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Aggiornato: 13 ore 34 min fa

Nel 2100 gli italiani saranno la metà

Gio, 07/16/2020 - 09:00

Fermi tutti, le previsioni erano sbagliate. La popolazione mondiale nel 2100 sarà di due miliardi inferiore rispetto alle attuali proiezioni delle Nazioni Unite. Succederà soprattutto per la sostanziale diminuzione di una ventina di Paesi, tra cui l’Italia, ma anche Giappone, Polonia, Portogallo, Corea del Sud, Spagna e Tailandia. Vedremo diminuire il nostro numero di almeno la metà entro il 2100, secondo le proiezioni di un importante studio condotto da un team internazionale di ricercatori e appena pubblicato dalla prestigiosa rivista Lancet.

Il tonfo della Cina

La popolazione cinese scenderà dall’attuale 1,4 miliardi di persone a 730 milioni in circa 80 anni. Di conseguenza, nuovi allineamenti e politiche faranno seguito a queste modifiche, dovute prevalentemente al calo dei tassi di fertilità e dall’invecchiamento della popolazione. Alla fine di questo secolo, 183 dei 195 Paesi, salvo un afflusso di immigrati, saranno scesi al di sotto della soglia di sostituzione necessaria per mantenere i livelli della popolazione stabile.

Africa nera e India al top

A crescere resterà l’Africa sub-sahariana, che  triplicherà. La sola Nigeria si espanderà a quasi 800 milioni nel 2100, seconda solo agli 1,1 miliardi dell’India.

Ottime notizie per l’ambiente

“Queste previsioni suggeriscono buone notizie per l’ambiente, con meno stress sui sistemi di produzione alimentare e minori emissioni di carbonio, nonché significative opportunità economiche per parti dell’Africa subsahariana”, ha scritto il relatore dello studio Christopher Murray, direttore dell’Institute for Health Metrics e Valutazione (IHME) presso l’Università di Washington. “Tuttavia, la maggior parte dei paesi al di fuori dell’Africa vedrà ridurre la forza lavoro e invertire le piramidi della popolazione, e questo avrà profonde conseguenze negative per l’economia”. Per i paesi ad alto, la soluzione starà in politiche di immigrazione flessibili e sostegno sociale alle famiglie che vogliono figli, ha concluso lo studio.

Un disastro per l’economia, e per le donne

Quel che si prefigura per i restanti Paesi, e non solo, e una forte, fortissima pressione sul ruolo della donna. E su questo gli autori scrivono: “È indispensabile che la libertà e i diritti delle donne siano in cima all’agenda di sviluppo di ogni governo”. Di sicuro, i servizi sociali e i sistemi sanitari dovranno essere revisionati per accogliere popolazioni molto più anziane.

I bambini saranno una rarità

Poiché la fertilità diminuisce e l’aspettativa di vita aumenta in tutto il mondo, si prevede che il numero di bambini sotto i cinque anni diminuirà di oltre il 40%, passando da 681 milioni nel 2017 a 401 milioni nel 2100, secondo lo studio. All’altro capo dello spettro, 2,37 miliardi di persone, più di un quarto della popolazione mondiale, avrà ormai più di 65 anni. Il numero di questi ultra 80enni salirà da circa 140 milioni a 866 milioni. Il forte calo del numero e della proporzione della popolazione in età lavorativa rappresenterà anche enormi sfide in molti paesi. “Le società faranno fatica a crescere con meno lavoratori e contribuenti”, ha dichiarato Stein Emil Vollset, professore all’IHME. Il numero di persone in età lavorativa in Cina, ad esempio, precipiterà da circa 950 milioni di oggi a poco più di 350 milioni entro la fine del secolo, con un calo del 62%.

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Ecofuturo 2020: autostrade del mare, autocura energetica delle scuole e crowdfunding

Gio, 07/16/2020 - 08:51
Sessione della sera PREMIO MAURIZIO MELIS

MAURIZIO MELISPremiazione della trasmissione “Smart City” di Radio 24 come migliore trasmissione ecotecnologica dell’anno. Con il professor Piero Formica (Vincitore Innovation Luminary Award 2017), conduce Fabio Roggiolani (v. pres GIGA)

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Mercoledì 15 luglio 2020 Ecosalute TUTTE LE NUOVE CURE PER LA PANDEMIA, PRIMA, DURANTE E DOPO

TUTTE LE NUOVE CURE PER LA PANDEMIA, PRIMA, DURANTE E DOPORELATORI: Rosaria Ferreri (Virologo, medico omeopata C.Med. Integr. ASL Toscana SudEst), Paolo Cunial (Espero Ventilazione), Giuseppe Bon, Roberto Galli, Salustino Wong (Maestri Tai Chi)

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Mercoledì 15 luglio 2020 Sessione del pomeriggio DUE APPUNTAMENTI: DALL'AUTOCURA ENERGETICA DELLE SCUOLE ALL'EQUITY CROWDFUNDING PER LE PMII

DUE APPUNTAMENTI: DALL'AUTOCURA ENERGETICA DELLE SCUOLE ALL'EQUITY CROWDFUNDING PER LE PMIL’AUTOCURA ENERGETICA DELLE SCUOLEDiario di un grande progetto per mettere in sicurezza e portare a energia zero tutte le scuole del paese. Con gli studenti e i professori che hanno partecipato al primo anno di percorso. Incontro con gli studenti dei Fridays For Future.RELATORI: Fabio Roggiolani (Giga), Peppe De Cristofaro (Sottosegr. Pubbl. Istruz.), Dario De Rosa (Eless), Andrea Parrini (PM Service), Mirella Sorbello (Liceo Varchi Montevarchi), Tony Vellutini (Ist. Fossombroni Arezzo), Giustino Melchionne (IISS Righi Taranto), Fortuna Sorrese (Liceo Majorana Roma)EQUITY CROWDFUNDING:L’EVOLUZIONE DELL’EQUITY CROWDFUNDING OLTRE ALLA PROSPETTIVA DELL’INCENTIVO FISCALE DEL 50%RELATORI: Alessandro Scutti (Starsup), Perché investire nell’Equity e chi sono gli investitori ideali; Massimiliano Braghin (InfinityHub), Storia di otto campagne di successo; Edoardo Reggiani (BacktoWork), Il futuro dell’Equity Crowdfunding – tra private banking, mercato secondario e strumenti di debito; Antonella Grassigli (Doorway), L’apporto di Business Angels e Angel Investor nel processo di campagna crowdfundingCASE STUDIES CAMPAIGN MANAGER:• Starsup: Verde 21• Infinity Hub: Way Dolce ER• BacktoWork: Fin-Novia• Doorway: Aortic Lab

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Mercoledì 15 luglio 2020 Sessione del mattino NO AL PONTE SULLO STRETTO, SÌ ALLE AUTOSTRADE DEL MARE

Grandi opere sì, ma quelle giuste e tra queste ritornare in mare per spostarsi lungo tutta la penisola. Meglio raggiungere la Sicilia solo con un ponte dalla Calabria oppure con cento rotte al giorno, da ogni parte d’Italia?RELATORI: Roberto Roasio (Ecomotive Solutions), Mauro Coltorti (pres. Comm. Trasporti Senato), Giuliano Gabbani (Resp. Scient. GIGA), Piero Formica (Maynooth University, Irlanda), Fabio Roggiolani (Ecofuturo), Elio Ruggeri (Snam Head of Global LNG)

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Mercoledì 15 luglio 2020
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Pale eoliche simili ad ali di gufo: così gli scienziati riducono il rumore

Gio, 07/16/2020 - 08:00

Questa caratteristica ha ispirato un team di ricercatori – provenienti dalle Università di Lehigh, Virginia Tech, Florida Atlantic e Cambridge – alla ricerca di soluzioni che rendessero le turbine eoliche più silenziose.

