People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 1 ora 44 min fa

Vitalizi, bocciato il ricorso sui tagli. Oltre 2 mila ricorsi dagli ex parlamentari

Mar, 07/09/2019 - 12:12

La Cassazione boccia il ricorso contro i tagli ai vitalizi. Le controversie relative alle “condizioni di attribuzione e alla misura dell’indennità parlamentare” e degli assegni vitalizi per gli ex parlamentari “non possono che essere decise dagli organi dell’autodichia, la cui previsione risponde alla medesima finalità di garantire la particolare autonomia del Parlamento” scrivono le sezioni unite civili della Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione presentato dal professor Paolo Armaroli, il quale – dopo avere impugnato davanti al Consiglio di Giurisdizione della Camera la delibera del luglio scorso dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, per effetto della quale il suo vitalizio da ex parlamentare era stato decurtato del 44,41% – chiedeva che fosse dichiarata la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario o, in subordine, di quello amministrativo. 


L’ordinanza depositata oggi, mette un punto fermo alla questione decidendo in sostanza per la legittimità dei tagli: la Suprema Corte ha bocciato il ricorso sottolineando che è “da escludere che in questa sede vi sia spazio per l’esame di una qualsiasi censura riguardante la misura e l’attribuzione degli assegni vitalizi degli ex parlamentariContinua a leggere (Fonte: “La Cassazione boccia il ricorso contro i tagli ai vitalizi dei parlamentari” REPUBBLICA.IT)

Dalla stampa nazionale:

  • TAGLIO VITALIZI, DAL PRIMO GENNAIO APPLICATA LA RIFORMA VOLUTA DA ROBERTO FICO. Voluto dal Presidente della Camera Roberto Fico, è partito il taglio ai vitalizi dei parlamentari

Dal primo gennaio è ufficialmente applicata la “riforma” di Roberto Fico che prevede per gli ex parlamentari l’istituzione di due tetti, uno minimo fissato a 980 euro, uno massimo di importo pari a 1.470 euro. Il taglio dei vitalizi riguarderà ben 1.338 ex parlamentari, che subiranno il ricalcolo dell’assegno mediante il sistema contributivo, subendo un taglio all’importo mensile tra il 40 e 60 per cento.

Il Presidente della Camera dei Deputati, con un post su Facebook, ha così commentato questo momento: “Da ieri è ufficialmente applicata ai cedolini degli ex parlamentari la delibera che supera i vitalizi! Il provvedimento è entrato in vigore subito dopo la sua approvazione ma diventa efficace proprio dall’inizio dell’anno. Grazie a questo atto la Camera dei deputati risparmierà 44 milioni di euro all’anno. Un risparmio di circa 130 milioni di euro per il prossimo triennio, che comunque non è l’unico.”(Fonte: QUIFINANZA.IT)

  • VITALIZI, A CHI VENGONO TAGLIATI E QUANTO. I vitalizi a 1.338 ex deputati e 1.300 ex senatori subiranno una diminuzione che va dal 40 al 60% fino all’80%. Gli ultra ottantenni sono 240

Il vicepremier Luigi Di Maio saluta con gioia la decisione della Cassazione, che oggi ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro il taglio ai vitalizi dei parlamentari, sottolineando un risparmio di 280 milioni.

Ma quanti sono i vitalizi erogati agli ex parlamentari? In tutto circa 2.700, per un importo totale di circa 200 milioni di euro. Sommando la cifra relativa alla Camera con quella del Senato si ottiene un risparmio di circa 56 milioni all’anno, e cioè circa 280 milioni a legislatura. 
La ‘sforbiciata’ voluta dai 5 stelle – con il via libera della Camera nel luglio del 2018 e del Senato lo scorso ottobre –  ha superato dunque lo scoglio della Cassazione. 

Restano in piedi, tuttavia, gli oltre 2 mila ricorsi presentati alle Camere dagli ex parlamentari, alcuni dei quali sono stati già accolti: si tratta però di casi ‘particolari’, sospensive del taglio sulla base dello stato di salute dell’ex parlamentare o del coniuge. Sono 1.405 i vitalizi erogati da Montecitorio, tuttavia il taglio approvato dall’Ufficio di presidenza lo scorso luglio riguarda una platea di 1.338 ex deputati. Secondo le stime fatte dal presidente Roberto Fico, ammonta a circa 40 milioni l’anno il risparmio per le casse della Camera, una cifra che si aggira intorno ai 200 milioni per l’intera legislatura. Il taglio ha avuto effetto a partire dal 1 gennaio del 2019.
Sono però consentite riduzioni del taglio dell’assegno percepito in specifici casi di particolare difficoltà sociale ed economica. Gli assegni finora erogati saranno ricalcolati secondo il metodo contributivo e, quindi, subiranno una diminuzione che va dal 40 al 60% fino all’80% dell’importo oggi percepito. Continua a leggere (Fonte: QUOTIDIANO.NET)

  • VITALIZI, QUEL PRIVILEGIO DEL 1954 NATO IN UNA SEDUTA SEGRETA E CRITICATO SOLO DAL 24 ORE

I vitalizi ai parlamentari sono frutto di una seduta segreta del 21 dicembre 1954, presenti i parlamentari di tutti gli schieramenti. Nella seduta segreta venne istituito un fondo di previdenza per gli onorevoli vitalizi dei deputati da 425 milioni. Solo un deputato, Giuseppe Veronesi, criticò la procedura segreta e si dimise: «La povera gente – scrisse in una lettera – ha bisogno di buone leggi e buoni esempi». Ma alla Camera non ci fu nessun dissenso sulla misura. I parlamentari si limitarono a respingere le dimissioni del parlamentare.

L’editoriale del 24 Ore unica nota critica 
Eppure il costo dell’operazione era di 98 milioni di lire l’anno. Gli onorevoli versavano al fondo pensioni 9mila lire al mese, mentre la Camera versava 12.500 lire al mese per ciascuno. Al deputato a 55 anni con due legislature o 60 anni con una legislatura spettava un vitalizio di 50mila lire al mese. Ogni anno di mandato in più il vitalizio aumentava di 5mila lire, fino a un massimo di 150mila lire al mese. Ai deputati non rieletti con meno di 5 anni di attività, spettava una buonuscita di 600mila lire. Solo un editoriale del quotidiano economico 24 Ore, antesignano del Sole 24 Ore, criticò la misura ed evidenziò la spesa in deficit.

Il raddoppio del periodo minimo di mandato 
Dopo la scoperta di vitalizi pagati per pochi giorni di legislatura si dovrà arrivare al 2007 per vedere raddoppiare il periodo minimo di mandato per l’assegno: 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. Continua a leggere (Fonte: ILSOLE24ORE.COM di Nicoletta Cottone)

Categorie: Altri blog

Una tecnica chirurgica restituisce l’uso delle mani a pazienti tetraplegici

Mar, 07/09/2019 - 09:47

Tredici giovani adulti rimasti paralizzati in seguito a un incidente hanno riacquistato la mobilità delle mani e dell’avambraccio grazie a una pionieristica tecnica chirurgica che è riuscita ad aggirare la lesione nervosa. Il procedimento di trasferimento di nervi è stato provato su un ristretto numero di pazienti tetraplegici, cioè con tutti e quattro gli arti paralizzati, per una lesione del midollo spinale nella regione cervicale. 

