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Cultura | Natura | Gusto
Aggiornato: 12 min 59 sec fa

Fiori di zucca in pastella

Gio, 09/05/2019 - 15:59
Livello di difficoltà: BASSOCosto: BASSOTipologia: CONTORNI, ANTIPASTIINGREDIENTI
  • 10 fiori di zucca freschi
  • 150 g di farina
  • 2 uova
  • olio di semi per la frittura
  • acqua minerale gassata o birra q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
PREPARAZIONE

Pulite i fiori di zucca estraendo il pistillo ed eliminando i gambi. Lavate i fiori, sgocciolate e asciugate delicatamente.

In una ciotola inserite la farina, le uova già sbattute, l’acqua minerale gassata o della birra (per rendere la pastella ancor più croccante), salate e pepate a piacere.

Amalgamate bene il composto. Immergete i fiori uno per uno nella pastella e poi friggeteli in abbondante olio bollente. Quando saranno dorati, scolateli e lasciateli asciugare su carta assorbente.

I fiori di zucca fritti sono ottimi serviti sia caldi al momento che freddi dopo qualche ora.

CURIOSITÀ

Sia i fiori femminili che quelli maschili presenti sulla pianta di zucca sono commestibili, ma generalmente è consigliabile consumare solo i secondi, in modo tale da consentire l’impollinazione e ottenere così un raccolto sia di fiori che di frutti. I fiori femminili si differenziano da quelli maschili in quanto si trovano sulla parte finale del frutto e non sono direttamente collegati alla pianta.

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Itinerario energetico nelle Valli dell’Energia

Gio, 08/15/2019 - 16:39
Itineario - Lungo le vie dell'acqua

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Dati ItinerarioLivello di difficoltà:FacileModi di percorrenza: trekking a piedi, ma anche in bicicletta. Consigliabile un abbigliamento sportivo e comodo, con scarpe da trekking o ginnastica.Da consigliare: una sosta presso la sede del Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese nel comune di Marsico Nuovo.Km lunghezza:

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Panta Rei, tutto scorre…Lungo le vie dell’acqua

