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Monti Sibillini, la chiacchierata surreale con una volpe: “Sei ferita?”

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 21:00
Fonte: REPUBBLICA.IT

A tu per tu con una volpe. Il video è stato girato sulla via che porta da Pretare a Forca di Presta, nelle Marche. Un automobilista si ferma sul ciglio della strada e la volpe sembra ascoltare le sue parole.

Alla fine riceve anche una merendina. Una scenetta divertente, anche se gli esperti si raccomandano di non dare mai cibo agli animali selvatici.

Fonte video canale YouTube di LAREPUBBLICA.IT

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Le truffe hanno un loro linguaggio

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 15:03

Ogni tanto dobbiamo parlare a noi stessi. Di solito se pensiamo a una persona che parla con sé stesso, generalmente immaginiamo che sia matta, perché non è un comportamento politically correct, conveniente da mostrare in pubblico.

La verità, però, è molto diversa dalla percezione e la realtà è che tutti noi parliamo a noi stessi. Lo facciamo per rassicurarci, per incoraggiarci, per riflettere; qualcuno lo fa a bassa voce mentre altri a voce alta, solitamente quando non ci sono altre persone.

Quando parliamo a noi stessi, è la mente razionale, quella “adulta”, che parla alla mente “bambina”, quella emotiva, come un genitore che insegna al proprio figlio e lo aiuta. E proprio in questo dialogo ci sono parole ed espressioni che è importante evitare, che fanno male, da cui è meglio stare lontani.

Ecco questo è il momento di soffermarvi su alcuni termini, parole, espressioni, che identificano prodotti-strumenti da scansare sempre, anche quando parlando a voi stessi qualche vocina interiore vi vorrebbe condurre tra le braccia di questi inganni o comunque di situazioni troppo complesse anche per gli addetti ai lavori.

Quando ascoltate queste parole, fuggiteeeeee! Parlate a voi stessi ad alta voce e gridate: “vade retro Satana!”.

Può bastare questo appello per consigliare al risparmiatore comune di stare lontano da certe tipologie di investimento che non sono assolutamente adatte e alla portata della maggior parte delle persone visti i requisiti di competenze necessari e gli elevatissimi rischi connessi alla mancanza di protocolli di sicurezza?

Eppure, ripeto, la massa, voi, continua a chiedere se si tratti di investimenti convenienti e sono sempre tanti quelli che ci cascano.

È vero che l’etica negli affari va sempre più scomparendo e che a farne le spese sono di fatto i poveri risparmiatori.

Ma, come per tutte le generalizzazioni, occorre stare attenti perché non tutti i risparmiatori sono quei poveri stupidi disinformati che si vuole far credere. Se l’etica latita, forse, è anche grazie a queste persone (i risparmiatori) che, sempre alla ricerca dell’affare del secolo, sono talmente ingordi da acquistare prodotti finanziari molto rischiosi (se non palesemente spazzatura) che però promettono rendimenti abnormi. E lo sanno perfettamente. Solo che, spinti dall’ingordigia, si autoconvincono che in fondo il rischio è sostenibile. E quindi comprano. Salvo poi gridare all’inganno se restano spennati.

Il mercato dei prodotti finanziari si comporta esattamente come tutti gli altri mercati: è la domanda che genera l’offerta.

Se nessuno si sentisse più furbo degli altri, se nessuno volesse straguadagnare, tempo pochi giorni e questi prodotti sarebbero un lontano ricordo. Se invece la domanda si fa sempre più importante, l’offerta non può che andarle dietro. E allora: chi è etico e chi no? Chi offre l’impossibile perché è quello che il mercato chiede o chi chiede quello (l’impossibile) che poi il mercato gli offre?

Non lo sono entrambe le parti.

Come raccontato in “Soldi Gratis” (Sperling&Kupfer), i truffatori finanziari (non solo bancari) utilizzano termini “poetici”, fantasiose allegorie, figure retoriche originalissime, pur di non pronunciare la parola che potrebbe far insospettire anche il più avido dei risparmiatori 

Ecco una piccola black list dei termini usati per identificare o mascherare prodotti da cui il risparmiatore tipico italiano (poco colto finanziariamente e molto avido) dovrebbe scappare:

  • le cryptovalute (Bitcoin, Ethereum, Ripple, etc) spesso presentate come “monete alternative o virtuali”
  • i diamanti introdotti come “prodotti finanziari” o come “prodotti di investimento” (e non come prodotti gemmologici)
  • i fondi immobiliari offerti con la formula “se non puoi comprarti una villa al mare, almeno compra un pezzettino di quell’immobile in piazza Cordusio”
  • strumenti derivati (future, option, warrant, certificate) molto spesso presentati come una “assicurazione”

Imparate a correre quando ascoltate questi termini.
Per tutti gli altri tenete sempre gli occhi bene aperti.

Immagine: Joshua Ness on Unsplash

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Pannelli solari a chi non può pagare le bollette: in Puglia è legge il reddito energetico regionale. Pronti 5,6 milioni

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 15:00

Il provvedimento proposto dal M5s è passato all’unanimità in consiglio regionale: stanziati 5,6 milioni. Contributi per fotovoltaico e mini eolico a famiglie (prima a quelle indigenti) e condomini: come funziona.