AUTOSTRADA INTERROTTA. I segnali sensoriali e motori sono trasmessi dal cervello ai muscoli attraverso il midollo spinale: un trauma spinale interrompe questo flusso di informazioni, compromettendo varie funzioni a seconda di dove è localizzato e della sua gravità. Se la lesione si verifica nella regione cervicale, all’altezza del collo, viene danneggiata anche la funzione degli arti superiori, perché molti dei nervi che controllano il movimento delle braccia si innestano nel midollo spinale al di sotto del collo.

CONTINUA SU FOCUS.IT
Foto di Niek Verlaan da Pixabay

Categorie: Altri blog

I moderni disturbi alimentari (Infografica)

Mar, 07/09/2019 - 09:43

Oggi i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono anche altri. Avete mai sentito parlare di ortoressia o bigoressia?

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Categorie: Altri blog

Come si forma la sabbia?

Mar, 07/09/2019 - 08:00
Una delle domande che frequentemente, specie nel periodo estivo, diventa preponderante è quella relativa alla formazione della sabbia. Come si forma la sabbia?

Alcuni di voi hanno passato molte settimane in vacanza, magari al mare. E qualcuno, forse, pigramente sdraiato al sole si è chiesto “ma da dove viene la sabbia che forma le spiagge?”. E perché si è ammucchiata tutta lì? Le spiagge si formano nei millenni, per l’accumulo di sedimenti portati in prevalenza dai fiumi. I corsi d’acqua dolce portano nei mari sabbie e detriti che vengono poi distribuiti dalle correnti e dalle onde lungo i litorali.

SPIAGGIA IN ADRIATICO: tipiche spiagge “costruite” dall’apporto sabbioso dei fiumi sono quelle adriatiche, molto estese e con sabbia sottileL’aspetto di un lido dipende comunque dalla forma della costa. Se questa è alta e rocciosa l’arenile sarà formato dalle rocce, poi sgretolate dalle onde in grani più o meno fini provenienti dall’erosione e dai crolli della scogliera stessa. Calette e insenature di questo tipo, con ciottoli arrotondati, si trovano in Liguria.

Continua a leggere su METEOINMOLISE.COM

Categorie: Altri blog

Limone: si può mangiare la buccia?

Mar, 07/09/2019 - 07:00

Quando andiamo al supermercato troviamo diversi tipi di limoni, di qualità e prezzi diversi.

Il limone è un agrume che si trova disponibile quasi tutto l’anno, non solo perché viene conservato, ma anche perché le piante sono tra le poche in grado di fare più fioriture, fornendoci nuovi raccolti che, a seconda della tipologia di pianta, maturano in inverno, in autunno ma anche in primavera.

Leggere bene l’etichetta

Al supermercato, quando si acquistano i limoni, così come tutta la frutta e la verdura, è bene però leggere sempre con attenzione l’etichetta e le diciture dei cartelli sugli espositori. Si possono scoprire notizie interessanti e utili, come ad esempio la provenienza, che ci può aiutare a fare una spesa il più possibile a “km zero”, dato che in Italia questo tipo di agrume non manca. Secondo dati Istat, in Italia ogni anno si producono più di 400 mila tonnellate di limoni, molti dei quali hanno ottenuto negli anni certificazioni di qualità, come ad esempio il marchio IGP.

La buccia del limone

Spesso la buccia del limone viene usata in cucina, grattugiata, in infusione con the o tisane, candita o usata per preparare cocktail o il famoso limoncino. Anche se spesso non ci si fa caso, non sempre la buccia del limone si può mangiare o usare per questi scopi. In etichetta infatti si trova anche la dicitura “edibile” o “non edibile” ed è importante cercare questa informazione perché è anche utile per la salute.

Alcune volte non è così semplice scoprire questo dato, soprattutto quando si comprano i limoni sfusi, sia al supermercato che al mercato: in questo caso solitamente l’indicazione è sull’etichetta che riporta il prezzo. Si tratta di indicazioni scritte solitamente in piccolo, però è bene farci caso e, nel caso in cui non si trovi, è bene richiederla al negoziante.

Buccia “non edibile”: cosa significa?

Quando sull’etichetta è riportata la dicitura “buccia non edibile”, significa che la buccia non si può mangiare o usare in cucina, nemmeno se ben lavata. Il limone, in questo caso, dopo la raccolta, è stato sottoposto ad un trattamento, in genere con un prodotto antimuffa o che migliora l’estetica della buccia e che ha un certo grado di potenziale tossicità. In genere è indicato anche il tipo di prodotto usato, con una sigla preceduta dalla lettera E, come si fa con gli additivi alimentari.

Si tratta di trattamenti autorizzati, che per la loro quantità ridotta e per il fatto che sono realizzati sui limoni già raccolti, dovrebbero mantenere una pericolosità limitata alla sola buccia e non penetrare nel frutto. Per questo quindi non si deve mangiare, usare in cucina o anche in infusione (ad esempio nel the o per fare liquori). Se si vuole usare la buccia, è meglio prediligere i limoni che hanno l’indicazione “buccia edibile” o “buccia commestibile”.

Buccia “edibile”

La dicitura “buccia edibile” indica che la buccia si può mangiare, perché questo tipo di trattamento post raccolta non è stato realizzato o è stato fatto con prodotti che sono stati classificati come non tossici. Anche questi prodotti sono indicati con una sigla preceduta dalla lettera E.

Anche se riporta la dicitura “buccia edibile”, può darsi che il limone abbia subìto, durante la permanenza in campo, qualche altro tipo di trattamento durante l’anno, così come previsto dai disciplinari dei vari tipi di coltivazione di riferimento.

I trattamenti possono essere anche molto pochi o di minor impatto per l’ambiente, come nel caso del biologico. Questo è un altro elemento che possiamo conoscere dall’etichetta. La legge prevede che il termine “biologico” possa essere usato solo dopo aver ottenuto una certificazione da un ente accreditato che controlla il rispetto del disciplinare, e tutto questo deve essere indicato in etichetta, con tanto di numero per poter risalire al lotto di produzione.

L’etichetta, sempre lei… meglio leggerla bene

Come i limoni, anche molti altri agrumi hanno questa indicazione sulla buccia perché subiscono questi trattamenti, così come molti altri tipi di frutta subiscono lavorazioni simili. Il consiglio è di leggere sempre bene l’etichetta per capire il modo in cui sono prodotti e poter scegliere in maniera consapevole. In questo video abbiamo raccolto qualche consiglio dell’agronomo Francesco Beldì su come fare la spesa e come scegliere frutta e verdura.

Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

Categorie: Altri blog

Unesco: le colline del prosecco patrimonio umanità

Lun, 07/08/2019 - 21:00

«Le colline del prosecco» di Conegliano e Valdobbiadene «da oggi sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Grazie alla loro bellezza paesaggistica, culturale, agricola unica e al gran lavoro promozionale di squadra del sistema-Paese». Lo ha annunciato su Twitter il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi tramite una nota della Farnesina.

