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Natale, le persone che decorano casa in anticipo sono più felici: lo dice la scienza!

People For Planet - 8 ore 29 min fa

Hai già tirato fuori l’albero e sei pronto per addobbare casa con le luci natalizie? Non sei strano, sei solo una persona felice.
Ogni anno è sempre la stessa storia: gli amanti del Natale vorrebbero tirar fuori dalla cantina luci e albero al cambio dell’ora legale. I non amanti del Natale, invece difendono l’idea che “la casa non va addobbata a novembre, ma dall’8 dicembre in poi”.

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La nuova dieta per i polli: olio di insetti

People For Planet - 13 ore 36 min fa

Il progetto si chiama Innopoultry, arriva dal Dipartimento di Scienza Veterinaria dell’Università di Torino ed è finanziato dall’Unione Europea.

Lo studio prevede la sperimentazione di una nuova dieta per i polli d’allevamento integrando l’abituale soia con una certa percentuale di olio ricavato dalla farina di insetto.
Si prevede che questa variazione porterà una maggiore resistenza dei volatili ai microrganismi patogeni come la salmonella e il campylobacter.

Sembra che i primi dati della sperimentazione siano positivi: di qui la richiesta da parte dell’Efsa – l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – di una regolamentazione più attenta in materia di allevamento degli insetti in quanto mancano i dati per poter affermare che il loro consumo sia privo di pericoli sia come mangimi sia riguardo all’alimentazione umana.

I polli alimentati finora con l’olio di insetti godono di ottima salute. La nuova dieta non ha comportato variazioni negative sulla crescita e l’intestino è più sano rispetto alla dieta a base di sola soia. E un intestino più sano significa minore bisogno di ricorrere agli antibiotici per combattere le infezioni.
L’olio di insetto è ricco di acido laurico, particolarmente indicato per la salute intestinale.
Dichiara Riccardo Negrini, referente scientifico dell’AIA – Associazione degli allevatori italiani – ad Altroconsumo: “Stiamo lavorando per mettere a punto delle linee guida per regolamentare l’utilizzo di insetti nell’alimentazione dei polli, nella speranza che succeda quello che già si fa con l’allevamento dei pesci, dove l’utilizzo di sottoprodotti derivanti dagli insetti è già stato approvato”.
Ci crediamo molto” continua. “Perché l’uso di insetti risolve diversi problemi, tra cui il benessere animale e l’impatto ambientale”.

E i consumatori che ne pensano?
Sono perplessi e pure scettici. Secondo un’indagine condotta sempre da Altroconsumo su 1018 persone tra i 18 e i 74 anni, il 55% degli intervistati presta molta attenzione al tipo di alimentazione dei polli acquistati e vorrebbe avere maggiori informazioni. Il 31% è disposto a mangiare polli allevati con mangime anche a base di derivati di insetti e il 54% sarebbe disposto a mangiarli avendo però la certezza che questo mangime rende i polli più sani.
E non si può dare loro torto. E’ anche vero che gli insetti fanno parte dell’alimentazione dei polli da sempre: quelli allevati nelle aie dei contadini trovano che i grilli siano simpatici aperitivi saltellanti.

Fonte: Altroconsumo, mensile ottobre 2018

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Il drone che fa “volare” il sangue

People For Planet - 17 ore 14 min fa

Per la prima volta al mondo un drone ha trasportato e consegnato sacche di sangue, riducendo i tempi di trasporto da un’ora a 10 minuti nella simulazione avvenuta.

L’esperimento, che è andato a buon fine,  è stato condotto sabato 21 ottobre da ABzero (spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) per verificare il robot volante da loro progettato per quanto riguarda il mantenimento delle condizioni di temperatura e umidità di sangue, o medicinali o  in futuro, di organi. Il drone si è alzato in volo dal piazzale del Centro Trasfusionale dell’ospedale “F. Lotti” di Pontedera (Pisa) e ha volato per circa un chilometro e mezzo.

L’obiettivo del volo è stato quello di validare il metodo di trasporto attraverso i droni, valutando l’impatto sui globuli rossi e sulle piastrine, ha spiegato il direttore dell’Unità Operativa di Immunoematologia e Trasfusione di Pontedera, Fabrizio Niglio.

La diretta del volo è stata documentata da ANSA Scienza e Tecnica, mentre in questo video il servizio del Tg1 sul “volo del primo drone al mondo per il trasporto di farmaci e sangue sviluppato da azienda spinoff della Scuola Sant’Anna”

Per una panoramica su droni, sensori e auto intelligenti, ovvero mezzi di trasporto più evoluti e sistemi per ridurre il traffico e non solo, ma dalle svariate possibili applicazioni leggi qui.

Altre fonti:

https://www.huffingtonpost.it/2018/10/21/in-italia-il-primo-trasporto-di-sangue-al-mondo-con-un-drone_a_23567156/

https://tg24.sky.it/scienze/2018/10/21/pontedera-primo-trasporto-sangue-drone.html

 

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Tu mi dai un figlio, io ti do la terra. Governo caro, non funziona così

People For Planet - 17 ore 21 min fa

“Che ne sai tu di un campo di grano / poesia di un amore profano”. Sembra uscito dalla canzone di Lucio Battisti l’art. 49 della Legge di bilancio che prevede di assegnare in concessione per un periodo minimo di 20 anni un appezzamento di terra incolta a ogni famiglia che metterà al mondo il terzo figlio nel triennio 2019-2021.

L’ilarità che ne è scaturita è molta, qualcuno ha ventilato l’ipotesi che al quarto figlio ci si possa aggiudicare il Molise, altri hanno urlato al Medioevo, ignari che il Medioevo tutto è stato meno che il periodo buio che volgarmente si dipinge. Molti, e per fortuna non soltanto le donne, hanno denunciato il peso della proposta, sproporzionatamente a carico della donna.

L’assurdità dell’iniziativa del Governo non sta in un plausibile ritorno alla terra al fine di procacciarsi da vivere. L’idea di vivere faticando in sé non ha nulla né di nobile né di ridicolo. La fatica è una condizione necessaria al vivere. In Occidente mangiamo cibi prodotti tendenzialmente in altri Paesi, per mezzo della fatica di persone tendenzialmente più colorate di noi. Prodotti che paghiamo con i soldi ottenuti in cambio di lavori tendenzialmente meno faticosi su un piano strettamente fisico. Anche se, con buona pace del bon sauvage che alberga silente in ogni occidentale che si rispetti e che vorrebbe ancora gli agricoltori su aratri trascinati da buoi, l’agricoltura, come ogni altro settore, non è esente dal processo di automatizzazione.