Il segreto si trova in quella sorta di lanugine che ricopre le ali dei gufi, al microscopio una moltitudine di peli posizionati come in una foresta: all’inizio quasi perpendicolari alla superficie come tronchi, poi piegati a formare una copertura con estremità ricurve incastrate tra esse. I primi elementi in plastica sono stati creati utilizzando la stampa 3D e mimano questa conformazione: posizionati sulle turbine, riescono a ridurne il rumore di circa 10 decibel.

 

In copertina: immagine di Armando Tondo

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Autostrade: i Benetton pagano 3,4 miliardi|Violento nubifragio a Palermo|Covid: prepararsi a una seconda ondata

Gio, 07/16/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Autostrade, i punti dell’accordo: i Benetton pagano 3,4 miliardi, i pedaggi scenderanno. Conte: «Ho difeso l’interesse pubblico»;

Il Giornale: Palermo, pioggia fa due morti. “Orlando pensa ai migranti”. Una bomba d’acqua inaspettata ha colpito il capoluogo siciliano. Danni ingenti;

Il Manifesto: Lancet: «Il declino dell’Homo sapiens sta per cominciare»;

Il Mattino: «Prepararsi a una seconda ondata». La Ue vara nuove misure anti-virus;

Il Messaggero: Le “stanze degli orrori” sul deep web: 17enni pagavano per vedere bimbi uccisi in diretta;

llsole24ore: Borse euforiche sui vaccini. A Milano (+2%) exploit di Atlantia (+26,6%) dopo intesa su Aspi – Niente revoca, broker positivi sul titolo – Moderna più vicina al vaccino Covid;

Il Fatto Quotidiano: Aiello (M5s) paragona deportati e testimoni di giustizia: ‘Ma ebrei fortunati perché uccisi’. Poi si scusa;

La Repubblica: Covid, “anche i bambini si ammalano gravemente”;

Leggo: L’infettivologo Galli: «Autunno critico per la battaglia al Covid, indispensabile il vaccino influenzale per tutti, anche i bimbi»;

Tgcom24: Banksy, i “ratti” cancellati a tempo di record dalla metropolitana di Londra;

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Cosa sono i pannelli fotovoltaici organici? (VIDEO)

Mer, 07/15/2020 - 19:00
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L’indagine di Legambiente: le spiagge italiane sono sommerse dai rifiuti

Mer, 07/15/2020 - 18:00

Siamo nel pieno dell’estate 2020 e a molti sarà capitato di trascorrere una giornata al mare, in compagnia della propria famiglia, amici e … degli immancabili rifiuti abbandonati sulle nostre spiagge.

L’indagine “Beach Litter 2020” condotta ogni anno da Legambiente ha dimostrato che i litorali italiani sono letteralmente sommersi dai più svariati rifiuti, a partire dai fastidiosissimi e intramontabili mozziconi di sigaretta, agli oggetti in plastica monouso, fino a giungere alla nuova piaga ambientale: guanti e mascherine.

La responsabilità di questa vergognosa situazione non può essere ricondotta soltanto all’inciviltà umana, ma anche alla “mancata depurazione, cattiva gestione dei rifiuti sulla terraferma che, attraverso corsi d’acqua e scarichi, arrivano in mare e sui litorali.”

654 rifiuti ogni cento metri di spiaggia

I volontari di Legambiente si sono imbattuti in 654 rifiuti ogni cento metri di spiaggia; praticamente un rifiuto a ogni passo. E’ allucinante: su 43 spiagge monitorate in 13 regioni italiane è stato censito un totale di 28.137 rifiuti in un’area di 189 mila metri quadri.

L’80% è plastica, la piaga del secolo: nonostante il lockdown abbia imposto il blocco di tutte le attività, la paura della diffusione del contagio ha provocato un ritorno all’usa e getta, nonostante il diviento, sancito dall’Unione Europea, di utilizzo di plastica monouso entro il 2021.

Non solo plastica

Le nostre spiagge non sono invase soltanto dalla plastica, che può impiegare fino a 450 anni per degradarsi, ma anche da vetro/ceramica (10%), metallo (3%), carta/cartone (2%), gomma (2%), legno lavorato (1%). Alcuni litorali sono diventati delle vere e proprie discariche abusive. La situazione è davvero vergognosa.

Quasi la metà dei rifiuti monitorati riguarda proprio i prodotti al centro della direttiva europea sulla plastica monouso: anche alla luce di questi risultati l’Italia deve recepirla prima della scadenza del luglio 2021 – ha dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente –  Dopo la messa al bando dei cotton fioc non biodegradabili e delle microplastiche nei cosmetici, cui abbiamo contribuito con le nostre instancabili denunce, diverse delibere comunali hanno anticipato il bando delle stoviglie usa e getta, e intere catene di supermercati ne hanno abolito la vendita: non possiamo vanificare gli sforzi fatti verso l’adeguamento alla direttiva, che vieterà alcuni prodotti monouso sul territorio nazionale e indicherà forti limitazioni e la responsabilità estesa dei produttori ad altri prodotti”.

Legambiente invita alla responsabilità del singolo cittadino, non solo attraverso la giusta differenziazione de rifiuti, ma anche grazie a scelte consapevoli, che mirino a ridurre il più possibile l’utilizzo di materiali non riciclabili, che fanno male all’ambiente, ai nostri mari e, di conseguenza, alla nostra salute e a quella dell’ecosistema.

#GolettaChallenge

Al fine di prenderci cura del nostro mare e delle nostre spiagge, Legambiente ha lanciato la sfida social #GolettaChallenge: a chi aderirà sarà chiesto di ripulire dai rifiuti un pezzetto di spiaggia e di condividere la foto sui social, sfidando tre o più amici a fare altrettanto e includendo nel post il tag di Legambiente e l’hashtag #GolettaChallenge.

Vogliamo davvero navigare in un mare di plastica?

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Covid-19: “Quando l’Italia ha chiesto aiuto all’Europa non ha risposto nessuno”

Mer, 07/15/2020 - 15:52

Una inchiesta di The Guardian svela i problemi di coordinamento tra Commissione Europea e Stati membri, gli intoppi burocratici, gli egoismi dei singoli Stati. Ne esce un quadro non dissimile da quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo in Italia in relazione al confuso rapporto tra Stati centrale e Regioni e alla farraginosità e lentezza delle procedure, intollerabile in situazioni di emergenza.

Di seguito la traduzione di un’ampia sintesi dell’inchiesta. Il testo integrale dell’inchiesta in inglese si può leggere qui: https://www.theguardian.com/world/2020/jul/15/revealed-the-inside-story-of-europes-divided-coronavirus-response

26 febbraio: l’Italia chiede aiuto

Il 26 febbraio, con il numero di italiani infettati dal coronavirus che triplicava ogni 48 ore, il primo ministro Giuseppe Conte ha chiesto aiuto agli altri Stati membri dell’UE.

