie: Italia Sicilia Gela.
La web serie è stata realizzata da Jacopo Fo srl (Gruppo Atlantide) con la regia di Iacopo Patierno, il sostegno di Eni e il patrocinio del Comune di Gela.
PROIEZIONE Venerdì 29 Marzo 2019 ore 21.00 Teatro Eschilo – GELA INGRESSO GRATUITO

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Festa San Giuseppe

Gio, 03/14/2019 - 15:07

SAN GIUSEPPE: Storia, religione ed elenco delle attività a Gela

25 altari in città per la festa religiosa

In Italia la Festa di San Giuseppe coincide con la Festa del Papà (19 Marzo), una ricorrenza molto importante per i bambini (e per i grandi) che per l’occasione dedicano poesie e filastrocche all’amato babbo.

Nei paesi cattolici come l’Italia si associa la Festa del Papà a quella di San Giuseppe poiché è considerato il padre dei poveri, derelitti, degli orfani e dei bisognosi: il Patrono della famiglia.

I primi a celebrare la festa di San Giuseppe furono i monaci benedettini nel 1030, seguiti dai servi di Maria nel 1324 e dai francescani nel 1399, la festa divenne poi canonica per la Chiesa Cattolica nel 1621 grazie a Papa Gregorio XV.

Nella nostra città di Gela, la festa che omaggia questo Santo è molto sentita dai cittadini.

In occasione della festa del Patrono della famiglia, si susseguono una serie di ricchi eventi religiosi e non durante le due giornate del 18 e 19 Marzo.

Di seguito l’elenco delle attività organizzate nella Chiesa di S. Agostino.

il 18 marzo:

* la tavolata dei Pani di San Giuseppe, nel salone;

*Celebrazione Eucaristica ore 18.00 con la partecipazione dei fedeli della parrocchia di S. Giuseppe di Birkikara –Malta;

*18.45 nel salone: Conferenza “Gela celebra San Giuseppe” a cura del Rotaract club di Gela;

*“S.messa dei papà” presieduta dal nostro Vescovo Monsignor Rosario Gitana alle 20.30 ( la chiesa rimarrà aperta fino alle ore 2.00).

Il 19 Marzo:

*ore 8.30 celebrazione eucaristica;

*ore 10.30 Santa messa dei Patriarchi;

*ore 17.00 Oratorio S. Francesco: inizio del primo torneo di calcio “ San Giuseppe”;

*ore 18.00 solenne celebrazione eucaristica con distribuzione del pane benedetto di S. Giuseppe.

La festa di San Giuseppe a Gela non è solo caratterizzata dall’aspetto religioso ( la santa messa dedicata alle famiglie) ma soprattutto dall’aspetto popolare e folkloristico con la preparazione delle “ Cene” colme di buon cibo.

A Gela quest’anno saranno ben 25 le cene di San Giuseppe allestite da parte di privati cittadini ma anche d’ istituti religiosi e dell’Rsa Caposoprano.

Qui di seguito l’elenco:

Stefania Tuberosa via Juvara 33

Maganuco Concetta Irene, via Modigliani 44
Greco Francesca via Pavia 36
Cammalleri Salvatore via Tiziano 15
Tuberosa Stefania via Juvara 33
Ratto Nicola via Perugione 17/a
Pappalardo Vincenzo via Legnano 245
Napolitano Crocifisso via Margi 14
Pagano Teresa- Mendola Salvatore via Ara Pacis 6
Palumbo Grazia via Niccolini 5
Prodi Rosa- Giannone Elisabetta via haiti 3
Arizzi Gaetano via Buscemi 186
Fam. Sciascia Eva corso S. Aldisio 10
Ferrigno Grazia via Cesare Augusto 2
Fam. Ciaramella-Pacia via Puglia 45
Cascino Angela via Livorno 225
Istituto don Minozzi via Europa 54
Rsa Caposoprano via Francia 4
Parrocchia San Francesco d’Assisi
Parrocchia Santa Maria di Betlemme
Parrocchia San Sebastiano Martire
Parrocchia Maria delle Grazie
Parrocchia San Domenico Savio
Parrocchia San Rocco
Parrocchia San Francesco di Paola, Piccola casa della Misericordia
Chiesa Sant’Agostino

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Cene di San Giuseppe

Mer, 03/13/2019 - 13:03

La Cena di San Giuseppe in città è una ricorrenza molto importante per le famiglie gelesi.