Lun, 07/15/2019 - 10:24
Itineario

In una suggestiva alternanza di fantastici luoghi e scenari incontaminati, inizia il nostro “viaggio” alla scoperta dei segni dell’acqua nei luoghi e nella memoria della gente, attraversando sorgenti, torrenti, fiumi e laghi che rappresentano l’elemento più prezioso per l’uomo. La prima tappa del nostro “viaggio” è in uno dei punti di maggiore interesse naturalistico e ambientale del territorio di Marsico Nuovo, nel Parco Fontana delle Brecce, situato lungo la strada provinciale Marsico Nuovo – Lama – Sellata. Un grande parco naturale, rappresentato dalla presenza di pregevoli boschi di faggi e cerri, esteso per 2 mila ettari in sentieri naturali. Il sito è collegato alla località Piana del Lago, un pianoro alle pendici meridionali del monte Lama, dove il viaggiatore oltre a fare una sosta in un’area attrezzata con fontanili e risorgive di grande purezza, può immergersi ad ascoltare il meraviglioso richiamo della natura. L’itinerario prosegue poi in una vera e propria oasi verde nel centro di Paterno dove spiccano il fiume Agri, il torrente Oscuro e i Chiasciumara e Aggia. Da consigliare è l’escursione alla sorgente Sorgitora, alimentata dai laghi di Mandrano e Mandraniello grazie agli inghiottitoi, fenomeni di carsismo visibili lungo il percorso. Il visitatore oltre ad ammirare il panorama mozzafiato, può raggiungere una maestosa opera di epoca fascista, rappresentante l’Acquedotto dell’Agri, che alimenta 29 centri tra le province di Potenza e Matera. L’oro blu ci trasporta in un altro luogo di eccezionalità naturalistica, in località Capo Caolo a Tramutola, paese dell’energia. Cuore pulsante del piccolo borgo, a pochi chilometri dal centro abitato e immersa in un’area verde che vanta un incredibile patrimonio vegetazionale e faunistico, sgorga la sorgente Caolo. La copiosa sorgente è senza dubbio la più grande del comprensorio della Val d’Agri, con una portata di circa 900 litri di acqua al secondo. L’area rappresenta un ricco ecosistema che racchiude una serie di caratteristiche ambientali ancora in parte da scoprire e promuovere. Ai piedi della salita alla sorgente, immerso nella rigogliosa natura, troviamo il parco acquatico “Acquapark val d’Agri”: piscine, scivoli, vasche idromassaggio, parco giochi, campi da beach volley, tennis e calcetto, un’ampia scelta per adulti e bambini, che potranno anche godere di lezioni di acquagym e di eventi organizzati (come i periodici schiuma party). Oltre ad un’area attrezzata per una sosta ed eventuali picnic nel bel mezzo della natura. Il viaggio continua anche nel centro storico del paese con una sosta al lavatoio comunale “N’cap’ l’acqua“, un manufatto che svolgeva nell’antichità funzioni legate alla vita quotidiana, come punto di incontro collettivo e di faccende domestiche. Qui venivano infatti (e in parte vengono ancora oggi) le donne a lavare il bucato. Proseguendo il tour raggiungiamo Sarconi, il paese del fagiolo Igp, il suo territorio, attraversato dai fiumi Maglia e Sciaura, regala la dimensione ideale per sensazioni nuove a contatto diretto con l’ambiente naturale, attraverso un’esperienza sensoriale completa. L’ultima tappa del viaggio è al Lago del Pertusillo (territorio dei comuni di Montemurro e Spinoso) fiore all’occhiello di tutta la Val d’Agri. Un’oasi di notevole interesse dal punto di vista naturalistico: rientra infatti nelle zone protette dal Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Le sue sponde sono il luogo ideale per lunghe passeggiate che consentono di apprezzarne tutte le minime sfumature e le bellezze nascoste. I sentieri aperti nei boschi circostanti regalano agli appassionati della mountain bike percorsi unici e avventurosi. Alcuni punti del lago permettono anche attività di birdwatching ed emozionanti battute di pesca sportiva.

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Peperoni ripieni

Dom, 06/30/2019 - 11:28
Livello di difficoltà: BASSOCosto: BASSOTipologia: CONTORNI, SECONDI PIATTIINGREDIENTI
  • 200 g di mollica di pane
  • 6-7 peperoni del tipo “cornetto”
  • 3 spicchi di aglio tritato
  • 50 g di acciughe
  • 2-3 cucchiai di prezzemolo tritato
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • 2 pomodori
  • 1 cucchiaio di origano
PREPARAZIONE

Lavate e asciugate i peperoni, estraete con un coltello il peduncolo ed eliminate i semi.

In una terrina inserite la mollica, il prezzemolo, l’origano, i pomodori tagliati in piccoli dadini, le acciughe precedentemente sminuzzate, l’aglio tritato, e abbondante olio EVO. Mescolate il tutto.

Riempite con il composto di mollica i vostri peperoni. Chiudete con della crosta di pane l’apertura ricavata precedentemente togliendo il peduncolo.

Disponete i peperoni su una teglia da forno e condite a piacimento con sale e un filo d’olio. Infornate a 180 gradi per 40 minuti circa.

Servite tiepidi. Sono ottimi anche freddi il giorno dopo.

CURIOSITÀ

Il peperone imbottito è una delle ricette simbolo della stagione estiva lucana, un vero e proprio pranzo d’asporto da condividere in tantissime occasioni. Nasce anticamente come piatto povero quando, specialmente tra i contadini, vi era la necessità di riciclare gli avanzi di cibo e in particolar modo il pane raffermo.

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Demo Azienda

Ven, 06/28/2019 - 16:09

L’azienda Mastrangelo Nicola sorge a Moliterno, in Basilicata, nel cuore del Parco Nazionale della Val D’Agri-Lagonegrese.
Nicola ha ereditato dal padre la passione e l’esperienza per la ricerca e la stagionatura dei migliori formaggi lucani producendo con successo il famoso Canestrato di Moliterno I.G.P., il caciocavallo podolico, la ricotta stagionata, il cacioricotta e il formaggio pecorino.