Gli ospedali italiani rischiavano di essere sopraffatti. Medici e infermieri avevano esaurito le maschere, i guanti e i grembiuli di cui avevano bisogno e i medici erano costretti a sostituirsi a Dio scegliendo a quali malati critici dare assistenza a causa della mancanza di ventilatori.

Un messaggio urgente è stato trasmesso da Roma al quartier generale della Commissione europea a Bruxelles. Le specifiche delle esigenze dell’Italia sono state caricate nel sistema comune di comunicazione e informazione di emergenza dell’UE (CECIS).

Ma quello che è successo dopo è stato uno shock. La chiamata di soccorso è stata accolta dal silenzio.

“Nessuno Stato membro ha risposto alla richiesta dell’Italia e alla richiesta di aiuto della Commissione”, ha dichiarato Janez Lenarčič, commissario europeo responsabile della gestione delle crisi. “Il che significava che non solo l’Italia non era preparata … Nessuno era preparato … La mancanza di risposta alla richiesta italiana non è stata tanto una mancanza di solidarietà. Era una mancanza di equipaggiamento. “

Quale scopo ha il progetto europeo?

Circa 180.000 cittadini europei, in tutta l’area economica europea e nel Regno Unito, sono morti di coronavirus e 1,6 milioni sono stati infettati da quando la malattia si è insinuata nel continente nel dicembre dello scorso anno.

Il vero numero di morti è quasi certamente superiore a quello finora registrato. Il recente aumento delle infezioni in Serbia e nei Balcani è motivo di grande preoccupazione. Il continente è ora diretto verso la peggiore recessione economica dalla Grande Depressione degli anni ’30.

Ai leader sono state poste domande fondamentali su quale scopo abbia il progetto europeo se gli Stati non si aiutano reciprocamente nei momenti più bui. Questo fine settimana i 27 capi di stato e di governo dell’UE si incontreranno a Bruxelles per la prima volta di persona dopo cinque mesi per cercare di tracciare una via da seguire.

Oggi, attraverso sia l’analisi dei registri interni che attraverso interviste con dozzine di funzionari ed esperti dell’UE sia a Bruxelles che nelle capitali europee, il Guardian ha ricostruito l’intera storia di come l’Europa sia diventata l’epicentro di una pandemia globale e quali lezioni chiave potrebbero essere apprese da questa vicenda.

L’inutile allarme di Capodanno

Mentre milioni di europei si preparavano per le celebrazioni per il loro Capodanno, i funzionari dell’ufficio di Stoccolma dell’agenzia europea per la salute pubblica, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC), hanno ricevuto per la prima volta un avviso di un gruppo di casi di polmonite in Cina di origine sconosciuta.

Istituito nel 2005 in risposta allo scoppio di Sars due anni prima, l’ECDC offre consulenza scientifica. Non può fare di più. La responsabilità per la salute rimane interamente dei governi nazionali dell’UE e non della commissione europea o delle sue agenzie. Nonostante i suoi limiti, il compito dell’ECDC è quello di monitorare l’intero orizzonte internazionale e dare l’allarme agli Stati membri.

L’agenzia ha dato la sua prima valutazione della minaccia il 9 gennaio, ha ricordato il direttore dell’organismo, il dott. Andrea Ammon. “A quel tempo, l’idea era che la maggior parte dei casi fosse  collegata a questo mercato di animali vivi nella città cinese di Wuhan”, ha detto al Guardian. “Circa due settimane dopo si è scoperto che avveniva una trasmissione da uomo a uomo e questo ovviamente ha cambiato tutto ciò che devi fare”.

17 gennaio: solo 12 Stati alla conferente call, l’Italia no

La preoccupazione iniziale era come mantenere la malattia fuori dai confini dell’UE. Il 17 gennaio è stata indetta una prima conference call sul coronavirus. Ma solo 12 dei 27 stati membri, più il Regno Unito, hanno partecipato.

Wolfgang Philipp, capo di una piccola squadra all’interno del dipartimento sanitario della Commissione a Lussemburgo, ha presieduto l’incontro. Ha detto ai presenti che alcune dozzine di persone a Wuhan erano state infettate da un nuovo ceppo di coronavirus.

Con 300.000 persone che si aspettavano di viaggiare in Europa dalla Cina quel mese, molti per festeggiare il capodanno cinese il 25 gennaio, la domanda era cosa fare sui voli diretti da Wuhan a Londra, Parigi e Roma.

Lo screening di tutti gli arrivi in aeroporto con controllori dei sintomi e termometri era ritenuto in gran parte inefficace nel fermare la diffusione del virus, ha detto un funzionario dell’ECDC al comitato. Il comitato ha invece raccomandato di tenere sotto stretta osservazione i passeggeri sui 12 voli settimanali che arrivano in Europa da Wuhan.

Il Regno Unito e la Francia hanno condiviso informazioni su ciò che stavano facendo negli aeroporti. Ma non vi è stato alcun aggiornamento da parte del governo italiano, uno dei tanti assenti. Il rappresentante italiano non aveva notato l’e-mail che lo invitava alla riunione.

Ogni Stato fa per sé

La commissione aveva programmato di rilasciare raccomandazioni sulle misure alle frontiere. Ma gli stati che hanno partecipato alla conference call non si sono detti d’accordo, preferendo che ogni stato potesse prendere le sue autonome decisioni in merito. Era un primo segno delle difficoltà che la commissione avrebbe dovuto affrontare in seguito.

Ursula Van Der Lyen, la neofita

La pandemia avrebbe potuto essere una crisi su misura per una persona come Ursula Von der Leyen, un medico prima di intraprendere una carriera politica che l’avrebbe portata al ministero della difesa tedesco. Si era appena trasferita nella sede esecutiva dell’UE, a dicembre.

“La commissione avrebbe potuto prendere una posizione forte  in precedenza”, ha detto un funzionario dell’UE. “Ursula Von der Leyen è intelligente. Ma era nuova a Bruxelles. Non chiedi agli stati membri se vogliono essere coordinati, semplicemente lo fai. La salute è una competenza nazionale ma puoi forzare le cose. “

Se è stato un inizio balbettante da una novizia di Bruxelles, la gravità di ciò che stava accadendo in Cina era almeno compreso all’inizio di alcune parti della commissione.

“Abbiamo convocato la prima riunione del cosiddetto comitato di coordinamento delle crisi il 28 gennaio”, ha affermato Lenarčič. “La commissione ha preso sul serio questa minaccia. E non abbiamo cambiato rotta nel nostro approccio serio. Anche quando le voci si moltiplicarono là fuori che “tutto questo si spegnerà da solo”. Non abbiamo nemmeno cambiato rotta quando alcuni altri stavano giocando con concetti tipo immunità di gregge. “

Covid-19, Brexit e i media

Ma se le campane d’allarme suonavano per la commissione, i media avevano altri interessi. Il Regno Unito stava per lasciare l’UE dopo 47 anni di adesione.

“Siamo andati alla conferenza stampa sul coronavirus e la sala stampa era quasi vuota”, ha ricordato Lenarčič. “Abbiamo chiesto che tutti gli Stati membri prendessero sul serio questo tema e si preparassero. Speravamo che ci sarebbe stata qualche eco nei media il giorno successivo. Ma non ne abbiamo trovato molto perché tutta l’attenzione dei media a Bruxelles era, a quel tempo, dedicata all’ultima sessione della plenaria del parlamento europeo alla quale partecipavano i membri del Regno Unito ”.

