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Aggiornato: 1 ora 17 min fa

Dal codice genetico dei centenari la possibilità di una nuova terapia contro le malattie cardiovascolari

Gio, 07/11/2019 - 13:06

Alcune persone vivono molto più a lungo della media, in parte anche grazie al loro DNA. Una ricerca tutta italiana mostra che potrebbe essere possibile replicare questo “dono genetico” anche per chi ne è sprovvisto. Si apre la strada ad un modello innovativo di terapia, capace di prevenire e combattere le malattie cardiovascolari attraverso un vero e proprio ringiovanimento dei vasi sanguigni.
Lo studio, condotto dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), dall’I.R.C.C.S. MultiMedica di Sesto San Giovanni (MI) e dal Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Scuola Medica Salernitana dell’Università degli Studi di Salerno, con il sostengo di Fondazione Cariplo e Ministero della Salute, è stato pubblicato sul giornale scientifico European Heart Journal ed è incentrato sul gene che codifica la proteina BPIFB4. In passato lo stesso gruppo di ricerca aveva individuato una variante di questo gene, la cosiddetta LAV (“longevity associated variant”), che prevale nelle persone dalla vita particolarmente lunga, oltre i cento anni. Ora i ricercatori hanno inserito, attraverso un vettore virale, il gene LAV-BPIFB4 nel DNA di animali da laboratorio particolarmente suscettibili all’aterosclerosi e, di conseguenza, a patologie cardiovascolari.
“I risultati – dice Annibale Puca, coordinatore di un’équipe di ricerca presso l’Università di Salerno e presso l’I.R.C.C.S. MultiMedica – sono stati estremamente incoraggianti. Abbiamo osservato un miglioramento della funzionalità dell’endotelio (la superficie interna dei vasi sanguigni), una riduzione di placche aterosclerotiche nelle arterie e una diminuzione dello stato infiammatorio”.
In altri termini, l’inserimento del “gene dei centenari” nei modelli animali ha provocato un vero e proprio ringiovanimento del sistema cardiocircolatorio. Lo stesso effetto positivo è stato ottenuto anche in laboratorio, questa volta non inserendo geni nelle cellule ma somministrando la proteina codificata dal gene LAV-BPIFB4 a vasi sanguigni umani.
A questi dati sperimentali i ricercatori hanno quindi aggiunto un ulteriore studio condotto su gruppi di pazienti. Si è visto prima di tutto che ad un maggiore livello di proteina BPIFB4 nel sangue corrispondeva una migliore salute dei loro vasi sanguigni. Inoltre proprio i portatori della variante genetica LAV avevano livelli di proteina maggiori.

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Foto di Nay Lin Aung da Pixabay 

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Il genocidio di Srebrenica

Gio, 07/11/2019 - 12:15

Ventidue anni fa, nel cuore dell’Europa, si compiva il massacro più brutale e sanguinoso dalla fine della seconda guerra mondiale. Nel luglio del 1995, a Srebrenica, cittadina nell’attuale Bosnia ed Erzegovina, oltre 8.300 uomini e ragazzi bosniaci – in gran parte musulmani – furono sterminati dall’esercito serbo-bosniaco.

Per non lasciare traccia della carneficina, i corpi delle vittime furono smembrati e i resti furono sotterrati in diversi punti, lontano da Srebrenica. Le ossa di una delle vittime, Kadrija Music, ragazzo di 23 anni ucciso a Srebrenica, sono state trovate in cinque luoghi diversi, in un raggio di 32 chilometri.

Dal 1995 a oggi sono state ritrovate 233 fosse comuni, in cui erano stati nascosti i corpi delle vittime di Srebrenica. Oggi oltre 6mila vittime sono seppellite nel memoriale di Potocari. Di alcune sono state ritrovate solo alcune ossa, ma per i familiari è importante avere un luogo in cui recarsi a piangere e ricordare i propri cari.

Secondo l’Istituto bosniaco delle persone scomparse, mancherebbero ancora all’appello i corpi di 1.200 vittime.

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È morto Vincent Lambert: vittoria o sconfitta?

Gio, 07/11/2019 - 12:01

Il 42enne tetraplegico era da oltre dieci anni in stato vegetativo. L’ultima sentenza della Corte di Cassazione aveva autorizzato il medico a staccare la sonda che lo alimentava, nel rispetto della legge del 2016 che vieta l’“ostinazione irragionevole” sui malati senza alcuna speranza di miglioramento

 Vincent Lambert, il 42enne tetraplegico in stato vegetativo dal 2008, è morto. Lo ha annunciato la famiglia a France Press, come riporta Le Figaro. Dopo l’ultima decisione del tribunale, i medici gli avevano sospeso cure e alimentazione da mercoledì della scorsa settimana.

Il caso è diventato simbolico del dibattito sul fine vita perché ha scosso la Francia per anni. La famiglia infatti si è divisa – anche con lunghe cause in tribunale – tra chi (i genitori) volevano tenere Lambert in vita e chi (la moglie ma anche sei tra fratelli e sorelle) hanno lottato per far rispettare la sua volontà di morire con dignità e quindi interrompere quello che hanno ritenuto un accanimento terapeutico. L’agonia durava da 11 anni, da quando Lambert fu coinvolto in un incidente stradale del 2008: da allora il 42enne si trovava in un letto attrezzato dell’ospedale di Reims, nel Nord della Francia.