A rendere assurda l’iniziativa goliardicamente soprannominata ‘podere al popolo’ sono piuttosto gli scopi che si prefigge. In primo luogo, “favorire la crescita demografica”, in secondo luogo, arrestare lo spopolamento delle aree rurali e così rilanciare il settore agricolo.

Chi scrive non ha ricette per sopperire al fenomeno della denatalità in Italia, ma forse si potrebbe favorire la crescita demografica con azioni diverse: garanzie che tutelino la donna contro le discriminazioni lavorative a cui va incontro in gravidanza; l’introduzione del congedo parentale anche per gli uomini; l’aumento delle borse di studio; la gratuità degli asili nido, per altro grande promessa della Lega durante la campagna elettorale.

Chi scrive non è nemmeno un agronomo, ma forse più produttivo sarebbe stimolare nuovi consorzi in grado di assumere nuove maestranze. Anche perché le le campagne che l’iniziativa si prefigge di ripopolare non sono esattamente da ripopolare. La dimensione media dell’azienda agricola italiana non raggiunge gli 8 ettari, contro i 53 dell’azienda in Francia o i 152 in Repubblica Ceca. L’eccessiva frammentazione – questa sì, erede del sistema latifondista dell’Italia medievale – è forse uno dei motivi che più indebolisce la filiera agroalimentare italiana e rende l’Italia poco competitiva sul mercato globale.

I terreni che renderanno di nuovo glorioso l’italico granaio sono in Libia e in Eritrea? Vien da chiederselo, visto che difficilmente le fortunate famiglie (che il Ministro Fontana vorrebbe rigorosamente sposate, pena l’esclusione del diritto alla terra) si vedranno assegnare i campi flegrei o le colline del Monferrato. Le terre buone il demanio le ha vendute da un pezzo. È evidente che la maggior parte dei campi incolti è rimasta incolta per motivi orografici, o per mancanza di capitali e di strumenti, più che per mancanza di volontà. Coltivare la terra costa più soldi che fatica, e non tutti i terreni possono essere destinati all’attività agricola. La conformazione geografica e le montagne che ogni anno attraggono milioni di turisti in Italia sono le stesse che non permettono una coltivabilità indiscriminata. L’Italia è bella anche per questo.

E che dire, poi, dell’eventualità che gli assegnatari della terra si limitino a richiedere sussidi agricoli per l’agricoltura biologica – un terreno incolto è per definizione un terreno biologico – e ci vivino di rendita senza produrre?

Il Governo si rassegni, il desiderio di mettere al mondo un figlio è affare privato, insondabile quanto una terra non fertile.

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Siamo andati al Maker Faire 2018 di Roma!

People For Planet - 17 ore 29 min fa

In una parola: tecnologia. Foto di Armando Tondo, Maker Faire Roma, ottobre 2018.

Eni, main sponsor, ha presentato il ristorante circolare, dove è stato possibile conoscere alcune delle tecnologie che l’azienda utilizza per trasformare i rifiuti in nuova energia.

Un flipper costruito in legno riciclato.

Al Maker Faire 2018 non potevano mancare i robot, questi suonano!

Protagonisti del Maker Faire 2018 i droni. Questi in foto servono a raggiungere zone inaccessibili all’uomo, in tutta sicurezza (presenza di esplosivi, zone bloccate da frane, terremoti).

SPECIALE MOBILITA’

Mobilità sostenibile al Maker Faire 2018: nella foto un elicottero ibrido dell’azienda romana Invicta Aviation. Ha due motori, uno endotermico e uno elettrico.

Due foto della straordinaria Emilia 4, prototipo italiano di auto solare vincitore dell’American Solar Challenge. E’ stata progettata dall’Università di Bologna.

Prototipo di moto elettrica con installati speciali pannelli solari fotovoltaici a ventaglio. Geniale!

 

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Via libera al Dl sicurezza e immigrazione: ecco cosa prevede

People For Planet - Mar, 11/13/2018 - 10:28

Il decreto legge sicurezza e immigrazione n. 113/2018 approvato senza sorprese con voto di fiducia dal Senato in prima lettura (163 Sì, 59 no e 19 astenuti, con 5 dissidenti nel Movimento 5 Stelle; ora passa alla Camera) si articola in tre parti (un quarto capitolo si occupa delle disposizioni finanziarie e finali) in materia rispettivamente di immigrazione (articoli 1-14), sicurezza pubblica (articoli 16-31) e organizzazione del ministero dell’Interno e dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata. Il tema più controverso del provvedimento è senz’altro quello dell’immigrazione.

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Trump deve ai democratici il suo potere

People For Planet - Mar, 11/13/2018 - 09:39

Un film meraviglioso che ci fa capire perché e come i democratici Usa hanno spianato la strada a Donald Trump. I finti progressisti non ascoltano la gente e quindi diffondono un veleno sociale del quale i veri reazionari approfittano. Con alcune cose che forse non sapevi sui Clinton e su Obama, che tanto amavamo.

Qui potete vedere tutto il film di Moore in italiano

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Trump deve ai democratici il suo potere

People For Planet - Mar, 11/13/2018 - 09:32

Un film meraviglioso che ci fa capire perché e come i democratici Usa hanno spianato la strada a Donald Trump. I finti progressisti non ascoltano la gente e quindi diffondono un veleno sociale del quale i veri reazionari approfittano. Con alcune cose che forse non sapevi sui Clinton e su Obama, che tanto amavamo.

Qui potete vedere tutto il film di Moore in italiano

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Cosa sono i pannelli solari 2 in 1 o ibridi?

People For Planet - Mar, 11/13/2018 - 03:55

La DualSun è una start up francese fondata nel 2010 da due ingegneri dell’Ecole Centrale di Parigi che hanno creato un pannello solare unico in grado di produrre simultaneamente  elettricità e acqua calda. Il pannello viene realizzato al 100% in Francia e nel 2013 è stato il primo al mondo a ricevere la nuova “certificazione ibrida” – unendo le certificazioni europee IEC e Solar Keymark. E’ attualmente protetto da due brevetti ed ha da poco effettuato l’immissione sul mercato italiano.