“Così sono passati alla storia un sacco di filmati legati alla Brexit di persone che cantano tenendosi per mano in plenaria”, ha detto Lenarčič. “Capisco che è stato un momento storico, è stato un momento triste, è stato un momento emotivo. Ma tutto ciò non cambia il fatto che avevamo un importante allarme da lanciare quel giorno. E l’abbiamo fatto, ma non ha avuto molta eco.”

Una drammatica sottovalutazione

L’ECDC nella stessa settimana ha consigliato ai governi di rafforzare le capacità dei loro ospedali e, in particolare, le unità di terapia intensiva.

L’urgenza dell’avvertimento non ha colpito le capitali. “Penso che abbiano sottovalutato la velocità di diffusione del coronavirus”, ha affermato Ammon, ex capo dipartimento di epidemiologia delle malattie infettive presso il Robert Koch Institute di Berlino. ”Perché è una situazione diversa se devi cercare un aumento della capacità di ricovero entro due settimane o entro due giorni.”

Nel frattempo, il virus continuava a diffondersi tranquillamente.

30 gennaio: 2 turisti cinesi infetti e Roma

Il 30 gennaio, due turisti cinesi a Roma sono risultati positivi al coronavirus. Il governo italiano ha immediatamente vietato tutti i voli da e per la Cina e ha cercato una riunione dei ministri della salute dell’UE per spingere per misure più rigorose di screening dell’ingresso in tutta Europa.

Ma l’incontro ha richiesto tre settimane per organizzarsi. Il governo croato, detentore della presidenza di turno dell’UE, era stato coinvolto in uno scandalo finanziario durante il quale il primo ministro, Andrej Plenković, era stato costretto a licenziare il suo ministro della sanità, Milan Kujundžić. Quando i ministri della salute si sono finalmente riuniti il 13 febbraio, stavano ormai spuntando sacche di casi in molte zone.

La risposta alla minaccia del coronavirus è stata “pronta ed efficace”, ha dichiarato il nuovo ministro della sanità croato, presiedendo la riunione del consiglio.

Ma un rapporto ECDC interno datato il giorno dopo l’incontro ha fornito un resoconto piuttosto diverso, elencando una litania di cose che erano ancora sconosciute sul virus e sui suoi rischi per l’Europa. Lo “stato di preparazione nei diversi Stati membri” era “incerto”, si legge.

Scorte di mascherine distrutte

La dura realtà era che nei mesi e negli anni precedenti l’arrivo del coronavirus in Europa, le scorte di dispositivi di protezione individuale (DPI) erano diminuite. Le scorte di emergenza delle maschere erano scadute, erano state distrutte e mai sostituite. I piani di preparazione pandemica non erano aggiornati.

La Francia per esempio deteneva 1,7 miliardi di maschere protettive nel 2011, ma ora ne aveva solo 117 milioni.

Sembrava che nessuno avesse una presa su ciò che stava accadendo.

Fino al 23 febbraio, i voli che trasportavano donazioni di DPI stavano lasciando l’Europa per la Cina nella speranza di contenere lì il virus. Ma la verità sgradevole era che l’Europa stessa era esposta.

“La mia collega, la commissaria per la salute Stella Kyriakides ha sempre chiesto i dati agli Stati membri”, ha dichiarato Lenarčič, ex ambasciatore sloveno presso l’UE. “In base alle mie informazioni, non hanno mai ricevuto i dati completi che avrebbero consentito alla commissione di avere un quadro chiaro delle scorte di attrezzature e capacità delle unità di terapia intensiva. E in molti casi è emerso che gli stessi Stati membri non avevano un quadro chiaro delle loro disponibilità”.

Ogni Stato pensa a sé e danneggia gli altri

Nel fine settimana del 29 febbraio e 1 marzo, oltre 2.000 persone sono state infettate in Europa. In Italia erano morte 35 persone. Von der Leyen ha deciso di mettersi in prima linea nella crisi nominando una squadra di commissari per la risposta alla crisi del coronavirus che coprisse tutto, dalla salute all’economia e ai confini.

Il nuovo team è stato presentato ufficialmente il lunedì.

Tuttavia, nel giro di poche ore, gli europei hanno assistito a uno dei maggiori fallimenti dell’intera storia dell’Unione Europea. In piena crisi i paesi europei hanno agito individualmente per imporre restrizioni all’esportazione di forniture mediche chiave ai vicini.

Il 3 marzo, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha annunciato che stava requisendo “tutte le scorte e la produzione di maschere protettive”. Il giorno successivo, il governo tedesco ha vietato l’esportazione di DPI.

Un totale di 15 Stati membri ha posto restrizioni ai movimenti di attrezzature o farmaci all’interno dell’UE durante l’epidemia. Camion di maschere, guanti e abiti protettivi erano fermi ad alcune frontiere. I leader europei si sono accusati l’un l’altro di minare la solidarietà dell’UE e il mercato unico.

Le spedizioni di DPI destinate ai paesi dell’UE che sono arrivate nei porti in Germania e Francia sono state “semplicemente rubate”, ha affermato una fonte. Nel frattempo i governi belga e olandese stavano acquistando gli ingredienti per produrre farmaci chiave e li consegnavano negli ospedali per essere prodotti in loco.

Con una fornitura limitata di questi ingredienti in Europa, la mossa ha ostacolato gli sforzi dell’industria farmaceutica per aumentare la produzione di medicinali necessari per trattare i casi più gravi di coronavirus.

Chiusure unilaterali di confini

Quando i ministri della sanità europei hanno partecipato a una seconda riunione del consiglio il 6 marzo, la commissaria per la salute Stella Kyriakides, sottolineava l’importanza dell’unità europea. “Oggi chiedo a tutti voi di impegnarvi a lavorare tutti insieme, apertamente e in modo trasparente, in uno spirito di solidarietà per garantire una risposta politica coerente”, ha affermato Kyriakides.

Tuttavia, pochi giorni dopo, la Germania ha chiuso unilateralmente i suoi confini, portando il continente a fermarsi, con 50 km di code sul confine tedesco-polacco. Le divisioni della vecchia Europa sembravano essere tornate.

“Non è un problema chiudere il confine ma devi parlare con il tuo vicino dall’altra parte per coordinarti con lui e alcuni non lo hanno fatto”, ha detto Lenarčič. “Questo era sbagliato e ha creato molti problemi. Ha ostacolato il flusso di merci, compresi alcuni beni essenziali come le attrezzature mediche.”

E’ stato un momento che fa riflettere coloro che hanno fede nell’Unione.

Lockdown in ritardo

Dal 9 marzo, a partire dall’Italia e terminando il 23 marzo, quando Boris Johnson alla fine ne ha seguito l’esempio, i governi europei hanno chiuso le loro economie una alla volta. Solo la Svezia ha fatto una scelta diversa.

Secondo alcuni i lockdown sono arrivati troppo tardi. “Se l’Italia l’avesse fatto 14 giorni prima sarebbe stato meglio. Il ministero della salute voleva farlo, ma ci è voluto del tempo per convincere il governo ”, ha affermato il prof. Walter Ricciardi, consigliere del ministero della salute italiano. “Ma gli altri stati membri hanno avuto l’esperienza italiana e non l’hanno seguita … È stato molto difficile per i ministri della salute convincere i ministri delle finanze e i primi ministri che questa era una situazione grave”.