L’affinatura dei formaggi segue il naturale percorso del tempo: ricerca, passione, metodi tradizionali e fattori climatici particolarmente favorevoli si fondono insieme rendendo i prodotti superbi e prelibati, una vera squisitezza per i palati. Qui la stagionatura dei prodotti è una vera e propria arte che esprime il suo massimo valore in quei formaggi che hanno bisogno di condizioni microclimatiche particolari e costanti durante tutto l’anno per raggiungere l’eccellenza e l’affinamento ideale; condizioni che solo i caratteristici “Fondaci” di Moliterno riescono a creare dando vita a prodotti d’eccellenza invidiati in tutto il mondo dal gusto unico e inimitabile.

Contatti:Telefono: 097564262 - 3398544919 e-mail:mastrangelonicola@tiscali.itIndirizzo: C.da Arsiene, 4

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Ciambotta

Lun, 06/17/2019 - 18:38
Livello di difficoltà: MEDIOCosto: MEDIOTipologia: CONTORNI, RICETTE TRADIZIONALIINGREDIENTI
  • 500 g di peperoni rossi e gialli
  • 500 g di patate
  • 2 melanzane
  • 2 zucchine
  • 1 cipolla
  • 300 g di pomodori maturi
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • 1 costa di sedano
  • foglie di basilico q.b.
  • sale q.b.
  • una pagnotta da 2 kg
PREPARAZIONE

Lavate le melanzane, poi tagliatele a dadini. Per eliminare il loro caratteristico sapore amarognolo, cospargetele di sale e attendete che rilascino l’acqua per un tempo di 15-20 minuti; dopodiché risciacquate.

Lavate e pulite le patate, quindi tagliatele a tocchetti. Stesso procedimento per le zucchine.

Lavate e tagliate i pomodori.

Tagliate e private dei semi i vostri peperoni.

Affettate la cipolla e lasciatela soffriggere (in una padella abbastanza capiente) con il sedano tagliato a rondelle e abbondante olio EVO. A questo punto nella stessa padella aggiungete le melanzane, le patate, le zucchine, i pomodori e qualche foglia di basilico. Coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco basso per circa 30 minuti.

I peperoni dovranno essere aggiunti alle altre verdure soltanto a metà cottura per evitare che si sfaldino troppo.

Regolate di sale e rimestate di tanto in tanto durante la cottura.

Infine tagliate orizzontalmente il pane nella parte superiore e privatelo totalmente della mollica interna, in modo da creare un contenitore dove poi inserirete le verdure ancora calde. Dopo un’ora il pane avrà assorbito interamente i sapori e gli aromi del ripieno; la ciambotta sarà quindi pronta per essere consumata.

CURIOSITÀ

La ciambotta lucana è una preparazione di origine contadina composta da verdure tipiche del periodo estivo. Un tempo i contadini e i pastori portavano con sé questo stufato di verdure all’interno di una pagnotta di pane (usata come un vero e proprio contenitore oltre che come accompagnamento) per poi consumarlo fuori casa durante le lunghe giornate di lavoro.

Una variante molto diffusa in Basilicata prevede l’aggiunta di salsiccia stagionata e uova.

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Tagliolini dell’Ascensione

Sab, 06/01/2019 - 11:34
Livello di difficoltà: BASSOCosto: BASSOTipologia: PRIMI PIATTI, RICETTE TRADIZIONALIINGREDIENTI

Per la pasta:

  • 300 g di farina di grano duro
  • 3 uova
  • sale q.b.

Per il liquido di cottura:

  • 1 l di latte di capra (in alternativa latte vaccino)
  • 4 bicchieri di acqua
  • 50 g di zucchero
  • cannella q.b.
PREPARAZIONE

Disponete la farina a fontana e inserite le uova (già sbattute), un pizzico di sale e dell’acqua poco alla volta. Lavorate fino a ottenere un impasto liscio ed omogeneo.

Lasciate riposare la pasta per circa mezz’ora. Dopodiché preparate la sfoglia e con l’aiuto di una macchina per la pasta create delle strisce di 2-3 mm (capellini).