Il caso e la battaglia legale che ne è seguita, era stato al centro di 34 decisioni di giustizia: l’ultima a fine giugno, quando i giudici della Corte di Cassazione avevano autorizzato il medico a staccare la sonda che alimentava e idratava il paziente, nel rispetto della legge del 2016 che vieta l’“ostinazione irragionevole” sui malati senza alcuna speranza di miglioramento. Dal 2 luglio scorso, quindi, i medici avevano staccato l’alimentazione. I genitori, Pierre e Viviane Lambert, vicini ai cattolici integralisti della Fratellanza Sacerdotale San Pio X, avevano paventato una denuncia per omicidio. (Fonte: Francia, è morto Vincent Lambert: era simbolo della battaglia sul fine vita – TPI)

Dalla stampa nazionale:

VINCENT LAMBERT, 10 RISPOSTE “A CHI GIUSTIFICA LA SUA EUTANASIA”. (…)Risposte alle dieci affermazioni più comuni che giustificano l’eutanasia di Vincent Lambert

La determinazione dei genitori di Vincent Lambert nei confronti della vita del figlio, nonostante le sue condizioni di grave disabilità, suscita ammirazione ma anche molti fraintendimenti e disprezzo. In un momento in cui Vincent sta letteralmente morendo di fame e sete, queste domande e obiezioni, che sono generali o specifiche per il caso di Vincent Lambert, meritano risposte.

1. “Sua madre dovrebbe portare il figlio a casa e prendersi cura di lui”: In realtà, i suoi genitori desiderano farlo e diverse autorità mediche hanno riconosciuto che Vincent potrebbe essere perfettamente curato nella casa dei suoi genitori. Essi hanno fatto diverse richieste ai tribunali francesi ma ciò è stato espressamente e sistematicamente rifiutato. Questo è il primo problema fondamentale di questo caso: Vincent Lambert non si trova in un centro di assistenza adeguata alla sua situazione. Egli non dovrebbe trovarsi in un reparto di cure palliative, ma in una casa o una clinica che sia adatta e specializzata per la sua disabilità. Alcuni ospedali e cliniche private specializzate in questo tipo di disabilità si sono offerte di accogliere Vincent Lambert nelle loro strutture, ma anche questo è stato sistematicamente rifiutato. In un intervento pubblico del 18 aprile 2018, settanta “medici e professionisti specializzati nella cura di persone con paralisi cerebrale in uno stato vegetativo o pauci-relazionale” hanno ribadito come è “ovvio che Vincent Lambert non è in fin di vita”. La durata media della permanenza in una unità di cure palliative in Francia è di 16 giorni. Vincent vive in un reparto di cure palliative da oltre 10 anni. Già questo dimostra molto bene come non sia in fin di vita.

2. “Nessuno vorrebbe vivere così, non è una vita”: Si, nessuno vorrebbe vivere in una situazione del genere. È tuttavia un sofisma concludere che si dovrebbe quindi eutanasizzare una persona che vive in una tale situazione. In effetti, non è perché si soffre di una o più malattie che si vorrebbe necessariamente morire. Nessuno vuole perdere un braccio in un incidente sul lavoro e diventare disoccupato. Tuttavia, se accade una cosa del genere, una persona non perde necessariamente la volontà di vivere. La risposta di una società empatica non dovrebbe essere quella di tenere una persona nella sua sofferenza invitandolo a porre fine alla sua vita in modo da non soffrire più, ma di curarla e aiutarla a capire che la vita vale la pena di essere vissuta. Inoltre, giudicare il valore della vita di una persona è pericoloso. Quali criteri consentono di affermare che una vita vale la pena di essere vissuta? Sono universali e accettati da tutti?

3. “Ha detto che non voleva essere tenuto in tale stato, rispettate la sua volontà”: Questo è un punto molto dibattuto. In effetti, Vincent non ha scritto disposizioni anticipate, sebbene fosse un infermiere e quindi ben informato di tale possibilità. Sua moglie sostiene di riferire ciò che lui le avrebbe detto e un fratello afferma di riferire i suoi “ultimi desideri”. Tutti gli altri fratelli, sorelle e suo nipote dichiararono che Vincent non aveva mai detto loro nulla al riguardo. Tutti, in ogni caso, hanno dedotto dalla sua personalità questo presunto desiderio di non essere tenuto in vita. Questa deduzione è affidabile?

La realtà è che molti di noi hanno già detto ai propri cari che non vorremmo vivere in uno stato di disabilità o di declino. Ciò non significa, tuttavia, che in quel caso vorremmo essere sottoposti ad eutanasia. Anche quando si esprime chiaramente questo desiderio mentre si è in buona salute, l’esperienza unanime dei caregivers (coloro che prestano le cure) è che, una volta che l’incidente si è verificato, la volontà cambia perché la volontà di vivere è spesso la più forte. Vincent Lambert ha avuto il suo incidente d’auto nel 2008. Ma è stato solo nel 2013, dopo una lunga conversazione con il Dr. Kariger, favorevole a “un percorso di fine vita”, che Rachel Lambert (la moglie di Vincent) ha affermato che tale era la volontà espressa dal marito. Fino ad allora non aveva mai fatto commenti pubblici a riguardo. Continua a leggere  (Fonte: DIFESAPOPOLO.IT)

EUTANASIA E TESTAMENTO BIOLOGICO: COSA PREVEDE IL NOSTRO ORDINAMENTO GIURIDICO. […]Come testimoniano vari casi avvenuti nel nostro Paese, l’eutanasia non è considerata una pratica legale dalla legge italiana.L’ordinamento giuridico, infatti, l’assimila all’omicidio volontario (perseguibile dall’art.575 del codice penale). Se c’è invece il consenso del soggetto affetto da malattia, si rientra nella fattispecie prevista dall’art.549, che disciplina l’omicidio del consenziente. Non è previsto nemmeno il suicidio assistito. La conseguenza per questi atti, sono diversi anni di carcere.

Solo nel caso in cui una persona sia tenuta in vita artificialmente da macchinari (e riversi in stato vegetativo), è prevista la possibilità che il giudice decida d’interrompere il presidio sanitario. Nel caso in cui l’individuo, in vita, non avrebbe mai acconsentito alla sospensione, non è possibile procedere. La conditio sine qua non, infatti, è sempre e comunque la volontà dell’interessato. Questo caso, ovviamente, non rientra nella definizione di eutanasia.