La tecnologia solare ibrida DualSun è il risultato di una duplice constatazione sui pannelli fotovoltaici:
1. quando sono esposti al sole, i pannelli fotovoltaici producono molto più calore (85%) che energia elettrica (15%);
2. il rendimento dei pannelli fotovoltaici diminuisce con l’aumento della temperatura.

In base a queste constatazioni, l’azienda ha realizzato un pannello che utilizza del calore generato dalle celle fotovoltaiche per riscaldare l’acqua della casa e migliorare il rendimento delle celle stesse (potenziale aumento del 5-15% con il raffreddamento adatto) e, rispetto a un impianto fotovoltaico tradizionale, è riuscita ad ottenere fino al doppio di energia in più per un’abitazione singola e fino a quattro volte di più per un edificio ad uso collettivo.

Con il progetto del pannello si è ottenuto un design verticalmente integrato dei componenti fotovoltaici e termici che gli ha fornito tre importanti caratteristiche:
1) lo scambiatore termico completamente integrato nel pannello (lo scambiatore termico permette un eccellente trasferimento del calore tra la faccia fotovoltaica anteriore e la circolazione dell’acqua);
2) uno spessore ridotto: il pannello DualSun presenta le dimensioni di un pannello fotovoltaico tradizionale (60 celle da 6 pollici);
3) celle fotovoltaiche monocristalline e ad alto rendimento (le celle fotovoltaiche sono raffreddate dalla circolazione dell’acqua).

Come primo passo – scrive il CEO Dual Sun, Jérôme Mouterde, sul sito aziendale – abbiamo posato una prima pietra tecnologica indispensabile: il DualSun. Si tratta di un pannello solare unico che produce contemporaneamente elettricità e acqua calda su una stessa superficie. Dopo tre anni di sviluppo, oggi questa tecnologia si è trasformata in un processo industriale, è protetta da vari brevetti e ha appena ottenuto le certificazioni europee che permettono la sua immissione sul mercato. Abbiamo installato DualSun su centinaia di edifici di riferimento per testarne il buon funzionamento. Tra le nostre realizzazioni vantiamo un immobile di edilizia sociale, un rifugio in alta montagna, una casa passiva in legno oltre alle innumerevoli abitazioni distribuite su tutto il territorio francese. In questi impianti l’acqua calda è immagazzinata nel serbatoio e l’elettricità o viene consumata in loco o viene rivenduta”.

Oggi, oltre 500 case ed edifici sono dotati di pannelli DualSun, in Francia, Svizzera, Benelux, Portogallo, Cile e ora in Italia dove sono in corso diversi progetti, tra cui un impianto in Sicilia presso l’Università degli Studi di Catania. I pannelli DualSun sono particolarmente adatti per applicazioni turistiche come hotel, piscine, campeggi e centri sportivi, dove le necessità di elettricità e acqua calda sono ingenti e quindi anche i costi, soprattutto nei mesi estivi.

Come sappiamo, gli edifici sono responsabili del 40% dei consumi energetici e rappresentano la prima causa del riscaldamento globale. Intervenire sulla riqualificazione del costruito è un importante passo per il raggiungimento degli obiettivi climatici e la normativa e i suoi sviluppi, anche a livello europeo, prevedono che parte delle esigenze di acqua calda ed elettricità siano coperte, in maniera sempre più rilevante, con fonti energetiche rinnovabili. Fino ad ottenere edifici Near Zero Energy, con primi passi per il nuovo, ma che si amplierà poi anche all’esistente.

Fonti:
http://www.infobuildenergia.it/notizie/dualsun/dualsun-pannello-solare-fotovoltaico-acqua-calda-1685.html
https://dualsun.fr/it/prodotto/pannello-solare-ibrido/

Photo by:  Juhasz Imre from Pexels

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Nove italiani su dieci si sentono in colpa per il cibo sprecato

People For Planet - Mar, 11/13/2018 - 01:22

Nove italiani su 10 si rammaricano (91%) e ammettono i loro sensi di colpa (92%) per il cibo gettato. Quattro italiani su 5 giudicano un’assurdità irresponsabile buttare il cibo ancora buono e 4 su 10 dichiarano di aver ridotto gli sprechi nell’ultimo anno.
Come? Controllando cosa serve davvero prima di fare la spesa (96%) ma anche congelando il cibo cucinato in eccesso (92%). Nei primi 20 anni dalla nascita di Last Minute Market arriva il ritratto di un’Italia che si ‘ravvede’ dagli sprechi nei dati del rapporto 2018 dell’Osservatorio Waste Watcher presentato oggi a Bologna.
Ma quanto pesa il cibo sprecato in Italia? Sul piano della distribuzione, grava per 9,5 kg/anno ad ogni mq di superficie di vendita negli ipermercati e per 18,8 kg/anno ad ogni mq nei supermercati. Tradotto per ogni consumatore italiano significa una produzione di spreco di 2,89 kg/anno pro capite, vale a dire 55,6 gr a settimana e 7,9 gr al giorno solo sul piano distributivo.

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Fallisce l’accordo per proteggere l’Antartide

People For Planet - Mar, 11/13/2018 - 01:11

Sembrava mancare un semplice e piccolo passo, ma all’ultimo fallisce clamorosamente il progetto per la creazione della più grande area marina protetta di tutto il pianeta.

Il progetto

La proposta per la realizzazione di un santuario del mare risalente al 2014 viene approvata in linea di principio nel 2016 e bocciata pochi giorni fa durante l’incontro in Tasmania della CCAMLRCommissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell’Antartide. Il progetto prevedeva di proteggere oltre 1,5 milioni di kmq del Mare di Ross, fra cui 1,1 milione di kmq riservati come zona di protezione generale, con divieto assoluto di pesca per salvaguardare specie fra cui pinguini, balene orca, balene blu e foche leopardo.