In una pentola per la pasta versate il latte di capra (o vaccino) e l’acqua. Una volta raggiunto il bollore, aggiungete i tagliolini e lasciate cuocere per qualche minuto.

Una volta cotti, impiattate i tagliolini insieme al vostro brodo di cottura e spolverate con lo zucchero e la cannella. Amalgamate per bene e lasciate intiepidire prima di gustarli.

Se preferite un piatto più brodoso basterà aumentare la quantità di latte nel liquido di cottura.

CURIOSITÀ

Si tratta di un antichissimo piatto della tradizione culinaria della Basilicata, preparato in occasione della festività Cristiana dell’Ascensione. In questa giornata i pastori distribuivano gratuitamente il loro latte ai propri compaesani per via della credenza diffusa che cagliare il latte, o addirittura tenere anche una sola goccia per sé, avrebbe causato la sterilità degli animali.

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La leggenda di Bianca Capano

Sab, 06/01/2019 - 10:54

Quando sono i secoli a trascorrere, diviene difficile tratteggiare con certezza il confine tra la Storia e la sua versione edulcorata, tramandata dalle folle per rendere eroico e meno banale (oggi diremmo più cinematografico) il proprio passaggio nel mondo.

Dalla Marsico Nuovo del XVI secolo, ad esempio, si tramanda una vicenda che non sfigurerebbe in un colossal di Mel Gibson.

I Sanseverino conti di Marsico

La città di Marsico fu all’epoca contea normanna del Regno di Sicilia, in mano alla famiglia Sanseverino. Su una bassa collina in contrada San Giovanni si possono difatti ancora fotografare i ruderi dell’antico castello, ove l’intera vicenda ebbe luogo.

Marsico visse anni bui sotto il dominio dei Sanseverino, ostili alla propria gente e dichiarati avversari della famiglia Capano, nobili del popolo, il cui più illustre esponente fu il giureconsulto Alessandro.
Amico e protetto del viceré di Napoli, egli costrinse il conte Ferrante Sanseverino, incapace di averne altrimenti la meglio, a far valere diversamente il proprio potere: quando Alessandro annunciò le nozze della figlia Bianca con un nobile napoletano, egli ne approfittò ripristinando lo ius primæ noctis.

Lo ius primæ noctis: Storia o leggenda?

Il leggendario “diritto della prima notte” dei feudatari su ogni novella sposa, che pare vigesse in epoca medievale, non è in realtà che un mito moderno, il più cinematografico di tutti i miti, se è vero che non se ne ha traccia documentata nella storiografia di quel periodo, né delle epoche immediatamente successive.
Ciò non esclude che alcuni nobiluomini potessero davvero avvalersi di una certa autorità nei confronti delle dame di casta intermedia, di fatto ancora indifese, e da ciò trarre il diritto di reclamare la proprietà sui loro corpi allorché di fatto non avessero ancora concepito o preso marito.

La ribellione

Fu pertanto in questa cornice che il conte Ferrante costrinse la ragazza a fargli visita nel vecchio castello, alla vigilia delle nozze.
La leggenda narra di come don Alessandro avesse sulle prime provato a opporsi, salvo essere trattenuto dalla volontà della figlia, che impose invece di difendere da sé l’onore proprio e di quante avessero già patito in silenzio la stessa ingiustizia – liberando alfine, una volta per tutte, Marsico dalla tirannia.

Quando fu al cospetto del conte ella lo pugnalò, mettendolo in fuga e ponendo di fatto fine alla sua egemonia, acclamata dal popolo festante e dalle altre future spose finalmente liberate.

La liberazione

La Storia racconta d’altra parte come Ferrante, ultimo conte di Marsico, entrò proprio allora in contrasto col viceré, da cui fu esiliato, e ogni suo feudo fu messo all’asta.
Correva l’anno 1552, se qualcosa di certo è rimasto in tutta questa vicenda.

A noi piace però ripensare al tentativo di riscattare un intero popolo da parte di chi ne fosse ancora parte, un’eroina poi scordata dai libri di Storia eppure ancora parte della memoria e dell’indole di ogni lucano: a ricordare anche questo, forse, serve oggi la leggenda di Bianca Capano.

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