Festa celebrata il 19 marzo, questo Santo è il patrono della famiglia, dei poveri e dei bisognosi.

Solitamente è preparata da fedeli per devozione o da chi vuol ringraziare Gesù Cristo per una Grazia ricevuta, preparando delle grandi tavolate (le cosiddette Cene), offrendo cibo a gente bisognosa e povera del quartiere che rappresenteranno proprio Gesù, Giuseppe e Maria.

Già dai primi di gennaio cominciano i preparativi: si gira casa per casa andando a chiedere offerte, il cui ricavato servirà per comprare gli alimenti necessari per “apparecchiare” le grandi tavole.

Poi, qualche settimana prima del 19, parenti amici ed il vicinato si impegnano ad allestire le  tavolate, cominciando dal montare l’impalcatura di legno che formerà dei gradini, da 5 a 7, tutti rivestiti da bianche tovaglie di lino decorate e ricamate, poi fiori e decorazioni variopinte.

Sullo sfondo, fa da cornice un lenzuolo bianco.

All’apice dell’altare viene posto un quadro rappresentante la Sacra Famiglia.

Negli altri scalini sono riposti doni e pietanze semplici che al termine della festa, saranno offerte alla Sacra Famiglia.

I doni più caratteristici e simbolici delle tavolate sono certamente” i “pani i San Giuseppe”.

Questi sono lavorati con grande maestrìa, cura e attenzione e se ne trovano in tantissime forme, ognuna delle quali ha un significato simbolico- religioso:

– le forme di bastone, serra, martello e la scala,  rappresentano gli arnesi di lavoro di San Giuseppe;

– Il cuore, la luna, la stella e la palma sono dedicati alla Vergine Maria;

– il galletto, la mano, il sole, la croce, e il cestino sono invece dedicati a Gesù Bambino.

Ma troviamo anche piatti caratteristici come “baccalà”, “polpette di riso “frutta e verdure che simboleggiano l’arrivo della primavera ;“frittate agli asparagi”,  uva passa, vari tipi di biscotti e dolci come “torrone”,”cicirieddi”,”mastazzola”, “ pignulata” “ cannoli” “ sfinci”; primizie ortaggi e fiori profumati.

Ecco che è così pronto “a tavulata di li vicchiareddi “ o dei “ povereddi”: una meraviglioso quadro colorato e decorato abilmente.

Per segnalare alla gente che in quel quartiere è stata allestita una tavolata per S. Giuseppe, sono riposte delle palme (da sempre simbolo di pace) esterne all’abitazione che ospita la Cena ma anche nei dintorni della zona.

Le cene sono visitabili da mezzogiorno del 18 marzo, si riceveranno ceci, fave o pane in segno d’abbondanza. In serata ci saranno canti e balli in strada.

Nella notte si recitano delle tradizionali preghiere fino ad aspettare “la palummeddra” intorno la mezzanotte, che simboleggia nella tradizione gelese lo Spirito Santo, benedicendo la cena.

Il giorno di San Giuseppe, dopo aver partecipato alla Messa nella Chiesa di Sant’Agostino (conosciuta come Chiesa di San Giuseppe), i tre personaggi che rappresentano Giuseppe, Maria e Gesù, verranno portati dalla famiglia devota alla cena.

Qui, a mezzogiorno la famiglia bisognosa busserà davanti la porta della Cena per tre volte.

Le prime due volte Giuseppe bussa alla porta, chiede ospitalità ma nessuno gli aprirà.

La terza volta, la porta si aprirà con un applauso e un grido: “ Viva Gesù Giuseppe e Maria”.

A questo punto la sacra famiglia entra e potrà mangiare tutto ciò che gli viene offerto: pasta fatta in casa con legumi, pesce fritto, uovo sodo, frutta e dolce.

Infine tutti i prodotti della cena e i soldi raccolti vengono distribuiti alle tre persone bisognose.