Niente DPI e ventilatori

Il 12 marzo, gli esperti di Von der Leyen le dissero che lo scoppio del coronavirus in Europa non poteva essere fermato. Il giorno dopo, il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò che l’Europa era ora l’”epicentro” della pandemia globale.

Per la commissione, l’imperativo principale era quello di procurarsi le apparecchiature. Ricciardi, tuttavia, ricorda la sua profonda delusione per ciò che poi accaduto. “All’epoca avevamo un disperato bisogno di DPI e ventilatori ed era quasi impossibile trovarli sul mercato”, ha ricordato Ricciardi. “Quindi il nostro appello era la distribuzione di ciò che era presente in Europa e l’effettuazione di appalti congiunti. Ma ci sono voluti due mesi per farlo. Non per mancanza di volontà della commissione europea ma per la lentezza del meccanismo burocratico. Avevamo i ventilatori solo quando la nostra situazione acuta era finita. “

La commissione aveva inizialmente sollevato l’idea di approvvigionamento congiunto di DPI, di diventare “un grande acquirente”, a metà gennaio, ma aveva dovuto riscontrare una mancanza di interesse da parte degli Stati membri. Il 5 febbraio è stato deciso di avviare una valutazione formale di ciò di cui gli Stati membri potessero avere bisogno.

Sono state quindi necessarie due settimane e un certo numero di scadenze mancate per consentire ai governi di consegnare le informazioni. A quel punto le scorte globali erano state gravemente esaurite e gli Stati membri stavano contattando individualmente i produttori cinesi, creando ulteriore concorrenza sul mercato tra loro.

Entro giovedì 12 marzo, il sistema di appalto congiunto non aveva garantito un solo produttore. La prima consegna di maschere nell’ambito del sistema è avvenuta l’8 giugno.

Un sistema diverso per il futuro

Per il futuro gli Stati membri potrebbero essere responsabili dell’approvvigionamento delle forniture mentre la commissione gestirebbe la loro distribuzione e coprirebbe la maggior parte dei costi. Lenarčič crede che questo sia il modello da seguire mentre i leader si riuniranno venerdì a Bruxelles per discutere il budget dei prossimi sette anni e i piani per il Recovery Fund.

“Nell’ultima proposta di bilancio della commissione, il finanziamento per la salute passa da € 400 milioni a € 9 miliardi”, ha detto. “L’intera logica è fornire alla Commissione i mezzi per supportare maggiormente gli Stati membri. Perché quando l’Italia ha chiesto aiuto, nessuno poteva darle aiuto”. La commissione vuole acquistare attrezzature per le scorte anziché fare affidamento sulla generosità degli Stati membri. Vuole espandere il tipo di attrezzature disponibili per coprire potenziali crisi chimiche, biologiche o nucleari. “Vedo una lezione molto chiara”, ha detto Lenarčič. “C’è il desiderio di una stragrande maggioranza dei cittadini europei di avere più Europa su questioni come questa”.

Ricciardi è d’accordo. Ritiene inoltre che l’ECDC dovrebbe essere un organo decisionale e non solo consultivo in tempi di crisi e che è vitale che la commissione sia alla testa del coordinamento. “Gli Stati membri devono apprendere che dobbiamo prepararci per questa nuova normalità; questo sarà solo il primo di una serie di eventi”, ha affermato. “Altri ne potremo avere in futuro. I modelli di comportamento, commercio e turismo stanno cambiando in tutto il mondo. Se non ce ne rendiamo conto, saremo seriamente danneggiati. “

Nella foto il caffè Florian di Venezia durante il lockdown – Foto di Sergy Brylev

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Coronavirus: chi saranno i vincitori e i perdenti nel nuovo ordine mondiale?

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Covid-19, in Puglia “Start” assegna 2mila euro in più

Mer, 07/15/2020 - 12:45

Professionisti iscritti a casse private e titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, attivi alla data del 1° febbraio 2020, colpiti dalla crisi economica scaturita dal Coronovirus, potranno usufruire da oggi di un contributo una tantum di 2mila euro. Sarà infatti attiva dal pomeriggio del 15 luglio, sulla piattaforma Sistema Puglia, la misura “Start” voluta dall’assessorato al Lavoro, Istruzione e Formazione della Regione.

L’utilizzo di fondi europei

La misura straordinaria è pensata per sostenere i lavoratori autonomi, titolari di Partita Iva e professionisti a basso reddito che finora hanno ricevuto solo i 600 euro di sostegno economico previsti dalle misure governative. La misura “Start” è stata finanziata dalla Regione Puglia con 124 milioni di euro attraverso una riprogrammazione dei fondi europei ed è rivolta a soggetti con un reddito dichiarato non superiore ai 23mila euro.

Nessuna scadenza per la richiesta

Il contributo sarà concesso tramite procedura a sportello rapida e non competitiva. “Si tratta di un contributo equo che potrà essere sommato a quello nazionale”, specifica l’assessore regionale Sebastiano Leo. Nessun “click day” e tutto il tempo necessario per richiedere il contributo. “Abbiamo voluto in questo modo dare una mano concreta a una lunga lista di lavoratori che sono stati duramente colpiti sul fronte economico dalla pandemia, che ci ha costretto ad una lunga quarantena la scorsa primavera”.

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Solventi per smalto: i migliori per salute e ambiente

Mer, 07/15/2020 - 12:15

Il video su TikTok da 2 milioni di visualizzazioni ha fatto parlare di sé la crema leva smalto “innovativa” di Sephora: priva di acetone, che non puzza e strizza l’occhio a chi giustamente è attento alla salute e all’ambiente. Ma c’è da fidarsi? Cosa contiene questo tubetto dal look giovane e smart? Ed è effettivamente una novità? Cosa offre oggi il mercato?

Quanto meno un occhio all’ambiente

Marie Vanderstichel, Head of Incubator di THE SIGN TRIBE, start up della bellezza che distribuisce il prodotto per Sephora, ci ha spiegato: “A differenza dell’acetone, la nostra crema è fatta con un solvente – il propylene carbonate – che non è né irritante, né infiammabile, né considerato pericoloso. Si tratta dunque certamente di un’alternativa più dolce per il consumatore e le sue unghie rispetto al classico acetone. Purtroppo, non abbiamo effettuato uno studio di impatto ambientale. Ma, per essere il più sostenibile possibile, abbiamo una formulazione che è vegana e un prodotto che non ha un imballaggio secondario”. E – verissimo – anche solo questo non è poco. Il tubetto si presenta nudo e crudo, bello e pratico, senza inutili packaging.

Il parere del Centro Antiveleni

“Il prodotto sembra sicuro – ci conferma Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia – il suo principale ingrediente è effettivamente noto per non essere tossico. Ma non è certo una novità avere dei solventi per unghie privi di acetone. Addirittura, ce ne sono di privi di sostanza chimiche in assoluto”. E conviene sceglierli? “Beh, una volta comprovata la loro efficacia, certamente meno prodotti chimici e tossici si usano – dall’acetone in giù – meglio è. Importante tra l’altro ricordare l’importanza di tenere ogni tipo di solvente o detersivo o sostanza chimica anche solo potenzialmente tossica lontano dalla portata dei bambini”. In generale comunque, “tutti i solventi chimici aggressivi – in primis l’acetone – possono causare una polmonite chimica per inalazione”, continua Locatelli, e certamente sono aggressivi sulle unghie. Quindi partiamo dal presupposto che dimenticare il vecchio acetone è già un bel passo avanti.