C’è l’ok definitivo: in Puglia, prima regione in Italia, il reddito energetico è legge. Dopo l’approvazione con il pieno di voti favorevoli, a marzo, in una seduta congiunta delle commissioni Industria ed Ecologia, anche il consiglio regionale ha detto la sua sulla proposta di legge del M5s, a prima firma del consigliere regionale Antonio Trevisi per l’istituzione del reddito energetico regionale. “Siamo orgogliosi – commenta l’esponente pentastellato – che la Puglia sia la prima Regione in Italia a dotarsi di una legge per l’istituzione del Reddito energetico e ringrazio i colleghi per l’approvazione all’unanimità (anche in commissione la proposta aveva ricevuto i voti favorevoli anche da parte degli esponenti del Pd delle due commissioni)”.

La legge arriva dopo l’inaugurazione, a gennaio 2019, del primo progetto di fondo rotativo fotovoltaico, in Italia, inaugurato in via sperimentale dal sindaco di Porto Torres Sean Wheeler con la benedizione del vicepremier Luigi Di Maio e del ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. “Auspichiamo – aggiunge Trevisi – che presto questa iniziativa sia replicata anche nelle regioniitaliane e a livello europeo”.

I VANTAGGI DELLA LEGGE – Molte Regioni, infatti, si sono interessate alla proposta che, oltre a promuovere la cultura delle energierinnovabili, può contribuire alla mitigazione dei cambiamenticlimatici grazie a un maggiore rispetto dell’ambiente.

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Le aree più povere d’Europa sono quelle più colpite dall’inquinamento atmosferico

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 13:00

Quasi la metà dei quartieri più poveri di Londra ha superato i limiti di biossido di azoto fissati dall’UE nel 2017, rispetto al 2% delle aree più ricche.

Le regioni più povere, meno istruite e con più disoccupazione d’Europa stanno sopportando il peso della crisi dell’inquinamento atmosferico, più di chiunque altro. Risultati analoghi sono stati riportati in Francia, Germania, Malta, Paesi Bassi, Galles e Vallonia, secondo l’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA).

Shirley Rodrigues, il vicesindaco di Londra, ha affermato che il governo ha “un obbligo morale” di intervenire sui 9.000 morti precoci. Morti correlate all’inquinamento della città.

“C’è una grande disuguaglianza a Londra tra le aree più ricche e quelle più povere”. Ha detto. “Le aree più ricche possiedono la maggior parte delle auto, ma le persone nelle aree più svantaggiate hanno la peggiore qualità dell’aria”.

La madre di Ella Kissi-Debrah, morta per un attacco d’asma legato all’inquinamento atmosferico, vuole che questo sia registrato sul certificato di morte, per focalizzare il dibattito sulle questioni veramente importanti.

Nel 2012 l’Italia ha registrato il maggior numero di decessi prematuri attribuibili a polveri sottili, ozono e esposizione al biossido di azoto.

Ora la domanda è: cosa si sta facendo a livello politico?

In Europa, oltre mezzo milione di persone muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’esposizione al particolato fine (PM2,5), all’ozono (03) e al NO2, ma tutto questo viene sempre sottovalutato.

Diarmid Campbell-Lendrum, responsabile del team sanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato: “A livello globale i paesi più poveri sono molto più esposti all’inquinamento. È scioccante vedere che queste ingiustizie esistono anche all’interno di uno dei continenti più ricchi del mondo”.

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Foto di JuergenPM da Pixabay

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Montecitorio diventa Plastic Free. Fico: “Traguardo raggiunto”

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 11:59
Fonte: Vista Agenzia Televisiva Nazionale

Dalla stampa nazionale:

Niente plastica: in tutte le aree di ristoro dei palazzi della Camera – ristoranti, bar e buvette – si potrà bere acqua soltanto in bottiglia di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. La decisione adottata dal Collegio dei Questori entra in vigore oggi in attuazione di un ordine del giorno presentato durante l’esame in Assemblea del bilancio interno 2018, che prevede l’eliminazione dei contenitori di plastica monouso per l’acqua da tutte le aree di ristoro dei palazzi della CameraPer incentivare all’utilizzo dell’acqua proveniente dalla rete pubblica è stato rinnovato e reso più funzionale l’impianto di spillatura che eroga acqua presso il self service di Palazzo Montecitorio, è stato installato un analogo impianto al quinto piano di Palazzo del Seminario e ne saranno installati, entro il mese di luglio, altri due al piano ammezzato semicircolare dell’Aula in sostituzione degli attuali erogatori, che dispensano acqua contenuta in recipienti in plastica. Continua a leggere (Fonte: “Camera, Montecitorio è plastic free. Fico: “Da oggi stop a contenitori monouso per bevande”- ILFATTOQUOTIDIANO.IT)

  • PLASTICA, IL VERO IMPATTO DALLA PRODUZIONE ALLO SMALTIMENTO SU SALUTE, AMBIENTE E CLIMA. IL RAPPORTO DEL CIEL. La plastica minaccia la nostra salute da prima della sua produzione fino a molto tempo dopo che è stata smaltita: “Ogni fase del ciclo di vita della plastica pone rischi significativi per la salute umana e la maggior parte delle persone in tutto il mondo è esposta alla plastica in più fasi di questo ciclo di vitaL’inquinamento plastico è una “minaccia alla vita umana e ai diritti umani” e, per arginare questo problema, dobbiamo rivedere il nostro modo di produrre, utilizzare e smaltire questo materiale.

Queste le conclusioni cui giunge il nuovo rapporto intitolato Plastica e salute: i costi nascosti di un pianeta di plastica, creato da un gruppo di otto diverse organizzazioni ambientaliste e istituzioni. Nel documento viene esaminato l’impatto di questo materiale sulle persone e sul pianeta, concentrandosi sulle fasi specifiche che lo interessano, dalla sua produzione fino allo smaltimento, passando attraverso l’uso da parte dei consumatori.