Ai fedeli che partecipano viene offerta una tradizionale pasta con i legumi o altro cibo per ringraziare tutti della collaborazione data.

Si ringrazia la pagina facebook ”Gela mille colori “  per le foto

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Cicogna bianca: racconto di un gradito ritorno alla Piana di Gela

Mar, 03/12/2019 - 21:54

Nel silenzio della pianura siciliana, tra innumerevoli sfumature di colori dei variegati campi, un bisbiglio si sentiva appena: “Coppia A arrivata, coppia B in cova …

Ero assieme ai volontari della LIPU Niscemi, impegnati nel censimento delle coppie di Cicogna bianca appena arrivate in Sicilia.

Fermi sul bordo del sentiero, osservavamo con il cannocchiale la serie di tralicci elettrici alle cui sommità spiccavano i voluminosi nidi degli anni passati, ancora fermi e intatti, stabili ed evidenti.

Un’auto si era fermata a pochi metri ed erano scesi due signori dall’aria incuriosita.

-Guardate le cicogne? Fantastico!–

Erano due agricoltori, proprietari dei terreni in cui erano posizionati i tralicci.

Mi accorsi che i signori erano molto interessati a conoscere le abitudini delle cicogne e si mostravano sensibili riguardo alle minacce e alle problematiche del territorio. Uno di loro era fiero di accogliere nella sua campagna turisti provenienti da ogni parte della Sicilia, arrivati lì per  godersi “in prima fila” lo spettacolo delle cicogne, simbolo della nascita e della felicità.

L’altro raccontava dei suoi sforzi per mantenere il laghetto artificiale pieno d’acqua nei mesi estivi: sapeva che le cicogne andavano lì per dissetarsi e cacciavano ratti e arvicole nei dintorni: “La Cicogna è mia alleata”, disse fiero.

Poi, uno dei due disse all’altro: – Piuttosto, tu quanti nidi di cicogna hai nel tuo terreno?-

– Quattro!- Rispose con molta sicurezza, certo di non essere smentito.

– Solo quattro? Da me 8 nidi e forse quest’anno ci sarà pure il nono!-  Ribadì il primo.

– Il prossimo anno ti batterò! – replicò e, rivolgendosi a me – Piuttosto, mi dai qualche consiglio per far occupare altri tralicci? Cosa devo fare?-

Dispensando consigli e salutando i due gentili agricoltori , ricordai agli altri volontari che, negli anni Novanta, la prima coppia di cicogne nella Piana era stata accolta con una raffica di piombo, da gente ignorante e senza scrupolo.

Se ci si crede, le cose cambiano.

di Manuel Andrea Zafarana, delegato LIPU Niscemi

FOCUS SULLA CICOGNA BIANCA

In Sicilia è presente la più grande popolazione di Cicogna bianca d’Italia: circa 80 le coppie nidificanti, principalmente nella Piana di Gela e nella Piana di Catania, ma anche nelle Province di Siracusa, Agrigento, Trapani e Palermo. La prime due coppie hanno nidificato nel 1992 a Lentini, dopo quasi 500 anni di assenza dalla Sicilia.

LE MINACCE

La Cicogna bianca ha un grande nemico in Sicilia: linee elettriche non isolate e non adeguate alle norme più recenti, rischiano di uccidere decine di giovani e adulti ogni anno. I volontari della LIPU di Niscemi seguono da anni la nidificazione della Cicogna bianca nella Piana di Gela e, durante i monitoraggi, hanno riscontrato la tendenza di questi animali ad alimentarsi nella vicina discarica di Timpazzo.

Proprio lì, il monitoraggio ha portato al ritrovamento di più di 100 uccelli morti folgorati, tra cui poiane, ghiandaie marine, cicogne bianche e nibbi bruni! Il numero di animali morti è allarmante se si paragona ai dati presenti in letteratura. Bisogna agire!

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L’oro bianco di gela

Mar, 03/12/2019 - 18:53

Una vasta distesa di batuffoli bianchi, …così dovevano apparire, le campagne della piana di Gela, nei torridi pomeriggi estivi degli anni ’60 .

Si, negli anni Sessanta nelle campagne tra Gela e Licata, si coltivava ‘l’oro bianco di Sicilia’, ovvero il cotone. Oggi questa fibra non viene più coltivata, ma appartiene alla storia del paese.