Il testamento biologico: Per meglio regolare quest’ultimo aspetto, il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva la legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. Molti la conoscono come “testamento biologico”, e sancisce il diritto della persona a stabilire anticipatamente le sue volontà nel caso in cui si trovi nella posizione di non poterlo fare. Continua a leggere[QUIFINANZA.IT]

Fonte immagine www.freemalaysiatoday.com

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Il senso del tatto guida i movimenti: lo studio dell’Ateneo pisano

Gio, 07/11/2019 - 10:06

Quando si afferra uno strumento, il senso del tatto, oltre a delineare le caratteristiche dell’oggetto, sarebbe in grado di dare indicazioni riguardo la posizione e il movimento degli arti mentre impegnati nell’esplorazione 

Un recente studio, condotto da un team di neuroscienziati e ingegneri dell’Università di Roma Tor Vergata, della Fondazione Santa Lucia, dell’Università di Pisa, e dell’Iit, ha permesso di realizzare una scoperta unica nel suo genere che amplia le conoscenze dei meccanismi che regolano il movimento del corpo umano. Anche il senso del tatto gioca un ruolo importante nel controllo dei gesti compiuti dagli uomini, quali i movimenti di braccia e mani. Finora gli esperti ritenevano che i recettori presenti nella pelle fossero in grado solo di dare informazioni fondamentali riguardo le caratteristiche di un oggetto, quali la rigidità o la presenza di elementi discontinui.

Lo studio nel dettaglio

I segnali di propriocezione, ovvero quelle informazioni che riguardano il senso della posizione e della velocità del corpo, sono stati finora associati erroneamente solo ai recettori meccanici presenti nel sistema muscolo-scheletrico.
“Lo studio ci ha permesso di dimostrare che questa separazione non è poi così netta, e abbiamo fatto un passo importante per capire come funziona la nostra percezione del mondo”, spiega Alessandro Moscatelli, esperto dell’Università di Roma Tor Vergata e della Fondazione Santa Lucia.
Nel momento in cui si afferra uno strumento, il senso del tatto, oltre a delineare le caratteristiche dell’oggetto, sarebbe in grado di dare indicazioni precise riguardo la posizione e il movimento degli arti, mentre impegnati nell’esplorazione.

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Foto di skalekar1992 da Pixabay

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La finta carne di pollo dal pisello: cos’è la soluzione perfetta per i flexitariani e chi sono

Gio, 07/11/2019 - 08:00

Gli scienziati hanno creato un nuovo alimento perfetto per vegetariani e vegani, ma soprattutto per flexitariani, cioè tutto coloro che stanno riducendo il consumo di carne e derivati senza eliminarli: è il finto pollo vegano nato dal pisello. Vediamo insieme cos’è il ‘planted.chicken’ e perché è perfetto per l’ambiente.

Una finta carne che sembra e sa di pollo ma che in realtà è un derivato di una pianta di piselli è la nuova creazione vegana ed ecosostenibile a cui stanno lavorando gli esperti che puntano ad una clientela non necessariamente vegetariana o vegana, ma anche solo flexitariana. Vediamo insieme cos’è questa finta carne di pollo e chi sono i flexitariani.

Carne di pollo finta e vegana. Lukas Böni, scienziato esperto in alimentazione, racconta di aver realizzato, insieme ai colleghi Pascal Bieri e Eric Stirnemann, un’alternativa vegana e sostenibile alla carne di pollo a cui ha iniziato a lavorare un anno e mezzo fa e che si chiama ‘planted.chicken’. Questa finta carne assomiglia visivamente e a livello di sapore a quella dei polli, con la differenza che inquina molto meno. Quindi non ha solo un valore ideologico, ma anche ecologico. Perché?

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Uccellini: le mangiatoie aumentano la popolazione urbana di specie un tempo rare

Gio, 07/11/2019 - 07:00

È un’abitudine sempre più diffusa quella di nutrire con una mangiatoia i piccoli uccelli nel balcone o cortile di casa. A causa dei cambiamenti climatici, della scomparsa degli habitat e anche del gran numero di gatti domestici lasciati incautamente liberi su balconi e giardini (potrebbe bastare un campanello al collo per rimediare), molte specie di uccelli sono a rischio. Consapevoli di questo, in Gran Bretagna – ma non solo – si abbellisce l’uscio con una mangiatoia (ce ne sono anche di molto divertenti, come dimostra la fotogallery).  

Adesso una ricerca evidenzia che questa abitudine sta aumentando la biodiversità tra i volatili nelle regioni urbanizzate.

Nei ’70 la metà degli uccelli abituati a nutrirsi grazie a queste mangiatoie appartenevano solo a due specie, storni e passeridi, dice lo studio, condotto dal British Trust for Ornithology e pubblicato su Nature Communications. Ebbene nel 2010 le specie sono triplicate, con l’arrivo tra gli altri dei cardellini (noti per il bel canto), palombe (o colombe) e codibùgnoli.

Lo studio ha evidenziato che circa la metà dei residenti britannici nutre gli uccelli selvatici, e questo aumenta la possibilità di sopravvivenza per ben 133 specie diverse, ovvero la metà delle specie registrate nel Regno Unito, ridisegnando il panorama della popolazione alata urbana.

La presenza dei cardellini tra gli uccelli che si nutrivano dalle mangiatoie ad esempio era all’8% nel 1972 ed è ora aumentata dell’87%. Le colombe nel 2012 erano l’88% in più che quarant’anni prima, mentre i codibùgnoli sono a più 77%

Infine, sono stati avvistati per la prima volta picchi, gazze, fagiani e picchi muratori; ma anche specie in transito migratorio come la capinera.

In cover: disegno di Armando Tondo

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Belgio, pedalare a 10 metri da terra: la pista ciclabile tra le cime degli alberi

Mer, 07/10/2019 - 21:15

In Belgio si può pedalare nel bosco, tra le cime degli alberi, grazie a una spettacolare pista ciclabile sopraelevata. Il percorso è lungo 700 metri e sale fino a un’altezza di dieci metri, in armonia con la natura circostante.