«Le splendide Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono da oggi il 55° sito italiano iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Con la decisone dell’apposito Comitato di selezione Unesco, si riconosce il valore universale di un paesaggio culturale e agricolo unico, scaturito da una straordinaria, sapiente interazione tra un’attività produttiva di eccellenza e la natura di un territorio affascinante», conferma il ministro Moavero.

Continua a leggere su M.ILGIORNALEDIVICENZA

Categorie: Altri blog

“Scamp the Tramp” vince la gara dei cani più brutti del mondo

Lun, 07/08/2019 - 16:00

Una gara che vuole portare l’attenzione sulla necessità di salvare e adottare cani abbandonati o trovati in strada: è questo lo spirito del World’s Ugliest Dog Contest, che si è svolto a Petaluma, in California.

Il vincitore dell’edizione 2019, che ha sconfitto altri 18 concorrenti, è “Scamp the Tramp“.

La sua padrona, Yvonne Morones ha vinto la partecipazione con Scamp in una puntata del programma televisivo Today, 1.500 dollari in contanti e altri 1.500 da donare a un rifugio per animali, e – per finire – un gigantesco trofeo.

Scamp viene da Compton, nella contea di Los Angeles, ed è stato adottato da Morones nel 2014 dopo che lei lo aveva visto su Pet Finder.

Continua a leggere e guarda la gallery su TPI.IT

Categorie: Altri blog

Debito Pubblico: vicino a noi, vicinissimo…

Lun, 07/08/2019 - 15:00

Una di queste riguarda il debito pubblico.

Quanto incide il debito pubblico sul rapporto con la nostra banca?

Il debito pubblico continua ad aumentare. Secondo gli ultimi dati BankItalia ad aprile il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 14,8 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo quota 2.373,3 miliardi. Un onere che grava per circa 40 mila euro su ogni italiano. Sin dalla nascita.

Sono numeri naturali, se aumenta la spesa pubblica e di contraltare non aumentano le entrate (tasse), i numeri citati sono destinati a salire.
Se normalmente entrano 8 e ne spendo 10 ho un debito di 2 annuale, se la spesa da 10 passa a 12 e le mie entrate sono sempre 8, il debito aumenta a 4.

Ma tutto ciò che significa? Quali sono gli effetti del debito dello Stato sui risparmiatori? Cosa significa che ogni famiglia ha un debito, in media, di 93 mila euro?

I temi economici sono complessi da spiegare, perché è difficile appassionarsi ad essi e perché i termini usati per trattarli sono sempre troppo tecnici. Inoltre ogni concetto è collegato a un altro, cosi ogni nozione diventa propedeutica. Troppa roba da capire.

Mettiamoci nei panni di una casalinga che viene a contatto con la notizia di cui sopra, penserà che l’Italia giustamente va a rotoli ma, effettivamente, si chiederà “cosa mi cambia?” “cosa può succedere?”

Il debito pubblico è il dramma dell’Italia, forse di tutta l’Europa. Al giorno d’oggi questo può essere finanziato solo dalle banche perché i risparmiatori non se lo comprano più.

Finanziando il debito pubblico le banche forniscono una stampella allo Stato, un aiutino. Il Governo finanzia il proprio debito (non gratuitamente), le banche si guadagnano la simpatia del governo.

Senza uscire dal tema, possiamo affermare che questi favori delle banche spiegano anche qualche svista degli organi di controllo sui numeri di bilancio di quest’ultime o su alcune procedure. Ma comunque le banche, tutte le banche, se potessero, eviterebbero di comprare debito pubblico. Come ha deciso di fare, saggiamente, Unicredit guidata da monsieur Mustier che non ha nessun vincolo emotivo con il nostro paese e che, se potesse, consegnerebbe domattina la banca in mano ai francesi

Ma ritorniamo a noi. Quali sono le conseguenze sui nostri risparmi e sui nostri investimenti da questo rapporto banche-Stato?

Essendo gli istituti di credito “costretti” ad acquistare il debito italiano, possono prendere decisioni drastiche: chiudere i rubinetti del credito, aumentare i tassi d’interesse sui finanziamenti, rincarare i prezzi dei loro i servizi perché quello che perdono da un lato (i titoli pubblici non rendono nulla) lo devono recuperare da un’altra parte.

Ecco cosa cambia ai risparmiatori se il debito pubblico sale tanto da mettere alle strette una banca: perdono di tasca propria. Il debito comincia a riguardarci sul serio.

Per evitare brutte sorprese vi consiglio di scegliere la banca evitando quelle troppo esposte con lo Stato, che hanno comprato più debito.

Vi fornisco orientativamente una tabella, frutto di un’analisi del 2018 dell’IESEG, sull’esposizione delle principali banche italiane ed europee al nostro debito.

Evitate le prime e ricordate che il mondo della finanza che ci sembra cosi lontano è vicino a tutte le cose che facciamo.

Foto di Tumisu da Pixabay

Categorie: Altri blog

Test sulle creme solari: due prodotti non garantiscono la protezione dichiarata

Lun, 07/08/2019 - 13:00

Delle 16 creme che abbiamo portato in laboratorio, Rilastil e Isdin non garantiscono la protezione che dichiarano in etichetta. Si tratta di due prodotti che possono esporre a rischio scottature, soprattutto perché destinati ai bambini. Ecco i risultati completi del test.

Con il sole non si scherza, soprattutto quando parliamo della pelle dei più piccoli. Tra i fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori cutanei in età adulta c’è proprio l’intensa esposizione al sole in età infantile, con scottature ed eritemi. Per questo motivo è importante applicare sulla pelle dei bambini una crema ad alta (Spf 50) o altissima protezione (Spf 50+) quando giocano sotto il sole e limitare l’esposizione diretta dalle 11 alle 16, nelle ore in cui i raggi Uv sono più forti. Per scegliere la crema migliore, meglio non affidarsi al caso. Nell’ultimo test abbiamo portato in laboratorio 16 creme solari acquistate tra farmacie, supermercati e discount per capire quali sono le più affidabili. Non tutte, però, hanno superato le prove.

Due prodotti non proteggono quanto dovrebbero 

I risultati dell’ultimo test sulle creme solari con fattore Spf 50+ sono stati in linea di massima rassicuranti: quasi tutti rispettano il grado di protezione riportato in etichetta. Fanno eccezione due prodotti, che sono stati bocciati e che abbiamo provveduto a segnalare al Ministero della Salute e di cui abbiamo richiesto il ritiro dal mercato, parliamo di Rilastil Baby transparent spray wet skin e di Isdin Transparent spray wet skin.

CONTINUA SU ALTROCONSUMO.IT
foto: Foto di Anita S. da Pixabay 

Categorie: Altri blog

Anguria: tutte i benefici e le proprietà nutritive del frutto simbolo dell’estate

Lun, 07/08/2019 - 12:15

Non solo rinfrescante e dissetante, l’anguria è anche ricca di vitamine, potassio, fosforo, magnesio e tante altre proprietà nutritive benefiche per la salute e il benessere dell’organismo. E inoltre è uno dei rimedi più efficaci per resistere alla morsa del caldo.