Questa fibra resistente, coltivata in molte regioni del mondo, proviene dal Gossypium, pianta arbustiva della famiglia delle Malvaceae. In Sicilia, la fioritura avveniva in estate, mentre l’apertura delle capsule, caratterizzava generalmente la fine del mese di agosto e tutto il mese di settembre. Il periodo della raccolta è dunque proprio quello in cui i fiori, diventando gialli, si aprono lasciando intravedere i fiocchi custoditi nella capsula. Questa fibra naturale, tra le più conosciute al mondo, venne probabilmente portata nel bacino del Mediterraneo, dall’Asia Minore.

Furono gli Arabi ad introdurla; ad essi si deve infatti la coniazione del toponimo ‘qutun’, e l’uso dei numerosi strumenti che venivano utilizzati per la sgranatura e la lavorazione manuale della bambagia, che per lungo tempo e per tutto il Novecento, fu parte delle numerose specie a reddito dell’intera Isola.

In questi anni, sono state avviate politiche di sperimentazione per la reintroduzione della coltivazione del cotone, tre sono i siti, che sono stati individuati per la coltivazione sperimentale (uno nella Piana di Catania e 2 in quella di Gela) sono state seminate 15 varietà diverse di cotone – per verificare quella più adatta alla produzione siciliana, in termini di resa e di qualità della fibra.

Al termine del periodo sperimentale si inizierà ad introdurre la coltura del cotone che, una volta filato, verrà commercializzato come  “Made in Sicilia” con un’importante razionalizzazione dei costi di produzione e di vendita. L’obiettivo è quello di fare sistema tra l’agricoltura ed industria per arrivare a creare occupazione ed un prodotto di buona qualità a prezzi definiti.

A gela, anni, il campo sperimentale-dimostrativo di coltivazione del cotone in contrada Rinazzi , ha avuto una durata di tre anni e si è concluso con un raccolto record. Sono stati raccolti oltre 50 quintali per ettaro, un risultato giudicato positivo dall’università del Mediterraneo di Reggio Calabria che ha coordinato il progetto triennale in collaborazione con l’ente sviluppo agricolo e di ricercatori e tecnici dell’ateneo di Catania.

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Parco tematico Gela in Miniatura

Mer, 02/20/2019 - 17:42

Gela in Miniatura nasce “nella convinzione che investire nell’educazione e nella conoscenza costituisce uno dei presupposti essenziali per assicurare la crescita civile e democratica e il progresso economico e sociale del nostro paese”. Si tratta di un grande parco sito in Cont.da Piano Notaro dove è presente uno spazio culturale aperto ai giovani. Un vero e proprio laboratorio dove costruire percorsi culturali e di conoscenza.

Inaugurato nel maggio del 2018, il parco nasce dall’idea di imprenditore gelese affiancato dal G.A.Geloi. Ad oggi sono più di mille i visitatori che hanno goduto di questo piccolo angolo di paradiso immerso nella città.

Nei percorsi proposti vi è quello dedicato alla storia di Gela, con la realizzazione di opere in scala dei monumenti storici principali, come ad esempio la Colonna Dorica, la Torre di Manfria, la Statua di Cerere (meglio conosciuta come Fimmina Nura), etc; passeggiando tra i monumenti sapientemente riprodotti in scala 1:4, 1:2, 1:1  da un artista locale, è possibile conoscere la storia di Gela e i personaggi che l’hanno portata all’antico splendore con la possibilità di toccare con mano la loro storia!

Il giardino di oltre 10000 mq ospita poi, Il percorso naturalistico che permette la visita dell’orto botanico dove si trovano ulivi secolari, piante autoctone, piante tropicali e piante aromatiche.

Nasce dunque un nuovo spazio culturale rivolto principalmente ai bambini, vera risorsa del futuro della nostra città.

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“U mucciareddru”

Gio, 02/07/2019 - 11:04

La rubrica dedicata ai giochi di una volta nasce con l’intento di far conoscere ai più giovani come, i propri genitori, trascorrevano piacevoli giornate, ricorrendo a giochi semplici che, ahimè, rischiano di perdersi nella memoria.