L’aera protetta, situata a Sud Est della Nuova Zelanda, sarebbe stata la più grande finora mai realizzata, un passo avanti fondamentale per la tutela dell’ecosistema, considerando anche che, secondo la comunità scientifica, tre quarti dei nutrienti che sostengono la vita negli oceani arrivano proprio dall’Oceano Antartico. Anche se in un luogo tanto remoto è evidente che il Mare di Ross ricopre un ruolo ecologico cruciale per l’equilibrio di tutti il pianeta.

Il no dai big del business

Non sono stati sufficienti i tentativi di sensibilizzazione delle associazioni ambientaliste, né i dati statistici di scienziati e ricercatori e tanto meno è stata rilevante la petizione firmata da milioni di persone in tutto il mondo. La proposta incontra il veto di Cina e Russia che nell’area interessata hanno un’intensa attività peschereccia. Ma non solo riserve ittiche, ma anche minerarie e fossili.

La Russia si oppone sia alla dimensione dell’aerea designata ad essere protetta, chiedendone una riduzione, sia al periodo di divieto di pesca, chiedendo di limitarlo a soli 10 anni. La Cina ha bocciato in toto la proposta.

Laura Meller di Greenpeace Nordic, si esprime con queste parole rispetto alla comportamento della Cina: «L’impegno dei leader cinesi ad essere i tedofori della protezione dell’ambiente e per il perseguimento di una comunità che condivida il futuro dell’umanità  sembra essere stato bypassato dalla loro delegazione all’Antarctic Ocean Commission, dove singolarmente non ha agito in buona fede come previsto da questi negoziati, invece, ha ostacolato tutte le opportunità per cooperare e creare la più grande area protetta marina del mondo».

Le conseguenze

L’Alleanza per l’Oceano Antartico, una coalizione di 30 gruppi ambientalisti fra cui Greenpeace e WWF, ha accusato Cina e Russia di impiegare tattiche dilatorie: “è tragico che mentre la maggioranza dei membri della Commissione sia più che pronto a creare una protezione marina significativa nelle acque antartiche, Cina e Russia abbiano ancora una volta bloccato ogni sforzo per negoziare un risultato positivo di negoziazione”  ha detto il portavoce dell’Alleanza, Steve Campbell.

Considerando i fenomeni atmosferici allarmanti di cui siamo testimoni in prima persona e l’importanza che sia i media che le comunità scientifiche stanno riportando sul tema clima e cambiamento climatico, la protezione di quest’area era da considerarsi più che urgente. Se consideriamo anche l’importanza che questa zona riveste per le risorse naturali dell’intero pianeta, per i nostri mari e per la vita nel resto degli oceani e oltre a questo ricordiamo il ruolo chiave che i mari dell’Antartide svolgono nell’affrontare il cambiamento climatico, in quanto assorbono quantità enormi di CO2 dall’atmosfera, allora la protezione di quest’area era da considerarsi fondamentali.

Prendiamo atto quindi dell’amara sconfitta per tutti coloro che amano il nostro pianeta blu e della vittoria, ancora una volta, di chi porta avanti i propri interessi puramente commerciali.

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Egonu, il bacio tra due donne fa ancora notizia

People For Planet - Mar, 11/13/2018 - 01:08
I gesti

Desta più clamore un bacio o una mano portata all’orecchio? Non ce ne voglia Nanni Moretti ma non soltanto le parole, anche i gesti sono importanti. Nello sport, talvolta diventano cult. Come la mano di Mourinho protesa all’orecchio alla fine di Juventus-Manchester United. Un gesto di sfida nei confronti dei tifosi juventini che lo avevano insultato. Se n’è parlato tutta la settimana. Del resto ancora si parla del gesto delle manette di Mou.

Di ben altro peso politico fu il gesto di Tommie Smith e John Carlos alla premiazione della finale dei 200 metri Olimpiadi del 1968. Del loro pugno contro la discriminazione razziale ancora si parla dopo cinquant’anni esatti.

La normalità di avere una fidanzata

Un bacio, però, non è un gesto. È un semplice bacio. Ma se viene scambiato tra due ragazze, diventa una notizia. Almeno in Italia, ma probabilmente non solo. È il caso della pallavolista Paola Egonu e della sua fidanzata la polacca Katarzyna Skorupa. Egonu, grande protagonista ai recenti mondiali femminili di pallavolo, non smette di sorprendere. Prima ha voluto scrollarsi di dosso l’etichetta di simbolo dell’Italia anti-Salvini («Non mi sento pronta ad avere questa responsabilità sulle spalle») e poi ha voluto sfidare l’arretratezza culturale italiana affermando con nonchalance in un’intervista al Corriere della Sera che lei dopo la finale persa in Giappone è tornata in albergo e ha chiamato la fidanzata: “Piangevo e lei mi ha consolata, mi ha detto che le sconfitte fanno male, ma sono lezioni che vanno imparate. E che ci avrei sofferto, però, poi, sarei stata meglio”. Per poi aggiungere, alla sorpresa della giornalista: “Sì, ho una fidanzata, lo trovo normale”.

Lei lo trova normale. Non tutti la pensano come lei, visto che la Gazzetta dello Sport in settimana ha pubblicato la lettera di un nonno di Modena che ha confessato di aver nascosto i giornali per non mostrarli alle sue due nipotine: “Come faccio a spiegare, soprattutto alla più piccola, che il suo idolo ha una fidanzata?” E, riferendosi a Paola Egonu, ha aggiunto: “Non può fare tutte le battaglie che vuole, per un personaggio pubblico la discrezione è una valore”.

Non dev’essere stata l’unica lettera ricevuta in redazione alla Gazzetta se ieri, dopo la foto del bacio, il quotidiano si è visto costretto a tornare sul tema per ricordare che il mondo è cambiato. “Non c’è alcun dubbio che quel bacio lasci molto più perplesse le generazioni di ieri, come testimoniano anche le lettere che sono arrivate in redazione in questi giorni, di quanto capiti con i ventenni o anche con i ragazzi e le ragazze più piccoli”.

Il circo

Le parole più tristemente ragionevoli sono quelle rilasciate a Repubblica da Miriam Sylla anche lei vicecampionessa del mondo di pallavolo: “Non è normale l’attenzione che si è scatenata intorno a questa dichiarazione, il circo che è nato. Denota la grande arretratezza del nostro Paese su certi argomenti. In Italia per far accettare una cosa così, bisogna dare spiegazioni. Finché continueremo a considerare eccezionale la normale espressione di un sentimento e il suo renderlo pubblico, non andremo lontano, resteremo piccoli”.