Fa parte di un più grande complesso di piste realizzate per promuovere il cicloturimo a nord della provincia di Limburgo, nelle Fiandre, tra cui un suggestivo percorso sull’acqua, che permette di pedalare attraversando un lago.

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La cannabis terapeutica non è un capriccio, e queste foto di italiani che ne fanno uso lo dimostrano

Mer, 07/10/2019 - 16:00

Un viaggio nell’Italia delle persone che, tra mille difficoltà, assumono cannabis a scopo terapeutico il libro “I volti della Canapa,” di Maria Novella De Luca.

Sulla carta, accedere alla cannabis terapeutica in Italia sembra semplice: si può andare all’ASL per richiederla, o recarsi dal proprio medico di base per una ricetta. Peccato però che, a causa di diversi problemi—diciamo così—logistici, la realtà sia totalmente diversa.

Innanzitutto, per ottenere la prescrizione di una terapia analgesica a base di cannabinoidi—dato che non rientrano tra i farmaci riconosciuti—si deve dimostrare che tutte quelle convenzionali siano risultate inefficaci. Poi, bisogna aspettare i tempi burocratici e soprattutto trovare un medico disposto a prescriverti davvero una terapia (e gli “obiettori” in questi casi sono moltissimi). Superati questi due scogli, infine, non è detto che il farmaco sia disponibile subito.

Per il 2018, in Italia la produzione di cannabis terapeutica—coltivata nello stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze—è stata di circa 150 kg. Il fabbisogno nazionale è di 800 kg, garantito in parte dalle importazioni, in particolare dall’Olanda, il cui potenziamento è stato voluto dal Ministro della Salute Grillo. La quale, nel frattempo, ha più volte annunciato l’intenzione di promuovere nel nostro paese una partnership pubblico-privato per aumentare la produzione di cannabis terapeutica e quindi ridurne eventualmente le importazioni, ovviamente più onerose.

Data l’attuale situazione, in cui si registrano dichiarazioni da altre cariche istituzionali che confondono cannabis a scopo ricreativo, cannabis light e cannabis terapeutica, è plausibile che certi annunci rimarranno tali.

La verità, però, è che dietro ci sono sempre delle persone che hanno bisogno di cure. Maria Novella De Luca è una fotografa e negli ultimi anni ha girato l’Italia proprio per raccontare le loro storie, raccolte nel libro fotografico I volti della Canapa, edito da Crowdbooks

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Basilico, rimedio antico contro le zanzare

Mer, 07/10/2019 - 15:00

Bello, profumato, ingrediente preziosissimo sulle tavole italiane, ma anche rimedio efficace contro le zanzare: è il basilico. Soluzione antica, pare funzioni anche per alleviare il fastidio delle punture di questi insetti.

Tenere lontane le zanzare in modo naturale

Non solo basilico. Sono tante le piante che aiutano a tenere alla larga le zanzare. Le più utilizzate sono la citronella e i gerani, ma anche lavanda, calendula, rosmarino, eucalipto, menta, a cui si affiancano piante dal nome meno noto come lantana, catambra, catalpa e pianta dell’incenso (da non confondere con l’incenso che intendiamo comunemente, in questo caso si tratta della Plectranthus colloide). L’ideale, dunque, sarebbe ritagliare un angolo del proprio balcone da dedicare alle piante aromatiche, utile comunque ad averle sempre a disposizione per preparare ricette o dare un tocco di freschezza in più ai nostri piatti, anche quando le zanzare non ci sono.

Olio essenziale al basilico

Se decidete di affidarvi al basilico sotto forma di olio essenziale, vi basterà versare qualche goccia in un diffusore. Potete trovare facilmente l’olio essenziale in negozi che vendono essenze naturali, oppure potete provare a prepararlo voi stessi. In questo caso potete scegliere tra due procedimenti, uno a freddo e uno a caldo. Se seguite quello a freddo, raccogliete in una tazza da 250 ml le foglie fresche di basilico, poi schiacciatele dopo averle inserite in un sacchetto; in questo modo l’olio tenderà ad uscire dalle foglie. A questo punto, ponetele  in un ampio vaso di vetro insieme a 250 ml di olio vegetale e lasciate riposare in un luogo tiepido, lontano dal sole, per 1-2 giorni. Filtrate per ottenere il vostro olio essenziale o ripetete la procedura se volete un profumo più intenso. Il metodo a caldo prevede l’utilizzo di meno foglie, circa un quarto della tazza da 250 ml. Invece di schiacciarle, dovete cuocerle a bagnomaria nella stessa quantità di olio vegetale per 6 ore, poi filtrare.

Spray al basilico

Anche in questo caso il metodo è semplice. Occorrono 20 ml di alcol etilico, 90 ml di acqua distillata, 20-30 gocce di olio essenziale di basilico e 10 gocce di olio di lavanda. Gli ingredienti vanno inseriti in una boccetta, vanno mescolati e poi trasferiti in un contenitore spray. Si utilizza come un qualsiasi repellente, direttamente sul corpo (testate prima su una piccola parte per essere certi che non provochi reazioni allergiche).

Il basilico come dopopuntura

Se ormai il danno è fatto e le zanzare hanno già attaccato, le nonne raccomandano di affidarsi ugualmente al basilico, questa volta per alleviare il fastidio delle punture. Basta staccare una fogliolina e passarla sulla puntura per ottenere sollievo immediato.

Fonte immagine: foto di Ulrike Leone da Pixabay

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Addio Maggiolino, esce di scena l’auto più famosa del pianeta

Mer, 07/10/2019 - 12:15

Il mondo piange la leggenda a motore che ha fatto innamorare milioni di automobilisti – La foto storia anno per anno.