Secondo gli autori del rapporto, una corretta valutazione del reale impatto deve essere attuata considerando l’intero ciclo di vita della plastica, in quanto “ciascuna fase interagisce con le altre e tutte hanno un effetto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo”. Questo tipo di inquinamento è stato ormai riconosciuto come pervasivo in tutto il pianeta, e la ricerca appena pubblicata conferma ancora una volta come la plastica si stia sempre più infiltrando nella fauna selvatica, nel cibo e nei nostri organi, portando  nuove preoccupazioni per la salute.

I problemi di salute associati alla plastica durante l’intero ciclo di vita includono numerose forme di cancro, diabete, disfunzioni ormonali, impatto sugli occhi, sulla pelle e altri organi sensoriali oltre a potenziali disturbi riproduttivi” ha dichiarato David Azoulay, consulente legale presso il Ciel (Center for International Environmental Law), l’organizzazione che ha promosso la ricerca. “E questi sono solo i costi per la salute umana; senza considerare gli impatti sul clima, sulla pesca o sulla produttività dei terreni agricoli”. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOALIMENTARE.IT di Luca Foltran)

  • RICICLO DEI RIFIUTI: L’ITALIA È PRIMA FRA TUTTI IN EUROPA. Dalla raccolta differenziata nelle grandi città e nei piccoli comuni, ai progetti rivolti a giovani e scuole. Nel nostro Paese si sente parlare sempre con maggiore frequenza di educazione ambientale, dalla gestione delle risorse, fino ad arrivare a quella dei rifiuti. E quando arrivano risultati d’eccellenza proprio dal Belpaese, non si può che essere incentivati a proseguire su questa strada.

La ong ambientalista Kyoto Club ha recentemente diffuso i dati pubblicati dall’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat) in merito al riciclo dei rifiuti tra i Paesi dell’UE. I dati sono stati pubblicati dall’Eurostat nel mese di settembre 2017, e vedono proprio l’Italia come leader nel riciclo dei rifiuti in Europa, con una percentuale del ben 76,9% di materiale riciclato. Per quanto riguarda i nostri vicini di casa, sempre secondo i dati pubblicati da Eurostat lo scorso settembre, la Francia arriva al 53,6%, il Regno Unito al 43,6% e la Germania al 42,7%. Questo per quanto riguarda la percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti.

Se consideriamo invece la quantità riciclata netta (ovvero il rapporto tra import ed export di rifiuti e cascami), l’Italia raggiunge i 56,4 milioni di tonnellate, che benché sia un ottimo risultato è abbastanza lontano dai 72,4 milioni di tonnellate della Germania. In termini di valori assoluti quindi, quest’ultima conserva ancora il suo primato nel riciclaggio della spazzatura, anche se l’Italia la segue con un’ottima spinta. Altra “medaglia d’argento” a livello europeo, sempre dietro alla Germania, è stata guadagnata dall’Italia in termini di fatturato e di addetti nel settore della preparazione al riciclo.

A cosa dobbiamo il primato dell’Italia? Il processo di gestione e smaltimento dei rifiuti è ormai diventato una realtà importante per tutti i Paesi, e all’interno della comunità europea l’Italia sembra proprio voler fare la prima della classe. Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT di Vittoria Marchi)

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Zanzare, ecco perché pungono alle caviglie

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 09:35

Siete bersagliati dalle zanzare e vi siete accorti che vi pungono soprattutto sulle caviglie? C’è più di un motivo e la scienza è in grado di spiegare perché le zanzare colpiscono l’uomo in aree apparentemente impensabili. Le caviglie in primisi. Ma tra gli obiettivi ‘sensibili’ degli insetti appartenenti alla famiglia delle Culicidae ci sono anche le ginocchia (in particolare le parti laterali e posteriori), i gomiti e la parte posteriore del collo. Ecco perché le zanzare ‘prediligono’ alcuni punti del corpo rispetto ad altri.
A spiegarlo ci pensa uno studio, pubblicato qualche anno fa sulla rivista scientifica Cell e svolto da alcuni ricercatori dell’università della California. I motivi per cui le zanzare tendono a pungere in determinati punti del corpo rispetto ad altri sono sia di natura chimico-biologica, sia di natura ‘pratica’. Le zanzare, di ogni genere, possiedono antenne dotate di centinaia di diversi recettori, in grado di individuare le sostanze chimiche emesse dal corpo. Quando l’uomo respira emette anidride carbonica, ma lo fanno anche i pori della pelle, anche se in modo diverso per ogni parte del corpo: ed è proprio questo il vero e proprio ‘richiamo’ per le zanzare.

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Foto di Welcome to all and thank you for your visit ! ツ da Pixabay

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Al via test per il primo vaccino creato dall’Intelligenza Artificiale

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 08:00

Un vaccino per l’influenza completamente progettato da un‘intelligenza artificiale sta per essere testato sull’uomo negli Stati Uniti. A svilupparlo è stata la Flanders University australiana, che in un comunicato ricorda come sia la prima volta che un farmaco messo a punto da un algoritmo arriva alla sperimentazione umana.

 Non è la prima volta che i computer aiutano a progettare una terapia, spiega Nikolai Petrovsky al sito Business Insider Australia, ma in questo caso tutta la progettazione è stata affidata a un programma basato sull’intelligenza artificiale chiamato Sam (Search Algorithm for Ligands).