Ci riesce impossibile darle torto. L’ultimo pensiero della settimana va a Marianna Pepe, 39 anni, medaglia d’argento nel tiro alle Olimpiadi di Atene. È morta in settimana, forse suicida, di certo con una brutta storia di violenze subite dal suo ex compagno. Purtroppo questa vicenda fa meno notizia del bacio tra due donne.

 

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Il miracolo italiano delle lumache prelibate

People For Planet - Lun, 11/12/2018 - 12:27

Sono a Bra, nel tempio del cibo Slow Food: qui all’Osteria del Boccondivino, dove è nato tutto.
Petrini era entusiasta che avessero trovato sede in una via con un nome così culturale: via della Mendicità Istruita 14.
Silvio Barbero, amico da tempo immemorabile, una colonna dello Slow Food, prima che esistesse, quando la Banda Petrini aveva iniziato a mettere su libreria, supermercato autogestito, radio libera mi racconta cosa sta combinando adesso (oltre a sognare la prima università diffusa del gusto).
La sua ultima esperienza è in sostegno dell’Istituto di Elicicoltura di Cherasco. Che certo con i nomi hanno problemi perché ELICICOLTURA non è una parola ma uno scioglilingua. Comunque la storia è incredibile. Innanzi tutto c’è una grande potenzialità delle chiocciole: siamo grandi consumatori ma per il 70% le importiamo dal Nord Africa e dal Sud America, soprattutto perché allevarle in Italia era problematico: a partire dai problemi burocratici (ma chi l’avrebbe mai detto!). Infatti, come la classifichi la lumaca? Non puoi metterla tra i crostacei marini perché è una bestia meno problematica dal punto di vista sanitario, la chiocciola non c’ha i vibrioni del colera! È pulita, educata, mangia solo vegetali all’aria aperta. Quindi la prima battaglia che hanno dovuto fare quelli dell’Istituto della Chiocciola (cambiate nome!) è stata dimostrare che siccome essa vive nei prati e mangia l’erba non è una creatura marina ma è tale e quale a una mucca. Più piccola e senza orecchie ma è una mucca. E l’hanno spuntata!

Poi a Cherasco si sono messi a studiare la situazione e hanno inventato il Metodo Cherasco che non solo è bio e rispettoso della vita e dei sentimenti della chiocciola ma si basa su una ricerca pazzesca sui cibi che la rendono più buona. Allevarle non è semplice perché dopo un po’ che stanno in un recinto hanno sbavato dappertutto e non mangiano l’erba che loro stesse hanno sbavato.
Il metodo tradizionale era quello di mettere dei cartoni nel recinto, le lumache sono golose di cellulosa e ci si buttavano sopra. Poi però ne morivano parecchie perché nel trasporto cadevano dal cartone oppure facevano indigestione di cellulosa e di colla del cartone. Allora hanno inventato la migrazione spontanea che si basa su campetti limitrofi: le chiocciole si spostano attirate dall’erba fresca e altre delizie tipo carote e foglie di cavolo, non devi neanche spingerle. Certo non puoi pretendere che corrano perché sono delle lumache ma comunque si spostano… Basta un po’ di Santa Pazienza.
Ma l’altra genialità di questi prodi piemontesi riguarda la bava di lumaca. Preziosissima come cicatrizzante e come riparatrice dei danni del tempo sulla pelle. Una Mano Santa! (Scusate la pioggia di maiuscole ma a me la chiocciola mi rende religioso). Anche qui una botta di genio e di umanità amorevole.
Il sistema tradizionale per mungere le chiocciole era quello di buttare loro addosso sale, aceto o sostanze acide che facevano soffrire orribilmente le chiocciole. Per difendersi emettevano bava. Dopodiché non erano commestibili e venivano abbattute e buttate via.
A Cherasco hanno inventato Muller One, un macchinario che fa godere la lumaca mettendola al calduccio con un po’ di ozono. La lumaca gode ed emette bava di alta qualità. E oltretutto l’ozono è un battericida! Praticamente fai fare alla chiocciola un giro in sauna!!! Che genialità.

E la cosa straordinaria è che la bava di chiocciola è preziosa e rende agli allevatori quanto la carne. Insomma c’è il mercato, c’è sia l’ecotecnologia che la super qualità, ci sono chiocciole adatte a tutti i climi italici, è ora di farlo sapere in giro: servono centinaia di cowboy armati di lazo e speroni che allevino le chiocciole selvagge.

Ps: Attenzione, il caviale di lumaca è invece una sòla perché costa un botto ma non sa di niente. Il solito colpo di testa dei francesi!

Altre informazioni sul Metodo Cherasco qui

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Cina, debutto in televisione per il primo presentatore virtuale di telegiornale

People For Planet - Lun, 11/12/2018 - 10:55

E’ il primo conduttore di news artificiale, creato in Cina dall’agenzia Xinhua e dal motore di ricerca Sogou, che prende le sembianze di un giornalista in carne e ossa della principale agenzia di stampa cinese, di nome Qiu Hao. Il nuovo membro della redazione si presenta come instancabile e in grado di essere replicato, potenzialmente all’infinito, per presentare le notizie da differenti scenari. In un servizio trasmesso da Beijing Tv, il conduttore in carne e ossa ha parlato delle caratteristiche del nuovo arrivato alla Xinhua.
Qiu Hao non è da solo in questa operazione: un altro conduttore artificiale, per le notizie in inglese, ha le sembianze di un altro giornalista dell’agenzia di stampa cinese, di nome Zhang Zhao. “Salve a tutti, sono un conduttore di news artificiale in lingua inglese. Questo è il mio primo giorno all’agenzia Xinhua”, ha detto all’esordio sul piccolo schermo.

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Da dove arriva il pomodoro che condisce i nostri spaghetti?

People For Planet - Lun, 11/12/2018 - 06:10

Una volta tanto l’Italia è in anticipo sull’UE. Lo è sulla normativa che prevede di inserire un’etichetta sull’origine dei prodotti anche a base di pomodoro, oltre a quelle già esistenti in tal senso che riguardano prodotti lattiero caseari, pasta e riso.