L’estate è arrivata e con essa anche il caldo con temperature altissime. Se vi sentite stanchi e spossati, un soluzione c’è, oltretutto priva di qualsiasi controindicazione e che vi permette di vincere questo tipo di sensazioni, tipiche dei mesi estivi in un modo semplicissimo. Stiamo parlando dell’anguria: mangiandola possibilmente fresca o perfino fredda, vi permetterà in pochi minuti di recuperare i sali minerali che avete perso con l’inevitabile sudorazione. Uno dei tanti benefici che arrivano da questo frutto voluminoso quanto prezioso, composto per il 95 per cento di acqua, combinata con il licopene, antiossidante tipico del pomodoro, in grado di conferire alla polpa dell’anguria la colorazione rossa. Questo frutto rinforza il sistema immunitario, ha proprietà antinfiammatorie, depura l’organismo, migliora l’aspetto della pelle e dei capelli, aiuta la circolazione e la solidità delle ossa.

La polpa dell’anguria contiene inoltre vitamine A e C, potassio, fosforo e magnesio. La presenza di vitamina C e potassio in particolare avrebbe un’azione depurativa e detossificante che rende l’anguria un frutto ideale per contrastare in maniera naturale la ritenzione dei liquidi, il gonfiore alle gambe e l’ipertensione.

Continua a leggere su NONSPRECARE.IT

Categorie: Altri blog

Salvini firma la direttiva sulle scorte

Lun, 07/08/2019 - 11:26

In un anno 49 dispositivi in meno, 203 agenti assegnati ad altri servizi e tagli alle auto blindate. Come promesso, Matteo Salvini ha firmato una nuova direttiva sulle scorte“Siamo impegnati per garantire la massima tutela per chi è davvero a rischio – ha spiegato il ministro dell’Interno – ma siamo determinati a recuperare centinaia di donne e uomini delle Forze dell’Ordine per assicurare la sicurezza a tutti gli altri cittadini”.

Il provvedimento, firmato oggi da Salvini, punta a razionalizzare le misure di protezione che già esistono e al tempo stesso fornire criteri più stringenti per un’analisi rigorosa delle situazioni che richiedono le tutele personali. L’obiettivo, come spiegano fonti del Viminale, è “rendere più efficiente il servizio sia per personale impiegato che per risorse utilizzate”. A decidere sulle scorte saranno gli uffici competenti al termine dei riscontri informativi. “Si tratta di atti amministrativi e non politici”, ci tengono a far sapere dal ministero dell’Interno. Al primo giugno dell’anno scorso le misure per le tutele personali ammontavano a 618 e venivano impiegati 2.218 donne e uomini delle forze di polizia. Non solo circa 230 agenti venivano usati per le cosiddette “vigilanze fisse ad abitazioni e luoghi di lavoro”. E ancora: venivano fornite 434 auto blindate e 266 vetture non specializzate. Continua a leggere (Fonte: “Tutelare solo chi è davvero a rischio”. Salvini firma la direttiva sulle scorte ILGIORNALE.IT di Sergio Rame)

Dalla stampa nazionale:

SCORTE, SALVINI FIRMA LA DIRETTIVA PER RAZIONALIZZARE LE MISURE DI PROTEZIONE: IN UN ANNO MENO 49 DISPOSITIVI E 200 AGENTI.

(…) La riduzione delle scorte, già avviata nei mesi scorsi, aveva creato diverse polemiche. A febbraio scorso era stata annunciata la revoca della protezione a Sandro Ruotolo, il giornalista sotto scorta dal 2015 per le minacce del boss dei Casalesi Michele Zagaria, che, intercettato, aveva affermato di volerlo “squartare vivo”. La revoca era poi stata sospesa dopo le critiche e la mobilitazione che si era avviata a seguito l’annuncio. Nei mesi prima era stata revocata ogni forma di protezione all’ex pm della Trattativa Stato-mafia, Antonio Ingroia, e al capitano Ultimo, Sergio De Caprio, il carabiniere che catturò Totò Riina, che l’ha riottenuta solo grazie un ricorso al Tar.

Salvini, inoltre, in passato aveva più volte messo in dubbio l’utilità della scorta di Roberto Saviano. Nel 2018 aveva annunciato la revoca della scorta a al giornalista sotto scorta da 13 anni: in diretta su Agorà il ministro dell’Interno aveva affermato che “saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”.

(…) La regione con più tutele è il Lazio con 209 misure di protezione nel 2018 e 173 nel 2019, subito dopo c’è la Sicilia con 142 nel 2018 e 124 nel 2019. Le categorie maggiormente tutelate sono magistrati, imprenditori e diplomatici, oltre a politici, giornalisti e alti dirigenti dello Stato. In particolare, al primo giugno 2018 risultavano protetti 274 magistrati, 82 politici, 45 imprenditori e 28 diplomatici.Dopo un anno il numero dei magistrati tutelati non ha subito variazioni, i politici sono scesi a 58, gli imprenditori a 32 e i diplomatici a 27. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT)

SAVIANO A SALVINI : “SEI IL MINISTRO DELLA MALAVITA”

(Fonte: ALTRESTORIEVI)

Fonte immagine: Fanpage

Categorie: Altri blog

Api e impollinatori calati del 75% in 27 anni

Lun, 07/08/2019 - 09:35

Nella puntata di “Speciale Tg1”, in onda ieri alle 23.30 su Rai1 (ma chi l’ha persa la può vedere qui su Raiplay), il giornalista Alessandro Gaeta propone un’inchiesta sulle api. Cosa sta succedendo alle api e agli insetti impollinatori? Perché si parla sempre più spesso di declino? Perché c’è chi afferma che se le api si estinguessero l’uomo avrebbe difficoltà a vivere sul pianeta terra? Secondo un’affermazione attribuita ad Albert Einstein, per esempio, la vita finirebbe dopo quattro anni senza di loro. E com’è la vita all’interno di quelle scatolette di legno chiamate arnie e come si articola la società in un apiario? Gaeta prova a rispondere a queste e ad altre domande e curiosità. Un reportage dedicato allo stato di salute, non solo delle api mellifere a strisce gialle e nere, ma anche delle altre famiglie di insetti impollinatori, che in termini di peso sono diminuiti del 75% in 27 anni, secondo una recente ricerca scientifica condotta da un gruppo di entomologi tedeschi (e diventata virale su internet: nel 2017 è stato il sesto articolo scientifico più consultato al mondo). Un dato allarmante che coinvolge la produttività dell’agricoltura, fortemente dipendente dal servizio d’impollinazione di api e altri insetti volanti, che spostandosi di fiore in fiore moltiplicano in maniera esponenziale le rese dei terreni coltivati. Tra le cause di questo declino c’è l’agricoltura convenzionale con il suo continuo ricorso a pesticidi, erbicidi e fungicidi, i cambiamenti climatici e le malattie importate attraverso la globalizzazione.

CONTINUA SU ILSOLE24ORE

Foto di Oldiefan da Pixabay

Categorie: Altri blog

Biopack, il contenitore per le uova che si pianta e fa nascere legumi

Lun, 07/08/2019 - 08:00

Il packaging sta diventando sempre più sostenibile: dagli involucri biodegradabili a quelli composti di materiali riciclati, sempre più aziende stanno virando verso tecniche di confezionamento amiche dell’ambiente, spinte anche dalle nuove norme che mettono al bando i contenitori monouso. Tuttavia anche il packaging sostenibile diventa uno scarto quando esaurisce la propria funzione, andando a sommarsi alla montagna di rifiuti che produciamo quotidianamente.