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Resilienza urbana: l’importanza per le città di “risorgere”

People For Planet - Lun, 07/22/2019 - 07:00

Da un lato gli eventi naturali e climatici, sempre più intensi e imprevedibili, dall’altra gli attacchi terroristici o di crisi di sistemi complessi (black out): le città devono saper reagire a questi danni o attacchi ripristinando rapidamente le proprie funzionalità sistemiche.

Ci parla di questo, e ci spiega anche come, Teodoro Georgiadis, laureato in Fisica, in Astronomia, in Pianificazione Territoriale ed in Ingegneria Civile, e primo Ricercatore all’Istituto di BioEconomia del CNR di Bologna. Si occupa di bilanci energetici superficiali nell’ambiente urbano e della mitigazione degli effetti delle interazioni tra atmosfera e costruito.

Cosa si intende, dott. Georgiadis, per resilienza urbana?

«Mi piace sempre utilizzare, per definire la resilienza, un antico proverbio arabo-siciliano “Caliti junco chi passa la china, piegati junco che passa la piena”, ovvero la capacità di un sistema di ripristinare la propria funzionalità dopo avere subito un impatto esterno. Resilienza urbana è la capacità di una città di ripristinare le proprie funzionalità sistemiche dopo aver subito uno shock che può essere di origine naturale o antropica. Per antropico intendo quelle categorie di danno che hanno origine nella volontà umana, quale ad esempio il terrorismo, o nella crisi di sistemi complessi, quale ad esempio il famoso black-out di New York.

Per quanto riguarda invece il danno di origine naturale, entriamo nella grande tematica odierna legata al cambiamento climatico e alle politiche per fronteggiarlo. La città in pochi decenni si trasformerà, a causa dell’urbanizzazione, nell’unico luogo del vivere dell’uomo e dovrà garantire la salvaguardia della salute, della sicurezza e della dignità della propria popolazione.»

Perché è tanto importante oggi?

«È sempre più spesso all’attenzione scientifica e mediatica il problema del cambiamento climatico: questo è particolarmente importante nelle città in quanto altera due dei processi fondamentali, e di impatto ineludibile, del sistema di equilibrio alla superficie: il bilancio energetico superficiale e il regime precipitativo.

Oggi si parla moltissimo delle onde di calore, a cui bisogna associare anche la problematica dell’isola di calore e degli eventi estremi. La frequenza delle onde di calore, ovvero dei grandi sistemi anticiclonici che si stabilizzano su un territorio per lungo tempo elevando le temperature, è in marcato aumento: questo causa malessere termico alle popolazioni portandole fuori dalla zona di comfort fisiologico. L’isola di calore generata dal costruito della città aggrava il problema contribuendo ad un ulteriore aumento delle temperature.

Per quanto riguarda il regime precipitativo negli eventi estremi, vediamo che oggi – a parità di acqua precipitata – diminuiscono i giorni piovosi e quindi aumenta l’intensità del singolo episodio. Per l’Italia, paese di bellezze architettoniche costruite su una base statistica delle precipitazioni diversa, il rischio è quello che le strutture idrauliche esistenti non siano capaci di reggere i colpi di queste precipitazioni intense mandando sott’acqua le città, con grande pericolo per la sicurezza e incolumità delle persone.»

Quali sono i mezzi, gli strumenti, le tecnologie o opere che devono essere programmate e messe in atto nelle città per accrescere la loro resilienza?

«Fortunatamente una risposta c’è e si basa sull’adattamento ai nuovi regimi: si chiama NBS, nature based solutions, sistemi basati sulla natura e quindi autoregolanti. La soluzione principale è rappresentata dal verde urbano capace di mitigare il regime di temperatura attraverso l’ombra generata dalla vegetazione e la riduzione del calore, che genera discomfort, tramite il processo evapotraspirativo delle piante che sottrae energia al sistema superficiale.

Una altra risposta NBS risiede nell’uso di tecniche di scorrimento delle acque superficiali che opera in modo duale sia sul regime di temperatura, producendo evaporazione, sia sulle precipitazioni intense, incanalando in modo sicuro le acque dovute alle piogge.

Entrambe queste soluzioni vengono definite blue-green solutions.

Esiste poi una terza strada rappresentata dalle grey-solutions che è basta su opere infrastrutturali capaci di captare l’eccesso precipitativo e trattenerlo per usi di mitigazione quali fornire acqua alla vegetazione urbana, o essere utilizzata per rifornire pavimenti evapotraspiranti capaci di livellare il regime di temperatura in specifiche zone della città  usate come spazio aperto di ritrovo pubblico (piazze, fermate del bus ed altro).

C’è però, in Italia, un “però”: questo bellissimo paese, nelle parti urbane storiche, offre poche possibilità di applicazione di queste tecniche.

Occorre, quindi, richiedere uno sforzo straordinario alle Pubbliche Amministrazioni per inserire, in tutti i nuovi processi rigenerativi, queste soluzioni: valutare ex-ante ed ex-post gli effetti dei nuovi progetti. In loro aiuto è oggi possibile utilizzare nuovi modelli fisico-matematici capaci di fornire degli elementi di supporto alle scelte dei pianificatori. Poi, se questo risulta difficile, quale ultima ratio, c’è sempre il Consiglio Nazionale delle Ricerche a poter dare una mano.»