Finora l’indicazione del paese d’origine della materia prima era obbligatoria solo per le passate, mentre ora lo è anche per pelati, polpe, concentrati, salse e sughi che contengono più del 50% di pomodoro.

Nelle etichette pertanto troveremo non solo dove il prodotto è stato confezionato e da chi è distribuito ma anche da dove proviene il succoso frutto con la dicitura: “Paese di coltivazione del pomodoro” oltre a “Paese di trasformazione del pomodoro”. Se trovate la scritta “Origine Italia” significa che chi produce e trasforma si trova nello stesso Paese.

La sperimentazione della nuova etichettatura è prevista fino al 2020 mentre i prodotti già in commercio potranno essere venduti fino a esaurimento scorte.

Scrive il sito del Ministero delle politiche agricole: “Oltre l’82% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per i derivati del pomodoro. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini”.
Occhio all’etichetta!

Fonti:
https://www.altroconsumo.it/alimentazione/fare-la-spesa/news/etichetta-pelati
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11834

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I primi mattoni ottenuti da urina umana

People For Planet - Lun, 11/12/2018 - 04:28

Un gruppo di studenti dell’Università di Cape Town, in Sudafrica, ha ottenuto mattoni da costruzione e fertilizzanti a partire dall’urina umana, in un processo praticamente privo di scarti e non inquinante. I bio-mattoni sono stati ricavati dalla pipì raccolta negli orinatoi maschili dell’Università, lavorata con sabbia e batteri nei laboratori dell’ateneo.

Trasformazione
Il passaggio da liquido a solido è colmato da una reazione chimica nota come precipitazione batterica del carbonato di calcio – simile a quella che dà origine alle conchiglie marine. La sabbia viene colonizzata da batteri per produrre l’enzima ureasi e quindi mescolata con l’urina; l’enzima scompone l’urea (il composto chimico eliminato con la pipì) ricavandone carbonato di calcio; questa sostanza infine compatta le sabbie “sciolte” nel solido finale. Per avere mattoni più resistenti sarà sufficiente lasciare ai batteri più tempo per operare.

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La favola del risparmio gestito

People For Planet - Lun, 11/12/2018 - 03:16

Inizia così la favola, finora non a lieto fine, del più grande inganno dell’industria finanziaria: il risparmio gestito.

Il risparmio gestito è la quota di disponibilità personali affidata dal risparmiatore ad uno o più gestori professionali che, nell’ambito di un mandato ricevuto, provvedono ad amministrare le risorse loro conferite (fondi comuni, gestioni patrimoniali, polizze vita e fondi pensioni).

Il manager è solitamente un kapò poco preparato in materia finanziaria che esercita, in nome dell’onnipotente budget, pressioni nei confronti dei consulenti che, molto più preparati e consapevoli dei manager, non hanno altra via (se non la denuncia, con tutti i rischi che ne conseguono) che non sia quella di abbassare la testa e consigliare ai risparmiatori quanto non vorrebbero proporre neppure al loro peggior nemico.
Le pressioni del manager sono pero’ il frutto delle “indicazioni” ricevute, per il tramite del top management, dal gestore che è responsabile degli investimenti e a cui viene appunto delegata la gestione del capitale del risparmiatore .

Gli italiani hanno affidato il 50% dei loro risparmi (4.000 mld di euro) ai soggetti abilitati alla attività di gestione: SGR, banche, SIM, gestori e imprese di investimento esteri, SICAV e SICAF.
Il 70% del mercato del risparmio gestito è in mano a 8 gruppi: Generali, Intesa-San Paolo (Eurizon, Fideuram), Amundi, Anima Holding, Poste Italiane, Blackrock, Ubi e Mediolanum.

Ad un certo punto il risparmiatore si accorge che i costi degli investimenti in risparmio gestito sono eccessivi perché il gestore non solo deve remunerare se stesso per il lavoro di analisi e di asset allocation, ma deve anche “incentivare” i manager e i consulenti a collocare quei prodotti.

Se si tiene conto di tutti i costi a carico del sottoscrittore (spese di gestione, amministrative, di ingresso e uscita dall’investimento), di cui abbiamo ampiamente scritto su queste colonne, vi sono 125 prodotti su 130 a disposizione degli investitori italiani, in cui la società di gestione guadagna più del risparmiatore negli ultimi tre anni!
Non solo ma una ricerca di Prometeia di qualche mese fa ha evidenziato che oltre un quarto delle masse gestite in Italia – soprattutto se indirizzate a fondi obbligazionari e bilanciati di vario tipo – presentano un rendimento netto negativo, a fronte di un risultato lordo positivo.
E’ l’effetto della combinazione di rendimenti bassi o prossimi allo zero con strutture commissionali che complessivamente nel tempo non si sono ancora del tutto adeguate al nuovo scenario di mercato. In altri termini una parte dei portafogli dei clienti delle banche è ancora troppo sbilanciata su prodotti relativamente meno efficienti, ovvero proprio quelle asset class con la struttura di costi più disallineata dai rendimenti.

Ora il risparmiatore aspetta il principe azzurro sotto forma della direttiva europea Mifid 2 che, dal gennaio 2019, prevede l’obbligo di verificare finalmente l’esatta portata dei costi sopportati e dei rendimenti ottenuti.
Ma i consulenti, pressati dai manager su indicazione del gestore, hanno gia trovato il modo di eludere gli ulteriori controlli della direttiva Mifid. Ma di questo parleremo nella prossima puntata. Ora limitiamoci a dire che la morale della favola, al netto della tara della generalizzazione, e’: o gli italiani sono coglioni consapevoli o i tre personaggi sono abili manipolatori di un popolo finanziariamente ignorante e sprovveduto.
Voi cosa ne pensate?

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La pasta è più buona con il giusto prezzo

People For Planet - Lun, 11/12/2018 - 01:53

L’equazione è semplice: se il pomodoro costa troppo poco vuol dire che alla base della produzione ci sono il caporalato e lo sfruttamento della manodopera nonché l’utilizzo nei campi di troppi pesticidi chimici.