“Morire è un’arte”, scriveva Sylvia Plath. E il Maggiolino, in quest’arte, è stato davvero maestro: il 10 luglio, a poco più di ottant’anni dall’inizio della sua gloriosa storia, Volkswagen nella fabbrica messicana di Puebla, sforna l’ultimo esemplare dell’automobile che ha segnato la storia. E l’eco dell’evento ha letteralmente sepolto l’annuncio che lo stesso colosso di Wolfsburg e molti altri big dell’auto hanno cercato di dare con più enfasi possibile. Quello relativo alla riconversione della gamma in elettrico.

Basta un piccolo segno per capirlo: quella lapide che gli operai della fabbrica hanno appoggiato sul parabrezza dell’ultimo Maggiolino prodotto, un atto d’amore per un funerale che ha commosso mezzo mondo.
Esce di scena quel Maggiolino che è riuscito ad essere l’auto simbolo degli anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta. Ma anche Settanta, Ottanta e Novanta e del nuovo millennio rimanendo sulla breccia per più di 80 incredibili anni.

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Francia: cos’è la ‘Greta-tax’ l’ecotassa sui viaggi aerei

Mer, 07/10/2019 - 11:14
Fonte: TG2000

Il governo di Parigi ha annunciato l’introduzione, a partire dal 2020, di un’ecotassa da 1,50 a 18 euro sui biglietti degli aerei in partenza dalla Francia. Una misura a protezione dell’ambiente ma che fa discutere. Il servizio di Alessandra Camarca.

Dalla stampa nazionale:

  • CLIMA, PERCHÉ IL TRAFFICO AEREO SFUGGE ALLA TASSAZIONE ECOLOGICA. Nonostante sia responsabile di una quota importante delle emissioni di gas ad effetto serra, il traffico aereo è ancora quasi del tutto esente da eco-tasse.

Il mondo intero sta – seppur faticosamente – tentando di allinearsi all’Accordo di Parigi, al fine di limitare la crescita della temperatura media globale e scongiurare la catastrofe climatica. Per farlo, occorrono – tra le altre cose – sistemi fiscali che da un lato scoraggino le emissioni inquinanti; dall’altro permettano di raccogliere fondi per finanziare progetti di transizione ecologica.

Belgio e Paesi Bassi hanno chiesto all’Ue di cambiare rotta – Così, si parla sempre più di “carbon tax”. Ovvero di imposte sulle emissioni di gas ad effetto serra. Si cerca poi di aumentare le tasse sui carburanti più dannosi. E in molti casi si introducono anche bolli differenziati in ragione dei differenti modelli di automobili, premiando i più sostenibili. Eppure, proprio nel settore della mobilitàesiste un comparto che finora è rimasto quasi completamente esente dal “fisco ecologico”: si tratta del trasporto aereo.

La questione è stata sollevata a più riprese nel corso delle ultime Conferenze mondiali sul clima delle Nazioni Unite (Cop). In Francia, inoltre, la protesta dei gilet gialli ha sottolineato come le tasse sul cherosene utilizzato dagli aerei siano nulle, mentre quelle sui carburanti per il trasporto su gomma siano pari a circa il 60 per cento del prezzo totale. Eppure, le compagnie sono rimaste finora di fatto esentate dallo sforzo comune. Continua a leggere (Fonte: LIFEGATE.IT di Andrea Barolini)  

  • EMISSIONI AEREI ANCORA TROPPO ELEVATE PER CONTRASTARE IL CLIMATE CHANGE. La ricerca condotta dal Grantham Research Institute della London School of Economics su 20 compagnie aeree ha rilevato emissioni ancora troppo alte e obiettivi di riduzione a lungo termine inferiori a quanto stabilito dall’Accordo di Parigi

Le compagnie aeree stanno facendo ancora troppo poco nella lotta contro il riscaldamento globale. Il settore offre un contributo significativo e in rapida crescita ai cambiamenti climatici: attualmente rappresenta il 2% delle emissioni mondiali di gas serra e il 12% delle emissioni di CO2 legate ai trasporti e dovrebbe fare di più per gestire i rischi derivanti dal climate change. A rivelarlo è uno studio condotto dal Grantham Research Institute della London School of Economics e finanziato da un gruppo di investitori, che gestiscono attività per un totale di 13 trilioni di dollari e che fanno capo alla Transition Pathway Initiative. La ricerca ha analizzato le policy in materia di 20 tra le compagnie aere più grandi al mondo, rilevando che i loro obiettivi a lungo termine sembrano essere inferiori a quanto stabilito dall’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a meno di 2 °C, e che nessuna delle 20 compagnie aeree specifica chiaramente come ridurrà le proprie emissioni di volo dopo il 2025.

Tra le 20 compagnie aeree prese in considerazione dallo studio, Delta, Lufthansa, United Airlines e ANA Holdings sono risultate essere le migliori nella gestione dei rischi aziendali e delle opportunità offerte dai cambiamenti climatici, ma si potrebbe fare di più. EasyJet e Alaska Air hanno le flotte più efficienti, a giudicare dalle loro emissioni per passeggeri-chilometri volati. All’estremità opposta, ci sono ANA, Japan Airlines, Korean Air e Singapore Airlines, con le massime intensità di emissioni. Continua a leggere  (Fonte: RINNOVABILI.IT)

  • CAMBIAMENTO CLIMATICO. L’EUROPA PROMUOVE L’ALTA VELOCITÀ E SCORAGGIA USO DELL’AEREO, SUD TAGLIATO FUORI. Il presente e, soprattutto, il futuro della mobilità si chiama alta velocità ferroviaria. Con il trasporto gommato bocciato da tempo e quello aereo ritenuto altrettanto inquinante, se non di più, e utile semmai per i viaggi transoceanici. Questa la visione dei più importanti Stati europei, con la Francia decisa a mettere una tassa sui voli civili, prontamente ribattezzata Greta tax, in omaggio alla giovane paladina della lotta contro il cambiamento climatico che ha detto no ai viaggi in aeroplano, preferendo spostamenti con mezzi più ecosostenibili, con la prospettiva di incassare 182 milioni di euro a partire 2020, destinati a finanziare modalità di trasporto meno inquinanti. Dalla nuova frontiera delle comunicazioni, tuttavia, resta tagliato fuori il Meridione d’Italia, dove l’alta velocità non esiste nemmeno nei progetti governativi.