Quando gli smartphone o i tablet non erano ancora nati, i ragazzi trascorrevano ore e ore per le strade, in compagnia di combriccole di amici, all’insegna del sano divertimento.

Si ricorreva a giochi semplici, giochi realizzati con materiale povero, giochi scaturiti dalla fervida fantasia.

Ci si divertiva così, all’aperto, senza spendere soldi, senza distinzione di ceti, socializzando tutti, dando sfogo a tutte le irrequietezze e ricercando quella libertà che nelle case non si poteva certamente avere.

Sarebbe auspicabile far conoscere ai ragazzi di oggi i giochi semplici del passato, e poter far rivivere così le emozioni dei vecchi e sani giochi di una volta!

Correte a nascondervi…oggi “iucammu ‘o mucciareddru”

Il gioco del “mucciareddru”, chiamato da noi anche “ u iocu do surciu” è probabilmente il gioco a cui tutti nella nostra infanzia abbiamo partecipato.

Era un gioco praticato sia dai bambini sia dalle bambine, che spesso si ritrovavano a giocare assieme.

Gioco che forse è il più famoso tra i giochi di gruppo di tanti anni fa.

Il gioco veniva svolto all’aperto e si sceglieva un’area che offrisse la possibilità di trovare ottimi “nascondigli”.

Il numero dei giocatori doveva essere almeno di 3, ma spesso ci si ritrovava in ben più numerosi.

Una conta iniziale, indicava il giocatore che doveva stare “sotto”.

Poggiando la testa contro il muro o un albero, e ovviamente rimanendo a occhi chiusi, iniziava a contare ad alta voce, mentre tutti gli altri correvano alla ricerca del proprio nascondiglio.

Finita la conta gridava “via” in modo che tutti gli altri potessero sentirlo, e iniziava così la ricerca dei compagni di gioco.

Ricordo ancora la mia trepidazione quando, dal mio nascondiglio, riuscivo a scrutare chi era alla nostra ricerca e, appena il momento era più propizio, scattavo per andare a battere con la mano esclamando: “libera per me”!

Quando invece, si veniva scoperti, il cercatore di turno, si precipitava a battere nel muro esclamando “visto” !, seguito dal nome di chi veniva individuato.

L’ultimo giocatore a non essere individuato, aveva la possibilità di raggiungere il “muro” e scegliere se salvare solo se stesso o liberare tutti gli altri compagni esclamando in tal caso “libera per tutti”!

In questo modo, chi aveva effettuato la “conta” era nuovamente “sotto”.

Le ore passate a “iucari ‘o surciu” trascorrevano  velocemente senza quasi accorgercene e, solo al calare del sole, ci rendevamo conto che era l’ora di rientrare a casa.

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21 a scalare

Gio, 02/07/2019 - 10:59

La rubrica dedicata ai giochi di una volta nasce con l’intento di far conoscere ai più giovani come, i propri genitori, trascorrevano piacevoli giornate, ricorrendo a giochi semplici che, ahimè, rischiano di perdersi nella memoria.

Quando gli smartphone o i tablet non erano ancora nati, i ragazzi trascorrevano ore e ore per le strade, in compagnia di combriccole di amici, all’insegna del sano divertimento.

Si ricorreva a giochi semplici, giochi realizzati con materiale povero, giochi scaturiti dalla fervida fantasia.

Ci si divertiva così, all’aperto, senza spendere soldi, senza distinzione di ceti, socializzando tutti, dando sfogo a tutte le irrequietezze e ricercando quella libertà che nelle case non si poteva certamente avere.

Sarebbe auspicabile far conoscere ai ragazzi di oggi i giochi semplici del passato, e poter far rivivere così le emozioni dei vecchi e sani giochi di una volta!

Prendete il pallone… “iucammu ‘o 21 a scalari”

Quante volte da bambino assieme agli altri miei compagni di giochi c’è capitato di sentirci gridare dietro da adulti scocciati per le pallonate alle loro porte: “vu tagghiu su palluni”!

Il pallone, senza ombra di dubbio, è stato il fido compagno di giochi della nostra infanzia.