La questione non è nuova e Legambiente e NaturaSì in collaborazione con Federbio, Associazione Biodinamica e Cooperativa Goel hanno deciso di organizzare una campagna di informazione per mettere in luce quello che può sembrare solo una questione di logica ma di cui troppo spesso ci si dimentica. La campagna punta al giusto prezzo, come afferma Fabio Brescacin di NaturaSì: “Giusto per chi lavora i campi, per i consumatori, per l’ambiente”,

Alcuni dati: secondo il Contratto quadro area nord Italia pomodoro industriale – Accordo 2018, un chilo di pomodori da passata che provenga da agricoltura che fa uso di chimica costa 8 centesimi.
Da agricoltura biologica, sempre secondo lo stesso contratto, ne costa 13, Ecor ne paga 33.

E per fare la pasta ci vuole il grano duro che secondo il Listino settimanale prezzi all’ingrosso sulla piazza di Bologna va dai 20 centesimi per l’agricoltura convenzionale ai 39 per il bio.

E se nella nostra dieta vogliamo anche aggiungere la frutta ecco che le arance in Calabria vengono pagate 4 centesimi al chilo all’agricoltore mentre GOEL Bio, azienda cooperativa della regione ha contrattato per 40 centesimi al chilo, cifra quest’ultima che, come dice Vincenzo Linarello, presidente di GOEL in un’intervista alla Stampa: “Ripaga il lavoro dell’agricoltore e dei braccianti, l’utilizzo di prodotti naturali di qualità per la cura della terra, la fertilizzazione con concimi naturali”.

E fare attenzione ai prezzi, pagare il giusto i lavoratori non è utile solo a combattere il caporalato e lo sfruttamento delle persone: fa benissimo anche all’ambiente; l’agricoltura convenzionale incide per l’11% sulle emissioni di gas serra, per non parlare dell’inquinamento dei corsi d’acqua, del depauperamento del suolo e dei vari composti che finiscono nel prodotto che mettiamo in tavola con effetti a lungo andare dannosi sulla nostra salute e su quella dei nostri figli.

Anche in questo caso i numeri sono impressionanti: ogni anno in Italia si usano oltre 148 milioni di chili di pesticidi chimici e oltre 5 milioni di chili di fertilizzanti.

In pratica: per ogni chilo di prodotto che arriva sulla nostra tavola sono stati usati 50 grammi tra pesticidi e fertilizzanti.

State guardando preoccupati il pomodoro che avete in frigo? E fate bene.

La critica che si sente più spesso quando si parla di pagare il giusto arriva da qualcuno che teme che l’aumento dei prodotti derivanti da questa politica penalizzi le fasce deboli della popolazione. A questa domanda risponde Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: “Occorre ripensare al sistema nella sua interezza: certamente non si possono penalizzare le fasce deboli del consumo, allo stesso tempo un cibo che non ripaga la cura della terra e dell’ambiente viene ripagato in termini di salute e di benessere, e favorisce lo spreco alimentare e il consumo inconsapevole”.

In Italia ogni anno buttiamo nella spazzatura 2,2 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 8,5 miliardi di euro, una maggiore attenzione alla spesa senz’altro aiuterebbe. E senz’altro sarebbero utili campagne di sensibilizzazione sull’alimentazione corretta per mangiare meno e meglio.

Stefano Ciafani conclude: “L’agricoltura può dare un contributo fondamentale nella tutela degli ecosistemi e nel contrasto dei cambiamenti climatici. Ma dove non c’è rispetto del lavoro e della legalità, è assai difficile che ci sia rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.”

E poi vuoi mettere quanto è più buona la pasta al pomodoro se arriva da agricoltori felici?

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Wiwanana al MyArt International Film Festival di Cosenza

People For Planet - Dom, 11/11/2018 - 16:43

Sabato 17 novembre 2018, ore 17:15, da non perdere al Cinema San Nicola di Cosenza la proiezione di Wiwanana, il film documentario che racconta del progetto “Il Teatro Fa Bene” per portare informazione sanitaria in Mozambico attraverso uno spettacolo teatrale comico.
Ingresso gratuito.

Qui potete vedere la web serie de Il Teatro Fa Bene

Qui il trailer di Wiwanana

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DARIO FO A COLORI - Le opere del Premio Nobel in mostra presso l'Istituto Italiano di Cultura di Colonia in Germania dal 15 novembre 2018 al 15 febbraio 2019

FrancaRame.it - Dom, 11/11/2018 - 09:33

DARIO FO A COLORI
in mostra
dal 15.11.2018 al 15.02.2019
presso
Istituto Italiano di Cultura di Colonia Germania
Mostra a cura di Mattea Fo e Stefano Bertea
per la Compagnia Teatrale Fo Rame

"Dico sempre che mi sento di essere un attore dilettante e un pittore professionista. Se non avessi questa naturale spensieratezza di raccontare attraverso i miei quadri, sarei un mediocre scrittore di opere teatrali, fiabe o grottesche satire”.
Così Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997, parlava della sua passione per la pittura, la quale lo portava a dipingere in ogni occasione e tutti i giorni, soprattutto quando aveva difficoltà a scrivere una commedia. Nella mostra "Dario Fo a colori” (Dario Fo in Farbe) il visitatore sarà guidato in un percorso espositivo di circa 50 opere, selezione rappresentativa della espressività pittorica di Dario Fo. Il suo tipico e riconoscibile dipingere è una composizione di elementi che spaziano dal disegno a mano libera, alla mescola di materiali come l’acrilico, l’olio e i pastelli a cera, dal delicato uso delle sfumature, alla tecnica del collage. Le opere esposte, realizzate da Dario Fo dal 2010 al 2016, narrano la scoperta di nuove spazialità e profondità pittoriche che l’artista conferisce alle sue tele sfruttando le tecnologie della stampa moderna, attraverso l’elaborazione di un mosaico quasi surreale, composto saccheggiando fotocopie e fotografie digitali dei suoi stessi lavori, di volta in volta ancora ripresi e sovrimpressi con penne, pennarelli e accese pennellate di colore. Gli strumenti usati da Dario Fo sono molteplici e spesso convivono nello stesso quadro: matite, penne, inchiostri, oli, ma anche e soprattutto colori acrilici e pennarelli in tutte quelle tonalità vivaci che regalano alle sue storie impresse su carta, tela e legno un’energia visiva eccezionale, dinamica, grazie alla quale i personaggi e le scene dipinte acquistano inediti spunti e significati.