E’ un dato pacifico che l’aereo sia il mezzo di trasporto enormemente più inquinante oltre che il più pericoloso e inutile (salvo per i collegamenti transoceanici) con l’avvento dell’alta velocità ferroviaria, la quale consente ai treni (Frecciarossa1000) di viaggiare sino a 350 km/h ma con la possibilità entro una decina di anni di raggiungere i 500 km/h (il Tgv in Francia si è spinto sino a 574 km/h)”, afferma Fernando Rizzo. Il presidente di Rete civica per le infrastrutture nel Mezzogiorno, in un post su Facebook, prende spunto dall’ecotassa annunciata dalla ministra dei trasporti transalpina, Elisabeth Borne, da inserire nella prossima legge di bilancio. Il tributo varierà da 1,50 a 18 euro e si applicherà sui biglietti aerei di tutte le compagnie per i voli dalla Francia verso l’estero. Saranno esclusi i voli verso la Corsica, i territori francesi d’Oltremare e le corrispondenze aeree.

L’alta velocità ferroviaria sta diventando sempre più la modalità di trasporto preferita dai più avanzati Paesi del Vecchio Continente. Usata per andare dalla Gran Bretagna all’Olanda o da Parigi a Bruxelles. Continua a leggere (Fonte: LECODELSUD.IT)

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10 dolcificanti naturali per la marmellata

Mer, 07/10/2019 - 09:35

Cosa sono i dolcificanti naturali? Semplicemente ingredienti provenienti – spesso e volentieri – dal mondo vegetale che è possibile utilizzare come alternativa allo zucchero. Dal più o meno equivalente potere dolcificante, vi si può ricorrere in tutta una serie di preparazioni, e le marmellate non fanno eccezione.

Stilare un elenco di tutti i dolcificanti naturali per la marmellata non sarebbe possibile: sotto, però, ne abbiamo raccolti 10. Da preferire assolutamente ai dolcificanti artificiali, alcuni sono indicati per diabetici perché a basso indice glicemico, altri sono ipocalorici, ma tutti sono indicati per dolcificare le nostre conserve di frutta nella maniera più sana e naturale possibile.

Ecco 10 dolcificanti naturali da usare al posto dello zucchero in marmellate, conserve & Co.

10. Miele
Preparare una marmellata con il miele è molto semplice. Quanto miele utilizzare al posto dello zucchero? In generale dipende dalla dolcezza della frutta. Tenete solo in conto che, a differenza dello zucchero, nel miele il 20% è costituito da acqua.

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Foto di RitaE da Pixabay 

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Suona per gli elefanti malati e ciechi alleviando il loro dolore

Mer, 07/10/2019 - 07:30

Paul Barton è un musicista britannico in pensione che non ha voluto appendere il pianoforte al chiodo. Da quando si è trasferito in Thailandia suona per un pubblico unico al mondo: gli elefanti.

Gli elefanti per i quali si esibisce non sono però elefanti qualsiasi. Sono stati vittima di maltrattamenti e abusi per tutta la loro vita. Costretti dai mahouts, i loro custodi ed aguzzini, a trasportare grossi tronchi attraverso le foreste, minacciati e colpiti da lame affilate usate per controllarli, solo per il profitto e l’avidità dell’uomo. Da quando in Thailandia la deforestazione è diventata illegale, sono nati svariati santuari dove gli elefanti, abbandonati dai loro sfruttatori, trovano rifugio grazie al lavoro di volontari. Paul Barton, colpito dalla sofferenza di questi giganti buoni, ha deciso di aiutarli suonando per loro i grandi maestri della musica classica.

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California, vietato discriminare gli afroamericani per i loro capelli

Mar, 07/09/2019 - 21:15

Un passo avanti nella lotta alla discriminazione nei luoghi di lavoro e nella scuola. Dopo la firma del governatore Gavin Newsom, democratico, la California è diventata il primo Stato Usa a vietare per legge la discriminazione per i propri capelli naturali. Obiettivo principale del “Crown Act”, questo il nome del provvedimento, è infatti la messa al bando dei preconcetti sulle chiome afro, dreads o rasta, evitando una volta per tutte che queste possano pregiudicare la vita lavorativa e scolastica delle persone di colore ed impedendo che i datori di lavoro possano imporre cambiamenti di capigliatura. La legge, proposta dalla senatrice Holly J. Mitchell, stabilisce che “la discriminazione sulla base dei capelli associati alla razza è discriminazione razziale”.

Diventa quindi vietato imporre capigliature lisce e non naturali, spiega Vox: non è più possibile richiedere ai dipendenti e agli alunni di stirare i capelli afro, intervenendo forzatamente su quello che è un tratto naturale delle persone di colore.