Capire l’Inci (gli ingredienti)

Come orientarsi, però, tra le mille alternative al vecchio sistema? Prima di tutto, leggendo l’inci, ovvero la composizione del prodotto, è meglio se è presente un solo solvente in alte dosi che tanti solventi in piccole dosi. “In certi casi i levasmalto non contengono acetone ma più solventi chimici diversi – continua Locatelli – che possono essere più pericolosi perché si combinano e reagiscono tra loro, si potenziano a vicenda, finendo per creare una tossicità complessiva che è maggiore rispetto alla tossicità dei singoli ingredienti”. Dunque, in altre parole, se c’è un solvente alternativo all’acetone, presente in alta percentuale, è sempre meglio di tanti solventi a basse percentuali. E anche in questo la proposta di Sephora è interessante: il propylene carbonate è presente in una concentrazione al 70%, alla quale si uniscono poi semplici olii emollienti.

I solventi migliori

Semaforo particolarmente verde, inoltre, “anche per ingredienti quali l’alcol isopropilico o i solventi alcolici, tutti molto meno pericolosi dell’acetone”, aggiunge Locatelli.

Ma ancora meglio…

Volendo passare a prodotti totalmente green, e ben recensiti in rete in quanto a funzionamento, vi segnaliamo un esempio di prodotto naturale e ambientalista della ditta Americana Peacekeeper. Si chiama “Eco-Easy Vegan Nail Polish Remover” ed è composto unicamente da alcool proveniente dalla fermentazione della barbabietola da zucchero, glicerina, menta verde e rosmarino. Il composto è addirittura biodegradabile al 100% e completamente privo di allergeni. E’ liquido e si usa come i solventi tradizionali, magari con un pizzico di pazienza in più.

Ancora, altro esempio è Suncoat2in1 Gel Remover & Cuticle Balm, 100% naturale e vegano, anch’esso biodegradabile, senza acetone o acetato e capace – come tutti gli altri prodotti citati finora – di rimuove smalti convenzionali (non i semipermanenti). Come funziona? Si applica una piccola quantità di gel su ogni unghia, esattamente come il prodotto di Sephora, si stende con un panno o un batuffolo di cotone sulla superficie dell’unghia e si lascia agire per 2 minuti.

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Una bicicletta scolpita secoli fa in un tempio Balinese? Alieni sulla Terra nell’antichità?

Mer, 07/15/2020 - 11:32

Stupefacente quanto sembra una bici. Infatti è una bici! Sono molte le sculture moderne inserite nel restauro di antichi tempi e chiese.
Veramente incredibile come nascano bufale che poi non si riescono a fermare.
Prosegue il racconto di una serie di fantasmagorici fake orchestrati da alcuni furbastri che speculano sull’idea che l’umanità sia stata “creata” tramite manipolazione genetica sulle scimmie da alieni sbarcati sulla terra decine o centinaia di migliaia di anni fa.
Mi sono già occupato della questione, relativamente alle piramidi, nel libro: “La grande truffa delle piramidi. Non le hanno costruite né i faraoni né i marziani

Vedi articolo riassuntivo qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/27/bugie-sulle-piramidi/666995/

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Idea fai da te: il barattolo che calma i bambini

Mer, 07/15/2020 - 10:00

Dal canale YouTube La Viaggiatrice Olistica ci mostra come realizzare il barattolo della calma. Ispirato al metodo Montessori, è uno strumento che può aiutare i bambini a ritrovare la calma dopo un momento di stress o di rabbia. Cosa serve:

  • Barattolo vetro;
  • Colorante alimentare;
  • Colla glitter;
  • Acqua calda;
  • Brillantini in polvere,
Fonte: La Viaggiatrice Olistica

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Automazione e società (Video 5)

Mer, 07/15/2020 - 09:00

I robot ci “priveranno” del lavoro e degli affetti o ci libereranno dal peso del lavoro e ci aiuteranno a mantenere le nostre relazioni, anche se sempre più mediate? Roberto Paura, presidente dell’Italian Institute For the Future , ci spiega cosa stanno studiando.

L’Italian Institute For the Future è un’organizzazione no – profit nata a Napoli nel 2013 che si occupa di anticipare il futuro. Abbiamo raccontato cos’è in questo video.

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La Casa Bioenergetica (Infografica)

Mer, 07/15/2020 - 08:00

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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L’impianto produce acqua calda grazie al calore del sole.I pannelli vengono collegati a un boiler dove si accumula l’acqua calda, che in tal modo è a disposizione anche di notte e nelle giornate di brutto tempo. Con vetri semplici le dispersioni di una casa possono arrivare fino al 40%!Grazie a infissi in legno con tripli vetri ad alto isolamento, dove le intercapedini sono riempite con gas inerte si migliora notevolemente l’isolamento termico.

Spesso irrighiamo fiori e giardini con acqua potabile dell’acquedotto. Una follia!
Un sistema che recuperi l’acqua piovana raccolta dalle grondaie e la convogli in una cisterna potrebbe essere una soluzione semplice ed economica.
L’acqua piovana può essere usata anche per lavare l’auto o per gli scarichi dei WC.
Non contiene calcare! Una serra a vetri addossata alla parete sud della casa permette di concentrare il calore del sole diffondendolo in casa.
Piante rampicanti garantiscono una piacevole frescura nelle ore estive più calde. Fonte: La Casa BioEnergetica di Jacopo Fo Un impianto geotermico opportunatamente dimensionato e integrato con altri generatori di calore ad alta efficienza è in grado di riscaldare e raffrescare un edificio rendendo l’ambiente confortevole in inverno e in estate. La Casa BioEnergetica Per ottenere un kWp sono necessari dai 5 agli 8 metri quadrati di pannelli.Per coprire il fabbisogno di una famiglia media servono circa 3 kWp.Costo di un impianto da 3 KW: intorno ai 6.000€ PANNELLO
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Autostrade verso il default| Salvini: “Basta con il distanziamento sociale”| Negli anticorpi umani un gene cruciale per il vaccino

Mer, 07/15/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Dl sicurezza, verso l’accordo in maggioranza: le multe alle ong scendono a 560 euro;

Il Giornale: Scatta il pressing su Conte:”Rinvii le tasse a settembre”;

Il Manifesto: È il giorno della revoca, Autostrade verso il default. Fuori i Benetton. Conte non teme il ricorso di Aspi: il pubblico non può farsi ricattare da chi è responsabile del disastro. Perfino Renzi attacca Meloni e Salvini: sono loro ad aver votato il rinnovo ai Benetton;

Il Mattino: Viaggi e disco, le regole fino al 31 luglio. Aerei, ok bagaglio a mano in cabina | Video Obbligo termoscanner in volo | Così al mare;

Il Messaggero: Virus, individuato negli anticorpi umani un gene cruciale per il vaccino;

llsole24ore: Huawei esclusa dalle forniture 5G nel Regno Unito. La Casa Bianca plaude – La mappa della della rete veloce nel mondo – Soros: l’Europa fa bene a diffidare della Cina;