Chi non ricorda il mitico “Super tele” cosi leggero che ad ogni tiro di una certa potenza, prendeva delle traiettorie impensabili, oppure il “Tango” il pallone di cuoio per eccellenza che rappresentava per il bambino che lo possedeva motivo di vanto.

Tra i tanti giochi che si potevano effettuare con il pallone, ricordo con piacere il “21 a scalare”.

Ci si ritrovava in strada e si sceglieva una “porta” che, spesso, corrispondeva a una saracinesca di un garage, o nell’assenza di essa, si tracciava sul muro con una pietra o gessetto l’ipotetica porta.

La “conta” iniziale, stabiliva chi doveva finire in porta.

Ogni giocatore iniziava con un punteggio di 21, mentre, il portiere, partiva con un punteggio un po’ più alto, in genere 22 o 23.

I giocatori dovevano eseguire dei passaggi a volo con il pallone e, dopo il primo passaggio, si poteva tirare in porta.

Ad ogni goal effettuato il punteggio di colui che al momento si trovava in porta, decresceva di un punteggio variabile, a seconda di come si “subiva” il goal.

Il classico goal di piatto faceva diminuire il punteggio di 1 punto, il colpo di testa di 2 e così via…chi riusciva ad effettuare un goal in rovesciata vedeva addirittura diminuire il punteggio del portiere di ben 6 punti.

Il giocatore che effettuava un tiro, parato però dal portiere, non finiva in porta e poteva continuare il gioco.

Finiva invece in porta, solo il giocatore che effettuava un tiro “fuori”.

Se a gioco iniziato un giocatore voleva unirsi, poteva farlo, con l’unica regola di andare direttamente in porta.

Chi stava in porta e si faceva segnare diversi goal veniva man mano eliminato non appena il punteggio scendeva sotto lo zero. Vinceva il gioco, chi arrivava, a seguito delle eliminazioni, ad avere il punteggio più alto.

Nostro malgrado, certe volte, il gioco veniva interrotto, dall’ingresso in “campo” di casalinghe agguerrite “armate” di bastone che, poverine, erano stanche di sentire le nostre urla e le “pallonate” che talvolta finivano contro le loro finestre.

In questi casi si recuperava velocemente il “fido” pallone e si scappava a “gambe levate”!

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La leggenda del mostro del Lago Biviere: A BIDDINA

Mer, 02/06/2019 - 15:57

Prefazione:

Ad ogni luogo sono legate storie fantastiche e incredibili, di quelle che un tempo venivano tramandate oralmente tra i contadini, di generazione in generazione e che una volta erano raccontate dai nostri nonni per ingannare il tempo.

E’ per questo che nasce la rubrica “Miti e Leggende”: una raccolta di favole, storie, miti e leggende dei più particolari e suggestivi luoghi di Gela, con lo scopo di mantenere viva la memoria di quei racconti popolari gelesi che resistono al tempo e alle usanze…Nella speranza di solleticare la curiosità e la fantasia di grandi e piccini, come un tempo…

Tra le tante creature straordinarie che popolano il Lago Biviere di Gela, si narra che le acque del Lago fossero frequentate da una presenza inquietante: un gigantesco serpente le cui sembianze ricorderebbero un rettile estinto del Paleocene, capace di ipnotizzare chiunque passava di lí per poi divorarlo.

La leggenda narra che alcuni cacciatori, durante una battuta di caccia, appostati tra i canneti del lago Biviere, in attesa che le folaghe si levassero in volo, furono attratti dal síbilo e dall’apparizione improvvisa di un grosso rettile tutto ricoperto di scaglie dalla testa alla coda.

Veniva dalla terraferma ed era diretta verso il lago.

Era la “biddina”, una bestia leggendaria, un mostruoso rettile dalla circonferenza di un “vuttazzeddu di una sarma di vino” e dalle dimensioni titaniche.

Lungo più di 10 metri, coperto di squame corazzate, questo serpente dagli occhi rossi paralizzò i cacciatori. Alcuni di loro riuscirono a scappare e raggiunto il paese urlarono “a biddina scappau”.

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La pasta ‘co nivuru ì sicci

Mer, 02/06/2019 - 15:44

Oggi propongo spaghetti “co nivuru di sicci”, una ricetta tipica della cucina siciliana.