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Comics Storytelling: al via la prima residenza artistica sul fumetto in Val d’Agri

Mar, 07/09/2019 - 16:09

La rigenerazione dei borghi montani attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale, delle identità locali e della comunità, filtrata attraverso lo sguardo di artisti fumettisti. Questo è l’obiettivo della prima residenza artistica sul fumetto nel borgo di Viggiano. La “Comics Storytelling” è un progetto del Programma Residenze di Matera 2019, realizzato dall’associazione culturale “Supertramp” in collaborazione con il Gruppo di Animazione Territoriale (GAT) di “CuoreBasilicata”. La kermesse culturale che prenderà il via il 15 e terminerà il 27 luglio, si svolgerà sia nella splendida cornice della Villa del Marchese San Felice che in altri spazi ricreativi e formativi del centro viggianese. Per due settimane il borgo di Viggiano diventerà un “nodo” culturale e creativo, ospitando fumettisti famosi come Giulio Giordano, pittore, illustratore e fondatore di “Redhouse Lab”, la prima scuola di fumetto in Basilicata e disegnatore dei “I Due Re” (editore Bonelli), il fumettista napoletano Alessandro Nespolino della scuola Bonelli, disegnatore di Tex e “Il Commissario Ricciardi”, Fabio Folla, l’illustratore, grafico e storyteller, nonché insegnante di Storia dell’Arte e Disegno, sperimentatore del web e libero pensatore per immagini e Saverio Calabrese, l’illustratore freelance per l’editoria, nonché docente di fumetto, della scuola “Comicschool – Formamentis” di Potenza. Infatti, in occasione della Residenza Artistica è stata lanciata una MasterClass gratuita, dedicata a tutti gli appassionati, aspiranti fumettisti, semplici amanti del comics, illustratori in carriera e a chiunque voglia scoprire i segreti delracconto per immagini, con gli esperti del settore. Otto giornate in aula, strutturate in moduli teorici ed esercitazioni pratiche, finalizzate alla realizzazione di una breve storia a fumetti, principalmente in forma di storyboard. Piccole storie che narrano il territorio della Val d’Agri, una “graphic novel” che guida alla scoperta dei luoghi più significativi di un territorio. E ancora, tra le finalità della Residenza, l’attivazione di uno scambio tra la comunità locale che offre accoglienza e gli artisti ospitati per la progettazione e la realizzazione delle opere, in un percorso di conoscenza e sperimentazione dei linguaggi creativi interpretati in chiave fumettistica. Non solo, creare uno spazio di incontro e sinergia tra nuove e vecchie generazioni attraverso una riscoperta dei valori e della cultura locale espressa tramite un mezzo artistico in grado di rileggere il passato in chiave moderna. Nell’arco dei quindici giorni, inoltre, la Residenza ospiterà diversi appuntamenti ed eventi collaterali, tutti collegati al mondo dell’arte creativa: perfomance, laboratori per i più piccoli, cosplayers, musica, spettacoli, giochi tradizionali. Un luogo di produzione di eventi unici che non mancherà di sorprendere per la qualità delle proposte in programma.

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Astronomia, grande attesa per l’eclissi di Luna del 16 Luglio

Mar, 07/09/2019 - 16:00

Anche la volta celeste si prepara a celebrare il 50° anniversario della Missione Apollo 11: la sera del 16 luglio, a 50 anni esatti dal lancio della missione, un’eclissi parziale di Luna sarà ben visibile anche dall’Italia. L’evento sarà anticipato dalle ‘notti dei pianeti giganti’, che il 12 e 13 luglio porteranno tutti gli appassionati con il naso all’insù per osservare Giove e Saturno.

A ricordarlo, insieme agli altri appuntamenti celesti di luglio, sono gli esperti dell’Unione astrofili italiani (Uai). Nelle prossime settimane si moltiplicheranno le occasioni per ammirare il cielo: con il solstizio d’estate ormai alle spalle, le notti inizieranno lentamente ad allungarsi. “Dal 1 al 31 luglio la durata del giorno diventerà più breve di circa 44 minuti“, spiegano gli astrofili. La Terra, ‘rapita’ dai preparativi per i festeggiamenti lunari, prenderà letteralmente le distanze dal Sole: tra il 4 e il 5 luglio raggiungerà l’afelio, il punto di massima distanza dalla stella, pari a oltre 152 milioni di chilometri.

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Migranti in calo ma “sbarchi fantasma” in aumento, ecco il vero problema

Mar, 07/09/2019 - 14:44

Fonti ufficiali del Ministero degli Interni riportano i seguenti dati a proposito dei migranti sbarcati in Italia: 85.207 sbarchi nel 2017, 16.935 nel 2018, e 3.073 nel 2019. A scanso di equivoci, al di là delle strumentalizzazioni politiche e della distanza, legittima, tra la realtà dei fatti e la percezione dei cittadini, il calo degli sbarchi in Italia è incontestabile. In particolare a Lampedusa, si è passati dagli 11000 del 2017 ai 3900 del 2018 ma oggi, a inizio estate, nel 2019 sono già 1084, segno evidente che “i porti chiusi” pubblicizzati dall’attuale governo non sono affatto chiusi.

L’audizione in commissione antimafia portata dal procuratore della Repubblica di Agrigento dott. Patronaggio mette sul banco fatti molto distanti dalla narrazione della propaganda di Salvini. Se è vero che gli sbarchi registrati nella provincia di Agrigento, in particolare a Lampedusa, sono crollati, il procuratore mostra preoccupazione per i cosiddetti sbarchi fantasma: imbarcazioni di piccole dimensioni, che giungono soprattutto dalla Tunisia, non dalla Libia, con a bordo poche decine di persone, delle quali si sa poco o nulla. Sugli “sbarchi fantasma” a inizio anno il Sole 24 Ore scriveva che ogni anno arrivano in Italia fra le 3.500 e le 5.000 persone, ma in realtà quanti siano nessuno lo sa esattamente, i dati in possesso non sono certi.

Persone che sbarcano senza che si sappia chi sono, cosa portano con sé e dove sono dirette, perché i riflettori sono tutti puntati sulle Ong, responsabili di trarre in salvo e accompagnare soltanto il 10% dei migranti che giungono in Italia. Il 90% di loro rimane in mano ai trafficanti, a quelli veri, che come giustamente fa notare il giornalista Antonello Caporale durante la trasmissione di L’aria che tira su La7, non vengono arrestati. E aggiunge:

“I confini dell’Italia sono i confini europei. Un governo e una missione europea e militare debba sorvegliare e servire a provare una linea di investimento politico, economico e organizzativo con gli hotspot che si devono fare nel Sud Sudan e in Nigeria. È come se non esistessero. Adesso che la prossima emergenza sarà quella dei migranti climatici, che facciamo?”.