Il Fatto Quotidiano: Coronavirus, per Salvini l’emergenza è finita. E al Senato dice: “Basta con il distanziamento sociale”;

La Repubblica: E se avere gli anticorpi fosse un boomerang? Teoria italiana: “Chi si re-infetta ha la forma più intensa di malattia”;

Leggo: Scuola, Azzolina: «Gli studenti misureranno la temperatura a casa, responsabilità a famiglie»;

Tgcom24: ‘Ndrangheta, 8 arresti a Milano: fondi per l’emergenza coronavirus alla cosca;

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EcoFuturo 2020: riassunto primo giorno e sessioni integrali

Mar, 07/14/2020 - 21:20
Sessione del mattino ABBIAMO SCOPERTO L’IDROGENO PRIMARIO

APERTURA FESTIVAL ECOFUTUROABBIAMO SCOPERTO L’IDROGENO PRIMARIOL’Idrogeno che dai batteri viene prodotto come energia primaria. Dopo essere stato prodotto dalle biomasse in biodigestione batterica si può ricombinare con l’anidride carbonica che aziende italiane sanno recuperare e divenire nuovo biometano in attesa che il gestore della rete del gas sia pronto a farlo circolare in blending dentro la rete stessa.RELATORI: Vito Pignatelli (ENEA), Marco Benedetti (Vice Pres. Chimica Verde), Ugo Moretti (TPI), Christian Curlisi (CIB), Giovanni De Regibus (Ecomotive Solutions), Professor Wu (Taiwan University), Alessandro Bonvini (Snam Corporate Strategy & Market Analysis), Gianni Baroni (Aspro Italy)

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Martedì 14 luglio 2020 Sessione del pomeriggio 110 BUONE RAGIONI PER UN ECOBONUS

Proposte chiavi in mano per fare di un edificio sprecone, costoso ed insicuro il suo esatto contrario.La legge più importante mai approvata da un governo mondiale per ristrutturare green e per alimentare gli edifici con fonti di energia rinnovabile e democratica. Aziende e tecnologie su tutte le materie che vi consentiranno di fare bene, fare presto e curare il pianeta. La legge Fraccaro fa dell’ecologia non più una questione per chi può ma per chi ha semplicemente voglia di cambiare sul serio.RELATORI: Riccardo Fraccaro (Sottosegr. Presidenza del Consiglio dei Ministri), Jacopo Fo (attore, scrittore, artista), Riccardo Bani (Veosgroup – Pres. ARSE), Averaldo Farri (ZCS Azzurro), Marco Mari (V.Pres. GBC Italia), Tony Trevisi (Cons. Reg. Puglia), Agostino Re Rebaudengo (Asja Ambiente)

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Martedì 14 luglio 2020 Sessione della sera LUCA MERCALLI

LUCA MERCALLI (in collegamento streaming), insieme all’On. Tiziana Beghin (C. Delegaz. M5S Parlamento Europeo) conduce Stefano Zago (direttore Teleambiente)

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Martedì 14 luglio 2020
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Un clown cancellerà la camorra

Mar, 07/14/2020 - 17:00

Il Tappeto di Iqbal è un’associazione che ha sede nel quartiere Barra di Napoli. Attraverso il teatro, la giocoleria, la musica, Giovanni Savino e i suoi collaboratori aiutano i ragazzi meno fortunati a costruirsi un futuro, a non abbandonare la scuola e a non cadere nella mani della criminalità.

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Il sito de Il Tappeto di Iqbal https://www.iltappetodiiqbal.com

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I Sioux sconfiggono Trump e bloccano il gasdotto che attraversa il loro territorio

Mar, 07/14/2020 - 14:00

Il giudice federale Boasberg si è schierato dalla parte della tribù Standing Rock Sioux in lotta da annie ha ordinato la chiusura del gasdotto Dakota Access fino a quando non sarà effettuata una più ampia revisione ambientale.

Il giudice distrettuale americano ha dichiarato che l’impatto del gasdotto sul territorio è “altamente controverso”.

Il gasdotto Dakota Access

Il gasdotto, costato 3,8 miliardi di dollari è stato oggetto di mesi di proteste, a volte violente, durante la sua costruzione vicino alla riserva di Standing Rock Sioux, che si trova a cavallo del confine tra Nord Dakota e Dakota del Sud.

Il gasdotto sotterraneo di 1.886 km trasporta petrolio dal Nord Dakota attraverso il Sud Dakota e Iowa e verso un terminal nell’Illinois. Appena a nord della riserva di Standing Rock, passa sotto il fiume Missouri. La tribù attinge le sue acque dal fiume e ne teme l’inquinamento.

Nel dicembre 2016, l’amministrazione Obama aveva negato i permessi per l’oleodotto per attraversare il fiume Missouri e aveva ordinato una revisione ambientale completa per analizzare percorsi alternativi e l’impatto sui diritti sanciti dai trattati con la tribù Sioux.

Tuttavia nella sua prima settimana in carica, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per accelerare la costruzione senza revisione ambientale.

La costruzione è stata completata a giugno 2017.

Gli effetti della sentenza

La tribù ha contestato i permessi e adesso ha vinto. Di conseguenza, alla compagnia che gestisce Dakota Access è stato ordinato di ripetere la sua analisi ambientale, fatta in precedenza senza prendere in considerazione le preoccupazioni tribali o le opinioni degli esperti.

Il tribunale ha ordinato di chiudere e svuotare la linea che trasporta 570.000 barili al giorno entro 30 giorni.

Le proteste durante la costruzione del gasdotto

Le proteste durante la costruzione del gasdotto si sono verificate in diversi luoghi a causa delle preoccupazioni sull’impatto del gasdotto sull’ambiente e sui siti sacri per gli indiani d’America. Le nazioni indigene in tutto il paese si sono opposte all’oleodotto, insieme alle nazioni tribali Sioux direttamente interessate. Nel Nord Dakota, vicino alla riserva indiana di Standing Rock, quasi 15.000 persone da tutto il mondo hanno protestato, mettendo in scena un sit-in per mesi.

Nonostante le proteste grazie all’appoggio di Trump l’oleodotto è stato completato nel 2017 e il primo olio è stato consegnato attraverso il gasdotto il 14 maggio 2017. Questo però non ha fatto cessare le proteste delle popolazioni Sioux e ciò ha condotto alla storica sentenza del giudice federale.

Fotografia di: Terray Sylvester / Reuters Le ragioni delle proteste

Le preoccupazioni riguardano la sicurezza dell’impianto e il suo impatto su aria, acqua, fauna selvatica e agricoltura, a causa del rischio di guasti del gasdotto. Greenpeace e un gruppo di oltre 160 scienziati ambientali si sono espressi  contro il gasdotto.

Sunoco Logistics, l’operatore del gasdotto, ha versato petrolio greggio dai suoi gasdotti onshore più spesso rispetto a qualsiasi altro operatore statunitense di gasdotti, con almeno 203 perdite in un solo anno comunicate alla Pipeline and Hazardous Materials Safety Administration, per un totale di 3.406 barili

Espropri forzati

I proprietari terrieri dei terreni attraversati dal gasdotto hanno espresso la loro contrarietà per gli espropri forzati dei terreni di proprietà privata, in particolare terreni agricoli, a favore di una società che non ha dimostrato di apportare alcun sostanziale beneficio pubblico per i residenti.