Il Biopack messo a punto dal designer greco George Bosnas nasce proprio per colmare questa lacuna nel processo di confezionamento: grazie a uno speciale materiale composto di polpa di carta, farina, amido e semi biologici di leguminose, Bosnas ha creato un contenitore per le uova che, dopo l’utilizzo, può essere piantato direttamente nel terreno per far nascere piccole piantine di legumi.

Continua a leggere su RINNOVABILI.IT

Categorie: Altri blog

Così gli scarti del caffè diventano sgabelli e tavolini

Lun, 07/08/2019 - 07:15

È stato presentato in concorso al Salone Satellite Award durante l’ultimo Salone Internazionale del mobile, si chiama Re.Bean ed è un progetto che viene da lontano: dall’Australia. Qui, il Melbourne Movement di Ian Wong ha ideato lo sgabello che si è recentemente aggiudicato il premio speciale di 5mila euro, previsto dal concorso e assegnato da Banca Intesa Sanpaolo. Nel video, tutta la fase di produzione di Re.Bean.

I rifiuti del caffè sono una materia prima infinita, tanto se ne usa nel mondo, ed è anche, di conseguenza, uno dei principali rifiuti organici in tutto il mondo. Coniugando questo aspetto a un design molto bello e a una semplice fase di produzione il prodotto finale sarà circolare a tutto tondo: nasce da un recupero di materia “prima seconda” molto diffusa, verrà usato a lungo perché è bello, ha un processo produttivo poco impattante.

Sempre dal caffè, ovvero dagli scarti di caffè legati tra loro con resina d’acqua, si ottengono anche ripiani dei tavolini da bar. Autogrill ha da poco presentato un nuovo piano industriale che include lo sviluppo di un brevetto, ottenuto in collaborazione con il Politecnico di Milano, che riutilizza gli scarti dei caffè proprio per realizzare questi oggetti di arredo.  Questo tipo di scarto a loro ovviamente non manca,   e così evitano anche i costi per smaltirlo.

Il materiale brevettato si chiama Wascoffee, è riciclabile al 100% e imita, nell’estetica, la pietra ricostruita. Il nuovo materiale è stato utilizzato per realizzare i tavolini in 8 ristoranti Bistrot e Puro Gusto in Europa, ma l’obiettivo è di andare a usarlo a livello globale. Ogni tavolo, che misura 60 centimetri di lato, viene realizzato con circa 3 chili di fondi di caffè, l’equivalente di ciò che si recupera da circa 400 caffè serviti.

Fonti: https://www.greenplanner.it/2019/05/15/re-bean-design-scarti-caffe/
https://www.repubblica.it/economia/finanza/2019/06/04/news/autogrill_cresce_e_investe_sulla_sostenibilita_-227958862/

Foto di Elias Shariff Falla Mardini da Pixabay

Categorie: Altri blog

Estate: rimedi green per combattere caldo e afa

Dom, 07/07/2019 - 21:15

Gli sbalzi di temperatura negli ultimi tempi ci colgono impreparati, sarà l’effetto dei cambiamenti climatici…così, spesso, non siamo pronti ad affrontare all’improvviso caldo e afa, che ci buttano giù per lo stress termico (il famoso colpo di calore!) e non ci fanno desiderare altro che sognare il mare e le vacanze.

Ovunque tu sia (casa, mare, ufficio o in giro per la città) nelle giornate afose, è bene mettere in atto dei “trucchetti salva afa” per affrontare meglio il caldo estivo

Leggi i nostri suggerimenti per poterti refrigerare in modo naturale, prestando attenzione ad alcune necessità dell’organismo, a consigli sull’alimentazione, ad abitudini alimentari e qualche dritta sull’uso di piante che possono stupirti con le loro proprietà.

Combattere il caldo: cosa fare per l’organismo

Idratazione e alimentazione – Oltre a bere due litri di acqua al giorno e consumare bevande fresche, melone e anguria dissetano, oltre a possedere virtù diuretiche: invece del gelato, più calorico e ricco di zucchero, fai merenda con i frullati. Inizia la giornata con frutta fresca, tè e un tramezzino… Un tocco di fresca golosità, perfetto per affrontare il caldo con buon umore!

Evita le bevande di produzione industriale, con un alto contenuto di zucchero e prepara a casa tisane, da bere anche fredde, che dissetano in modo più efficace. Prepara un infuso con erbe miste, aggiungi un rametto di menta, dal sapore fresco, e conserva in frigo. 

La merenda della nonna è un’abitudine salutare anche da adulti: il pane con un filo d’olio profumato e un pizzico di sale ti aiuterà se soffri di pressione bassa.

Per fare scorta di liquidi e sali minerali sfrutta acqua, frutta e verdura, da mangiare nei pasti principali e come spuntino: ottime le banane, ricche di potassio.

Insalate, yogurt, cibi semplici e poco manipolati per una dieta leggera e colorata. Tieni una borraccia in borsa: ti permetterà di conservare fresca l’acqua e dissetarti con piccoli sorsi frequenti, un comportamento più corretto rispetto a chi beve grosse quantità di acqua in poco tempo.

Continua a leggere su DONNAMODERNA.COM

Categorie: Altri blog

L’insalata di riso è il piatto che crediamo di saper fare tutti, sbagliando

Dom, 07/07/2019 - 15:00

È il solstizio culinario che celebra l’arrivo dell’estate quella sincera: l’insalata di riso si gode la sua stagione. Non sapremo mai quanta ne consumeremo prima che arrivi settembre, ma proprio perché questo piatto ha un ciclo di vita ricorrente ma effimero (se nessuno ci impedisce di mangiarlo anche d’inverno, ma vuoi mettere?) il rischio da non correre è quello di mangiarne una versione banalizzata dalla fretta, dall’illusione che si tratti di un piatto velocissimo da fare in pochi minuti. Okay, non si tratta di alta cucina, ma ci sono una serie di errori che portiamo avanti in molti (non tutti) che forse è il momento di cancellare dal quaderno delle ricette a partire da questa estate. Quali sono i quattro errori dell’insalata di risopiù comuni?

#1 Servirla troppo calda o troppo fredda. Partendo dalla convinzione che l’insalata di riso sia un piatto “da battaglia”, rapido rapido, senza pretese, può succedere di condirla e servirla appena dopo che il riso sia stato scolato. In molti fanno lo stesso errore con la pasta fredda, alla quale aggiungono le verdure, e magari le mozzarelline, appena tirata via dallo scolapasta lessando le prime e rendendo filanti le seconde col calore. Così come si fa per il sushi, il riso deve essere a temperatura ambiente, quando viene condito, e fresco quando si mangia. La procedura migliore per seguire questa regola è quella di raffreddarlo con acqua corrente appena scolato e lasciarlo riposare prima di condirlo. Poi, una volta condito, si conserva in frigo e no, non si porta in tavola immediatamente. Attendiamo almeno cinque minuti, meglio dieci se la giornata è molto calda. È insalata di riso, non riso in brodo di pollo.