A riprova del clima schizofrenico dell’ultimo periodo, mentre la politica criminalizza e combatte le ong i trafficanti di esseri umani e le mafie prosperano indisturbati. Diverse procure, a partire da quella di Catania, negli ultimi 5 anni hanno avviato numerose inchieste sulle ong, non rilevando però, in nessuna inchiesta, nessun rapporto tra le stesse e i trafficanti di esseri umani. Non c’è stato nessun reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.Tutte le inchieste sono state archiviate. Intanto continuano le attività mafiose sulle coste italiane, dove, sempre per bocca del dott. Patronaggio, si consolida l’impegno delle mafie italiane a collaborare con i trafficanti per quanto riguarda il business di traffico di armi e di droga legato alla tratta umana dei migranti. Anche se gli scafisti, più che con gli introiti delle traversate sul Mediterraneo, devono il loro fatturato ai soldi che l’Italia manda in Libia nonostante lì siano venuti meno anche gli interlocutori di carta pesta che c’erano durante le attività di Minniti, e agli slogan “aiutiamoli a casa loro” non seguono i fatti.

“Migranti, gli sbarchi fantasma valgono come 31 Sea Watch, ma nessuno ne parla”. A titolare così non è Il Manifesto ma Il Sole 24 ore, che in un bell’articolo apparso il 26 giugno a firma di Valentina Furnaletto. Durante i giorni del caso della nave Sea Watch 3 sono sbarcate sulle coste italiane circa 1.000 migranti nel silenzio generale, un numero 30 volte le 42 persone che aveva a bordo la nave ong capitanata da Carola Rackete.

I dati riferiti dal dott. Patronaggio contraddicono tre punti cardine della propaganda di Matteo Salvini: i porti si chiudono solo nelle occasioni che si prestano a teatralizzare gesti simbolici rivolti agli elettori e all’Unione europea; a fronte di una emergenza migranti che non c’è più, aumentano gli sbarchi fantasma; le ong sono in mare a salvare vite e non a commettere reati.

“Nella provincia di Agrigento nel 2017 abbiamo avuto 231 sbarchi con l’arrivo di 11.159 immigrati, nel 2018 il dato è calato con 218 sbarchi e 3.900 immigrati, nel primo semestre del 2019 abbiamo soltanto 49 sbarchi e 1.084 immigrati”, ha detto. Di questi sbarchi “quelli riferiti ai salvataggi delle ong sono una porzione assolutamente minore e per quanto riguarda quest’anno sono statisticamente insignificanti”.

Chiarissima anche la posizione sull’aspetto legale della vicenda della Sea Watch e in particolare sull’illecito amministrativo introdotto dal decreto sicurezza, definito da Patronaggio come una “criticità”:

“Appare chiaro che l’illecito amministrativo è stato introdotto per fronteggiare le attività di soccorso dell ong […] Parliamoci chiaro, prima della introduzione della norma, l’attività di salvataggio delle ong e il recupero di immigrati erano del tutto leciti e in perfetta linea con il diritto del mare e con le convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia”. Ma questo già lo sapevamo.

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Addio all’isola Zalzala Koh

Mar, 07/09/2019 - 13:00

Originata nel 2013 in seguito a un potentissimo terremoto di magnitudo 7.7, la piccola isola Zalzala Koh formatasi in una baia poco profonda innanzi al Pakistan orientale è stata spazzata via dal moto ondoso e dai cambi di marea. Era piccola e legata ai vulcani di fango che si generano a causa della tettonica delle placche.

La piccola isola Zalzala Koh, sorta nelle acque del Pakistan nel 2013 in seguito a un potentissimo terremoto di magnitudo 7.7, in pochi anni è stata letteralmente spazzata via dal Mar Arabico. A mettere in evidenza nascita, evoluzione e “morte” della piccola terra emersa, il cui nome significa “terremoto” in lingua Urdu, sono state le immagini satellitari catturate regolarmente dai satelliti Landsat.

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in foto: Credit: NASA Earth Observatory

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Mettiamo al centro le donne di periferia

Mar, 07/09/2019 - 12:15

Milano. Sono le 10.25 di un giovedì mattina. Il citofono di Spazio Donna WeWorld suona e, dopo poco, entrano A. e D., due donne marocchine con il capo coperto. Una di loro ha in braccio una bambina di pochi mesi, avvolta in una tutina rossa. A. e D. sono amiche, vivono nel quartiere del Giambellino (periferia sud-ovest di Milano) ormai da qualche anno.

https://youtu.be/9vkkZ2mznS4

Grazie al passaparola, hanno saputo che in piazza Tirana 32, sopra la stazione dei treni di San Cristoforo, WeWorld ha aperto uno spazio su misura per le donne e per i loro bambini e sono venute per la loro prima lezione di italiano, che inizierà alle 10.30. Qualche minuto dopo arrivano S. e B., due giovani sorelle provenienti dall’Ecuador, in città da pochi mesi insieme alla famiglia. Le donne si guardano l’un l’altra, abbozzano un sorriso ed entrano in una stanza, dove Sara Patriarchi, l’insegnante, è pronta a spiegare le coniugazioni dei verbi essere e avere.

«Spazio Donna è operativo da qualche mese» spiega Sabrina Vincenti, la coordinatrice dei progetti di tutela dei diritti delle donne che WeWorld promuove nel nostro Paese. «La nostra è un’organizzazione non governativa che garantisce i diritti di donne e bambini in Italia e nel mondo, e ha pensato e realizzato questo luogo con un obiettivo ben preciso: contrastare la violenza contro le donne e favorire la prevenzione e la sensibilizzazione verso questo triste fenomeno», aggiunge.

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