Un attacco alla cultura indigena

Le tribù Standing Rock Sioux e Cheyenne River Sioux hanno anche dichiarato la loro opposizione al gasdotto Dakota Access sulla base del fatto che il gasdotto minaccia il “modo di vivere della tribù, la sua acqua, le persone e la terra”.

Le persone che combattono contro l’oleodotto si vedono come protettori della loro cultura, della loro comunità, della terra e dell’acqua e vedono come loro dovere opporsi a ciò che vedono come un atto di colonialismo degli eredi dei coloni americani.

La decisione di indirizzare il gasdotto vicino alla riserva è stata descritta da Jesse Jackson e altri critici come “razzismo ambientale”.

Aumenta la criminalità

L’invasione del gasdotto su Standing Rock e le altre comunità indigene ha aumentato i livelli di criminalità nelle aree colpite.

Invece di offrire i posti di lavoro inizialmente promessi per i residenti locali, le compagnie che hanno realizzato ed effettuano la manutenzione del gasdotto istituiscono campi per i propri lavoratori itineranti che si spostano da un sito all’altro (noti anche come “Accampamenti di uomini”) e questi campi portano alti livelli di traffico di stupefacenti, crimini legati all’alcool, violenze sessuali contro le donne.

Le donne Sioux in prima linea

Le donne Sioux sono state in prima linea nella resistenza contro l’oleodotto, che è stato definito “il serpente nero” di un’antica profezia e hanno organizzato proteste tra cui azioni di boicottaggio, blocchi e circoli di preghiera lungo la linea di costruzione. Una protesta che ha coinvolto tutte le generazioni di donne: alcune sono anziane e veterane di precedenti proteste, altre sono giovani.

Molte delle loro azioni sono state soffocate dalla violenza della polizia con l’uso di proiettili di gomma, gas lacrimogeni e arresti violenti.

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La maledizione di Glee, Naya muore per salvare il figlio

Mar, 07/14/2020 - 11:26

“A metà pomeriggio erano andati a nuotare ma poi la barca è stata portata via dalle correnti. Naya ha trovato abbastanza energia per raggiungere l’imbarcazione e salvare suo figlio, ma non abbastanza per salvare lei stessa”, così lo sceriffo William Ayub ha spiegato al mondo le circostanze della morte di Naya Rivera, la star di Glee annegata nel lago Piru, in California. È riuscita a portare in salvo il figlio Josey, quattro anni, facendolo risalire sulla barca che andava alla deriva. Il bambino, ha spiegato lo sceriffo, “ha raccontato che la mamma lo ha aiutato a risalire in barca. Quando ha guardato indietro l’ha vista scomparire sott’acqua”.

Il ruolo che l’ha fatta amare

Quasi tutto il cast della serie tv in cui Naya interpretava una cheerleader lesbica della William McKinley High School di Lima, nell’Ohio, si è unito ai familiari in una catena umana sulle rive del lago. Twitter sta impazzendo per commemorarla in tutto il mondo, Italia compresa. Il suo personaggio infatti è un culto riguardo i temi della scoperta della propria identità sessuale tra gli adolescenti. Un ruolo riconosciuto anche in molti commenti della comunità Lgbt nel giorno della scomparsa.

Una serie “maledetta”

Tante strane coincidenze rendono questa morte particolarmente toccante. Per una macabra coincidenza il corpo di Naya è stato ritrovato nel settimo anniversario della morte della co-star di “Glee” Cory Monteith, ucciso nel 2013 a Vancouver in Canada da una overdose di alcol e eroina. La tragica scomparsa di Cory si somma a quella di un altro protagonista, Mark Salling, con cui Naya aveva avuto una relazione tra il 2017 e il 2010. Sullo show della Fox, insomma, sembra esserci una maledizione. Mark era morto impiccato due anni fa a Los Angeles un anno dopo essere stato riconosciuto colpevole per possesso di pornografia infantile. Ma le morti precoci riconducibili alla serie non finiscono qui: un aiuto regista, Jim Fuller, ha perso la vita nel sonno per attacco di cuore, mentre nel 2014 l’assistente alla produzione Nancy Motes, la sorella di Julia Roberts, si era suicidata.

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Covid-19, gli infermieri francesi ottengono uno storico aumento di salario

Mar, 07/14/2020 - 10:52

Protestare funziona, ne abbiamo mille dimostrazioni, in Italia e all’estero. Poi ci sono Paesi dove non c’è una forte abitudine a scendere in piazza per reclamare i propri diritti, e Paesi in cui invece lo si fa puntualmente, e puntualmente si viene ascoltati: o quasi. È il caso della Francia, dove l’ultima vittoria è quella degli infermieri. Dopo mesi di dure proteste: et voilà, l’intera categoria riceve un sostanziale aumento di stipendio, comunque già molto maggiore della media italiana (dove però nessuno ha protestato). “Questo è un momento storico per il nostro sistema sanitario”, ha commentato il neo-primo ministro Jean Castex. Circa 450 milioni di euro del budget verranno destinati esclusivamente ai sanitari (medici e infermieri) del servizio pubblico.

Il confronto con l’Europa

Secondo il sito di settore Nurse 24, “in Italia un infermiere guadagna mediamente 30.631 euro lordi l’anno, contro i 34.204 della Francia, i 35.489 della Spagna, gli oltre 41mila della Germania e i 50mila e passa dell’Irlanda. Chi se la passa meglio? Il Lussemburgo, che stipendia i suoi infermieri con 83.274 euro l’anno. Ma anche i Paesi Bassi si difendono bene: 53.297 euro l’anno. Gli ultimi dati dell’Ocse evidenziano una forte disomogeneità tra gli stipendi di infermieri e medici in Europa e fanno dell’Italia il fanalino di coda dell’area europea”.

183 euro in più al mese

L’accordo raggiunto porta in tasca agli infermieri circa 183 euro al mese in più, per un totale di 8 miliardi di euro. Dopo gli sforzi nell’affrontare l’emergenza coronavirus, in tutto il mondo infermieri e dottori sono stati chiamati eroi e più o meno ovunque hanno chiesto che questo riconoscimento divenisse reale. Solo la Francia ce l’ha fatta e la sua lotta sociale continua ad essere un esempio e uno sprone per tutti gli altri. Soprattutto per noi.

Ma la protesta continua

Tanto per capirci, non paghi, alcuni sindacati hanno comunque indetto nel pomeriggio una nuova manifestazione per ribadire una serie di rivendicazioni e dire che l’accordo di settore non è sufficiente. Chapeau.

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Bottiglie Sensoriali: 8 idee fai da te per affinare i sensi

Mar, 07/14/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Una Mamma Mille Pasticci , Elena ci mostra come realizzare bottigliette sensoriali (sonore e visive) per i bimbi!

Un video tutorial per la creazione di 8 bottiglie sensoriali per aiutare il tuo bambino a sviluppare la sua curiosità e ad affinare i suoi sensi. La realizzazione è semplice e saranno utilizzati solo materiali di recupero. Cosa serve:

  • Bottigliette di plastica;
  • Oggetti vari per riempirle;
  • Colla a caldo.
Fonte: Una Mamma Mille Pasticci

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