#2 Usare la maionese. Sì, c’è chi a sentirlo dire rimane a bocca aperta perché crede che la maionese sia uno degli ingredienti principali. Invece no, e i motivi per non aggiungerla, nemmeno come una nostra variazione sul tema, sono molti. Prima di tutto, perché alzare drasticamente la quota calorica di un piatto estivo fresco e leggero? Un cucchiaio di maionese porta circa 99 Kcal, se ne mettiamo 4 o 5, il contatore impazzisce. 

Continua a leggere su MARIECLAIRE

Immagine La Cucina Italiana

Categorie: Altri blog

L’ecocapsula autonoma per vivere dappertutto

Dom, 07/07/2019 - 09:00

Uno studio di architettura slovacco sta per mettere in commercio un’abitazione mobile a forma di uovo che si alimenta da sola con energia solare e eolica, e purifica l’acqua piovana. Per vivere e lavorare nelle zone più remote del mondo non raggiunte dalle reti energetiche.

Ecocapsule è un progetto dello studio architettonico slovacco Nice, una micro casa mobile per vivere dappertutto senza bisogno di allacciarsi alla rete energetica. L’ovale ha un sistema autonomo di approvvigionamento energetico che sfrutta sole e vento per generare elettricità. L’acqua potabile viene prodotta raccogliendo e filtrando quella piovana. 

La struttura è leggera e facilmente trasportabile (pesa 1.500 kg), adatta a stazioni di ricerca da piazzare in luoghi remoti, a lodge per turisti, a unità per azioni umanitarie o a mini abitazioni per eremiti 2.0. Può ospitare due persone, offrendo i comfort di una stanza di hotel: cucina integrata, bagno, doccia calda e spazio sufficiente per conservare cibi e oggetti da lavoro.

Continua a leggere su FOCUS.IT

Immagine FOCUS.IT

Categorie: Altri blog

Gli strani casi dell’animo umano: “Gli stimatori del tempo di lettura degli articoli”

Dom, 07/07/2019 - 07:00

E prevedono, per noi, dopo quanto tempo riemergeremo dalla illuminante pagina; tornando alla vita vera e alla nostra quotidianità. 

Utile. Soprattutto se stiamo per approcciarci – per dirne una – alla “trascrizione letterale dell’intercettazione integrale di come è andata a finir male” tra Roy Laricchiuta e Alfonsa Cicognani, presunti e presuntuosi tronisti tv.

Ma se ha, dunque, così senso, conoscere prima il minutaggio della nostra attività di lettura, perché, allora, viene indicato dopo? 

Per la serie “risposte inutili a curiosità inesistenti”, l’inchiesta sul giornalismo che mancava.

Chi è “lo stimatore del tempo di lettura degli articoli”, dunque? Come e perché agisce?

A) Lo stimatore del tempo è anche un estimatore del tempo. Sa che chi ha tempo, non aspetti tempo; e sa dare tempo al tempo. Ma se il tempo ha già il tempo, perché dargli ancora tempo? 
Di fatto, lo stimatore del tempo è uno che lascia che piova sempre sul bagnato. 
#TuHaiCapitoCheDice #DiceCheÉbruttoTempo 

B)  Lo stimatore agisce nell’interesse del lettore. Sa che questi vorrebbe conoscere con largo anticipo se un pezzo intitolato “In forma con la dieta della frittata” valga 3 o 5 minuti della sua vita. E magari anche 3 o 5 cm sul girovita. 
Si narra, infatti, che esista una complicata equazione che pone in relazione peso del fruitore, velocità del metabolismo e disponibilità alla lettura. 
#EUgualeEmmeCcìAlquadrato #AmeParePiùTondoCheQuadrato

C) Lo stimatore del tempo incarna il lettore medio. Né troppo lento, né troppo veloce. Né troppo concentrato, né troppo distratto. Rappresenta un umano che non esiste: un lettore convenzionale.
Ma con che criteri si individua tale unità convenzionale? Il suo, è un tempo indoor o outdoor? Sul livello del mare o in montagna? 
#MaSeCimettoMenoÈrecord? #LeggereBevendoVinoÈdoping? 

D) Lo stimatore le cose le sa. E sa che conoscere con anticipo il tempo di lettura aiuta a sincronizzare tale pratica con altre attività della vita. Una intervista a Tina Cipollari può corrispondere all’intero ciclo – centrifuga compresa – di una moderna lavasciuga. 
La recensione particolareggiata dei nuovi pneumatici da bagnato, lo spazio di una fila al casello. 
#IlPrelavaggioSonoIpreliminariDelBucato #CheDioBenedicaIlTelepass 

Ma, al di là delle intenzioni originarie, vi proponiamo un uso alternativo dell’indicazione del tempo di lettura:

  1. Prendete il suddetto giornale e scegliete il peggiore degli articoli, ad istinto.
  2. Individuate, in fondo, il tempo di lettura stimato. 
  3. Impugnate un contaminuti e posizionatelo, in modalità conto alla rovescia, in corrispondenza del suddetto tempo. 
  4. Non buttate neanche un occhio allo scritto. Anzi, chiudete il giornale.
  5. Per quel tempo a vostra disposizione, concedetevi qualcosa che vi piace.

Roy e Alfonsa si sono traditi reciprocamente con lo stesso uomo”: tempo di lettura, 3 minuti.
Accendo il cronometro, mi siedo in poltrona e accarezzo il gatto. La sveglia suona, sono passati.
Ho coccolato lui e me stessa per ben 180 secondi.

Mamma e figlia si rifanno naso e tette insieme e si spacciano per gemelle”: tempo di lettura 7 minuti.
Tic tac, tic tac. Infilo il cd nello stereo, clicco play e chiudo gli occhi. Sveglia: ho ascoltato Last train home di Pat Metheny.

Un aspirante scrittore e un’aspirante soubrette si accusano reciprocamente di molestie”: aspirante tempo di lettura, 6 minuti.
Ho già tra le dita l’allegra guerra tra Benedetto e Beatrice in “Molto rumore per nulla” di Shakespeare.

Il politico di turno fa la solita sfuriata propagandistica”: 5 minuti.
Stacco alcuni rametti da una pianta in terrazzo e li rinvaso nella terra, poco distante. Germoglieranno.

Non so se, alla fine, abbiamo afferrato lo spirito originario.
Ma siamo certi che il tempo di lettura possa essere interpretato, contemporaneamente, anche come un “tempo di non lettura”. L’importante è che ci regali la percezione di quanto prezioso possa essere ogni istante.
E quanto possa essere meraviglioso scegliere il nostro tempo.

(Tempo di lettura: 3 minuti)

Photo by Aron Visuals on Unsplash

Categorie: Altri blog

Luoghi abbandonati recuperati…

Dom, 07/07/2019 - 06:30

Luoghi abbandonati nel mondo recuperati attraverso progetti di rinascita ambientale ed economica, censiti nell’Atlante dei paesaggi riciclati; altri luoghi non ancora recuperati – edifici o paesi fantasma – che parlano attraverso le immagini in un lavoro fotografico, l’Atlas Italie.