Ad accompagnare il percorso dei testi che riportano le parole dell’autore, a sottolineare l’importanza del legame intimo tra la dimensione pittorica e quella teatrale.
Pittura e teatro in Dario Fo si completano a vicenda: le immagini sono appunti, canovacci, supportano attività di ricerca che diventano libri, parole scritte, che vengono messe in scena, rappresentate, per tornare a essere immagini. Dario Fo ha sempre usato la pittura come mezzo per studiare i movimenti degli attori sul palcoscenico, per disegnare le scenografie e i costumi, per illustrare le numerose pubblicazioni e, soprattutto, per raccontare la storia, che preparava come una sorta di libro di scena per lo spettacolo, prima di tradurla in parole. Autore teatrale italiano, regista e attore noto e apprezzato in tutto il mondo, ma anche scenografo, compositore, racconta-favole e scrittore satirico; era sposato con l’attrice e attivista politica Franca Rame con la quale dai primi anni ‘50 formò un sodalizio indissolubile, una storia d’amore segnata dall’arte di narrare episodi e riscrivere antiche farse attualizzandole, evidenziando sempre la verità, a volte scomoda, in ogni testo che portavano in scena.

La mostra “Dario Fo a Colori” fa parte di un progetto più vasto dedicato alla persona di Dario Fo, che prevede il 1° febbraio 2019, sempre presso l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia, un convegno in collaborazione con l’Università di Bonn e la rappresentazione del famoso spettacolo teatrale "Mistero buffo", messo in scena da Mario Pirovano, attore della Compagnia Teatrale Fo Rame dal 1983 e formato dai due artisti. In occasione dei 50 anni dalla prima, che ricorrono nel 2019, Mario Pirovano reciterà i monologhi originari di “Mistero Buffo” arricchendo la performance con alcuni dei pezzi che hanno reso questo spettacolo famoso in tutto il mondo.

INAUGURAZIONE
15.11.2018, ore 19.00 presso l’Istituto Italiano di Cultura Colonia Interverranno il figlio di Dario Fo, Jacopo, e sua nipote Mattea Fo, nonché il Console Generale d’Italia a Colonia, Pierlugi Giuseppe Ferraro e la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Maria Mazza.

QUANDO VISITARE LA MOSTRA
Orario di apertura: lun.-ven. ore 9-13 e 14-17 Ingresso libero

PER MAGGIORI INFORMAZIONI
Istituto Italiano di Cultura Colonia
Universitätsstr. 81 * 50931 Köln * Tel. (0221) 9405610 * Fax 9405616
Internet: www.iicColonia.esteri.it * eMail: iicColonia@esteri.it

 

15.11.2018, 19.00
Uhr im Italienischen Kulturinstitut Köln

Ausstellung Dario Fo a colori

Eröffnung mit anschließendem Empfang in Anwesenheit von Dario Fos Sohn Jacopo und seiner Enkelin Mattea Fo sowie des italienischen Generalkonsuls in Köln, Pierlugi Giuseppe Ferraro, und der Direktorin des Italienischen Kulturinstituts Köln, Maria Mazza.

Ausstellungsdauer: 15.11.2018 – 15.02.2019
Ausstellung kuratiert von Mattea Fo und Stefano Bertea für das Theaterensemble Fo Rame.

Anlässlich der Ausstellung erschein ein Katalog. In der Ausstellung „Dario Fo a colori” (Dario Fo in Farbe) trifft der Besucher auf die Malerei dieses weltbekannten Theatermannes. „Ich sage immer, ich fühle mich wie ein dilettantischer Schauspieler und ein professioneller Maler.Wenn ich diese natürliche Unbeschwertheit nicht hätte, anhand der Bilder zu erzählen, wäre ich ein mittelmäßiger Verfasser von Theaterstücken, von Märchen oder auch satirischen Grotesken.“

So erzählte Dario Fo, der 1997 den Literaturnobelpreis erhielt, von seiner Leidenschaft für die Malerei, die immer dazu führte, dass er bei jeder Gelegenheit und jeden Tag malte, vor allem, wenn er Schwierigkeiten bei der Abfassung eines Theaterstückes hatte; er nutzte die Malerei stets als Mittel, um die Bewegungen der Schauspieler auf der Bühne zu studieren, das Bühnenbild und die Kostüme zu gestalten, die zahlreichen Veröffentlichungen zu bebildern und vor allem, um die Geschichte, die er wie eine Art Szenenbuch für die Aufführung vorbereitete, zu erzählen, bevor er sie in Worte fasste.

Dario Fo (1926-2016) war ein weltweit geschätzter italienischer Theaterautor, Regisseur und Schauspieler, aber auch Bühnenbildner, Komponist, Erzähler und Satiriker. Er revitalisierte an seinem berühmten Piccolo Teatro in Mailand Methoden der Commedia dell’Arte. Er war mit der Schauspielerin und späteren politischen Aktivistin Franca Rame verheiratet, mit der er auch künstlerisch eng zusammenarbeitete.
Die Ausstellung ist Teil eines größeren Projekts, das der Person Dario Fos gewidmet ist und dasam 1. Februar 2019, wiederum im Italienischen Kulturinstitut, eine Tagung sowie die Aufführung seines berühmten Stücks "Mistero buffo" vorsieht, inszeniert von Mario Pirovano, der seit 1983 Schauspieler an der von den beiden Künstlern gegründeten Fo Rame Theatre Company ist. Anlässlich des 50-jährigen Jahrestags der Premiere, der auf Anfang 2019 fällt, wird Mario Pirovano die Originalmonologe von Mistero Buffo rezitieren und die Aufführung mit einigen der Passagen bereichern, die dieses Stück weltweit berühmt gemacht haben.

Öffnungszeiten: Mo-Fr 9-13 Uhr u. 14-17 Uhr. Eintritt frei.

Italienisches Kulturinstitut Köln * Istituto Italiano di Cultura Colonia
Universitätsstr. 81 * 50931 Köln * Tel. (0221) 9405610 * Fax 9405616
Internet: www.iicColonia.esteri.it * eMail: iicColonia@esteri.it

Argomento: Mostre 2017 | 2018Anno: 2018
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