E’ un piatto che si prepara a casa, non spesso, in determinate occasioni, ma è proposto abitualmente nei ristoranti stellati e nelle trattorie a base di pesce.

È un primo veramente squisito, dal gusto particolare e intenso di mare.

Merita veramente di essere gustato e appezzato!

Ingredienti per quattro persone:

-300g di spaghetti

-2 seppie di media grandezza

-200g di passata di pomodoro

-100g di polpa di pomodoro

-mezzo bicchiere di vino bianco

-prezzemolo fresco q.b.

-aglio q.b.

-peperoncino q.b.

-olio extra vergine di oliva

-sale q.b.

Procedimento:

Lavare accuratamente le seppie, eliminando le interiora, l’osso ed estrare con cura la vescichetta contenente il nero.

Quest’ultima operazione la potete far eseguire dal vostro pescivendolo di fiducia.

Staccare i tentacoli e tagliarli in piccoli pezzetti.

In un tegame, rosolate l’aglio con l’olio extra vergine di oliva e non appena sarà dorato, versarvi i tentacoli.

Dopo un paio di minuti di cottura, aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e lasciarlo sfumare

A questo punto, aggiungete la passata e la polpa di pomodoro.

Nel frattempo, prepariamo il “nero”, versandolo in una ciotolina e aggiungendo un po’ d’acqua calda.

Unite adesso il “nero” nel tegame con la salsa.

Aggiungete se occorre ulteriore “nero” fino a ottenere la classica colorazione aggiustando di sale e pepe.

Cuocere gli spaghetti al dente

Non appena saranno pronti, scolarli e versarli nella salsa ‘co nivuru ì sicci e mescolateli in modo che gli spaghetti si colorino per bene.

Servire con una spolverata di prezzemolo tritato, e gustatevi questa prelibatezza.

Buon appetito!

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I cacoccili chini

Mer, 02/06/2019 - 15:22

I cacoccili, sono ortaggi molto coltivati nel nostro territorio e quindi facilmente reperibili.

Sono anche molto versatili poiché si prestano alla preparazione di svariate pietanze, dai semplici contorni alle preparazioni più elaborate.

La ricetta dei cacoccili chini rappresenta un nostro piatto tipico che può essere utilizzato a scelta sia come secondo ma anche come un valido e appetitoso contorno.

Ingredienti per quattro persone:

-4 carciofi

-2/3 filetti di acciuga

-100g di pecorino

-100g di pangrattato

-2 spicchi d’aglio

-prezzemolo q.b.

-olio extra vergine d’oliva q.b.

-sale e pepe q.b.

Procedimento:

Tagliare il gambo ai carciofi e lavarli accuratamente mettendoli capovolti per farli sgocciolare.

Nel frattempo in un tegame aggiungere l’olio e far rosolare l’aglio e i filetti d’acciuga.

Unire quindi il pangrattato e farlo tostare rigirandolo continuamente.

Quando risulterà dorato e croccante, toglietelo da fuoco.

Aggiungete adesso il formaggio e un trito di prezzemolo, aggiustando di sale e pepe.

Il ripieno dei nostri carciofi è pronto.

Riprendete i carciofi e per poterli riempire con facilità, sbatteteli capovolti su un ripiano.

Eseguite questa operazione per tutti e quattro i carciofi e versare un po’ di sale e pepe tra le foglie.

Riempite con il composto preparato i carciofi.

Trasferite i carciofi in un tegame avendo l’accortezza di sceglierlo in base alla quantità dei carciofi, che devono stare ben diritti uno accanto all’altro.

Aggiungere un bel bicchiere di acqua al tegame, in modo tale che ricopra per più della metà i carciofi.

Irrorate i carciofi con un filo d’olio.

Cuocere per circa 30 minuti a fuoco moderato.

Per verificare che siano cotti, fate la prova della foglia, che si deve staccare con facilità.

Servire ben caldi.

Buon appetito!

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“I sicci chini”

Mer, 02/06/2019 - 14:47

I “sicci chini” rappresentano un ricco e nutriente secondo piatto di pesce; vi suggerisco di utilizzare il suo condimento per condire anche la pasta, realizzando così, un pranzetto completo gustoso e al profumo di mare.

Ideale da portare in tavola nei giorni di festa, si presta anche per una cenetta tra commensali appassionati di pesce!

Le seppie vengono farcite con un composto a base di tentacoli delle stesse seppie, mollica di pane raffermo, mescolata con del pecorino, delle uova e infine cotte poi in padella con un gustoso sugo di pomodoro.

Ingredienti per 4 persone:

-4 seppie

-100g pecorino

-1 uovo

-400g di passata di pomodoro

-vino bianco q.b.

-250g mollica di pane raffermo

-prezzemolo fresco q.b.

-1 cipolla

– 3 spicchi d’aglio

-olio extra vergine di oliva q.b.

-sale e pepe q.b.

-peperoncino rosso q.b.

Procedimento:

Pulire per bene le seppie, sciacquarle bene sotto il getto dell’acqua corrente e metterle a scolare.

Staccate i tentacoli e sminuzzateli con l’aiuto di una lama ben affilata.

Non appena li avrete sminuzzati, rosolateli in padella con un cucchiaio d’olio e uno spicchio d’aglio.

Trasferiteli, quindi, in una ciotola e aggiungete dell’olio extra vergine di oliva.

Unitevi la mollica di pane raffermo (precedentemente bagnata con dell’acqua e strizzata) e il pecorino.

Aggiungere del prezzemolo fresco tritato finemente, il sale, un pizzico di peperoncino e l’uovo per legare il composto.

Riempite le sacche delle seppie con il composto appena ottenuto

Procedete a questo punto a chiudere “i sicci” con degli stecchini oppure, per maggiore sicurezza, vi consiglio di cucirle con ago e filo.

Fate imbiondire in un tegame, uno spicchio d’aglio e un cipollotto tritato con abbondante olio, e aggiungete successivamente le seppie.

Fate soffriggere per qualche minuto a fiamma bassa, aggiungere del vino bianco e farlo sfumare

Unire adesso anche la passata di pomodoro e poca acqua.

Portare a cottura regolando di sale e pepe e aggiungere del prezzemolo.

Non appena pronte, disponete le seppie ripiene in un piatto da portata spolverizzandole con ulteriore prezzemolo tritato.

Buon appetito!

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L’ex scalo ferroviario

Gio, 01/31/2019 - 01:29

A Gela, fuori dall’area delle città,  sorgevano i santuari extraurbani situati sia sui pendii della collina che nella sottostante Pianura.

Gli scavi condotti nel tempo, hanno permesso di individuare almeno 8 santuari dedicati quasi tutti a Demetra e Kore, divinità il cui culto fu importato a Gela  dai Dinomenidi ,antenati di Gelone. Tra questi i più importanti il santuario di Bitalemi,  Predio sola e L’ ex scalo ferroviario; tutti caratterizzati dalla presenza di sacelli e di altri edifici non di grandi dimensioni.

Sul pendio settentrionale della collina di Gela nel 1951 furono riportati alla luce i resti di due edifici affiancati, di uno dei due ambienti identificati come sacelli,  si conservano interamente le strutture perimetrali di fondazione e al suo interno i resti di un basamento.  GLi ex-voto raccolti nel corso dello scavo, permisero di riconoscere nel luogo, l’esistenza di un santuario dedicato al culto di Demetra e Kore.

In prossimità di questa zona nel 1956, durante la costruzione di un magazzino furono rinvenuti molti oggetti di tipo motivo quali statuette, frammenti di terracotta e una grande antefissa a maschera Gorgonica.

Fu inoltre rinvenuto un vaso contenente un Tesoretto, costituito da monete arcaiche d’argento databili fra il 510 e il 490 a.C, facente  parte delle offerte votive dedicati alle divinità onorate nel luogo.

Le ricerche condotte negli anni successivi hanno precisato che il sito è stato occupato in due fasi distinte, la prima in età arcaica e la seconda in età classica.

Tra i rinvenimenti più importanti che sottolineano l’importanza di questo sito vi e’ l’ arula  fittile con scena figurata in rilievo (raffigurante la scena di EOS che rapisce Kephalos) e  il kalypter hegemon a maschera gorgonica..

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