Si chiama Atlante dei paesaggi riciclati, gli autori sono due architetti, Michela De Poli e Guido Incerti, e tratta proprio di quello che viene definito il terzo paesaggio, ovvero l’insieme di tutti quei luoghi abbandonati dall’uomo: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, le ex discariche o miniere. Ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili, le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie, le erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico (definizione data da Gilles Clément, scrittore e paesaggista, nel libro Manifesto del Terzo paesaggio).

Sono spazi diversi per forma, dimensione e statuto, accomunati solo dall’assenza di ogni attività umana. Il libro mostra un’ampia serie di paesaggi riciclati, ovvero luoghi effettivamente recuperati ma mantenuti nelle loro specificità e memorie, pone una riflessione sul recupero e la re-invenzione del paesaggio come possibilità di fruibilità del territorio e di conservazione di un’identità.

Progetti realizzati, o in corso, in Italia e nel mondo per recuperare il suolo, o per rendere nuovamente fruibili le porzioni di territorio che negli ultimi anni hanno subito l’aggressione dell’industrializzazione e altri fenomeni che ne hanno compromesso la loro qualità e bellezza originaria.

Nel processo di riqualificazione si mostra come non si dovrebbe “cancellare” ogni traccia del passato quale esso sia, anche e soprattutto nell’industriale, ma piuttosto conservare gli esempi migliori di architettura e paesaggio quali testimonianze dei vantaggi e degli svantaggi della storia industriale.

Perché questi testimoni oculari in fondo caratterizzano il territorio: le demolizioni e le misure di rigenerazione convenzionali, che cancellano, servono soltanto a privare le popolazioni della propria identità e della propria storia.

In questo modo il passato affianca il presente, l’identità locale si preserva e si lascia ampio spazio alla fantasia e alla creatività per realizzare cose nuove, che possano essere da stimolo e ispirazione per lo sviluppo sostenibile. Molti progetti riguardano anche terreni bonificati, cave recuperate, ex discariche, Terrains Vague, ambiti inutilizzati e da bonificare che negli ultimi venti anni sono stati riconosciuti come spazi potenziali per una nuova ricchezza sociale, economica, ambientale e che diventano occasione di una nuova forma di progetto che tenga conto di tutti questi aspetti insieme all’identità.

Tra i 58 progetti al mondo analizzati nell’Atlante ne abbiamo selezionati alcuni in Italia e nel mondo:

High Line di New York

Un progetto di conservazione di un elemento industriale abbandonato promosso dagli abitanti stessi ha portato alla realizzazione di un percorso verde all’interno del caos cittadino. E’ nel 1934 che la linea ferroviaria di collegamento High Line apre ai treni, collegando dal terminal di St.John’s Park fino alla 34th Street e trasportando merci e persone in zone ormai densamente industrializzate della città. Lo sviluppo urbanistico sempre più intenso creò densità maggiori e, dato il caro prezzo dei terreni, i costruttori preferirono sviluppare i propri edifici verso l’alto, arrivando alla città che tutti conosciamo oggi. E in questo panorama l’High Line rimase un elemento centrale nell’urbanistica di Manhattan, attorno a cui le nuove architetture crearono collegamenti diretti, tramite vuoti e gallerie all’interno degli edifici e affacci privilegiati per il percorso. Con lo sviluppo della viabilità e dei collegamenti nell’underground, il percorso ferroviario cessò nel tempo di funzionare: l’ultimo treno solcò i binari nel 1980. Da allora un’associazione cittadina riuscì a imporsi su decisioni altamente speculative e nel 2006 venne indetto dal Comune un concorso internazionale di progettazione. Il progetto vincitore propose l’utilizzo delle strutture a parco pubblico sopraelevato con lo scopo di distribuire e rendere sicuro il traffico pedonale per il quartiere e di collegare le attività culturali. L’utilizzo di materiali organici e industriali e un attento design che incontra l’esistente hanno permesso il raggiungimento degli obiettivi desiderati dalle associazioni e da tutti i cittadini. Gli accessi al parco sopraelevato sono resi possibili da ascensori panoramici e rampe, posti nei nodi di confluenza con le grandi strade newyorkesi. La progettazione delle pavimentazioni crea un passaggio bello tra la storia – incorporando i binari in essa – e la vegetazione, passando gradualmente dal suo tracciato verso le aree verdi e aiuole.

High Line, New York, USA. Credits @AngeloPerna Gas Works Park

Un grande stabilimento di produzione di gas nel centro di Seattle diventa un parco pubblico: il Gas Work funzionò dal 1906 al 1956, dopo di che la distribuzione del gas naturale continuò attraverso la stessa rete sotterranea pressurizzata.

È stato il primo parco di recupero industriale del mondo, avanguardia del riciclaggio di strutture obsolete e del bio-risanamento delle aree dismesse. Dopo tredici anni di abbandono, l’architetto del paesaggio Richard Haag fu incaricato di analizzare gli 8 ettari di estensione del sito per saggiare la possibilità di realizzarvi un parco pubblico. Il suo studio iniziò una campagna educativa per accrescere e migliorare nella comunità la consapevolezza di nuove possibilità rispetto a una tabula rasa e alla mera nuova costruzione impianti sportivi. Dopo due anni la città rinunciò all’idea della demolizione, a condizione che fosse sempre possibile smantellare le strutture, ma decise di non rimpiazzarle.  Venne dimostrato che il bio-risanamento costituiva un modo naturale ed economico per ridurre le infiltrazioni di idrocarburi a livelli accettabili, creando un sistema verde e pulito.

Il capannone dell’aspiratore è stato immaginato come spazio giochi coperto, l’edificio della caldaia come spazio per pic-nic. L’uso adattivo ha consentito esperienze impareggiabili su macchinari unici, con un risparmio enorme di costi e con la possibilità di conservare un pezzo di memoria.

Miniera di Ravi Marchi, Gavorrano

La miniera Ravi Marchi e gli edifici annessi per l’estrazione e il trattamento della pirite, utilizzata dal 1918 al 1965 per la produzione di acido solforico, fanno parte oggi del grande parco minerario e naturalistico di Gavorrano (Grosseto), nelle colline metallifere che degradano verso il territorio della Maremma. 

Dopo un lungo periodo di abbandono, durante il quale gli impianti vennero smantellati, il complesso risultava quasi completamente nascosto da cumuli di terra e da una folta vegetazione. Un gruppo di progettisti diretto dall’arch. Alberto Magnaghi ha lavorato negli anni ‘90 alla redazione di un piano con obiettivi di recupero paesistico, restauro di reperti di archeologia industriale, espansione dell’attività turistica e di sviluppo del territorio. Il complesso è stato trattato come un antico sito archeologico, cosicché anche le residue strutture in ferro arrugginito  sono state conservate rigorosamente e protette  perché possano durare ancora a lungo e offrire le suggestioni che solo i reperti autentici sanno emanare.