Foto di Free Creative Stuff da Pixabay

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L’enorme massa di alghe che attraversa l’Atlantico

People For Planet - Dom, 07/21/2019 - 21:05

Negli ultimi anni nell’oceano Atlantico è stata registrata una crescita anomala del sargasso (Sargassum), un genere di alga che traportato dai moti ondosi raggiunge le coste causando seri problemi alle località che vivono di turismo balneare. Secondo una ricerca da poco pubblicata sulla rivista scientifica Science, il picco degli ultimi anni ha portato alla formazione di enormi quantità di alghe, che occupano un’ampia fascia dell’oceano Atlantico tra il Golfo del Messico e l’Africa occidentale. L’ipotesi è che la grande abbondanza del sargasso sia causata dalla maggiore concentrazione di fertilizzanti nelle acque oceaniche, dovuta alle attività agricole.

Le specie di alghe appartenenti al sargasso raggiungono la lunghezza di diversi metri e hanno di solito un colore che varia tra il marrone e il verde scuro. A seconda delle specie, il sargasso ha vescicole che aiutano la pianta a mantenere le sue fronde verso l’alto, aumentando la loro esposizione alla luce solare.

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Stivali, foto e una piuma: quello che la Nasa ha lasciato sulla Luna

People For Planet - Dom, 07/21/2019 - 15:00

Numerosi anche gli oggetti andati persi una volta terminate le missioni: dai pezzi di veicoli ai joystick sottratti alla Nasa e rivenduti all’asta

Palline da golf, stivali, foto e persino un ramoscello d’ulivo. Sono alcuni degli oggetti che gli astronauti hanno lasciato sulla Luna. Spesso, al termine delle missioni spaziali, gli astronauti erano soliti lasciare sul satellite alcuni cimeli.

Gli oggetti lasciati sulla Luna

Già a partire dalla fine della prima missione lunare nel 1969, con Apollo 11, Neil Armstrong e Buzz Aldrin lasciarono sul suolo del corpo celeste un disco in silicio con messaggi di pace firmati da 73 Capi di Stato. Ma anche le sei visite successive hanno lasciato dei souvenir: l’Apollo 12, lasciò una spilla d’argento, l’Apollo 15 una piuma del falco dell’Accademia di aviazione militare degli Usa e una statuina di alluminio, in ricordo degli astronauti morti durante le prime missioni. Particolare anche la fotografia della famiglia di Charle Duke, a bordo dell’Apollo 16.

Non solo. Sulla Luna ci sono anche 5 bandiere americane, oltre 70 veicoli spaziali “dimenticati”, comprendenti moduli, sonde e rover, macchine fotografiche, cineprese, stivali, due palline da golf (una di queste usata da Alan Shepard, il primo a giocare a golf sulla Luna) e persino strumenti da lavoro. Ma, come ricordava il Giornale, sul satellite della Terra sono stati abbandonati anche numerosi rifiuti, tra cui 96 sacche per raccogliere le urine e le feci degli astronauti.

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Il bene che veste bene (Photogallery)

People For Planet - Dom, 07/21/2019 - 11:34

Capi di abbigliamento realizzati in botteghe solidali e cooperative sociali, parte dei profitti devoluti in beneficenza. Questo, in breve, Ape Social Wear.

Foto di Angela Prati, Fa’ la cosa giusta, Milano, 8-10 marzo 2019

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Le isole Marshall sono più radioattive di Chernobyl

People For Planet - Dom, 07/21/2019 - 09:00

Secondo uno studio i test atomici condotti dagli Stati Uniti nell’Oceano Pacifico hanno avuto un impatto ambientale spesso superiore al disastro di Chernobyl 

Isole radioattive – In 38 campioni di suolo prelevati da 11 isole diverse, il gruppo della Columbia University ha rilevato la massiccia presenza di elementi radioattivi, tra cui due tipi di plutonio, il cesio e l’americio. In diversi luoghi, proprio l’isotopo americio-241abbonda più di quanto riscontrato a Chernobyl tramite le misurazioni del 2009.

Com’era facile attendersi, la più alta dose di radiazioni riguarda specificamente l’atollo Bikini, dove sono emerse contaminazioni da plutonio fino 1000 volte superiori rispetto a Chernobyl o Fukushima.

Peggio di Chernobyl – I ricercatori hanno inoltre scoperto che diversi frutti contengono una quantità di cesio-137 che sfora gli standard di sicurezza imposti dalla comunità internazionale. Per rendere l’idea, in alcune isole i livelli di questo isotopo sono maggiori di quelli trovati a Chernobyl a 10 anni dall’incidente.

Nel complesso, i dati raccolti documentano che quattro isole settentrionali, ossia Runit, Enjebi, Bikini e Naen, sono più contaminate delle aree limitrofe alla centrale di Chernobyl. Per fortuna, le località in questione sono per la maggior parte disabitate: gli scienziati avvertono tuttavia che gli abitanti delle altre isole dovrebbero evitare di passare tempo in quei siti.

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quando una donna dice no, in realtà vuole dire…”

People For Planet - Dom, 07/21/2019 - 07:52

Mettiamola così: è un colorito residuo del passato. Di quando a casa, la mattina, restavano effettivamente solo donne e bambini; e si arrotavano davvero “forbici, forbici da seta e coltelli da prosiuttooo”. Vogliamo dare in mano ai bambini forbici, forbici da seta e coltelli da prosiutto? Arrotàti, per giunta? Appunto. E quindi: “Donne!”.

Ma oggi è tutto diverso. “Oggi le donne sanno quello che vogliono!” recita infatti un adagio di moda. Come se prima fossero degli inconsapevoli oggetti di arredo, estensione di elettrodomestici e poi – con un salto darwiniano inimmaginabile – avessero improvvisamente posato l’aspirapolvere e conquistato la posizione eretta, diventando esseri senzienti.

Ma l’evoluzione culturale, si sa, ha i suoi tempi: opera tra mille resistenze, facendo la gimcana tra una serie di “simpatici” luoghi comuni e vuote espressioni semantiche.
La più in voga, sia nella collezione Primavera-Estate che in quella Autunno-Inverno, oggi sembra essere: “Io non sono maschilista, anzi: per me il mondo è delle donne”. A cui si abbina, come uno spolverino leggero, da indossare o portare con due dita, in spalla, “ma non levateci il piacere di pagare il conto a cena”.

Ok. E’ il momento di parlar del conto a cena.
Diciamolo subito: in sé non c’è nulla di spiacevole. E’ una cura, ok.
Ma c’è un ma. Un ma figlio dei tempi, che si può essere liberi di bypassare, ma non si può non considerare.

Un tempo, gli uomini pagavano il conto a cena anche per le signore, perché quest’ultime erano quelle di cui sopra: destinatarie dei richiami di arrotini e ombrellai, tra le mura domestiche. Le donne non lavoravano.
Oggi le donne lavorano – se Dio e una sensata politica per l’occupazione vogliono – dunque la donna oggi sarebbe in grado di pagare il conto essa stessa. Se non fosse, certo, che per il medesimo lavoro, magari, una donna guadagna la metà di un uomo.

Insomma, perdonate l’espressione tagliata con l’accetta (affilata in una cucina a gas senza fumo, peraltro, donne): noi non vogliamo che ci si paghi la cena, vogliamo che ci si paghi il lavoro.
Poi, solo poi, si può parlare della cena.
Pago io, paghi tu, pari, patta e tutti a casa. Da me… da te. O anche da entrambi: io da me e tu da te.
Ma comunque senza troppi debiti di riconoscenza.

A tale proposito – già che ci troviamo – ci sarebbe da sfatare anche un ultimo mito: quello della donna che dice no, ma che invece alluderebbe a un sì.
Bambine, non provate a rifarlo a casa: no è no. Sì è sì.
Già gli uomini ci capiscono poco, di noi, già noi siamo complesse di nostro, se ci mettiamo anche a fare i giochetti è la fine.

Se io dico no, vorrei che il sottotesto inteso fosse “no”.
Non “dai, lanciati nel meraviglioso teatrino del corteggiamento”. Che non è meraviglioso per niente, se una davvero con no voleva intendere no.
Risposte tipo “ma io non mi arrendo”, quindi, non sono romantiche. Sono un grande rompimento di balle.
Arrendetevi! Anzi, meno: rispettate ciò che abbiamo detto. Nessuna resa. Nessuna ritirata disonorevole. Nessuna cena pagata inutilmente. Nessun “…e le ho anche pagato la cena!!!” condiviso con gli amici.

Da evitare anche questa conversazione tipo:
“Usciamo?”
“Preferirei di no, guarda, per me non è davvero il momento”
“Ma è solo una cena, magari un aperitivo”
“Davvero, no, ti ringrazio”
“Vabbeh, ma almeno un caffè? Mica te la tirerai così tanto?”
“Preferirei di no, veramente”
“Ma sei fidanzata?”
“Sì”
[Donne! – ora ci vuole – dite sì pure se non è vero, in quei casi]
“Ah, ok”… [Sottotesto: “Se sei di un altro”, ok]
“E’ per rispetto”, aggiungono, allora.

Se non vi scoccia, magari, oltre a “rispettarvi tra voi”, vorremmo essere rispettate anche noi. #PureSeViScoccia

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Coppie più felici tendono a ingrassare dopo il matrimonio

People For Planet - Sab, 07/20/2019 - 19:00

Ricerca USA, le coppie più felici tendono a ingrassare dopo il matrimonio: la ricerca del “National Biotechnology Center” è del 2016, quindi vecchia di un paio d’anni eppure merita di essere ripresa ancora una volta, perché ci insegna ad essere più felici ed accondiscendenti verso il nostro aspetto fisico, almeno una volta che abbiamo trovato l’amore, pare infatti che le coppie più felici siano quelle che tendono a ingrassare dopo il matrimonio.

Basta palestra insomma, basta corsa, viva il divano e le coccole davanti al camino col proprio amore. E se si guadagna qualche chilo in più pazienza, perché una volta che ci sentiamo amati non abbiamo più bisogno di essere perfetti per nessun altro, per il nostro amore andiamo bene così ed è un gran sollievo.

E siccome noi lo sapiamo che voi siete sospettosi e pensate che sia la solita fake news acchiappa click, allora vi mandiamo anche alla ricerca, che è stata pubblicata sul prestigioso “US National Library of Medicine National Institutes of Health“. La ricerca ovviamente è in inglese, dal titolo “Marital satisfaction predicts weight gain in early marriage” e così spiega l’abstract disponibile a tutti.

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A 94 anni costruisce una piscina per tutti i bambini del vicinato

People For Planet - Sab, 07/20/2019 - 15:00

Un anziano vedovo ha trovato l’antidoto giusto alla sua tristezza: riempire il vuoto con i rumori e le risate dei bambini

Non sopportava più la solitudine e il silenzio della sua casa, dopo la morte della moglie: per questo motivo Keith Davison, 94 anni, ha cercato l’antidoto giusto a tutta quella tristezza. L’uomo, un anziano giudice in pensione, ha deciso di costruire una grande piscina nel suo giardino di Morris, in Minnesota, per accogliere tutti i bambini del quartiere e permettere a rumori, risate e grida di riempire quel vuoto.

La storia ha commosso in tanti ed è stata raccontata da vari media locali. Keith ha perso la moglie Evy a causa di un cancro nell’aprile del 2016, pochi giorni prima del loro 66esimo anniversario di matrimonio. Da quel momento in poi, l’uomo ha trovato difficile rimanere in casa da solo: “Non immaginate cosa si provi. Si piange tanto. È normale che sia così perché lei non è qui”, ha spiegato l’uomo. Nonostante abbia tre figli, Keith non ha nipoti, nessuno che possa rallegrare quella tristezza.

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Uno scontro epocale tra la cultura mansueta e quella aggressiva

People For Planet - Sab, 07/20/2019 - 12:00

La pensiamo diversamente. Siamo una minoranza anche nel movimento progressista ad aver capito che per migliorare il mondo serve calma, lavoro metodico, comprensione del punto di vista degli altri e la diffusione della passione.
Siamo quelli che non credono all’efficacia delle punizioni e dei brutti voti per “far rigare dritto” figli e studenti.
Siamo quelli che quando leggono certe notizie prima di tutto si chiedono: “È vero? È proprio così?”
Siamo quelli che credono di far parte di una collettività solidale anche se a volte non sembra.
Siamo quelli che credono nella sostanziale amorevolezza umana e considerano i criminali persone che hanno perso la loro umanità: sono solo macchine e pure rotte.
Abbiamo capito che la cooperazione è indispensabile anche con chi non la pensa come te. E abbiamo capito che per cooperare serve sviluppare l’elasticità mentale e la comprensione. Nessun matrimonio regge se non si accetta la diversità di chi ami. Nessun grande progetto riesce se non vuoi unire anche chi la pensa diversamente.

E’ difficile capire che anche chi è in contrasto con te può essere prezioso. Ed è difficile cercare di valorizzare gli aspetti positivi anche di un tuo avversario.
Certo quando hai di fronte le armate di Hitler c’è poco da valorizzare…
Però anche quando affronti il male assolto (quello vero) devi saper riconoscere che non sono tutti malvagi alla stessa maniera. Durante il nazismo ci furono molti Schindler, grandi e piccoli. Molti nazisti e fascisti che aiutarono chi cercava di salvare ebrei, zingari, russi, serbi, omosessuali… La più grave malattia della cultura oggi dominante è l’incapacità di capire il peso delle sfumature.
Ho avuto la fortuna di avere un nonno, il padre di mio padre, che salvò parecchi ebrei e una volta arrestato dai fascisti venne rilasciato grazie a un complotto di fascisti umanitari che giurarono sulla sua innocenza.
E quando la Resistenza vinse, mio nonno prese su la mitraglietta e con altri quattro iniziò a girare fermando i plotoni di esecuzione che stavano fucilando gente che magari era fascista ma non si era mai macchiata di crimini…
Nessun grande progresso dell’umanità è possibile se non si riesce a coinvolgere anche alcuni avversari.

Esattamente quel che non sta succedendo oggi in Italia, con una classe politica uniformemente dedita all’insulto, sempre incapace di riconoscere quel che c’è di buono nello schieramento avverso. Gente che nei comizi non parla mai d’amore e di mansuetudine. Hanno scoperto che la maggioranza degli elettori premia i più rissosi e ci danno dentro, con risultati alterni… A volte vince un rissoso a volte vince un altro rissoso.
Le recenti sceneggiate hanno mostrato quanto la rissosità sia un pericolo primario per il nostro paese.

Il razzismo, le guerre, la follia del sistema sono prodotti dell’aggressività.
Un atteggiamento verso la vita che devasta famiglie e nazioni.
Da sempre sostengo che il mondo sta migliorando. Troppo lentamente, ma sta migliorando (vedi questa infografica animata – qui il grandioso documentario di Gapminder, sottotitolabile in italiano “Niente panico, la fine della povertà”).
Ma certamente assistiamo a una recrudescenza della rabbia.
Si tratta di un passaggio storico drammatico: negli ultimi 10 anni siamo stati travolti da cambiamenti tecnologici enormi. Il modo di comunicare, avere relazioni, lavorare, comprare, viaggiare, fare e consumare cultura è cambiato radicalmente. E chi studia il cervello ci dice che è un’entità che adora la ripetizione, perché quando si trova in una situazione nota si rilassa e ci premia con meravigliose scariche di droghe naturali.
Se invece ci troviamo in una situazione nuova entriamo in agitazione perché la mente identifica tutto quello che non riconosce come un potenziale pericolo, e partono le adrenaline, le anfetamine che le nostre ghiandole sono capaci di produrre in gran quantità.
Quando miliardi di persone non riconoscono più gli elementi della quotidianità si scatenano reazioni ansiogene a catena.
La guerra è dentro la testa della gente e Trump diventa presidente promettendo di riportare gli Usa al glorioso passato.

Servirebbe che le persone che hanno superato lo stadio iroso della crescita umana si rendessero conto che sono meravigliose portatrici di futuro.
Nel nostro modo di pensare ci sono gli anticorpi a questa ondata di follia distruttiva. Ma ora sarebbe assolutamente necessario che ci incontrassimo, dobbiamo unire le nostre voci, collaborare.
Non so se sarà possibile promuovere veramente un salto di qualità nelle coscienze. Forse richiederà ancora tempo attraversare questo periodo di crisi. Ma sento forte il bisogno di tentare di arginare questa follia.
Noi, come gruppo di amici senza bandiere, stiamo provandoci in molti modi.
La nostra azione è incentrata sul racconto di esperienze positive e sulla realizzazione di iniziative che diffondano la passione.
E stiamo cercando di connettere chi sta lavorando nella stessa direzione.
Stradaalternativa.it permette lo scambio automatico di contenuti tra blog etici, ecologici, solidali e artistici. Un servizio gratuito che potrebbe finalmente connettere molti produttori di cultura mansueta.

Da 20 anni ormai siamo impegnati nella diffusione della cultura della positività. Il pensiero positivo non funziona molto, ma funziona invece in modo potente il pensiero negativo, e i media sono impegnati a diffonderlo a piene mani, dando al contempo grande spazio alla cultura della rissa.

E ci rendiamo conto della repulsione che questo modo di pensare e agire provoca nella maggioranza rancorosa. Abolire i vitalizi privilegiati è senz’altro giusto e si risparmierebbero 150 milioni di euro ma con la vendita delle medicine sfuse, cioè nella quantità ordinata dal medico, si risparmierebbero 500 milioni. E un’inchiesta di Gian Antonio Stella sul Corriere ci spiega che solo razionalizzando i servizi base degli ospedali (farmaci, mense, pulizie e lavanderia, cancelleria) si otterrebbero altri 700 milioni di euro di risparmio. E così pochi ne parlano…
Con Ecofuturo Festival abbiamo raccolto un dossier che dimostra che l’efficienza energetica potrebbe portare al sistema Italia un risparmio di 200 miliardi di euro vedi “Ecotecnologie per un ecofuturo”. Lo abbiamo presentato in 3 incontri alla Camera e al Senato e al Parlamento di Bruxelles.

La domanda è: riusciremo a fare rete?
Riusciremo a diffondere un po’ di passione per il ragionamento pacato e razionale?
Riusciremo a usare le maniere tenere per cambiare il mondo?
Improbabile.
Ma eventi improbabili accadono continuamente, ogni volta che le persone di cuore decidono di non abbassare la testa, di non tacere, di non restare isolati.

Forse qualcuno penserà che con tutta la violenza che c’è in giro serve qualche cosa di meno morbido di una carezza.
Ma c’è modo e modo. La mansuetudine è morbida ma non è incapace di agire con energia e forza.

Gesù, che in quanto a mansuetudine non era secondo a nessuno, ha mostrato che esser mansueti non vuol dire tirarsi indietro quando c’è da rovesciare i banchi dei mercanti nel Tempio.

Vedi anche: Il Manifesto di People For Planet
Apriamo il dibattito sull’effetto positivo dell’uso dei placebo sui conti e la salute
Questo Parlamento potrebbe approvare leggi di buon senso proposte dai cittadini?
Ecofuturo 2019

Foto di Pavlofox da Pixabay

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Benvenuti sulla Luna!

People For Planet - Sab, 07/20/2019 - 07:45

Il 20 luglio 1969 la missione spaziale Apollo 11 atterra sulla Luna. A bordo gli astronauti Neil Armstrong, comandante della missione, Buzz Aldrin e Michael Collins, pilota, l’unico che non metterà piede sulla Luna.
Il 21 luglio Armstrong esce dalla navetta e diventa il primo uomo a camminare sulla Luna.

Il racconto dell’allunaggio del 20 luglio di Tito Stagno, giornalista

Il video originale della missione!

La diretta Rai: “Ha toccato”… “No, non ha tocccato”

Foto di Robert Karkowski da Pixabay

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Al via in Gran Bretagna la prima linea ferroviaria solare

People For Planet - Sab, 07/20/2019 - 07:30

Pannelli solari collegati direttamente alla rete ferroviaria per fornire l’energia di trazione: è il progetto pilota condotto dall’operatore britannico South Western Railway e  Riding Sunbeams

Questo agosto la Gran Bretagna inaugurerà la sua prima linea ferroviaria solare: nel sud dell’Inghilterra, presso la stazione di Aldershot, 135 pannelli fotovoltaici inizieranno a produrre energia immettendola direttamente nella rete d’alimentazione. L’iniziativa è in mano all’operatore britannico South Western Railway (SWR) che assieme all’impresa sociale Riding Sunbeams sta cercando di realizzare il sogno dell’organizzazione per il cambiamento climatico 10:10. Nel 2017, infatti, l’ente aveva prodotto assieme ai ricercatori dell’Imperial College di Londra uno studio su potenzialità e vantaggi dei treni fotovoltaici in UK. A due anni di distanza dalla pubblicazione e dopo aver dato vita alla Riding Sunbeams, la 10:10 è pronta trasformare quel sogno in realtà con il primo progetto pilota a livello nazionale.

“First Light”, questo il nome dell’iniziativa, avrà per ora dimensioni molto limitate: i 135 pannelli solari sono già stati installati su terreni abbandonati vicino alla linea ferroviaria di Aldershot e collegati a un trasformatore ausiliario sul sistema di trazione. Con una potenza di picco di appena 30 kW, i moduli potranno al massimo alimentare le luci e le apparecchiature di segnalazione, ma in questa prima fase la produzione non è importante. SWR e 10:10 utilizzeranno i dati di questa linea ferroviaria solare sperimentale per progettare e testare sistemi in grado di fornire direttamente energia fotovoltaica alla rete di trazione CC.

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