Parco Lineare San Michele Genzeria (CT)

Il Parco lineare di San Michele Genzeria è un vero e proprio progetto di paesaggio, un’infrastruttura leggera, come si definisce oggi quello che è un percorso pedonale e ciclabile attrezzato, realizzato nel 1999, che recupera la vecchia linea ferrata a scartamento ridotto che collegava Caltagirone con Piazza Armerina e Dittaino attraverso i territori di San Michele di Ganzaria e Mirabella Imbaccari. Un’idea di progettazione e di costruzione del paesaggio, a detta dei progettisti (Arch. Michele Navarra), perché definisce e svela antichi paesaggi agricoli, naturali e storici siciliani, per 14 Km di lunghezza.

Fiumara d’Arte (Antonio Presti)

Un museo di sculture all’aperto nel messinese che si estende per chilometri lungo quello che era il letto della fiumara, nella zona di Tusa, nel messinese, vicino ai Monti Nebrodi.

Fonte immagine: www.i-art.it

La Fiumara nasce dall’iniziativa di un privato, il mecenate Antonio Presti. Moltissime le opere installate. Il tour per visitare le opere, per cui non basterebbe un giorno intero in macchina, prevede: La Materia poteva non esserci di Pietro Consagra (foce del fiume Tusa), La finestra sul mare di Tano Festa (Villa Margi vicino Reitano), Energia Mediterranea di Antonio Di Palma, 38° parallelo-Piramide di Mauro Staccioli (entrambi a Motta d’Affermo), Labirinto d’Arianna di Italo Lanfredini (Castel di Lucio), Arethusa di Pietro Dorazio e Graziano Marini (pannelli decorativi in ceramica per la stazione dei carabinieri di Castel di Lucio), Il Muro della Vita, decorazioni in ceramica di artisti vari (strada provinciale Castel di Lucio-Mistretta).

No man’s Land, Fort Salent UK

Un forte di epoca vittoriana per la difesa dalle imbarcazioni nemiche nello stretto di Solent, tra la città di Portsmouth e l’Isola di Wight, è il No Man’s Land. La costruzione fu avviata nel 1860  fu progettata per ospitare 80 soldati e 49 cannoni. Ci vollero 13 anni portarlo a termine. Molte le vicissitudini storiche da allora: fu utilizzato come base anche durante la seconda guerra mondiale e nel 1971 vi furono persino girati episodi di una serie televisiva famosa: Doctor Who. Nel 1990 dopo anni di abbandono fu trasformato in un hotel di lusso, ma nonostante la “promessa” di privacy e di tutti i confort il progetto fallì. Nel 2015 la società Britannica AmaZing Venues si è proposta una nuova riqualificazione del Forte sempre come hotel di lusso, stavolta per attrarre eventi e cerimonie. Il progetto di recupero ha portato ad un nuovo complesso, che ha mantenuto il più possibile la struttura originaria e dove sono state ricavate 22 camere, un bar cabaret, la sauna, una piscina riscaldata e una vista magnifica dal faro vetrato: a 360 gradi sulla distesa di mare aperto.

Un altro progetto molto bello è l’Atlas Italiae, l’atlante poetico della fotografa Silvia Camporesi (https://www.silviacamporesi.it/) che effettua un viaggio nell‘Italia “sospesa” se non abbandonata del tutto, che la conduce a percorrere l’Italia alla scoperta di luoghi e edifici abbandonati. Seguendo le tracce di un paesaggio che sta tra il passato che persiste, attraverso le rovine, e il futuro che potrebbe sradicarlo del tutto, questo lavoro, che è proprio un documentario fotografico, analizza e mostra la memoria di questi luoghi e quel che resta di loro.

Immagini di Silvia Camporesi

I borghi disabitati, le stanze dagli intonachi sgretolati, le strutture architettoniche fatiscenti che sono oramai un tutt’uno con la vegetazione, gli oggetti e gli utensili quasi intatti in mezzo alle polverose rovine: ciò che traspare dalle fotografie è l’anima dei questi luoghi, le loro memorie e la loro storia.

Sono tante le immagini in mostra capaci di catturare emozioni, da quelle che ritraggono l’ex manicomio dell’Osservanza di Imola, ai relitti di imbarcazioni, a ville abbandonate e avviluppate dai rovi, a borghi disabitati da decenni, ad ex colonie balneari decadenti… In tutti questi casi, in questi luoghi perduti, ma comunque testimoni del passato e così poetici, ci si chiede guardando le foto: serve davvero qui recuperare?

Altre fonti:
http://www-4.unipv.it/aml/bibliotecacondivisa/2022.htm
https://www.silviacamporesi.it/
http://www.i-art.it/it/i-art-itinerari/27/FIUMARA-D%E2%80%99ARTE
http://www.studionowa.com/in_project/pro/parco/parco.html

Atlas Italiae, l’atlante poetico di Silvia Camporesi

Immagine di copertina: Silvia Camporesi

Categorie: Altri blog

La vita di Tolkien diventa un film. Il regista “Entrambi eravamo due outsider”

Sab, 07/06/2019 - 21:00

Al Festival di Taormina il regista finlandese Dome Karukoski racconta la tormentata vita dello scrittore, interpretato da Nicholas Caradoc Hoult. Un film non autorizzato dagli eredi: “Sono curioso che lo vedano. Di certo non ho fatto un ritratto solo positivo del personaggio”

Trovare le terre di mezzo dietro gli occhi blu di un giovane orfano. È di Nicholas Caradoc Hoult il volto di John Ronald Reuel Tolkien, lo scrittore che ha consegnato al mondo – 150 milioni di libri venduti – e al cinema la saga di Il Signore degli anelli e Lo Hobbit. Girato dal regista finlandese Dome Karukoski, fine e devoto conoscitore dell’opera letteraria del professore di Oxford, Tolkien – il film in sala da noi il 26 settembre – si concentra sull’infanzia e la gioventù dell’autore, l’amicizia con un gruppo di coetanei sincera e profonda, un’unione che verrà sublimata ne La Compagnia dell’anello e un mondo immaginario, profondo e originale, la passione per i miti nordici. L’incontro con la compagna Edith, interpretata da Lily Collins e l’esperienza devastante della Prima guerra mondiale, la perdita degli amici e le cicatrici dell’anima che alimenteranno le visioni malefiche che popolano il suo mondo letterario.

Il regista ha portato il film al Festival di Taormina e raccontato che si tratta di un progetto che lo ha molto coinvolto dal punto di vista personale. “C’è una connessione forte per due motivi – spiega il cineasta finlandese, accompagnato dal figlio di cinque anni – A dodici anni ho iniziato a leggere i libri di Tolkien, partendo da Il Signore degli anelli e arrivando a The Hobbit e Silmarillion. Poi, crescendo, mi sono reso conto che c’erano tanti tratti biografici in comune tra me e il mio autore preferito. E tanti sentimenti condivisi. Io ero un adolescente povero, che si era sempre sentito un outsider. Ero cresciuto senza padre, mi sentivo solo. Sentivo un vuoto che cercavo di colmare trovando amici. Questo era importante per me: trovare una comunità che mi accogliesse. Sono stato bullizzato, ho sofferto molto e trovavo fuga nei libri, che Tolkien aveva creato con la sua immaginazione per sfuggire ai dolori della vita, lui orfano che aveva trovato la compagnia dell’anima e aveva perso tutti gli amici nella Grande guerra, conflitto che lo aveva segnato dolosamente e per sempre”.

Continua a leggere su REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog